Maurizio Scarpari: Terna risponda dei suoi errori

| 8 maggio 2015 | Comments (0)

 

 

Continua in Sicilia la polemica intorno alla realizzazione dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi che ha segnato il passo nei mesi scorsi in conseguenza al sequestro del sostegno 40 da parte dell’autorità giudiziaria e al recente ricorso in Cassazione da parte di Terna. Diverse testate giornalistiche locali e nazionali sono intervenute, per lo più in appoggio a Terna, limitandosi a riportare acriticamente le ragioni che la società è solita divulgare nei suoi comunicati stampa: oltre 5 anni di trattative, più di 100 riunioni, tutte le autorizzazioni di legge regolarmente ottenute, il benessere e lo sviluppo economico della Sicilia e dell’Italia messi in serio pericolo se l’elettrodotto non si dovesse realizzare, il rischio black-out per l’isola, ecc. ecc. Secondo i dati forniti da Terna stessa, sembrerebbe però che la Sicilia non abbia alcuna necessità di avere energia elettrica, avendo da decenni un surplus di produzione (Figura 1), caso mai il problema è l’adeguamento della rete esistente.

 

Tabella 1. La situazione relativa alla regione Sicilia, tratta da L’elettricità nelle regioni, a cura di Terna, http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=SX%2BeE5clQK8%3D&tabid=418&mid=2501.

 

Tra i temi diventati rilevanti oggi nelle strategie di propaganda di Terna, soprattutto dopo il sequestro giudiziario del sostegno 40, vi è il presunto danno causato dai ritardi, che Terna vorrebbe addebitare ad altri e non a se stessa, e in particolare a “sediziosi gruppi di ambientalisti ostili a ogni forma di progresso” (leggi: i cittadini che protestano) e a “magistrati compiacenti” (quali?) che si lasciano sedurre dalla tentazione di far rispettare la legge. Un danno che Terna stima in circa 600 milioni di euro l’anno, per complessivi 4 miliardi di euro: si tratterebbe dei mancati risparmi, presunti ovviamente, non di soldi reali… Una stima effettuata sulla base di chissà quali calcoli, cifre in libertà sbandierate per convincere un’opinione pubblica ignara e impossibilitata, non avendone la competenza, di verificare l’attendibilità di queste affermazioni: come abbiamo più volte denunciato, Terna si muove in piena autonomia, in una situazione di assoluto monopolio, avendo a disposizione strumenti tecnici sofisticati, mezzi economici enormi e una rete di relazioni estesa che usa per i propri fini nei modi più disparati. Nessuno è veramente in grado di esercitare un reale controllo sulla validità dei suoi progetti, delle stime che presenta e delle sue molteplici attività, fungendo lei stessa in molti casi da consulente degli enti che dovrebbero controllarla e, quindi, da controllore di sé stessa…

Il comune cittadino ha il sacrosanto diritto-dovere di difendere l’ambiente dove vive e lavora, la sua abitazione e le sue proprietà, la sua salute e quella dei suoi familiari; ciò nonostante il suo coinvolgimento nella fase di elaborazione, condivisione e autorizzazione del progetto non è previsto a nessun livello, anzi è fortemente ostacolato. Il compito di salvaguardare i suoi diritti è demandato agli amministratori pubblici e ai politici con cui Terna tratta, ma come s’è visto anche nel caso di altre grandi opere raramente essi fanno gli interessi della gente e dei luoghi che dovrebbero tutelare. Dato che alla fine è il comune cittadino che dovrà convivere con l’elettrodotto, è del tutto legittimo che egli cerchi di far sentire comunque la sua voce, manifestando il proprio dissenso e le proprie paure come può, con quale incisività è facile intuire: posso assicurare che ha ben poca possibilità di farsi sentire da quegli amministratori e da quei politici che hanno il potere di rilasciare le necessarie autorizzazioni. Autorizzazioni che spesso violano vincoli, prescrizioni e leggi, che il comune cittadino, dal quale invece si pretende sempre e comunque il ferreo rispetto di ogni normativa, non capisce come Terna possa riuscire a ottenere (le ipotesi però non mancano). Per difendere i propri diritti il cittadino deve spesso rivolgersi alla magistratura, che talvolta è costretta a intervenire per riportare alla legalità procedure e situazioni che, evidentemente, tanto in regola non sono. Perché stupirsene? La magistratura fa solo il suo lavoro… Perché gridare allo scandalo? Scandalo sarebbe che la magistratura girasse la testa dall’altra parte!

I tecnici di Terna hanno impiegato anni per progettare l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, ma non sempre con la necessaria competenza: hanno infatti commesso errori incredibili, come ad esempio quando a Valdina si è dovuto costruire in fretta e furia, con variante in corso d’opera, un nuovo traliccio per risolvere un’imprevista (!) sovrapposizione di cavi dell’alta tensione che si sarebbe creata tra il nuovo elettrodotto e un altro, più piccolo, esistente da decenni, della cui presenza gli ingegneri non avevano tenuto conto in fase di progettazione! Poca cosa in confronto ad altri gravi errori che sono stati commessi. Ad esempio, si sono persi anni per costruire la stazione di Torrente Gallo, nei pressi di Villafranca Tirrena, a causa delle caratteristiche geologiche della collina che si è letteralmente sbriciolata per l’effetto degli sconsiderati sbancamenti e per contenere la quale sono stati spesi milioni e milioni di euro (questi reali, non presunti). Anche per posizionare gli ultimi piloni del tracciato aereo è stato necessario intervenire in modo molto più pesante rispetto a quanto preventivato e questo ha richiesto tempi più lunghi rispetto a quelli previsti; la causa, anche in questo caso, è addebitabile al terreno calanchivo (da sempre, non da ora) sul quale si è deciso di impiantarli.

Meglio sarebbe stato valutare in anticipo la natura particolare del suolo, così da evitare sorprese dell’ultimo minuto e, soprattutto, possibili future sciagure. Questi errori, ed altri, sono responsabilità di Terna e non dei cittadini. E che dire del collegamento tra la Nuova Stazione Elettrica di Torrente Gallo e la Cabina Primaria di Messina Riviera di Torre Faro, a tutt’oggi non completato, nonostante rientrasse tra gli interventi macchinosamente estrapolati dal progetto sottoposto a VIA e autorizzati il 20 febbraio 2009 per la dichiarata urgenza di assicurare, sia pure in via transitoria e con esercizio a tensione ridotta, un minimo di potenziamento dell’interconnessione tra la Sicilia e il Continente? Tantomeno si possono imputare ritardi alla magistratura, che finora non ha mai intralciato il lavoro di Terna, essendo intervenuta solo di recente in occasione del sequestro del sostegno 40, fatto questo che non ha comunque impedito a Terna di continuare a lavorare sul resto dell’elettrodotto.

Insomma, né le proteste dei cittadini né la magistratura hanno condizionato il cronoprogramma di Terna. Hanno semmai infastidito Terna, denunciando soprusi e irregolarità. Gli eventuali ritardi dipendono piuttosto da errori progettuali, da procedure tutt’altro che trasparenti che hanno favorito lunghe trattative riservate e portato alla concessione di autorizzazioni che sono talvolta in contrasto con le leggi di protezione ambientale (ricordiamo che giacciono da tempo diversi esposti al tribunale di Messina e di Barcellona, e ricorsi al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato). La gente non sembra più disposta ad affidare il proprio futuro a multinazionali senza scrupoli il cui unico interesse è fare soldi. Non è un caso che siano sempre più numerose le associazioni e i comitati spontanei di cittadini che cercano di contrastare lo scempio quotidiano che avviene sotto gli occhi di tutti per gli interessi di pochi, né che di recente essi si siano costituiti in Coordinamento nazionale, lanciando una petizione contro la realizzazione delle opere che impattano negativamente sull’ambiente senza apportare reali benefici alla collettività (https://www.change.org/p/nuovi-elettrodotti-grandi-opere-devastanti-usiamo-il-denaro-dei-cittadini-per-manutenere-la-rete-esistente).

Terna prevede perdite per il Paese per 4 miliardi di euro? Chi li pagherà? Non certo Terna, che ogni anno macina utili sempre più cospicui, ma noi cittadini, quando invece dovrebbero essere chiamati i suoi super-stipendiati dirigenti a risponderne: se non sono riusciti a gestire nei modi e nei tempi previsti le opere finanziate è a loro che lo Stato e l’Europa (finanziatori di Terna) dovrebbero presentare il conto e non ai cittadini. Invece lo Stato, azionista di Terna con quasi il 30% del suo capitale, si limita a incassare gli utili. Un sistema che crea un conflitto d’interesse, che favorisce Terna e i suoi azionisti e impone ai cittadini e al territorio che viene irrimediabilmente deturpato il pagamento delle passività causate dalla cattiva gestione di Terna. Quando invece, proprio per la sua natura a partecipazione statale, Terna dovrebbe promuovere l’interesse della comunità piuttosto che la massimizzazione degli utili, mentre gli organi dello Stato, ai vari livelli, dovrebbero vigilare affinché la realizzazione di queste grandi opere avvenga nella piena legalità e nel rispetto dell’ambiente e della gente.

È arrivata l’ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità: si obblighi Terna a pagare per i suoi errori, di progettazione e di realizzazione, e le si imponga di lavorare con maggior attenzione per l’ambiente e per le popolazioni che con gli elettrodotti dovranno convivere, com’è avvenuto ad esempio per l’elettrodotto dei Pirenei tra Francia e Spagna, di cui ci siamo occupati di recente, dove l’opinione dei cittadini è stata tenuta in debito conto e ha convinto la società costruttrice dell’elettrodotto a cambiare il progetto e a interrare l’elettrodotto, inizialmente previsto aereo, per tutti i 65 chilometri della sua lunghezza (http://www.inchiestaonline.it/ambiente/maurizio-scarpari-la-magistratura-blocca-terna-in-sicilia-era-ora).

Un esempio, quello franco-spagnolo, di civiltà.

Risponda dunque Terna dei presunti utili che si sarebbero persi per i suoi ritardi (se le stime sbandierate hanno un reale fondamento come vorrebbero farci credere) e paghi Terna ogniqualvolta la magistratura blocca un suo elettrodotto perché è stata violata la legalità!

 

 

 

Category: Ambiente, Osservatorio Sicilia

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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