Vittorio Capecchi: E’ morto l’amico Umberto Romagnoli

| 14 Dicembre 2022 | Comments (0)

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Il 13 dicembre è morto a Bologna, all’età di 87 anni, l’amico Umberto Romagnoli, giuslavorista, uno dei padri dello Statuto dei lavoratori del 1970, di cui ha scritto nel 1972 il commentario insieme a Giorgio Ghezzi, Federico Mancini e Luigi Montuschi. Per molti anni docente alla facoltà di Scienze politiche dell’Alma Mater, ha fondato e diretto dal 1987 la rivista Lavoro e Diritto, edita da Il Mulino.
Collaboratore di Inchiesta fin dall’inizio, ha contribuito anche all’ultimo numero cartaceo della nostra rivista (anno XL n. 210, ottobre/dicembre 2020 p 21-23) con un articolo intitolato “Dialogando con Luigi Mariucci” in memoria dell’amico di una vita intera, professore di Diritto del lavoro, anche lui fra i protagonisti della scuola di giuristi bolognesi che ha contribuito alla costruzione dello Statuto dei lavoratori, di cui voleva “offrire un’immagine che pervenisse alle giovani generazioni”, e al cui proposito osservava come la qualità di giurista del lavoro possa configurarsi come “una forma di vocazione in senso weberiano” alla quale dedicarsi con assoluta dedizione: una formulazione che mi sembra adatta a riassumere l’impegno dell’esistenza stessa di Umberto Romagnoli, un impegno che non è venuto mai meno per l’espansione della democrazia e dei diritti sociali.
E ancora, trascrivo l’incipit e la chiusa di quell’articolo: le sue parole, scritte allora per Luigi, mi pare siano straordinarimente adatte a esprimere cosa oggi significa per noi la scomparsa di Umberto, e a evocare le cadenze delle sue più recenti riflessioni.
“Se pensi che arrivare a superare la soglia degli ottantacinque anni sia un privilegio, io ne conosco il prezzo. Seguiterai a pagarlo, per chissà quanto tempo, interrogandoti senza saper dare risposte sull’orizzonte di senso di un presente vissuto nello smarrimento provocato dalla solitudine. Una solitudine che può soltano crescere, perché troppi sono i compagni di viaggi cui non è consentito di condividere il tuo privilegio. Un poco alla volta, le persone amate all’improvviso ti lasciano e a te non resta che piangerne la scomparsa.” (…)
“”L’origine è la meta” è un aforisma di Karl Kraus: (…) anche la più autentica delle rivoluzioni guara indietro e, rivolta verso un passato che è passato meno di quanto si creda, è destinata ad essere premiata dalla realizzazione di un sogno ancestrale. Un sogno interrotto che diventa improvvisamente possibile riprendere nel terzo millennio, facendo riassaporare  il gusto del lavoro a misura d’uomo. Un gusto che presupponeva la fierezza del mestiere che presidiava la dignità di produttore dell’artigiano medievale, prima dell’espulsione dalla sua casa-bottega per essere trasferito negli opifici industriali. Non a caso, ai suoi discendenti del XXI secolo sono in tanti a raccomandare con fervore pco meno che messianico di abituarsi a praticare lo smart working. Ad ascoltarli non c’è più la cratura cui Francesco Tullio Altan ha assegnato il compito di simboleggiare il popolo degli uomini con le mani callose e il colletto blu che, per emanciparsi, vollero lo Statuto approvato dal Parlamento cinquant’anni fa.
No. Lo smart worker dei nostri giorni non può essere Cipputi. Somiglia piuttosto allo stralunato e involontariamente ilare monsieur Hulot. A raccontarne le vicissitudini, però, non ci sarà più un indulgente e sorridente Jacques Tati. Troverà invece un accigliato e intransigente Ken Loach. Non troverà invece un giurista più preparato di Luigi Mariucci a capirne motivazioni e prospettive. Chiunque vorrà prenderne il posto,però, è con la sua monografia sul lavoro decentrato del 1979 che dovrà fare i conti”.
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Il ricordo laico di Umberto Romagnoli è previsto presso la Cappella dei Bulgari all’Archiginnasio di Bologna venerdì 16 dicembre alle ore 15.00.
I funerali si terranno sabato 17 dicembre alle ore 11.00 presso la Chiesa di S. Maria della Carità, Via S. Felice 64, Bologna.

 

 

 

 

 

 

 

Category: Lavoro e Sindacato

About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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