Lettera a Renzi sulle devastazioni all’ambiente di Terna Rete Italia in Sicilia

| 20 Marzo 2014 | Comments (1)

 

 

 

Al Presidente del Consiglio, On. Matteo Renzi chiediamo…

 

Caro Presidente, leggiamo sulla stampa che l’AD di Terna, dott. Flavio Cattaneo, il 19 marzo u.s. ha riferito al Senato in merito all’elettrodotto Sorgente-Rizziconi che, collegando la Calabria alla Sicilia, dovrebbe far diminuire il costo della bolletta elettrica siciliana. Nell’occasione ha riferito anche degli ottimi risultati economici conseguiti dal 2005 a oggi, con un incremento del 223% (oltre 3000 euro di ritorno ogni 1000 investiti), con dividendi agli azionisti pari a 3,2 miliardi di euro e una crescita del titolo sul mercato del 90%. Ottimi risultati, ma non è tutt’oro quel che luccica, essendo questi obiettivi stati ottenuti, almeno in parte, a discapito dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio-storico artistico, della salute dei cittadini.

Le scriviamo per chiederLe di intervenire con urgenza e determinazione su una questione rilevante per il Paese, sintomatica della distanza siderale che vi è tra il mondo della politica e quello della gente comune. Terna non è, infatti, l’ente benefico che vorrebbe far credere di essere, non si muove nell’esclusivo interesse del Paese, ma persegue il proprio tornaconto, gli utili stratosferici che realizza hanno un loro prezzo pesante, poiché, diversamente da quanto afferma, Terna non tutela l’ambiente, il paesaggio e la salute dei cittadini come i politici che costantemente autorizzano i suoi progetti si convincono e vengono convinti che sia. Basta andare nei luoghi dove gli elettrodotti vengono installati, non limitandosi a visitare quei segmenti del tracciato dove in genere i politici vengono condotti, per rendersene conto.

Bisogna piuttosto andare a vedere cosa succede quando i cavi riemergono dal mare, nei pressi di Villafranca Tirrena, nel messinese. E allora sarà evidente una realtà ben diversa da quella presentata dal Dott. Cattaneo e dai suoi ingegneri; potrà ammirare, ad esempio, la stazione in via di costruzione da anni sul Torrente Gallo, posizionata ai piedi di una montagna che sta franando, per contenere la quale si stanno sprecando milioni di euro, senza rendersi conto che permarrà comunque il rischio che prima o poi frani tutto, vista la natura argillosa e gessosa di quei monti. La montagna alle spalle e il torrente di fronte, che come molti altri corsi d’acqua simili (ricordiamoci il torrente di fango che nel 2011 ha travolto il vicino comune di Saponara, provocando la morte di 4 persone) potrebbe esondare; una tragedia annunciata? Speriamo di no, ma se dovesse succedere non si dica che questa situazione a rischio non è stata denunciata da associazioni e comitati locali che da anni combattono questo scempio!

L’elettrodotto Sorgente-Rizziconi di cui stiamo parlando ha una potenza enorme, si tratta di 380 Kv in doppia terna, che può arrivare a 550 Kv (record europeo), 18 cavi dell’alta tensione, più 1 segnaletico, trasportati da tralicci e piloni monostelo immensi, alti oltre sessanta metri, forse ottanta. Per ragioni di economicità Terna ha scelto di non interrare l’elettrodotto e nemmeno di farlo proseguire in galleria protetta o per mare, come sarebbe stato logico aspettarsi, visto che Terna ha in progetto altri elettrodotti simili da costruire lungo lo stesso percorso e in altre parti dell’isola, altrettanto potenti. E così da Villafranca l’elettrodotto prosegue per 20,5 km fino a San Filippo del Mela per via aerea, tra valli bellissime, poste di fronte alle isole Eolie. Decine di tralicci-piloni monostelo imponenti (che Terna, sfacciatamente, definisce a basso impatto ambientale) si rincorrono lungo il percorso, deturpando l’ambiente e il paesaggio, invadendo aeree protette, a ridosso di piccoli paesi collinari, come Serro, o antichi borghi medievali, come Venetico Superiore o Roccavaldina, senza alcun rispetto per il paesaggio e il patrimonio storico-culturale che viene irrimediabilmente deturpato. Senza alcun rispetto per la salute dei cittadini, come ad esempio a Pace del Mela, un’area già fortemente compromessa per altre fonti d’inquinamento, dove i cavi dell’alta tensione già lambiscono il centro abitato e i morti per tumore sono una realtà, non un’ipotesi. O come a Saponara o Valdina, dove l’elettrodotto è stato posto in prossimità degli acquedotti comunali, nonostante che una prescrizione specifica dell’ATO lo vietasse. O come a Monforte, dove una delle poche aziende agricole del luogo viene sovrastata dall’elettrodotto, decretandone la morte.

A sentire Terna è tutto in regola, e forse lo è in apparenza, questo è il dramma. I politici locali si sono venduti i loro paesi per trenta denari e da lì, in un crescendo di irresponsabilità che ha coinvolto le amministrazioni ai diversi livelli, sono state concesse tutte le autorizzazioni necessarie, fino a quelle ultime dei Ministeri coinvolti, dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, dei Beni Culturali. Tutte le autorizzazioni poggiano su un castello fittizio costruito dal basso, impossibile da scalfire, uno scaricabarile senza fine. Terna ha concertato tutto ciò con le amministrazioni negli anni passati e i cittadini sono stati esclusi da ogni processo decisionale, e sono stati volutamente tenuti all’oscuro di tutto. A poco sono servite le proteste di associazioni e comitati spontanei sorti un po’ ovunque; solo di recente, dopo che hanno visto i tralicci-piloni, i cittadini si sono resi conto di cosa stesse realmente accadendo e la loro protesta è montata, ma Terna ha ignorato ogni voce, ha evitato in tutti i modi di incontrare i cittadini e quando è stata costretta a farlo non si è mossa di un centimetro dalle proprie posizioni. È troppo potente, dispone di troppi mezzi e non consente spazi minimi al dialogo, si sente protetta e autorizzata a muoversi come vuole, interviene con arroganza sulla stampa, sulle televisioni, ovunque può, per bloccare o boicottare ogni forma di protesta che venga presentata dai cittadini. È capitato a noi e lo abbiamo denunciato, ma a nulla è servito. Abbiamo fatto denunce ed esposti alla procura della Repubblica e ai Tribunali amministrativi, inutilmente, o sono stati respinti con superficialità o giacciono da mesi, in alcuni casi da anni, inevasi. Nemmeno la Regione Siciliana e i Ministeri, ai quali il comune di Venetico ha inviato una proposta di variante il 10 ottobre 2013 per allontanare un enorme pilone dal centro abitato, hanno dato risposta, silenzio totale. Nemmeno l’interrogazione parlamentare presentata due mesi fa dall’On. Ermete Realacci alla Camera ha avuto risposta. Una cortina di omertà si frappone tra i cittadini, seriamente preoccupati per i loro paesi, per la loro salute, per il loro futuro, e gli enti preposti, locali e nazionali.

Il nostro appello, Presidente, è di ascoltarci; non siamo contro lo sviluppo del Paese, al contrario, siamo per uno sviluppo sostenibile e rispettoso, siamo contro il modo con cui questo sviluppo viene interpretato da Terna e da una classe politica incapace e disinteressata, che non si preoccupa di sostenere il diritto dei cittadini di vivere in serenità e sicurezza. Non si lasci incantare dal “fascino” di Terna, venga a vedere con i Suoi occhi, venga a parlare con noi cittadini, con i rappresentanti dei comitati e delle associazioni, non con i politici o i funzionari di Terna. Il problema della Sicilia non è unico in Italia, lo sanno tutti, ma ci sono differenze: la Sua regione è tra le poche a essere riuscita a contrastare lo strapotere di Terna, ma qui, in Sicilia, non siamo in Toscana, viviamo in una realtà diversa, ed è per questo che abbiamo bisogno del Suo aiuto. Venga a vedere con i Suoi occhi.

Grazie per l’attenzione

 

 

Dott. Giovanni Mento

Associazione Mediterranea per la Natura (MAN) – Messina

3479616387 – giannimento.serro@gmail.com

 

Avv. Antonino La Rosa

Coordinamento Ambientale Tutela del Tirreno – Villafranca Tirrena (Me)

3476071847 – ninolarosa10 @gmail.com

 

Prof. Maurizio Scarpari

Comitato per la tutela di Venetico

3493330598 – scarparimaurizio@gmail.com

 

Sulle devastazioni della multinazionale Terna all’ambiente e alla cultura del territorio si rinvia al Dossier pubblicato nella stesa data su www.inchiestaonline.it a cura di Maurizio Scarpari e alla precedenti denunce fatte in www.inchiestaonline.it, sezione “ambiente”, in data 12 gennaio 2014, 23 dicembre 2013 e 16 dicembre 2013

 

 

 

Category: Ambiente, Movimenti, Politica

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About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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  1. Avatar Ufficio Stampa ha detto:

    Gentile Direttore,
    in merito alla ‘Lettera aperta al presidente del Consiglio sulle devastazioni della multinazionale in Sicilia’ , ospitata dal suo giornale, precisiamo quanto segue.
    Innanzitutto l’opera in questione, il nuovo elettrodotto a 380 kV Sorgente-Rizziconi, tra Sicilia e Calabria, in corso di costruzione dopo che ci sono voluti 7 anni per ottenere tutti i permessi, serve alla Sicilia e serve all’Italia. E’ indispensabile sia per la sicurezza del sistema elettrico siciliano, oggi collegato al resto d’Italia con un unico collegamento sottomarino che risale al 1985 e che espone l’isola a un continuo rischio blackout, sia per l’Italia intera, perche’ serve ad abbattere il costo elevatissimo dell’energia prodotta oggi in Sicilia, che costa a tutti gli italiani 600 milioni di euro ogni anno, e che sino ad ora ha significato 4 miliardi di euro di mancati risparmi. Non per nulla l’Autorita’ per l’Energia Elettrica e il Gas ha incluso questo progetto tra quelli di rilevanza strategica a livello nazionale, considerandolo fondamentale per abbattere il costo delle bollette degli utenti e imponendo a Terna di completarla entro giugno 2015.
    E’ del tutto infondato poi affermare, come fanno i comitati, che la societa’ non rispetta il paesaggio e, deturpa il patrimonio del territorio, rifiutandosi di interrare l’elettrodotto. Terna – che contrariamente a quanto gli stessi firmatari sostengono, ha ben presente l’interesse del Paese ed esercita responsabilmente il proprio ruolo di Gestore del sistema di trasmissione – e’ perfettamente consapevole che le opere indispensabili di cui la rete elettrica nazionale ha bisogno non passano certo inosservate una volta realizzate, ed anzi generano un impatto sui territori. Ma proprio per questo persegue da anni, e le molteplici attestazioni in tal senso stanno lì a dimostrarlo, la via di uno sviluppo sostenibile in grado di coniugare sicurezza ed efficienza della rete elettrica con il minor impatto possibile sull’ambiente, su territori, sui paesaggi. Questo vale anche per l’opera in oggetto: a fronte di 105 km di nuova linea (di cui 38 km in cavo sottomarino e altri 5 km in cavo interrato) saranno dismessi 170 km di vecchie linee in Sicilia e Calabria. Soltanto nel messinese a fronte di 21 km la nuova linea, saranno 87 km le linee vecchie dismesse: cioe’ per ogni km di elettrodotto che arriva, vengono smantellati 4 km dei vecchi. Un approccio confermato anche dai numeri nei Comuni citati dai comitati: Venetico avra’ 700 metri di nuova linea contro 2,1 km di vecchie linee che saranno dimesse; Roccavaldina avra’ 1,5 km di nuova linea a fronte di 6,9 km eliminati; Saponara avra’ 4,2 km di nuovo elettrodotto e 11,2 km di vecchie linee dismesse.
    E visto che siamo in tema di ambiente, non crediamo sia ‘sfacciato’ ma coerente con la realta’ definire i pali monostelo a ridotto impatto ambientale, se solo si consideri che il loro ingombro al suolo e’ di 15 volte inferiore rispetto ai tradizionali tralicci tronco piramidali! Non solo. La loro collocazione e’ stata autorizzata da tutti gli enti preposti, che ne hanno valutato l’impatto ambientale con una lunga e approfondita procedura di legge, imponendo a Terna alcuni spostamenti rispetto alla proposta iniziale: questo e’ il caso di Venetico, come ben sanno i comitati che curiosamente su questo punto sorvolano, dove il Ministero dell’Ambiente ha prescritto di ripercorrere puntualmente il tracciato di un pre-esistente elettrodotto, che doveva essere dismesso per consentire la costruzione del nuovo e che aveva un traliccio nell’esatto punto in cui e’ poi stato collocato il famoso sostegno n.24.
    Ne corrisponde al vero affermare che Terna non voglia utilizzare cavi interrati: più del 40 per cento della nuova linea e’ realizzata in cavo interrato. 38 km (su 105 km totali) di cavo sottomarino cui si sommano altri 5 km di cavo interrato tra Sicilia e Calabria. Come piu’ volte spiegato, questo e’ il massimo tecnicamente possibile, oltre verrebbe compromessa la sicurezza del sistema.
    Per non parlare del presunto mancato rispetto di Terna verso la salute dei cittadini: l’intervento e’ stato autorizzato nel pieno rispetto delle normative vigenti, e si mantiene ampiamente entro i limiti di sicurezza stabiliti dalla legge italiana, che come tutti sanno e’ tra le più restrittive in Europa perche’ fissa un limite di ben 33 volte inferiore rispetto a quanto stabilito dalla Raccomandazione Europea in materia, applicando in via estremamente conservativa il ‘principio di precauzione’. Vale la pena inoltre ricordare che l’interramento delle linee non riduce in alcun modo – come alcuni sostengono – il campo elettromagnetico generato: riescono invece a farlo i sostegni monostelo, vituperati dai comitati, grazie alla maggior vicinanza tra le fasi.

    Quanto al coinvolgimento dei cittadini: non corrisponde al vero, come insistono a dire i comitati, che l’opera sia calata dall’alto: Terna non ha mai agito ne’ con arroganza ne’ tanto meno in modo carbonaro, ma alla luce del sole e in modo trasparente, confrontandosi con le amministrazioni e gli enti preposti fin dall’inizio del percorso di definizione dei criteri localizzativi. Questo, naturalmente, e’ avvenuto anche per la Sorgente – Rizziconi, il cui iter autorizzativo e’ stato preceduto da una lunga fase di concertazione con gli enti locali, per un totale di oltre 100 incontri e sopralluoghi con tutti gli enti interessati.
    Infine, perche’ non ricordare che grazie alla nuova linea verranno risparmiate 670.000 tonnellate di CO2 all’anno, o che sara’ possibile aumentare in Sicilia produzioni di energia elettrica piu’ efficiente e meno inquinante? Eppure i comitati preferiscono accusare Terna di non perseguire l’interesse generale ma quello dei propri azionisti. L’azienda rivendica a questo proposito con orgoglio la propria capacita’ di creare valore sia per il Paese (5,4 miliardi di euro di minori costi per cittadini e imprese gia’ generati, che saliranno a oltre 15 miliardi grazie alle opere future) , sia per gli azionisti, compreso il Ministero del Tesoro che e’ azionista di maggioranza tramite la Cassa Depositi e Prestiti.
    Ancora una volta Terna ribadisce la piena disponibilita’ a ogni confronto, leale e costruttivo, ma conferma di voler replicare sempre nel merito a chi utilizza argomentazioni false con cui ingannare i siciliani e il Paese.

    Ufficio Stampa Terna

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