Presentazione del libro di Aulo Crisma: “Dieci anni con i Cimbri”

| 23 Febbraio 2018 | Comments (0)

 

Il  2 dicembre 2017 a Selva di Progno (nella Lessinia veronese) è stato presentato il libro di Aulo Crisma DIECI ANNI CON I CIMBRI in cui un profugo istriano racconta la storia, che diventa anche la sua storia, dell’ultimo paese della Lessinia  dove ancora, nell’immediato dopoguerra, era vivo il “taucias garéida”, la lingua cimbra. Pubblichiamo la cronaca della serata e  i discorsi di Aldo Ridolfi (autore della introduzione al libro) e di Vito Massalongo (presidente del Curatorium Cimbricum  veronense). Le foto sono di Amina Crisma.

 

1.  Breve cronaca della presentazione    

Per la presentazione di DIECI ANNI CON I CIMBRI la sala del centro di educazione ambientale accanto  al municipio di Selva di Progno era affollata non solo dai residenti, ma pure da amici e conoscenti venuti dalla montagna e dalla pianura, anche da lontano, gaselje kent hia ime lante un ime pergan unta ‘un veare, come ha detto nella lingua cimbra l’autore in apertura della serata. Erano presenti alcuni vecchi scolari. Non mancava Silvia Tebaldi, della casa editrice Gianni Bussinelli, che ha curato la stampa del libro con notevole perizia L’incontro culturale, magnificamente organizzato da Elisabetta Peloso, assessore alla cultura, con Antonia Stringher, vicepresidente dell’ associazione “De Zimbar ‘un Ljetzan”, Monica Furlani, del Coro Voci del Carega, Paola Nordera, che collabora al funzionamento della biblioteca intitolata a suo padre, studioso ed editore di testi riguardanti la civiltà dei coloni tedeschi, si è trasformato in una calorosa manifestazione di affetto nei confronti di Aulo Crisma. “Foresto tra foresti, Aulo l’istriano racconta i Cimbri”: questo è il titolo dell’articolo di Vittorio Zambaldo apparso su L’Arena, quotidiano di Verona. I coloni insediatisi verso la fine del XIII secolo sui Lessini provenienti dalla Baviera e, forse, da altre regioni della Germania erano profughi.

I loro discendenti hanno accolto con amicizia un altro profugo.                                                                                                                          

Aldo Ridolfi, autore della prefazione, ha colto i significati più profondi nella narrazione di fatti e persone che pur si muovono con naturale semplicità. Si è soffermato sull’aspetto storico Vito Massalongo, presidente del Curatorium Cimbricum Veronense, la benemerita associazione che si batte per salvaguardare il patrimonio linguistico-culturale lasciato dai Cimbri. I discorsi sono stati accompagnati dalla proiezione di vecchie foto ad illustrazione della Giazza di una volta. Il sindaco Aldo Gugole ha invitato l’autore a scrivere, dopo quella di Parenzo e di Giazza, la storia di Selva di Progno, dove ha trascorso il periodo più lungo della sua vita.                                                                                                                                                                            

In chiusura, alcuni elementi del Coro Voci del Carega ha cantato Pergan maine Teljar, Montagne mie vallate, canzone valdostana tradotta in cimbro dal maestro Crisma con l’aiuto dei suoi alunni. Nella sala si spandeva un’aria di commossa nostalgia.

 

2.  Aldo Ridolfi: Crisma, Dieci anni con i Cimbri

Presentare un libro è una cosa seria. Ce ne sono tante cose serie in una vita; presentare un libro, un libro di una persona che si conosce, con cui si sono condivise esperienze, un libro in perfetta presa diretta con la realtà, con la vita, con le persone è una di queste cose serie.

E dunque per me si pone, in questo momento, una bella responsabilità. Presentare un libro, oltre che una cosa seria è anche una responsabilità e io la sento tutta.

Che strada prendere, che dire?

Vorrei evitare di parlarne bene, il libro di Aulo si arrangia già da solo, non ha bisogno delle mie parole. Infatti presentare un libro non significa parlarne bene, né del libro né dell’autore. Né significa costruire delle classifiche o stabilire a che categoria appartenga.

Un libro come questo, e come il precedente Parenzo, va al di là di ogni “dirne bene”: è qualcos’altro. Né presentare un libro ha a che fare con la sintassi, con la grammatica, con il tempo dei verbi, con il congiuntivo.

E allora?

Potrebbe essere che presentare un libro voglia dire farne il riassunto mettendo in luce ora l’ambientazione, ora i dialoghi, ora i ritratti di persone, come si fa con i Promessi Sposi o con i Malavoglia. Ma questo con il libro di Aulo non è possibile; esso rifiuta con decisione ogni tentativo di sintesi. Ogni pagina racconta un fatto, un episodio, una persona e io non ho il diritto di espungere qualcuno o qualcosa. Ogni parola è da tenere da conto. Perfino la disposizione delle parole nella frase è da tenere da conto. Fare il riassunto sarebbe un oltraggio perché lì tutto è essenziale.

L’unica presentazione possibile è una lettura integrale, totale delle 98 pagine, compreso l’indice. Questa è l’unica strada da battere, l’unica onesta e rispettosa di libri come questo, Sono sicuro che ciascuno di voi, a casa, quest’inverno, leggerà il libro e farà la sua bella presentazione.

E allora che ci faccio io qui?

Bella domanda! Per uscire d’impaccio mi resta solamente un’ultimissima possibilità, un’estrema risorsa: raccontarvi cosa è successo a me in quanto lettore davanti al libro, nel corso della lettura. Ma dovete idealmente promettermi di non tenerne conto alla fine. Perché voi in quanto lettori e per di più “giassaroti” farete esperienze diverse dalle mie e tutte lecite.

A me, leggendo il libro di Aulo, è capitata una cosa meravigliosa: che il libro di Aulo ha svelato il suo valore terapeutico, più che una seduta dallo psicanalista, perché ha insinuato in me una visione serena, pacifica, tranquilla della vita, ha contribuito a migliorare – con i suoi racconti, con i suoi personaggi, con il suo humor molto sottile – la mia relazione con gli altri.

Mi sono sentito avvolgere da un’atmosfera di tranquillità, di serenità; ho toccato con mano il piacere straordinario che deriva dal fare le cose, dallo spingere in avanti e dalla parte giusta questo carretto che è la vita.

E una seconda cosa mi ha dato questo libro con le sue storie e le sue persone: mi ha fatto sentire che a questo mondo non ci sono solo banchieri che sottraggono il denaro ai risparmiatori, o criminali che ti assaltano lungo le strade e perfino in casa. No, il libro, con le sue storie e le sue persone – ripeto – mi ha raccontato che c’erano (e ci sono ancora) persone così, come gli abitanti dell’alta Val d’Illasi, i quali, uomini, donne o bambini che fossero, erano capaci di trasformare le fatiche durissime chieste dalla vita in montagna in momenti di serenità dignitosissima, magari riponendo nell’armadio la stola del celebrante o riparando la centralina con il fil di ferro.

E per finire un’ultima cosa fantastica che la lettura di Dieci anni con i cimbri e del precedente Parenzo produce nel lettore. E’ che ogni racconto, ogni persona ritratta, da semplice segno sulla carta si trasforma dentro di noi in una immagine reale e dunque quella gente la sentiamo al nostro fianco, ci pare di udirne la voce, di ascoltare l’incedere lungo la Sagaruan, perfino di avvertirne l’odore. Uomini e donne mai fotocopia, sono questi, capaci di conformarsi alla loro cultura ma altrettanto in grado di mantenere una loro invidiabile individualità. L’interpretazione della vita che quella gente qui raccontata ci propone è di ognuno di loro, insindacabilmente. Gesti parole debolezze od eroismi fanno di queste persone degli unicum perfettamente diversi gli uni dagli altri, mandando in frantumi ogni pretesa di raccontare le comunità di campagna o di montagna segnate da gretto conformismo.

In tal modo mi pare di aver tenuto fede all’intenzione iniziale, cioè di non “dire bene” del libro di Aulo, preferendo raccontare quanto “bene” ha fatto a me la sua lettura.

 

 

3. Vito Massalongo: Questo libro è un affresco. E’ un elogio alla delicatezza

Diario, resoconto della vita di un paese sperduto, poche case raggrumate in fondo alla valle che nell’autunno si addormenta mentre il sole abbandona la valle e le tenebre leggere coprono il minuscolo abitato. Il paese del mistero, scrive Aulo, e qui si ricostruisce una nuova vita, fatta di gelida acqua per lavarsi, fatta di sgalmare e di bimbi vocianti: una vita nuova lontando dalla sua Parenzo.

Nasce a Giazza un nuovo segmento di vita con l’osservazione attenta ed amabile di fatti e persone, che lui tratteggerà con una penna delicata e amorevole.

Ne nasce un quadro fatto di entusiasmo per la scuola, ma anche di ardite proposte didattiche, immergendosi nella nuova terra come fosse sua…E Giazza diventa il suo nido, la sua terra cimbra.

Per questo abbiamo già pubblicato in tre puntate sulla nostra rivista questo libro. Per riconoscenza e affetto.

Perché non ricordare gli esperimenti del giornalino scolastico, del Centro di Lettura (in sintonia con Piero Piazzola e Gianni Faè ?

Questo libro è un affresco. E’ un elogio della delicatezza.

Il Gussi che passa tre osterie per non far torto a nessuno…

Oggi si direbbe che è un imbriagòn.

 

Category: Aulo Crisma e la rivista "inchiesta", Libri e librerie, Osservatorio comunità montane

About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

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