Maurizio Scarpari: Campane a morto a Venetico Superiore

| 3 settembre 2014 | Comments (0)

 


Dopo quindici mesi dall’installazione del “pilone monostelo a ridotto impatto ambientale” alle porte dell’antico borgo di Venetico Superiore, nel messinese, gli addetti di Terna Italia Spa – la società che opera per lo sviluppo del Paese e per migliorare il nostro futuro deturpando valli e pianure con migliaia di tralicci, alcuni dei quali alti più di ottanta metri – stanno ora tirando i 18 cavi dell’alta tensione in grado di trasportare una quantità di corrente elettrica che non ha pari in Europa, fino a 540.000 volt (una potenza energetica di cui la Sicilia, ed in particolare questa comunità, aveva assoluta necessità…), incuranti dei chiari segnali di disappunto inviati dal Cielo il giorno previsto per l’avvio dei lavori, martedì 2 settembre: una tempesta di vento e pioggia aveva infatti impedito all’elicottero di trasportare i cavi e agli operai di salire sul pennone che sembrava sfidare un mare in tempesta che non aveva alcuna intenzione di essere domato.

La popolazione del paese si è raccolta sotto il pilone, incredula che si stesse davvero compiendo uno scempio simile; era lì per testimoniare, una volta ancora, la propria indignazione per questa violazione dell’ambiente che la ferisce nell’intimo; le campane della Chiesa Madre hanno suonato, a più riprese, a morto, per far sentire a tutta la vallata la tristezza che stringe i cuori dell’intera comunità.

A nulla sono valse le proteste, le denunce, le richieste, sempre civili e rispettose, gli appelli ai politici e alle istituzioni, locali e nazionali, ai magistrati, locali e nazionali, rivolti tramite giornali e televisioni, locali e nazionali: in questo momento, mentre stiamo scrivendo, l’elicottero di Terna sta trasportando i “cordini” che serviranno per issare con enormi carrucole cavi grossi come liane che vedremo passare con lunghe gugliate dall’uno all’altro dei piloni ogni qualvolta il nostro sguardo si alzerà in direzione della montagna e che sentiremo “friggere” nel silenzio della notte, mentre tutt’intorno le onde elettromagnetiche diffonderanno il loro invisibile potenziale di morte.

Un giorno di tristezza che sarà ricordato per sempre: il paese non sarà mai più quello di prima. Tra i presenti prevalgono sentimenti di rabbia, delusione, amarezza.

Rabbia per il comportamento di un’amministrazione comunale che cinque anni fa ha approvato, forse persino favorito, una variante assurda che ha fatto scendere fino alle porte del paese il “pilone maledetto” da dietro la collina dove avrebbe dovuto essere collocato secondo il progetto originario. Non lo avremmo nemmeno visto, e invece…

Rabbia nei confronti di chi avrebbe dovuto sapere a cosa il paese stava andando incontro e non ha fatto nulla per fermare lo scempio: non solo il Sindaco di allora, ma anche la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina e l’Assessorato ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana che hanno avvallato, acriticamente, quanto i tecnici di Terna andavano affermando e scrivendo – che lo stato dei luoghi non avrebbe subito mutazioni significative (ed invece eccolo lì il pilone a deturpare il paesaggio di un paese che ha monumenti del ‘500 e per la cui valorizzazione la Comunità Europea ha finanziato progetti per milioni di euro e a minacciare la salute della gente) –, la Provincia, interessata evidentemente solo ai 2 milioni di euro incassati da Terna come compensazione, non si sa poi a quale titolo, visto che a subire il danno sono le comunità e non un’entità astratta che di territorio non possiede nemmeno un metro quadrato (per la cronaca, al Comune di Venetico sono stati assegnati poco più di 327mila euro IVA inclusa).

Rabbia da parte dei proprietari dei terreni violati dall’elettrodotto che vedono svalutate le loro proprietà, “bruciate” da una servitù che le renderà inutilizzabili e prive di valore per sempre; rabbia per l’umiliazione dei rimborsi ridicoli proposti da Terna per gli espropri (da una quindicina di euro per gli appezzamenti più piccoli a un migliaio per quelli più grandi il cui valore reale è immensamente più elevato).

Rabbia per i tempi troppo lunghi con i quali la magistratura sta valutando l’esposto firmato da oltre 170 cittadini, presentato un anno fa e del quale nulla si sa, ma rabbia anche per quella sentenza con la quale un giudice, al quale si erano rivolti i proprietari dei terreni violati dal pilone, ha affermato che la competenza non è del giudice ordinario ma del giudice amministrativo, nonostante una sentenza del 2011 affermi l’esatto contrario.

Rabbia per il silenzio dei Ministeri interpellati: alla richiesta di variante presentata dal Comune nell’ottobre 2013 non è stata data alcuna risposta e le interrogazioni parlamentari di gennaio (On. Ermete Realacci) e giugno 2014 (On. Alessio Villarosa) sono state a tutt’oggi ignorate.

Rabbia per l’arroganza con cui Terna è intervenuta sistematicamente per contrastare ogni nostra iniziativa e per il silenzio che ci ha circondato e isolato in questi mesi di lotta, condivisa solo dagli abitanti di altri paesi deturpati.

Delusione e amarezza per una vicenda che ha dimostrato quanto lontane siano le istituzioni dai cittadini: non hanno dato alcun segno di interessarsi, nessuno ci rappresenta difendendo i nostri interessi vitali!

Mentre nel tratto da San Filippo del Mela a Saponara l’elettrodotto è stato ormai completato, nella sua parte terminale verso Villafranca, nei pressi del borgo di Serro, non sono ancora stati posizionati diversi piloni: i lavori sono bloccati da mesi a causa della natura inadatta e franosa del terreno (gli stessi problemi che Terna ha incontrato per la realizzazione della stazione di Torrente Gallo, dove la montagna alle cui pendici si stava costruendo è venuta giù e si sta cercando di contenerla, cementandola…).

La speranza è dura a morire, confidiamo ancora che il buon senso alla fine possa prevalere e che, se non saranno le istituzioni a intervenire, ci sarà un magistrato che terrà conto delle numerose violazioni che sono state compiute, anche alle zone protette ZPS, denunciate fin dal 2010 alla magistratura ordinaria, al Tar e al Consiglio di Stato, a tutt’oggi ancora senza risposta.

Nostro è l’orgoglio di aver condotto questa battaglia di civiltà con determinazione e tenacia: Davide contro Golia, abbiamo intrapreso una lotta impari, ma l’abbiamo condotta a testa alta, con onestà, dignità e coraggio. Tutti coloro che avrebbero potuto evitare questo scempio dove sono?

Maurizio Scarpari è presidente del Comitato per la tutela di Venetico

 


 

Category: Ambiente, Movimenti, Osservatorio Sicilia

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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