Maria Pace Nemola: Giardini, giardini, dal giardino dell’Eden al giardino dei miei cani

| 11 Gennaio 2017 | Comments (0)

 

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,

lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,

nel giardino incantato lo costrinse a sognare,

a ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male.

…..

 

Sì, il giardino più bello, il giardino dei giardini, non fu forse davvero quello dell’Eden ? … o forse no! … Come leggiamo nella Bibbia doveva essere certo un giardino meraviglioso e rigoglioso (e il racconto biblico ci ricorda anche tanti altri racconti mitologici e letterari greci e latini della mitica “età dell’oro”). Un giardino, quello dell’Eden dove, innocenti, vivevano l’Uomo e la Donna, ma … MA Faber ci canta “vivevano una vita da scemi”, cioè senza conoscere né il bene né il male e quindi senza poter scegliere di fare questo o quello, vivevano, dunque, inconsapevoli come bimbi cresciuti solo nel corpo.

Ma fu davvero questo l’Eden? Questo come lo canta Faber! Forse sì, forse no, ma riprenderemo più tardi questo discorso.

E allora veniamo ai giardini, ai miei giardini.

Miei alcuni, si fa per dire. Sì perché sono i giardini dei miei incontri letterari e filosofici: il giardino di Epicuro, il giardino dei Finzi Contini, il giardino dei ciliegi, il giardino in cui Goethe immagina manifestarsi … le affinità elettive, persino (udite udite!) l’Italia dantesca glorificata come “il giardin dell’impero”, il giardino nel cui chioschetto perde il ventaglio la vedova allegra … e così tanti altri nei quali ho messo piedi alati di immaginazione, ma che sono diventati un po’ anche miei, partecipando col cuore e con la mente a ciò che andavo leggendo nel corso della mia vita e dei miei studi.

E poi ci sono i chiostri, i chiostri nei quali sono entrata davvero, non con i piedi alati, ma col mio corpo davvero e anche con la mia anima; i chiostri, giardini anch’essi dove si coltivavano le piante officinali, ma dove anche si elevavano preghiere e pensieri a Dio e dove la parte contemplativa di me sentiva un richiamo forte all’Infinito.

Ma c’è anche un giardino, un giardino reale nel quale anche sono entrata senza piedi alati, ma col mio corpo anche e con la mia anima anche: il giardino di villa Wahnfried, la villa di Wagner a Bayreuth dove (e qui mi sono commossa fino alle lacrime) c’è il suo sepolcro in mezzo a due siepi semicircolari, credo di bosso (le mie cognizioni di botanica sono molto limitate) sì, fino alle lacrime perché in quella tomba giace lui, il grande compositore, insieme con  l’amatissima moglie Cosima e lì davanti a quel sepolcro ho come risentito le note dolcissime e poco fragorose del secondo atto del “Tristano e Isotta”, le voci impastate tra loro e con le note musicali del tenore e della soprano, di Tristano e di Isotta, che più che simboleggiare, danno l’idea concreta di cosa sia la “dualità” di una coppia che non è né un’unità, né uno più uno, ma è appunto dualità, qualcosa che non annulla le due persone-amanti, ma le esalta in qualcosa che le mette in rilievo … e poi sempre nello spazio tra le due siepi semicircolari di bosso c’è una piccola lapide dove sta scritto “qui giace e fa la guardia il cane di Wagner” … cosa volete che fosse quella “cosa” per una cinofila fino al midollo come me?! (e non da linguista, ma da cinofila vera notai l’uso del modo indicativo e del tempo presente in quel “fa la guardia” proprio come se il cane di Wagner stesse ancora ai piedi del suo padrone a vegliarlo e a proteggerlo).

E poi ci sono gli infiniti giardini-cimitero piccoli e grandi intorno alle chiese di Gran Bretagna, dove la gente vive (anche mamme con passeggini con bimbi neonati) accanto alle tombe con un senso magari anche foscoliano di comunione con le persone che non calpestano più la polverosa terra, ma soprattutto con un senso della vita e della morte che ci ricorda il nostro “Come le foglie”, senso della vita e della morte non tragico, ma tranquillo come si trova nella mentalità di quella gente. Ne ricordo in particolare uno, di una chiesetta in Cornovaglia aggrappata su di una roccia a strapiombo sull’oceano dove i gabbiani, garrendo, intrecciavano ghirigori nel cielo, come inno alla vita e senso  dell’armonia della natura.

E poi c’è il giardino dei miei cani, anzi meglio detto, il giardinetto dei miei cani, sì, perché è piccolo-piccolo ma in fronte alle montagne biellesi. E’ piccolo-piccolo ma sufficiente perché loro possano rincorrersi e prendersi la palla l’una con l’altra; è sufficiente perché loro lo sentano “loro” e lo difendano da qualsiasi persona che passa nel viottolo lì davanti e … soprattutto da Diana, la cagnetta del giardino contiguo. E’ il giardino questo dove d’estate prendo il sole, mentre loro le mie quattro cagnoline, magari puntano naso e orecchiette verso rumori del bosco contiguo, chissà qualche volpe o qualche lucertola che viene magari verso di noi per farci visita. E’ il giardinetto con alcuni cespugli di ortensie che con la loro rigogliosa bellezza, però senza profumo, mi sembrano quasi uno spreco della natura, perché per me i fiori dovrebbero avere profumo oltre che colore.

E l’Eden? Beh, per me l’Eden è diverso dal luogo della pur bellissima canzone di Faber; l’Eden è il luogo dove Dio, mettendo a repentaglio addirittura se stesso, fece il regalo più bello che poteva fare all’ultima creata delle sue creature, all’essere umano. Gli regalò la libertà, la libertà di scelta tra bene e male nella consapevolezza che quell’ultima creatura non sarebbe stata completa se non fosse stata libera e fu perciò che Eva insieme ad Adamo poté alzare la mano a cogliere il frutto proibito. L’Eden quindi è per me il senso della grandezza dell’uomo, ma anche della responsabilità di questo essere che a differenza degli altri, o più degli altri può scegliere.

 

Category: Animali e piante, Arte e Poesia

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About Maria Pace Nemola: Nata a Torino nel 1949, dopo gli studi classici laurea in Filosofia con lode discutendo una tesi di filosofia teoretica sulla "Disputa dell'ateismo" di J.G. Fichte con il professor Luigi Pareyson, dopo soggiorni di studio in Germania. Insegnante di ruolo, si è occupata di orientamento scolastico come consulente della Fondazione Agnelli. Trasferitasi a Monaco di Baviera per il lavoro del marito, vi ha svolto attività politica nel Partito Cristiano-Sociale (CSU), culminata nell'elezione nel consiglio di circoscrizione di München-Bogenhausen. Dopo il rientro a Torino, attività politica nei Popolari-UDEUR, come consulente in alcune Commissioni del Consiglio Comunale, candidata nel 2005 per il Consiglio Regionale, nel 2006 per il Senato e per il Consiglio Comunale. Ha collaborato all’associazione “Altera – Generatore di pensieri in movimento”, (soci fondatori anche i professori Vattimo e Tranfaglia dell'Università di Torino). Fa parte del Centro Studi Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson" di Torino, partecipandone alle attività. A Torino ha partecipato alle attività culturali della Comunità Ebraica e ora a Biella, a quelle della Comunità Ebraica di Vercelli; ha studiato anche i primi elementi dell’yddish. Master biennale in Bioetica presso la Facoltà Teologica di Torino discutendo due tesi: "L'uomo, corda tesa tra finito e infinito" e “Bioetica Animale. 3001, l’Arca di Noè nello spazio” valutate “magna cum laude”. Successivamente Master biennale “Scienza e Fede” e quattro Master di Bioetica Avanzata. Oltre che di filosofia, si interessa di psicologia, etologia e musica. Coltiva il suo amore per il cane inteso proprio come lo “dipinge” Omero in Argo, anche come allevatrice di Schnauzer con l’affisso “vom Silbernen Strahl”. Trasferitasi a Biella, è attiva nell' Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, di cui il marito è socio, e nell'associazione Voci Di Donne, e fa ancora parte dell'associazione Donne Per La Difesa Della Società Civile di Torino.

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