Maurizio Matteuzzi: La filosofia della miseria. Gli atenei e il recupero degli scatti

| 27 Febbraio 2015 | Comments (0)

 

Era il 1846 quando Pierre Joseph Proudhon pubblicò il Sistema delle contraddizioni economiche, più noto come Filosofia della miseria. In essa Proudhon sosteneva il valore del lavoro come entità  puramente figurativa. Come ben si capisce, siamo agli antipodi di una delle teorie più caratterizzanti del marxismo, la teoria del valore-lavoro. Ecco quindi il duro inalberarsi di Marx, che già l’anno seguente pubblicava una critica feroce, La miseria della filosofia. Passaggio decisivo verso quanto verrà poi ampiamente spiegato ne Il capitale.

Perché in questi giorni tornano alla mente queste cose? Ecco, la causa occasionale, intesa in senso assai più banale che in Malebranche, è la così detta distribuzione da parte degli atenei del fondo premiale per il recupero degli scatti, di cui già in questi giorni scriveva Giacomo Manzoli su Repubblica. Così si è voluta pomposamente chiamare un’operazione iniqua, cervellotica, ma, soprattutto, miserabile. Si rende un po’ di grisbi, ma attenzione, con il solito filtro della burocrazia più invadente, con i soliti criteri di arbitrio, e sotto la solita magica bandiera, assurta ormai al ruolo salvifico di idolo indiscusso e, per così dire, assiomatico: mica a tutti si rende il maltolto, solo alla metà. Uno potrebbe anche dire: ma come si fa a stabilire che i meritevoli, in una struttura, siano proprio la metà? Be’, questo è un mysterium fidei, direbbe un cattolico, più difficile da comprendere del dogma della Trinità o della transustanziazione. Insomma, chiedete all’Anvur (alla Gelmini sarebbe probabilmente inutile, risponderebbe parlando di tunnel).

Anni fa, con alcuni colleghi, scrivemmo un libro miscellaneo di filosofia, dal contenuto ahimé assai eterogeneo, e dunque si poneva il problema di trovare un titolo abbastanza generale da ricomprendere contenuti e stili spesso lontani l’uno dall’altro. Fu così che uno propose: giochiamo sull’ambiguità, chiamiamolo “I miserabili”, sai che successo! E subito dopo aggiunge “I miserabili dell’università”. Ecco, la vicenda attuale potrebbe essere riassunta così. Se non fosse che forse anche a una categoria bistrattata e colpevolmente silente quale la nostra, dei docenti universitari intendo, è rimasto magari un minimo di dignità. E, magari, non saranno pochi quelli che decideranno di non mescolare la loro miseria con la miseria del MIUR; anche perché c’è miseria e miseria, non c’è solo quella economica, ma anche quella intellettuale e morale. E qui, rispetto alla legge Gelmini, non siamo in grado di competere.

 

 

Category: Scuola e Università

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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