Giustizia per Daniza, l’orsa che voleva difendere i suoi cuccioli uccisa durante la sua cattura

| 12 Settembre 2014 | Comments (0)

 

 

 

Il 29 agosto del 1914 su www.inchiestaonline.it (categoria “ambiente”) avevo scritto un pezzo dal titolo: “E’ ingiusta la cattura dell’orsa Daniza decisa dalla Provincia di Trento” . Oggi mi spiace veramente molto dover scrivere un pezzo in ricordo della sua morte che chiede “Giustizia per Daniza”. Questa orsa, la cui unica colpa è stata quella di cercare di difendere i suoi due cuccioli, meritava di continuare a vivere nei suoi boschi del trentino. Ieri (11 settembre 2014) nella rubrica “arte e poesia” dopo la poesia Il grattacielo scritta da Roberto dall’Olio ho ripubblicato il testo che l’aveva ispirata: Il grattacielo di Max Horkheimer cher vede la società come un grattacielo che ha in alto i diversi gruppi di potere e in basso il proletariato e ancora più sotto “ l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali”. Horkheimer conclude questa sua descrizione della società parlandone come di un “edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato”. La lettura dei brani di quotidiano allegati conferma che in questo grattacielo la cui cantina è un mattatoio ci sono persone molto felici di abitarvi come il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi e il segretario della Lega Nord Salvini.

 

 


 

 

1. Beatrice Montini: L’orsa Daniza morta durante la cattura: «Non ha retto l’anestesia»

Da www. corriere.it 11 settembre 2014

 

Rabbia e polemiche per la morte dell’orsa che a ferragosto aveva ferito un uomo nei boschi del Trentino. Il Corpo Forestale apre un’inchiesta: «Perplessità sulla cattura»

Dopo quasi un mese di latitanza l’orsa Daniza è morta. Catturata nella notte tra mercoledì e giovedì «non è sopravvissuta alla telenarcosi», cioè all’anestesia sparatale per sedarla. A dare la notizia è stata la Provincia di Trento in un comunicato. È finita così la vicenda dell’orsa che a Ferragosto, per difendere i propri cuccioli, aveva ferito un uomo nei boschi del Trentino. Dopo l’accaduto la Provincia di Trento aveva prima deciso di ucciderla e poi di catturarla perché ritenuta potenzialmente pericolosa. Per salvare Daniza si erano mobilitate le associazione animaliste che ora denunciano «negligenze» e chiedono di chiarire cosa è accaduto. Ma non sono gli animalisti si mobilitano. Il Corpo Forestale annuncia subito l’apertura di un’inchiesta e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti spiega: «Abbiamo già inviato alla Provincia di Trento la richiesta di una relazione». Intanto commozione e rabbia si diffondono sulla Rete e nasce l’hastag giustiziaperdaniza.


Daniza, la rabbia della Lav:”Il ministro Galletti se n’è lavato le mani” Preso e liberato uno dei cuccioli La notizia della morte di Daniza viene data dalla Provincia di Trento nella mattinata di giovedì. «In ottemperanza all’ordinanza che prevedeva la cattura dell’orsa Daniza, dopo quasi un mese di monitoraggio intensivo, la scorsa notte si sono create le condizioni per intervenire, in sicurezza, con la telenarcosi – si spiega in un comunicato – L’intervento della squadra di cattura ha consentito di addormentare l’orsa, che tuttavia non è sopravvissuta». «È stato possibile catturare con la medesima modalità, per poi prontamente liberarlo – aggiunge la Provincia – anche uno dei due cuccioli, che è stato dotato di marca auricolare per assicurarle il costante monitoraggio. A tal fine sul posto è già operativa la squadra d’emergenza». La Provincia conclude spiegando che dell’episodio sono stati informati il ministero dell’Ambiente, l’Ispra e l’Autorità giudiziaria. «Per Daniza l’autopsia è prevista già in giornata».

 

Daniza, il presidente della Provincia di trento “Era stata anestetizzata altre volte”. Indagine del Corpo Forestale

Nell’attesa che le analisi sul corpo dell’animale chiarisca cosa esattamente ha ucciso Daniza, la morte dell’orsa dopo l’anestesia apre una serie di dubbi sull’accaduto. Il primo a chiedere chiarimenti è i Corpo Forestale dello Stato che annuncia di aver aperto un’indagine ipotizzando i reati di maltrattamento di animali e uccisione senza motivo reale dell’animale. «Già in agosto avevamo espresso forte preoccupazione per la sopravvivenza dei cuccioli dell’orsa Daniza – spiega la Forestale in una nota – nel caso appunto fosse stata catturata».


Ugo Rossi (Presidente provincia autonoma di Trento): “Amiamo gli animali, ma sentimentalismi sono più facili quando gli orsi sono lontani. Il ministro dell’Ambiente: «Chiesto chiarimenti»

Si muove anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti (che comunque viene chiamato in causa e di cui in molti chiedono le dimissioni) che in una nota fa sapere che ha «già inviato alla Provincia di Trento la richiesta di una relazione sull’accaduto, per chiarire la dinamica dei fatti e chiedendo misure affinché episodi come questo non si ripetano più». «La morte di un’esemplare di un orso – afferma Galletti – è sempre una sconfitta. Ora pensiamo a seguire e tutelare i due cuccioli».


Le reazioni

Intanto le reazioni alla notizia della morte di Daniza si moltiplicano. Tra rabbia e commozione Su Twitter, oltre all’hastag iostocondaniza è nato anche quello giustiziaperdaniza. Non mancano anche le prese di posizioni ufficiali e politiche. In primis delle organizzazioni ambientaliste e animaliste (Lav, wwf, Enpa, Lipu, Legambiente) ma anche della politica. Vittoria Brambilla, Beppe Grillo e diversi parlamentari del M5s, esponenti di Sel ma anche di Forza Italia e Lega, chiedono chiarimenti sull’accaduto. «Ciò che è accaduto all’orsa Daniza non è un incidente né un fatto casuale: è un animalicidio in pieno regola – dice l’Enpa – Consideriamo responsabili di questa morte tutte le autorità che hanno fatto del terrorismo psicologico contro l’orso».

Sulla stessa linee anche Lav e Wwf che chiede «che siano accertate le eventuali responsabilità, per evitare nuove morti di questi preziosi animali, specie protetta dall’Unione Europea verso cui l’Italia è responsabile». «Ancora una volta, un animale innocente ha perduto la vita per l’arroganza e l’incapacità dell’uomo», commenta a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, l’on. Michela Vittoria Brambilla esprime «profonda indignazione» per l’uccisione dell’orsa Daniza, che non è sopravvissuta alla narcosi della cattura, e chiede ai responsabili politici di trarre le «debite conseguenze», «lasciando la propria carica». 
«L’uccisione dell’orsa Daniza è grave perché non ha nulla di casuale», denuncia la senatrice del pd Monica Cirinnà. «Avevo sollecitato da tempo il Ministro Galletti con un’interrogazione a mia firma e sottoscritta da senatori di vari gruppi chiarendogli che in Trentino si stava costruendo la strada per l’uccisione degli orsi dopo aver beneficiato, assieme ad altri enti territoriali, di contributi comunitari per ben 12 milioni di euro per favorire la reintroduzione dell’orso e la coesistenza con l’uomo:. Chiedo che immediatamente venga tolta la gestione degli orsi alla Provincia Autonoma di Trento poiché incompetente, affidando gli orsi alle cure e alla protezione armata del Corpo Forestale dello Stato». 
Anche il M5s si mobilita. Beppe Grillo, dal blog, rilancia l’hastag giustiziaperdaniza e i parlamentari del Movimento Cinque Stelle delle Commissioni Agricoltura e Ambiente commentano chiedono un audizione in Aula del ministro dell’Ambiente.

 

Il «caso» Salvini

Una polemica a parte è quella suscitata dalle parole del numero uno della Lega Nord Salvini, che ha scritto su twitter: «In Italia si può uccidere un orso, ma non si possono toccare spacciatori, rapinatori, clandestini e delinquenti vari. Vergogna, qualcuno deve pagare!». Parole dure che non sono passate inosservate, soprattutto a chi non ha dimenticato «l’iniziativa della sua Lega che proprio in Trentino, alla festa di Imer aveva organizzato un vergognoso e incivile banchetto di carne d’orso (specie protetta e in via d’estinzione), fermato in extremis dall’intervento dei Nas», denuncia Bonelli dei Verdi. «È davvero vergognoso che l’uccisione dell’orsa Daniza venga strumentalizzata per la propaganda di chi ha prestato il proprio simbolo a iniziative vergognose come quella della festa leghista di Imer – conclude Bonelli -. Salvini dovrebbe semplicemente vergognarsi e chiedere scusa a tutte le persone che si battono per difendere la vita ed il benessere degli animali».

 

I precedenti: «Telenarcosi rischiosa»

Non è la prima volta che un animale è morto a causa della «telenarcosi». Accadde nel 2012 a Imola al cucciolo di giraffa Alexandre, che dopo essere fuggito da un circo vagò per varie ore per la città per poi morire a causa di una dose eccessiva di tranquillanti somministratile al momento della cattura. Inoltre un’altra orsa, nel 2008, annegò nel lago di Molveno, dopo essere stata narcotizzata. Una squadra di cattura del Servizio fauna aveva colpito il plantigrado con un dardo contenente narcotico, mentre stava cercando cibo nei cassonetti di alcune abitazioni di Molveno. Colpito dalla freccia contenente il trasmettitore, l’animale si era allontanato. Grazie al segnale radio l’orsa era stata raggiunta vicino alla riva del lago di Molveno, dove però era stata trovata morta . L’animale era, infatti, caduto nel lago, quando il narcotico aveva prodotto il proprio effetto.

«La narcosi è sempre rischiosa negli animali selvatici – commenta Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi)- L’animale subisce uno stress importante, anche per lo “sparo” dell’anestetico che è necessario effettuare per raggiungerlo (telenarcosi) e le complicanze che l’anestesia può comportare quando non è possibile eseguire test prima di agire: l’orsa potrebbe aver avuto un problema cardiaco o metabolico sottostante che era impossibile rilevare senza analisi accurate pre-anestesia. La dose di farmaco che si utilizza per addormentare gli animali selvatici è comunque standard e dipende dal peso del soggetto». L’Anmvi chiede quindi di «sapere se l’intervento di telenarcosi sia stato eseguito da un medico veterinario».

 

La vicenda

La vicenda di Daniza, 19 anni, arrivata in Trentino nel 2000 nell’ambito di un progetto di ripopolazione dell’area, aveva alimentato il dibattito per tutta l’estate. La «colpa» dell’animale era stata quella di aver ferito un cercatore di funghi che si era avvicinato per guardare i cuccioli. Nonostante le proteste degli animalisti la provincia di Trento aveva deciso di catturarla.

 

Nessun attacco deliberato degli orsi verso gli uomini

Come ricorda lo stesso sito della Provincia di Trento, in Italia, nelle Alpi e negli Appennini, non sono documentate aggressioni deliberate nei confronti dell’ uomo negli ultimi 150 anni. Uno studio scandinavo basato su numerose documentazioni e testimonianze, ha evidenziato che in Svezia la penultima vittima di un attacco risale a più un centinaio di anni fa, un cacciatore di orsi attaccato da un individuo ferito, mentre l’ultima è del 2004, anche in questo caso un cacciatore. In Norvegia l’ultima vittima risale al 1906, quando un giovane pastore sorprese un orso ad una carcassa. Più di recente, tra il 1976 e 1995, ci sono stati 21 incontri, con 7 feriti: di questi, 6 erano situazioni di caccia e in un caso fu coinvolta una femmina con i piccoli. Ancora, nel 1998, si è registrato in Finlandia un incidente mortale occorso ad un uomo mentre faceva footing.

 

 

 

2. Fabio Balocco: Daniza, i responsabili della sua morte sono tanti

da www.ilfattoquotidiano.it del 12 settembre 2014

 

L’abbattimento dell’orsa Daniza provoca un profondo dolore in tutti coloro che amano sinceramente la natura. E credo che nessuno si possa bere che sia stato solo un maledetto incidente. Di quell’orsa era già stata decretata la fine prima ancora che fosse uccisa. Era vista solo come un pericolo ed un danno all’economia ed al turismo in particolare. Adesso un bel boicottaggio contro il Trentino forse non sarebbe cosa malvagia. Ma io trarrei da questa vicenda alcuni brevi spunti sul clima, in generale, che si sta instaurando in questi anni di fronte al ritorno dei selvatici sulle nostre Alpi, in particolare sì l’orso (Daniza ad onor del vero fu importata dalla Slovenia), ma soprattutto – stante il suo oramai esteso areale – il lupo.

Partiamo dalle pubbliche amministrazioni. Anziché adottare un atteggiamento di reale tutela nei confronti di questi animali che hanno diritto di vivere tanto quanto noi, esse o se ne lavano le mani od addirittura ne propongono gli abbattimenti. Anni fa la regione Piemonte finanziò un progetto (“Progetto lupo“), a favore di questa specie, salvo poi abbandonarlo e proporre addirittura di aprire la caccia, ed a tal fine chiese uno specifico programma di abbattimento al Ministero dell’Ambiente. Operazione questa smaccatamente dettata da scopi elettoralistici.

Chi in montagna ci vive poi – salvo rare eccezioni – ha un atteggiamento di aperta ostilità nei confronti del ritorno dei predatori. Esemplari avvelenati o sparati non dico che sono all’ordine del giorno, ma sicuramente sono numerosi. Anziché battersi per avere cani da guardiania o recinzioni elettrificate adatte per proteggere i capi di bestiame, i nostri valligiani non perdono occasione per lagnarsi delle perdite subite. “Il lupo deve tornare ad avere paura dell’uomo“, si legge sbrigativamente su uno dei siti “pastorali” e nemmeno dei più agguerriti. Che poi significa – ancora una volta – riaprire la caccia. Cos’altro?

E veniamo agli organi di informazione. Ad agosto ampia eco per un attacco di lupi al Sestrieres. Ancor più di recente è capitato che un organo di stampa locale abbia dato a caratteri cubitali la notizia che sarebbe stato avvistato un orso in Bassa Val Susa. Una colossale bufala, ma tant’è… Invece qualche mese fa, sempre a carattere cubitali, la locandina di un giornale questa volta nazionale riportava la ben poco credibile notizia che dei lupi avrebbero tentato di aggredire un pastore. L’informazione insomma non fa che alimentare il clima di sospetto, peggio, di paura che circonda questi splendidi animali.

Per quanto mi riguarda, in memoria dell’orsa Daniza io invito tutti a guardarsi il magnifico film di Werner Herzog, Grizzly man, storia di un umano che amava a tal punto i grizzly da voler vivere con loro e morto logicamente sbranato dagli stessi.

 

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Category: Ambiente, Osservatorio comunità montane

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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