Alberto Cini: Educare alle nuove frontiere dell’acqua

| 30 Maggio 2026 | Comments (0)

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Educare alle nuove frontiere dell’acqua

 

Non voglio parlare di nuoto. Come nuotatore ci sono cresciuto dall’infanzia all’adolescenza, fino alla prima giovinezza. Per me era sport, apprendimento, allenamento, tempi da raggiungere, medaglie da conquistare. Il piacere, era quella competenza dell’acqua ormai acquisita, che si poteva spendere nel tempo libero. Le apnee sott’acqua erano gioia nelle giornate di riposo in piscina, nel giocare con gli amici,  al mare, nelle mangiate di cozze e vongole raccolte, parafrasando i tempi antichissimi, in mare sono più un raccoglitore che un cacciatore. 

Nel mio lavoro ho riscoperto il piacere dell’acqua e la mia competenza naturale nel mille giochi che inventavo in piscina come educatore e animatore da vasca in estate. 

Poi ad un passo dalla pensione ho ritrovato il primo amore. Passione inerente alla mia passione per l’ambito della respirazione come educatore, insegnante di yoga e breath-coach. Questo mi ha portato a formarmi in acqua, presso la piscina Y-40 con Mike Maric, campione mondiale d’apnea del 2004, che ha fondato la Medical Breath University, centro per la formazione sul respiro per professioni sanitarie e olistiche. 

Così è stato che ho voluto continuare gli apprendimenti pratici e soprattutto mettere alla prova della continuità formativa, questa rinnovata passione per l’acqua e ho cominciato a formarmi a Bologna nell’apnea sportiva alla scuola della H2Bo di Bologna e col suo numeroso, competente e appassionato staff tecnico di istruttori. 

Nell’ambito educativo e terapeutico la respirazione sta diventando uno strumento privilegiato e necessario. 

Nella mia esperienza di lungo corso nell’ambito professionale sociosanitario, ho sempre notato, avendo questo interesse specifico, come le criticità dei pazienti e delle persone nella disabilità e della psichiatria avesse una respirazione alterata, e quasi mai si utilizzavano le tecniche respiratorie per gestire, a livello funzionale le proprie criticità esistenziali. Da qui il mio interesse a tutti i livelli, sulla respirazione e il mondo acquatico.

 

Vorrei quindi sottolineare le nuove frontiere dell’educazione attraverso questa sostanza che tanto ci riporta alla nostra prima dimensione fetale.

 

Aspetti educativi e psicologici della vita amniotica

L’acqua richiama alla memoria la vita nella fase fetale, quando il bambino si sviluppa immerso nel liquido amniotico. Questa connessione ha aperto nuove prospettive di ricerca sugli aspetti terapeutici e psicologici di questa esperienza. Molti studi, influenzati dalle teorie di Merleau-Ponty e Carl Gustav Jung, sottolineano come il contatto con l’acqua possa evocare sensazioni di sicurezza, di ritorno al ventre materno e di rigenerazione interiore.

Merleau-Ponty, filosofo dell’ermeneutica, ha teorizzato l’importanza del corpo come luogo di percezione e di significato, sottolineando come l’esperienza corporea in un ambiente liquido possa favorire un senso di fusione e di totalità. 

Jung, invece, ha evidenziato come l’acqua possa rappresentare l’archetipo dell’inconscio collettivo, simbolo di purificazione, rinascita e trasformazione.

 

Altri autori hanno dato contributi significativi a questo aspetto iniziale della vita umana, soprattutto un contributo sul periodo della gestazione e lo sviluppo del bambino, specialmente negli ambiti della psicoterapia e dello sviluppo infantile. 

Questi concetti sono spesso associati all’importanza delle prime esperienze sensoriali e alla capacità dell’acqua di facilitare il rilassamento, l’introspezione e il recupero di memorie primitive.

 

La vita amniotica come metafora e realtà psichica

Il concetto di “vita amniotica” si riferisce alle esperienze prenatali, all’ambiente uterino come primo spazio di sicurezza e di formazione delle prime sensazioni corporee. Psicologi come Donald Winnicott (1971) hanno sottolineato l’importanza delle prime relazioni e delle sensazioni corporee nello sviluppo psichico. Winnicott ha parlato di “ambiente facilitante” e di come il primo setting, spesso rappresentato simbolicamente dall’utero, favorisca la formazione di un senso di continuità e di sicurezza.

 

L’acqua, in molte culture e teorie psicologiche, rappresenta un simbolo di rinascita, purificazione e trasformazione. Nella psicoterapia contemporanea, l’immersione in acqua viene utilizzata come tecnica di rilassamento e di accesso a stati di coscienza profondi.

 

Fra i ricercatori importanti oltre a Merleau-Ponty e a Jung possiamo includere:

Wilfred Bion: Psicologo e psicoanalista che ha scritto sull’importanza del “contenere” le emozioni primitive. L’acqua, come elemento contenitivo, può favorire l’elaborazione di emozioni intense e il recupero di sensazioni primitive, simili a quelle vissute in utero.

 

G.S.M. Gross: Ha sottolineato, invece, il ruolo dell’acqua nella terapia sensoriale e nel trattamento di traumi, evidenziando come l’immersione possa facilitare il rilassamento e la riconnessione con sensazioni corporee di base.

 

Questi contributi hanno permesso di creare metodologie di terapia acquatica che si sono sviluppate successivamente, utilizzando l’acqua come ambiente terapeutico. 

 

Autori come Peter Levine (teoria della Somatic Experiencing) evidenziano come l’ambiente acquatico possa aiutare a calmare il sistema nervoso e facilitare il rilascio di aspetti traumatici.

 

La teoria dell’attaccamento e l’ambiente acquatico

Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby (1969), le prime esperienze di relazione con la figura di cura sono fondamentali per lo sviluppo psichico. L’ambiente acquatico, richiamando il liquido amniotico, può simbolicamente ricreare un ambiente di sicurezza, favorendo l’attaccamento e la regolazione emotiva.

 

Psicologia del corpo e approcci somatici

Autori come Alexander Lowen e la terapia bioenergetica hanno evidenziato come le sensazioni corporee e le esperienze prenatali influenzano la psiche. L’immersione in acqua, facilitando il rilassamento muscolare e la connessione con il corpo, può essere uno strumento terapeutico efficace. Lowen definisce i tipi psicologici di personalità in base anche al tipo di respirazione che l’individuo struttura e l’immersione in acqua necessita forzatamente che la persona entri in contatto con la propria respirazione. 

 

La Teoria Polivagale del neurofisiologo di Stephen Porges (2014) si basa sull’evoluzione biologica del nostro sistema nervoso nella sua dicotomia e influenza reciproca tra sistema nervoso simpatico (attivante) e parasimpatico (calamante) e quindi sulle percezioni e reazioni dell’individuo sugli stati di sicurezza o di pericolo. Il disconfort che, ad esempio, l’immergersi in acqua può causare tra piacere e rilassamento oppure pericolo e tensione è uno dei principali lavori che gli apneisti devono affrontare; l’acqua diviene una sorta di lente d’ingrandimento sulla nostra psiche ed i suoi meccanismi (anche consumi energetici) tra sicurezza e pericolo, benessere e paura. Per questo l’educazione acquatica diviene fondamentale in ambito infantile e nelle persone con criticità o fragilità esistenziale.

In sintesi, possiamo affermare che la psicologia contemporanea riconosce il valore simbolico e terapeutico dell’acqua e delle esperienze simil-amniotiche, integrando queste idee in approcci sensoriali, somatici e di terapia naturale. Questi temi evidenziano l’importanza delle prime esperienze sensoriali e corporee per il benessere psicologico e il processo di integrazione emotiva.

Oltre all’esperienza primaria amniotica legata sempre al respiro, si può sottolineare l’importanza non tanto dell’ossigenazione dei tessuti corporei e del sangue in ambito psicologico, bensì il ruolo primario che l’aumento dell’anidride carbonica nel sangue in stato di apnea può avere nel provocare stati di disagio fortemente legati sia ai conflitti soggettivi dei pazienti sia anche ad angosce originarie o epigenetiche. 

 

La CO₂ nel sangue svolge un ruolo fondamentale negli aspetti fisiologici e psicologici.

La CO₂ influenza il nostro stato di coscienza, il livello di ansia, e la percezione del corpo. Già il pioniere medico ucraino Konstantin Buteyko negli anni ’50 cominciò a sperimentare trattamenti col controllo della respirazione valorizzando l’accumulo di Co2 nel sangue e il suo effetto sui tessuti. Nei libri “Oxygen” di McKewn e in Nestor, “L’arte di respirare”, si sottolinea come la regolazione della respirazione e dei livelli di CO₂ possa far emergere angosce sepolte nell’inconscio e anche di conseguenza, se trattati questi conflitti, di come si possa migliorare la qualità della vita, la gestione dello stress e la consapevolezza corporea.

In particolare, la CO₂ è un potente regolatore del nostro sistema nervoso autonomo e può influenzare stati di rilassamento o tensione. Un aumento controllato di CO₂, attraverso tecniche di respirazione, può favorire uno stato di calma e aumentare la consapevolezza corporea, migliorare il nutrimento dei tessuti, come evidenziato nelle pratiche di respirazione consapevole e nelle tecniche di apnea.

 

Per quanto riguarda la tecnica della focalizzazione di Eugene T. Gendlin, psicoterapeuta e filosofo, collaboratore di Carl Rogers, adottata anche dal dott. Lorenzo Manfredini nelle pratiche di apnea consapevole, questa metodologia si basa sulla capacità di portare l’attenzione al proprio corpo e alle sensazioni interne, facilitando l’accesso a uno stato di presenza e di ascolto profondo. La gestione della CO₂ e la respirazione consapevole sono strumenti che, integrati con la focalizzazione, aiutano a modulare il sistema nervoso e a sviluppare una maggiore sensibilità alle proprie percezioni corporee.

 

Nel 1975 lo psicologo ungherese, naturalizzato americano, Mihály Csíkszentmihályi studiò quello stato particolare di flusso performativo di sportivi e artisti, il flow, che successivamente le neuroscienze misurarono come passaggio delle varie onde cerebrali alfa, beta, per giungere nella lunghezza d’onda delle theta, che generano l’ormai conosciuto stato di flow. Nell’apneista, ad esempio, l’allenamento sta nel riuscire a rimanere più tempo possibile in questo stato, dove il consumo di ossigeno è molto più basso rispetto alle altre frequenze.

Le nuove frontiere dell’acqua, quindi, si stanno delineando come un crogiolo di pratiche terapeutiche, educative e sportive che vanno oltre il semplice piacere o lo sport. 

Al pari delle tecniche già conosciute in Occidente, come lo yoga, il Tai Chi, il Qi Gong, ecc. ecc. sono nate tecniche come il Watsu, l’Aqualness, l’apnea indoor e outdoor.

La riflessione sulle dimensioni psicologiche e archetipiche dell’acqua stanno contribuendo a una comprensione più profonda delle potenzialità di questo elemento naturale. In un mondo sempre più orientato al benessere olistico, l’acqua si conferma come un alleato insostituibile nel percorso di crescita, guarigione e scoperta di sé.

Diamo delle specifiche su questi nomi ormai così anglicizzati:

Il Watsu, nato negli anni ’80 grazie a Harold Dull, è una tecnica di massaggio e rilassamento eseguita in acqua calda, che combina elementi di shiatsu, stretching e meditazione. Questa terapia permette di sfruttare le proprietà dell’acqua calda e del movimento per favorire il rilassamento profondo, alleviare tensioni muscolari e promuovere una connessione tra corpo e mente. Similmente, lo Shiatsu in acqua propone un approccio terapeutico basato sulla pressione delle dita su punti specifici del corpo, in un ambiente acquatico che amplifica i benefici del massaggio tradizionale.

Poi abbiamo il progetto Aqualness, ideato da De Leo, Tecnico e istruttore FIN; rappresenta un approccio innovativo che integra tecniche di rilassamento, meditazione e mindfulness in ambienti acquatici. L’obiettivo è sviluppare una maggiore consapevolezza corporea e mentale, favorendo il recupero di energia e l’equilibrio emotivo. Attraverso esercizi guidati in acqua, si stimola il contatto sensoriale con l’ambiente acquatico, promuovendo uno stato di calma e presenza che può avere risvolti positivi anche nel trattamento di ansia e depressione.

Come dicevo sopra gli approcci acquatici si sposano sempre meglio con interventi educativi.

Oltre alle tecniche di rilassamento, l’acqua viene sempre più utilizzata per interventi terapeutici rivolti a diverse fasce di età e condizioni di salute. 

Programmi di terapia acquatica sono efficaci nel recupero motoria di persone con disabilità, nel trattamento di disturbi psicomotori, e come supporto nel percorso di riabilitazione psichiatrica. In ambito educativo, l’acqua rappresenta uno strumento per sviluppare la fiducia, migliorare le capacità motorie e facilitare l’inclusione sociale di bambini e adulti.

L’interesse crescente per l’apnea indoor e outdoor: più di uno sport

L’apnea indoor, praticata in piscine e ambienti controllati, sta vivendo un vero e proprio boom sia come disciplina sportiva che come pratica di esplorazione interiore. Oltre alla pesca subacquea, questa attività permette di allenare la capacità respiratoria, la concentrazione e il rilassamento mentale. La sua natura di sport silenzioso e meditativo la rende uno strumento potente per sviluppare la resilienza psicologica, migliorare la gestione dello stress e favorire una maggiore consapevolezza del proprio corpo e dei propri limiti.

L’apnea sportiva, sia statica che dinamica, coinvolge aspetti psicologici ed educativi fondamentali per la sicurezza, le prestazioni e il benessere dei praticanti. Ecco una panoramica dettagliata di questi aspetti:

 

Aspetti Psicologici dell’Apnea Sportiva in base al rapporto con se stessi possono essere:

Gestione dello Stress e dell’Ansia:
La capacità di controllare l’ansia è cruciale, poiché l’apnea comporta momenti di sospensione del respiro e di isolamento che possono generare paura o panico. Tecniche di rilassamento, respirazione controllata e meditazione sono strumenti utili.

Concentrazione e Focus:
La concentrazione mentale aiuta a mantenere la calma e a eseguire le tecniche correttamente. La visualizzazione e il training mentale sono frequentemente utilizzati per prepararsi alle sessioni di apnea.

Resilienza Psicologica:
La capacità di affrontare e superare le difficoltà, come sensazioni di disagio o sfide ambientali, favorisce la progressione e la sicurezza nelle immersioni.

Autocontrollo e Controllo delle Emozioni:
Essere in grado di mantenere il controllo durante le immersioni riduce il rischio di panico e incidenti.

Motivazione:
La motivazione intrinseca e il desiderio di miglioramento personale spingono il praticante a dedicarsi allo studio e alla pratica dell’apnea in modo responsabile.

 

Alcuni aspetti Educativi dell’Apnea Sportiva:

Formazione Tecnica e Sicurezza:
È fondamentale un’educazione corretta sulle tecniche di respirazione, equalizzazione, gestione delle emergenze e uso dell’attrezzatura. La formazione dovrebbe essere condotta da istruttori qualificati.

Consapevolezza dei Rischi:
I praticanti devono essere informati sui potenziali rischi, come l’ipossia, l’ipercapnia, il barotrauma e le situazioni di panico, il poter agire preventivamente.

Progressione Graduale:
L’apprendimento deve avvenire in modo progressivo, rispettando i limiti individuali e senza forzare le sessioni di allenamento.

Cultura della Sicurezza:
Promuovere un ambiente in cui la sicurezza è prioritaria, con l’uso di buddy system, comunicazione efficace e rispetto delle regole.

Educazione Psicologica:
Insegnare tecniche di gestione dello stress, di rilassamento e di concentrazione, fondamentali per migliorare le prestazioni e la sicurezza.

Responsabilità e Etica:
Promuovere un approccio responsabile all’attività, rispettando l’ambiente e le norme di sicurezza, e riconoscendo i propri limiti.

Come possiamo vedere, l’apnea sportiva è un’attività complessa che richiede un equilibrio tra aspetti psicologici e educativi. La preparazione mentale e la formazione adeguata sono essenziali per praticare in sicurezza e migliorare le proprie capacità. Un approccio responsabile, combinato con tecniche di gestione dello stress e una formazione accurata, permette di vivere l’apnea come un’esperienza arricchente, sicura e rispettosa dell’ambiente e delle proprie capacità.

Molti autori fanno il richiamo alle filosofie orientali, e citano l’apnea sportiva come luogo d’incontro alla pratica espressa in questi antichi modelli culturali.

Le filosofie orientali, come il Buddhismo, il Taoismo e lo Zen, pongono grande enfasi sulla meditazione, il rilassamento e la piena presenza nel momento presente. Tecniche di mindfulness, respirazione consapevole e meditazione vengono utilizzate per sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo, ridurre lo stress e facilitare l’accesso allo stato di flow.

Questa sinergia tra l’antico e il contemporaneo permette di esplorare non solo le capacità fisiche, ma anche un livello più profondo di consapevolezza e armonia tra mente e corpo. 

Il mio interesse nello scrivere questo articolo è quello di diffondere in ambito di conoscenza culturale le attuali e sempre più avanzate metodologie educative e riabilitative, riassumendo didatticamente origini e evidenze scientifiche e validazioni dei contributi culturali…

 ed è il caso di NON dire: “acqua in bocca!”,  meglio far conoscere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Category: Psicologia, psicoanalisi, terapie

About Alberto Cini: Educatore Professionale e Formatore, per servizi rivolti alla disabilità, all’adolescenza. Orientato all’approccio olistico alla persona, per la continuità educativa evolutiva dell’adulto e sostegno dei care giver. Specializzato in psicodramma psicoanalitico e teatro educativo con Roberto Losso, psichiatra e psicoterapeuta argentino, è conduttore di laboratori espressivo teatrali, di scrittura creativa e grafico pittorici. Si è diplomato in massaggio tradizionale, shiatsu, massaggio ayurvedico e Yoga.Con un passato sportivo agonistico nel nuoto e attualmente ancora praticante di arti marziali, si specializza in tecnica della respirazione in ambito educativo. Insegnante del metodo Metodo "Respira" di Fabio Andrico (Ati Yoga Foundation) e si forma e attualmente è docente della Medical Breath University di Mike Maric. Ha pubblicato raccolte di poesia. Scrive libri per l’infanzia e drammaturgia per “Terra d’ulivi Edizioni“. Altri articoli sul welfare, arte ed educazione, sono pubblicati sulla rivista “inchiesta on line” . Come artista ed illustratore, viene educato all’arte dalla pittrice Bianca Arcangeli. Questo primo approccio lo influenza particolarmente sul rapporto tra parola e segno, tra la poesia e la pittura.Sensibile agli aspetti formativi e pedagogici dell’espressione artistica si forma col pedagogista Antonio Faeti alla facoltà di Pedagogia, nella quale, inoltre, conosce il sociologo Vittorio Capecchi, che avrà un ruolo di suo mentore culturale, col quale condividerà il percorso esistenziale e di ricerca sociale. Artisticamente approda infine alla scuola dello scultore Alcide Fontanesi, col quale approfondisce l’espressionismo astratto, il simbolismo della forma e del colore.Studia arte terapia e tecniche di sviluppo della persona con il filosofo indiano Baba Philar Bedi condividendo ed apprendendo tutti gli aspetti della Filosofia Acquariana espressa da questo grande personaggio della storia indiana.

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