Riccardo Cesari: L’Adele a Barbiana: l’altra metà della scuola di Don Milani

| 16 Novembre 2025 | Comments (0)

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Riccardo Cesari

L’Adele a Barbiana: l’altra metà della scuola di Don Milani

In memoria di Adele Corradi (9 dicembre 1924 -23 novembre 2024)

Convegno “Una professoressa a Barbiana: il lascito di Adele Corradi”

Bologna, Dipartimento di Scienze dell’Educazione, 10 novembre 2025

 

Adele Corradi è stata una delle non poche donne che hanno contribuito alla storia di Barbiana. Contro una certa opinione che parla (sbagliando) di un Don Milani misogino, Adele, Eda e molte altre sono state una presenza fondamentale con un ruolo importante e riconosciuto da tutti, a cominciare dal Priore.

Nata a Firenze, laureata in Lettere, Adele era stata per lungo tempo supplente precaria di Italiano, fino al 1963 (a quasi 40 anni) quando finalmente ottiene la cattedra alla scuola media di Castelfiorentino.

Prima aveva insegnato anche in una scuola privata di suore, da cui fu cacciata perché “bocciava senza misericordia” (Corradi, 2012, p. 158)

In quello stesso anno, domenica 29 settembre 1963, sale a Barbiana con la curiosità di conoscere una scuola diversa, che funziona anche la domenica e che, le ha detto un’amica, “dava risultati straordinari” (ivi, p. 13)

Il martedì successivo è di nuovo lì, anche perché Don Lorenzo, in modo piuttosto imprevisto e anomalo per le sue abitudini, al momento del congedo le dice “Ritorni”.

Secondo Adele, a Don Lorenzo era piaciuta per due motivi:

  • Era stata generosa, portando 1 chilo di carne in un posto di poveri (freddo, fame e fango) ancora senza corrente elettrica (arriverà due anni dopo).
  • Era stata zitta a guardare ed ascoltare, a parte la domanda sorta da un discorso del Priore: “come si fa a dire una bugia in buona fede?” a cui Don Lorenzo aveva risposto lapidario: “I vescovi lo fanno sempre” (ivi).

Comincia così un rapporto strettissimo a tre, Don Lorenzo, Adele, la scuola di Barbiana, destinato a durare fino alla morte del Priore e oltre, si può dire fino alla morte di Adele.

Lo si può dividere in tre momenti, anche se le cesure precise sono fittizie:

dal 1963 al ‘69, gli ultimi anni della scuola di Barbiana

dal 1970 al 2006, un lungo periodo di silenzio pubblico

dal 2007 al 2024, il periodo dei libri e delle conferenze

 

Le tre fasi di Adele

  1. Il primo periodo è quello della frequenza assidua di Adele a Barbiana, agevolata anche dal suo trasferimento dalla scuola media di Castelfiorentino a quella di Borgo San Lorenzo (distante 15 km invece di 100). Insegna, aiuta, rappresenta spesso la coscienza critica e lo “sparring partner” del Priore. Quando ha dubbi o critiche non tace: stimola, interroga, aiuta a pensare sia il Priore sia gli alunni. É l’unica che qualche volta fa “opposizione” e tiene testa al Priore senza essere cacciata in malo modo.

Il suo atteggiamento di ascolto era quello giusto ed era stato raccomandato da Don Lorenzo ad alcuni studenti che volevano venire in visita:

Cari,

siccome i nostri incontri con studenti sono spesso finiti con spargimento di sangue, ho pensato questa volta di premunirvi con opportuni consigli amichevoli. Siamo sempre a scuola dalle otto alle venti ogni giorno. Il guaio è che l’esser scuola non appare a prima vista. Il visitatore non preavvisato vede una pergola, dei tavoli, dei ragazzi sparsi qua e là con dei libri, oppure altra volta tutti raggruppati intorno a un prete stravaccato stancamente su una poltrona e allora se il visitatore è di educazione cittadin-borghes-intellettual-studentesca si sente preso dal complesso del salotto invece che dal complesso della scuola. Dopo dieci minuti si mette a insegnare invece che a imparare. A voler dire la sua opinione invece di chiedere la mia. A voler la parola come se la piazza fosse sua e avesse pagato il suolo pubblico. Così accade che lo buttiamo fuori e così nasce ingiustamente la fama che gira nei salotti che io sia uno screanzato intollerabile. Se avessi appena appena i simboli (uno scalino di legno, una lavagna, un banco con registro aperto ecc.) ogni visitatore si avvicinerebbe in punta di piedi, stimerebbe sommo onore d’essere ammesso come uditore di una scuola di cui non fa parte e prenderebbe fin dal primo momento l’atteggiamento giusto. Non ho voglia di sfoderare questi simboli di potere, ho però avuto la bontà di preavvertirvi. Venite dunque in quello stato d’animo e capirete che lo screanzato non sono io, ma gli studenti che vi hanno preceduto.  (16 aprile 1965)

Adele diventa così testimone e coprotagonista di alcune battaglie e momenti cruciali.

  • Don Milani è sotto stretta osservazione della Curia fiorentina che a inizio 1963 gli ha vietato di parlare in altre parrocchie. C’è uno scambio di lettere piccate col Vicario vescovile Mons. Giovanni Bianchi (20 ottobre 1963). L’isolamento esaspera i rapporti anche col suo Direttore spirituale Mons. Bensi (3 aprile 1963, 9 gennaio 1964). A precipizio quelli coll’arcivescovo Florit (6 marzo 1964).
  • Nasce l’amicizia col maestro Mario Lodi di Piadena e parte la sperimentazione della scrittura collettiva (2 novembre 1963)
  • La malattia (linfoma di Hodgkin) si sta aggravando (20 novembre 1963). Il 1° gennaio 1965 scrive un primo testamento (“Cari ragazzi, verso di voi ho solo crediti, mentre verso l’Eda ho solo debiti e nessun credito”).
  • La destituzione inattesa del Rettore del Seminario, Mons. Gino Bonanni, suggerisce a Don Milani e Don Borghi una lettera aperta a tutti i sacerdoti della Diocesi (1 ottobre 1964). Quasi nessuno li seguirà nella richiesta di un maggior dialogo col Vescovo (10 gennaio 1965)
  • A febbraio 1965 Don Milani scrive la Lettera ai Cappellani militari a sostegno dell’obiezione di coscienza. Ne scaturirà una denuncia per apologia di reato, istigazione a delinquere e vilipendio delle Forze Armate, e un processo, il cui unico merito è far scrivere al Priore un testo di difesa, la Lettera ai Giudici, che Padre Balducci ha definito “uno dei capolavori della letteratura cristiana del XX secolo”. Seguirà un’assoluzione in primo grado e la condanna in appello.
  • Partono le “lettere circolari della Repubblica di Barbiana” ai ragazzi all’estero, in Erasmus prima dell’Erasmus (5 luglio 1965)
  • Comincia la stesura della Lettera a una professoressa (7 luglio 1966), con la scrittura collettiva e il contributo di tutta la scuola. Uscirà un mese prima della morte di Don Milani.

Il periodo finisce un po’ mestamente, portando al diploma gli ultimi ragazzi nel 1969 e chiudendo per sempre la scuola di Barbiana.

  1. Tra il 1970 e il 2006 c’è un lunghissimo periodo di “silenzio”, in cui Adele continua a vedere gli ex allievi, continua a insegnare alla scuola pubblica (fino alla pensione nel 1991) facendo un’importante esperienza nell’anno scolastico 1977-78 alla scuola Santiago1 di Salamanca, la Barbiana di Spagna, creata da Padre Josè Luis Corzo sulle orme di Don Milani. Cresce anche tre ragazzi tra cui il famoso Marcellino, il bambino incapace di parlare ma che, grazie al Priore e al suo amore cocciuto, è riuscito finalmente a esprimersi.

Ma in questo lungo periodo rifiuta sistematicamente ogni intervento pubblico e non partecipa al dibattito, sempre acceso, su Don Milani, neppure nelle decennali ricorrenze della morte: 1977, 1987, etc.

  1. Nel 2007, la svolta. Come documenta il libro curato dalle professoresse Cristiana De Santis e Germana Resenterra, Adele accetta l’invito a parlare all’Eremo di San Pietro alle Stinche il 14 giugno 2007 su “Don Milani testimone del Vangelo”. É la prima di una serie di testimonianze che culminano nel suo bellissimo e inatteso libro di memorie “Non so se Don Lorenzo”, uscito nel 2012 da Feltrinelli.

Anche Adele, come tutti quelli che hanno conosciuto da vicino il Priore (Gesualdi, Martinelli, Bozzolini….)  , pubblica i suoi ricordi con un ritardo che sembra inspiegabile.

Lei lo spiegava così: “Non ho mai parlato di Don Milani in pubblico perché era una personalità così complessa e sfaccettata che appena dico qualcosa mi vien fatto immediatamente di correggermi” (Corradi, 2007).

 

Qualcosa da ridire

Questo nuovo libro di Adele, “Don Lorenzo, qualcosa da ridire”, è prezioso perché, oltre a ribadire alcune verità, aggiunge nuovi elementi su una figura “famosa e sconosciuta” (p. 18) come Don Milani.

Innanzi tutto si spiega perché, dopo un’intera giornata di scuola, a Barbiana “non si era stanchi” (p. 19):

  • non c’erano i banchi a imprigionare la vitalità dei corpi di ragazzi e adulti
  • si era lì per imparare e non per essere processati e giudicati
  • non c’era competitività e tutti erano sereni
  • non c’era la classica lezione frontale, che mette tutti a dura prova
  • non c’era separazione tra scuola e vita, poiché la scuola era fatta dalla vita, la scuola era scuola di vita e la vita era occasione di scuola.

“Tutto entrava nella scuola ed era un’occasione per far scuola” (p. 22): le notizie del giornale, le lettere, gli amici e gli ospiti in visita, la malattia, gli esami del sangue e le cure radianti del Priore (“Sono gli stessi raggi x che in dosi molto minori si usano per le radiografie e in dosi molto maggiori per Hiroshima”, 9 febbraio 1966).

Il suo corpo politico, al processo, e il suo corpo fisico, in ospedale, diventano libri di testo per la scuola di Barbiana.

Si spiega che Barbiana non si può rifare ma si può imitare, anche nella scuola statale (p. 27):

  • tenendo gli occhi sugli ultimi
  • chiedendosi da dove vengono e di cosa hanno bisogno gli scolari
  • usando tutti gli spazi presenti nei programmi ministeriali per portare i metodi e i contenuti di Barbiana
  • leggendo e rileggendo Don Milani: non ha pubblicato nessun manuale ma i suoi scritti sono pieni di indicazioni e suggerimenti

Si spiega che la scrittura collettiva è una straordinaria occasione per i) ascoltare, ii) riflettere, iii) discutere (p. 31), ingredienti fondamentali per la vita democratica e per la formazione di “cittadini sovrani responsabili”.

Infine, Adele ci dice che non bisogna mai dimenticare la dimensione spirituale di Don Milani, “testimone del Vangelo” (p. 69), non solo perché si era fatto povero tra i poveri, non solo perché aveva annientato se stesso per quel piccolo gruppo di bambini ma anche e soprattutto perché a Barbiana aveva edificato, dal nulla, un pezzo del Regno di Dio, un posto dove “i ciechi vedono, i muti parlano” (cfr. Mt, 11,5) e si realizza il Magnificat annunciato da Maria (Lc, 1,46):

Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore

Ha rovesciato i potenti dai troni

Ha innalzato gli umili

Ha ricolmato di beni gli affamati

Ha rimandato i ricchi a mani vuote

quel Magnificat rivoluzionario che Don Milani aveva evocato in Esperienze pastorali (p. 222) per la sua scuola dei poveri e degli ultimi e che aveva messo in pratica, riempiendo di doni gli affamati e rimandando a casa, letteralmente, i ricchi a mani vuote.

Adele, salita a Barbiana senza niente da insegnare, piena solo di domande e di dubbi, alla fine si è trovata, dice, “come gli affamati del Magnificat, con le mani stracolme di regali”.

Uno dei più belli, credo, glielo fece il Priore, ormai in fin di vita, scrivendogli una dedica su una copia di Lettera a una professoressa, “Parte quarta: poi finalmente trovammo una professoressa diversa da tutte le altre che ci ha fatto tanto del bene”.

 

 

 

Category: Scuola e Università

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