Maurizio Scarpari: Terna continua la devastazione ambientale in Sicilia. Perché i sindaci del territorio messinese non si comportano come quelli della Riviera del Brenta?

| 31 gennaio 2017 | Comments (0)

 

 

 

Nonostante avesse fatto ben sperare l’approvazione da parte della Regione Siciliana, avvenuta circa un mese fa, del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 che dispone la progressiva riduzione fino all’eliminazione dell’industria pesante da un vasto territorio che comprende gran parte della provincia di Messina, i fautori del dissesto ambientale hanno continuato, come niente fosse, a lavorare per la distruzione sistematica dell’economia (che a sentir loro vorrebbero invece migliorare), del paesaggio (già deturpato oltre ogni immaginazione, talvolta in modo irreversibile) e della cultura (ridotta ormai a poco o nulla) di cittadine, paesi e piccoli borghi. Testimonianza ne è l’avvio da parte della Regione Siciliana della procedura, non proprio conforme alla legge, finalizzata all’approvazione in tempi record del progetto che prevede la costruzione di 6 inceneritori. Così come non si placano le ambizioni di Terna, la multinazionale del dissesto del territorio nazionale, e siciliano in particolare, che sta martoriando l’intero Paese con giganteschi elettrodotti. I suoi progetti per la Sicilia non conoscono vincoli; l’esperienza ci ha insegnato che i suoi dirigenti non rinunceranno mai ai loro obiettivi, convinti che alla lunga sapranno trovare gli interlocutori e i canali giusti per sostenere i loro interessi, che sono esclusivamente di natura economica.

Chissà se dopo quanto avvenuto per l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi (sul quale abbiamo scritto più volte su «Inchiesta»), inaugurato nel maggio 2016 da Matteo Renzi e a tutt’oggi non ancora entrato in funzione a causa di numerosi problemi di natura tecnica e legale tuttora irrisolti, chissà se gli amministratori del messinese che anni fa hanno favorito quel progetto devastante in cambio di una manciata di denari e privilegi vari, imponendo a migliaia di cittadini di convivere con ecomostri che hanno deturpato, impoverito e messo gravemente a rischio la salute, sapranno ora reagire con determinazione ai nuovi assalti che già si profilano all’orizzonte. Chissà se i cittadini, che tra pochi mesi andranno alle urne per eleggere i loro amministratori locali, sapranno distinguere chi si batte per tutelare il territorio da coloro che hanno già dato prova di malgoverno e si presentano, o peggio ancora si ripresentano, senza vergogna, in nome di interessi che nulla hanno a che vedere con il bene comune.

I lettori di «Inchiesta» ricorderanno che in diverse regioni Terna è stata battuta, ad esempio nel Veneto nel caso dell’elettrodotto Fusina-Dolo-Camin (un ecomostro del tutto simile al Sorgente-Rizziconi): un progetto presentato nel 2006 e bocciato nel 2013, mentre era già in fase esecutiva, da una sentenza di revoca dal Consiglio di Stato (ne abbiamo parlato il 23/12/2013: http://www.inchiestaonline.it/ambiente/maurizio-scarpari-pesante-sconfitta-di-terna-nel-veneto-e-per-la-sicilia). Ebbene Terna non si è arresa e ha presentato ora un nuovo progetto, che di nuovo rispetto al precedente ha ben poco (si veda l’articolo della «Nuova Venezia» qui sotto riportato).

I lettori di «Inchiesta» ricorderanno che in diverse regioni Terna è stata battuta, ad esempio nel Veneto nel caso dell’elettrodotto Fusina-Dolo-Camin (un ecomostro del tutto simile al Sorgente-Rizziconi): un progetto presentato nel 2006 e bocciato nel 2013, mentre era già in fase esecutiva, da una sentenza di revoca dal Consiglio di Stato (ne abbiamo parlato il 23/12/2013: http://www.inchiestaonline.it/ambiente/maurizio-scarpari-pesante-sconfitta-di-terna-nel-veneto-e-per-la-sicilia). Ebbene Terna non si è arresa e ha presentato ora un nuovo progetto, che di nuovo rispetto al precedente ha ben poco. Ciò che rende esemplare il caso dell’elettrodotto veneto è che, ancora una volta, sono i Sindaci della Riviera del Brenta a prendere posizione contro Terna, interpretando correttamente il mandato politico assegnato dai cittadini che li hanno votati. Tanto di cappello, signori Sindaci, siete un esempio a cui dovrebbero rifarsi gli amministratori di tutta Italia, i siciliani in primis!

Con la stessa lungimiranza e determinazione dimostrate dai Sindaci della Riviera del Brenta avrebbero dovuto reagire i Sindaci dei paesi del messinese coinvolti nel progetto Sorgente-Rizziconi, e con la stessa lungimiranza e determinazione si spera sapranno reagire i Sindaci che verranno eletti il prossimo maggio, perché siatene certi: Terna non ha concluso il suo lavoro in Sicilia, ha nuovi e devastanti progetti che intende far passare con la complicità di compiacenti amministratori pubblici a livello comunale, provinciale e regionale (a livello nazionale è sostenuta dal governo, avendo Renzi nominato ai vertici di Terna un dirigente a lui vicino). La Sicilia, purtroppo, non ha un governatore così determinato come ha il Veneto, che ha saputo reagire prontamente all’ennesimo tentativo di Terna di costruire un elettrodotto proveniente da oltralpe, interrato sul versante austriaco e che si sarebbe trasformato in aereo superato il confine italiano, deturpando le Dolomiti, patrimonio dell’Unesco. A dimostrazione che, al di là delle parole altisonanti che si possono leggere sul sito di Terna o ascoltare dalla voce dei suoi amministratori negli incontri con i politici nazionali e locali, nei fatti Terna non rispetta nulla e nessuno, in nome del massimo profitto e nel totale disprezzo dell’ambiente, del paesaggio, della storia, della cultura e della salute dei cittadini.

 

 

2. La Nuova di Venezia e Mestre del 28 gennaio 2017: Terna deve interrare tutto l’elettrodotto Fusina-Dolo-Camin. Mozione in regione contro il progetto di megaconduttura elettrica aerea. Sindaci pronti alla battaglia

MARGHERA. Sul nuovo progetto di Terna per la razionalizzazione dell’elettrodotto ad alta tensione Fusina-Dolo-Camin – che comprende anche il capitolo dell’atteso interramento dei tralicci nell’area del Vallone Moranzani a Malcontenta, citato anche nel Patto per Venezia – si profila un nuovo braccio di ferro.

Uno scontro diretto tar Terna e i territori interessati che potrebbe rientrare a suon di ricorsi, come quelli che hanno portato alla bocciatura definitiva dell’analogo progetto presentato nel 2006 con una sentenza di revoca nel 2013. Pochi giorni fa sono stati i sindaci della Riviera del Brenta, dopo aver analizzato il nuovo progetto di Terna – per il quale è stata riavviata la procedura di valutazione dell’impatto ambientale – hanno ribadito che «sono state ignorate le istanze, a cominciare dalla richiesta di interramento di tutte la linea, espresse dal territorio al momento della presentazione del precedente progetto che è stato bocciato, 7 anni dopo la presentazione, dal Consiglio di Stato». Una rappresentanza di sindaci della riviera ha annunciato che sarà presente a Roma il prossimo 1° febbraio alla prima conferenza dei servizi nella quale si discuterà del progetto. Intanto, arriva anche in consiglio regionale con una mozione urgente, presentata da Bruno Pigozzo e sottoscritta dai colleghi di Pd, lista Amp e Veneto Civico.

« L’assessore regionale Bottacin rassicura i residenti nei territori della Riviera interessati dal tragitto dell’elettrodotto – recita la mozione – , ma nel frattempo Terna spa ha presentato un progetto sostanzialmente identico a quello già stoppato dal Consiglio di Stato con una sentenza».

«La linea dell’elettrodotto Fusina-Dolo-Camin gestito da Terna va interrata e la Regione Veneto deve intervenire urgentemente per tutelare il territorio e i suoi cittadini – continua la mozione – . Stiamo parlando di un’opera estremamente impattante: chilometri di linee aeree che si svilupperebbero nei territori tra le province di Padova e Venezia, lungo l’asse dell’idrovia con piloni alti fino a 60 metri a due passi da ville storiche che si affacciano sul Brenta, un autentico scempio ambientale e artistico. Senza dimenticare l’inquinamento elettromagnetico, visto che si parla di un enorme elettrodotto da 380 kw».

 


 

Category: Ambiente, Osservatorio Sicilia

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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