Cristina Biondi: 24 Nuovo dizionario delle parole italiane. Da “Novità” a “Disordine mentale”

| 1 Marzo 2020 | Comments (0)

 

 

NOVITÀ 

C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi di antico: o è la primavera o è la peste. Per la primavera sarebbe un po’ prestino, come ogni anno le giornate si sono allungate con perfetta puntualità, ma le mimose a febbraio sono già all’apice della fioritura, forse l’8 marzo le importeremo dalla Scandinavia (nulla di veramente nuovo: il mazzolino ci verrà regalato come tutti gli anni).  

La peste, se arriva senza topi e relative pulci, non è la peste, è qualcos’altro. Qualcos’altro è nuovo e antico al tempo stesso, come nel medioevo oggi nessuno sa veramente cosa ci stia venendo incontro, gli esperti come l’angelus novus hanno lo sguardo rivolto soprattutto al passato, del quale è possibile con impegno e tenacia saperne molto, mentre i nostri politici fanno un uso improprio del linguaggio. Come tutti dovrebbero sapere, la parola “cane” non morde, similmente le parole “sicurezza”, “efficienza”, “organizzazione” non producono ciò che descrivono come se fosse già esistente. Abituati a ricorrere a termini come “democrazia”, che dice tutto e niente al tempo stesso, non sono realmente presenti ai fatti concreti della vita, come tutti coloro che percepiscono uno stipendio tale da non avere preoccupazioni nella propria sfera privata.   

 

CENERI 

Quest’anno il carnevale è finito due o tre giorni prima del previsto e le chiese sono deserte, non si è svolta la cerimonia delle ceneri, non siamo in zona rossa, ma la prudenza non è mai troppa. Polvere siamo e polvere ritorneremo, ma in caso di terremoto, invasione dei saraceni, eruzione vulcanica o epidemia è meglio evitare di ammassarsi nelle chiese. Il nostro clero sta dando una dimostrazione di buon senso, io ne sono un po’ sollevata e un po’ delusa. Dovrei apprezzarlo di più, essere contenta di non essere chiamata a comportarmi da pecorella ubbidiente che antepone i dettami della fede (credo quia absurdum) alla razionalità che orienta i miscredenti. Il telefono e la rete potrebbero tenere unita la comunità, diffondere ogni messaggio, ogni rassicurazione, ogni esortazione senza rischi. Mi sento oppressa dal senso del limite, dal timore che l’ira divina ci rovesci addosso tutto quello che sino ad ora è stato risparmiato alla nostra generazione, anche se è certo che il nostro non è più il tempo delle crociate: riconquistare Gerusalemme è totalmente al di là delle nostre possibilità e delle nostre aspirazioni.  

 

VIRUS E CAVALLI 

Io, medico di base in pensione, ho visto arrivare un cavallo dal deserto dei Tartari. È microscopico, assomiglia più a una mora che a un quadrupede, ma è senz’altro candidato a essere il destriero della Signora con la Falce. Lei dov’è? Non si è mai allontanata da noi, abita con discrezione anche la fortezza Bastiani, ma sinora ha avuto il senso della misura, il rispetto delle precedenze, ha saputo attendere l’avvicendarsi delle generazioni (prima il nonno, poi il padre, poi il figlio, poi il nipote, tutto a tempo debito), non c’è guerra tra noi, non attacca il corpo sociale, taglia unghie e capelli, ma risparmia il cuore (produttivo). Oggi è pericolosa perché attacca il nostro Pil, impone la chiusura di ristoranti, teatri, musei, scuole; se ne frega della produttività, della cultura, non ingaggia nemmeno più una lotta con i confessori della fede. Poi si fa strada un’evidenza: Lei ha perso il mordente che la sosteneva nelle guerre, nelle grandi pestilenze, è una forza primitiva che imperversa dove l’uomo non ha fatto grandi progressi. Da noi uccide gli anziani, i malati, tutt’al più qualche medico o infermiere, eroico come un comandante che non abbandoni la nave (sarà ricordato, celebrato, al contrario dei sopravvissuti che andranno tutti sotto processo). Diamo quindi ossigeno alla nostra economia, riapriamo tutto, l’epidemia passerà e la nostra economia deve restare (restare?) in piedi. 

Però, però… Ci saranno casi anche nelle stanze del potere, Lei non esclude i primogeniti, i delfini, ha scritto la storia d’Europa portandosi via molti eredi al trono, neonati in fasce o arciduchi in alta uniforme. Allora si torna alle precauzioni, alla paranoia, alle bugie e alle cospirazioni. 

Per ora non abbiamo visto molto di più di un cavallo nel deserto dei Tartari. 

 

INNAMORARSI 

“Innamorati (imperativo, non aggettivo o sostantivo plurale) delle nuove promozioni”, “fai l’amore con il sapore”. Ai miei tempi mi piacevano i ragazzi carini, mi piacevano tanto, oggi provo simpatia, sima, affetto, ammirazione, ma non c’è più quell’apertura, quell’emozione, quel desiderio; i miei occhi si connettono più facilmente col cervello che con il cuore. Mai e poi mai potrei innamorarmi di una promozione (nell’accezione di offerta promozionale, non di avanzamento di carriera) e non potrei far l’amore con il sapore (il cosciotto di maiale mi piace, non amo abbastanza il porcellino da salvargli la vita e solo la mantide religiosa confonde l’amore con un buon pasto). Diffido dell’opportunismo, quindi la parola “opportunità” mi suscita diffidenza, intravedo troppe mediazioni e manipolazioni tra me e l’oggetto del mio desiderio (il desiderio è mio e me lo gestisco io).  Se i pubblicitari decidono di fare i ruffiani, proponendosi come facilitatori dell’acquisto col brio del barbiere di Siviglia, dovrebbero avere più rispetto per il culto tutto femminile dell’Amore: Rosina non era una stupida e, se si fosse accontenta di uno yogurt con scagliette di cioccolata, Rossini avrebbe composto solo messe da requiem. 

 

CAMBIAMENTO 

Oggi il termine “via d’uscita” è ritenuto un sinonimo di “cambiamento”, mentre “il progresso” viene visto con tutta la diffidenza che si merita. Non si sente l’esigenza di un detersivo che lavi più bianco, ma di un prodotto che non inquini e chiunque abbia conservato appesa alla parete la testa impagliata del leone ucciso dal nonno inglese (noblesse oblige a questo e ad altro) pensa più spesso a come evitare un’estinzione di massa che a farsi promotore di una battuta di caccia grossa. Uccidere un leone doveva essere emozionante, e le sorpresine dentro le scotole del detersivo Tide allietavano i bimbi della nostra generazione che erano così vivaci da distruggere tutti i giocattoli che i genitori donavano loro con parsimonia per il compleanno e per Natale, di modo che non c’era bisogno né di riordinare la propria stanza, né di trovare una via d’uscita tra montagne di peluche e mattoncini di lego, né di donare l’eccedente ai bambini poveri. I maschietti, invece di sparare ai leoni, sterminano eserciti di extraterrestri, venuti a scongiurare la mancanza di nemici politicamente scorretti (l’estinzione degli alieni può essere a tutt’oggi l’opzione migliore), e la rinunzia al superfluo in un’età ancora incapace di altruismo provoca una persistente antipatia per gli anonimi beneficiari dei giocattoli scartati, nel sospetto che siano stranieri e ostili, minori non accompagnati, giunti da noi senza portarsi dietro nulla, desiderosi dei nostri beni (che differenza c’è tra gli extraterrestri e gli extracomunitari?). 

 

VELO 

Non capisco l’attenzione che viene data al velo islamico, assunto a simbolo della sottomissione delle donne. Quando alle nostre latitudini le donne prendevano il velo, che fosse o meno (soprattutto meno) una loro scelta, era simbolo di separazione: dalla famiglia, dal mondo maschile, dalla maternità, mentre il chador, il burka, o quant’altro, hanno un significato diametralmente opposto, rappresentano un’iper-inclusione: matrimonio combinato, sacrificio materno, rispetto nei confronti di padre, marito, suocero, imam ecc… ecc… 

Ricordo ancora i veli candidi, di tulle trasparente, delle donne in chiesa, mi piacevano quelli tempestati di puntini bianchi, per le anziane il velo era nero, a volte era sostituito da un fazzoletto pesante, da vedovanza senile e definitiva. Il velo nuziale, pur venendo indossato un sol giorno,  poteva essere preziosissimo, lavorato a mano per un tempo infinito ed era simbolo di purezza: la sposa arrivava all’altare col viso che s’intravedeva appena (è commossa, trepidante, felice, disperata, pentita, combattuta, delusa? Meglio stendere un velo sui sentimenti). 

Giunta nel luogo delle decisioni (un tempo) irrevocabili lo sposo sollevava il velo e, se era fortunato, incontrava un sorriso, poi il prezioso tessuto veniva delicatamente portato alle spalle della sposa, la purezza veniva relegata al passato, veniva sacrificata ai doveri coniugali sotto forma di un lungo strascico che finiva nella povere. A contatto col pavimento rischiava di diventare grigio e per evitare ogni contaminazione un manipolo di pargoli benintenzionati s’incaricava di reggere il velo, l’innocenza dell’infanzia prendeva il posto del candore della verginità, alludendo agli (un tempo) immutabili doveri delle future madri. 

L’incontro più problematico tra uomo e donna, tra oriente e occidente è avvenuto tra l’imam Komeini e la giornalista Oriana Fallaci: lei si tolse provocatoriamente il fazzoletto nero con un gesto di libertà, lui da quel momento la ignorò perché solo nell’intimità della casa le donne potevano comparirgli davanti a capo scoperto e non aveva nessuna intenzione di includere quell’estranea nella propria cerchia familiare. 

 

IL SAGGIO E LA STREGA 

Quando invecchiare era un fatto improbabile, gli anziani venivano descritti in maniera del tutto improbabile. Non c’era un continuum tra il saggio e la strega, un vallo profondo e oscuro separava le barbe candide e fluenti dai capelli candidi e arruffati, il massimo della saggezza dal massimo della cattiveria gratuita (finalmente),  guidata da una mira infallibile. 

I saggi dovevi andarteli a cercare in luoghi deserti e ameni, sul sommo dei monti, le streghe le incontravi quasi per caso, le ascoltavi come se stessero blaterando sciocchezze e poi ti mettevi nei guai secondo le loro improbabili previsioni (Macbeth ne ha saputo qualcosa). 

Oggi i vecchietti sono freddolosi e cardiopatici (sconsigliato il soggiorno in alta montagna) e i calderoni fumanti stanno nelle mense delle case di riposo, inaccessibili alle vecchiette che potrebbero benissimo procurarsi in giardino ragni, code di lucertole e piante velenose (belli gli ellebori e gli oleandri!). Saggezza e cattiveria si sono mescolati per dar luogo a una sindrome tanto frequente quanto banale, i medici si affrettano a formulare diagnosi che sminuiscano il valore dell’esperienza e ne attenuino le contraddizioni, mentre i parenti dei centenari non sanno più quando c’è realmente bisogno di assistenza e quando è meglio girare alla larga.  

 

DISORDINE MENTALE 

Se soffrite di un disordine mentale, ha scarsa efficacia cercare di mettere ordine. Gli psichiatri americani hanno ordinato tutte le patologie possibili e inimmaginabili (la stranezza è caratteristica intrinseca alle malattie mentali) in un manuale chiamato DSM (hanno deciso di affiancare alla sigla numeri romani in progressione a contrassegnare le varie edizioni, loro che non saprebbero dirci nemmeno la data della fondazione dell’Urbe). Gli italiani, ai quali il tomo è giunto più o meno come un mattone sui piedi (ho a casa il DSM-IV-TR: 1002 pagine), si sono riuniti a coorte come nell’inno di Mameli (cioè hanno costituto un’associazione di esperti) e hanno deciso prima di tutto di tradurre, in bianco sul blu della copertina disorders con disturbi. Io sfoglio ogni tanto il manuale, mi ci ritrovo nel 47% delle sindromi e indagando tra amici, parenti e vicini di casa riconosco un 97% delle patologie menzionate. In futuro sarà tutto più semplice, facendo a tutti una risonanza magnetica funzionale all’encefalo potremo evitare le presentazioni e i convenevoli che ancora fanno parte delle nostre modalità di socializzazione. Non rimprovero alle centinaia di psichiatri che hanno collaborato alla stesura del manuale la scelta di disorders invece di diseases, ma le gravi carenze nella concettualizzazione delle malattie: mancano nell’indice del volume voci come strage, crudeltà mentale, terrorismo, omicidio, antropofago, necrofilo, e presidente degli Stati Uniti. Il testo va compendiato con numerose ed esaustive serie tv americane che con molta chiarezza sanno ancora distinguere i buoni (in campo medico non sono gli psichiatri forensi, ma gli anatomopatologi incaricati delle autopsie) dai cattivi (serial killer e maniaci sessuali, così devianti dalla norma da non assomigliarci per niente). 

 

Category: Ambiente, Animali e piante, Libri e librerie, Osservatorio Cina

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