Maurizio Scarpari: Il “Modello Cortina” e Terna contro la Sicilia

| 11 Settembre 2017 | Comments (1)

 

Finalmente una buona notizia: il nuovo elettrodotto Somprade-Zuel tra Auronzo e Cortina sarà interrato. Verranno rispettati paesaggi di grande bellezza, protetti dall’Unesco, appartenenti a due comuni ad altissima vocazione turistica, tanto che nel 2021 i mondiali di sci alpino si svolgeranno tra quelle montagne incantate. La determinazione delle popolazioni, degli amministratori e dei politici locali nel difendere le proprie terre e la propria salute hanno indotto Terna a trovare una soluzione che altrove non viene nemmeno presa in considerazione o viene prospettata in casi eccezionali, riservata ad alcune regioni (è successo di recente nella Toscana renziana…). La gente veneta è riuscita ancora una volta a far sentire la propria voce e Terna ha persino organizzato degli Open Day, a novembre 2016 e a gennaio 2017, per incontrare i cittadini e gli amministratori dei luoghi coinvolti e discutere con loro i termini del progetto. Per coerenza dovrebbe adottare questa procedura per tutti i prossimi elettrodotti che vorrà realizzare, anche se non saranno a Cortina. Farà così? Stento a crederlo, visto che in Sicilia (e in tante altre regioni) ha sempre cercato di evitare ogni contatto diretto con la popolazione, privilegiando il rapporto con amministratori e politici. Nei progetti di Terna c’è almeno un altro elettrodotto da realizzare nell’isola, staremo a vedere se si applicherà “il modello Cortina” o se si seguirà la prassi tradizionale.

L’attenzione di ambientalisti e cittadini veneti si sposta ora a un altro elettrodotto che si vorrebbe venisse interrato, quello in Valbelluna. Vedremo, sarà un interessante banco di prova, non è affatto scontato che si sarà ascoltati, ci sarà da lottare. È piuttosto raro, infatti, che Terna si arrenda facilmente, in genere opera incurante dei danni che crea al paesaggio, al patrimonio culturale e alla salute. Pur di risparmiare gli elevati costi dell’interramento, procede in superficie, deturpando il territorio con suoi elettrodotti e mettendo a rischio il benessere e, in alcuni casi, anche la salute dei cittadini, i quali hanno tutti i motivi per cercare di ostacolare la devastazione, se possibile insieme ai propri amministratori che purtroppo in molti casi restano abbagliati dalle compensazioni economiche che Terna offre, un misero piatto di lenticchie che per i politici di bassa leva rappresenta un’opportunità da non perdere. La cosiddetta società civile è abituata a lottare contro Terna, alcune volte con successo, molto più spesso inutilmente, ma comunque reagisce.

«Inchiesta» si è occupata più volte dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi che unisce, elettricamente, la Sicilia e la Calabria, per poi procedere per via aerea in entrambi i territori. In Sicilia il tratto in superficie è di appena una ventina di chilometri, ma i piloni monostelo alti fino a un’ottantina di metri, che reggono 18 cavi ad altissima tensione e un 19° di segnalazione, sono imponenti, svettando lugubri tra le dolci colline di fronte alle isole Eolie, tra Milazzo e Messina, un paesaggio che non potrà più essere riportato a com’era un tempo. Certo non siamo a Cortina, certo non ci saranno i mondiali di alcunché, certo non ci sono amministratori che hanno osato ostacolare le mosse di Terna, nemmeno uno fra i tanti che avrebbero potuto. Nessuna resistenza, anzi… Nessun Open Day, anzi… Tutto è stato concertato nelle stanze dei comuni, della provincia, della regione, dei ministeri. I cittadini si sono resi conto di cosa stava avvenendo solo a inizio lavori, quando hanno visto gli elicotteri di Terna posizionare i piloni nei loro alloggiamenti profondi fino a una quindicina di metri. E hanno protestato, denunciato, sono scesi in piazza, hanno sensibilizzato la stampa e le televisioni, inutilmente, troppo tardi, la tavola era stata bandita e la zuppa servita. Anche la magistratura si è chinata all’arroganza di Terna, nonostante le molte violazioni compiute, e, dove si è mostrata restia a cedere, Terna ha proposto di compensare economicamente i danni creati violando le leggi, come se una manciata di soldi potesse ripristinare la bellezza, restituire normalità e prospettive di vita sicura a un mondo che non potrà essere mai più lo stesso.

A favorire i progetti di Terna sono stati in primis gli amministratori locali e, a salire, quelli regionali e infine nazionali. Meriterebbero di venir presi a forconate, invece restano impuniti, se ne fanno quasi un vanto mentre è un’autentica vergogna per tutti. Ma quelli, incuranti, sono ancora lì a gestire la cosa pubblica come se nulla fosse avvenuto o nulla dipendesse da loro, sostenuti e votati da “amici” e “parenti” ma anche da chi ha ricevuto solo il danno e poco o nessun vantaggio, persino da coloro che erano in prima linea nelle proteste contro Terna. Sono i misteri e le contraddizioni di questi luoghi, sempre più martoriati dal malgoverno di amministratori incapaci e imbroglioni, frutto di una sottocultura che sembra essere sempre più forte, audace, radicata, nonostante tutto.

La Sicilia è, storicamente, terra di conquista ed è dunque terra di conquistati. Molti sembrano però non dispiacersi troppo di essere tali, anzi si ha l’impressione che si trovino a loro agio, manifestando un’indifferente rassegnazione, nell’attesa messianica che qualcun’altro risolva per loro ogni problema. A unirsi per lottare contro l’invasore di turno non ci pensano nemmeno, agiscono le proteste senza crederci veramente, cercando di capire come posizionarsi nelle nuove situazioni senza rimetterci nulla e quindi, non vanno mai fino in fondo. E così capita che la memoria si offuschi nel trascorrere del tempo, che la storia si ripeta all’infinito senza che se ne tragga insegnamento, che chi ha creato e crea danno possa ergersi a paladino degli sconfitti, che la malafede venga spacciata per impegno e l’impegno venga sospettato di malafede, che gli interessi personali vengano fatti passare per interessi di tutti. Ed è per questo che il potere politico ed economico la fa da padrone, sa come muoversi indisturbato e a bassi costi…

 

Category: Ambiente, Osservatorio Sicilia

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

Comments (1)

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  1. Turpe ha detto:

    Caro Maurizio Scarpari,
    Ho trovato interessante la sua analisi tuttavia mi sento in dovere di smorzare alcune accuse rivolte nei confronti di TERNA:
    1)Tutto quello che fa TERNA in Italia è sottoposto al vaglio dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico (AEEGSI) che è un organo statale economicamente separato da Terna e dalle sue attività che si finanzia con una minima parte della bolletta elettrica. I progetti su territorio nazionale di TERNA, quindi, seguono un iter fissato ed il più trasparente possibile, uguale per tutti ed al fine di migliorare il sistema elettrico; è quindi da escludere un fine speculativo da parte di TERNA, inoltre il diverso trattamento riservato a comuni diversi è da imputarsi più che a TERNA alla diversa sensibilità delle popolazioni e delle amministrazioni locali.
    2)Mi sono occupato a lungo del Sistema elettrico nelle sue varie componenti tra cui anche gli elettrodotti aerei e, sebbene non possa negare che causino dei danni al patrimonio paesaggistico, non mi sono mai giunte informazioni di danni alla salute delle persone causati dalla presenza di tralicci.
    3)La politica di TERNA, e dell’Europa in generale, è quella di trasformare nel prossimo futuro un numero sempre maggiore di elettrodotti aerei in elettrodotti interrati come, per esempio, il caso dello stretto di Messina. È vero che non è stata varata alcuna legge che vieti la costruzione di nuovi elettrodotti aerei in Italia (come invece è già successo in Germania) tuttavia la direzione intrapresa è chiara.
    La ringrazio per l’attenzione,
    Cordiali saluti
    Turpe

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