Massimo Canella: I diritti umani nella Russia di Putin

| 20 Gennaio 2023 | Comments (0)

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I DIRITTI UMANI NELLA RUSSIA DI PUTIN

(comunicazione effettuata nel corso della presentazione del rapporto annuale di Amnesty International sullo stato dei diritti umani nel mondo, realizzata dal Gruppo 031-Mestre, https://www.facebook.com/ai031/, il 12 luglio 2018. Come è noto, dal 2018 la situazione si è evoluta, anche nei paesi confinanti come l’Ucraina, e non nel senso auspicato da Amnesty International.)

Col rischio di sembrare scolastico, prima di riassumere le parte del rapporto sulla Russia darò con parole mie, quindi senza implicare responsabilità di Amnesty, qualche informazione di contesto. La Russia ha dato un contributo immenso alla cultura europea, alla sua letteratura e alla sua musica, il suo popolo ha un alto livello di istruzione, le sue vicende ci riguardano sempre da vicino – ma non è veramente Europa: è un mondo eurasiatico che va compreso nella sua originalità, anche perché molte sue caratteristiche costituiscono difficoltà obiettive per l’instaurazione di una cultura dei diritti umani come noi li intendiamo. Ne citerò le più salienti.

  • Le condizioni geografiche e demografiche. Ha una superficie di 17.098.242 kmq, circa sessanta volte quella dell’Italia, con una popolazione, oltre a tutto in rapido decremento, di meno di 140 milioni di anime, per i quattro quinti concentrate nella parte europea – con una popolazione, quindi, inferiore alla somma degli Italiani e dei Tedeschi. Nella maggior parte del territorio le condizioni climatiche rendono l’insediamento umano particolarmente difficile. Il Paese ha nove fusi orari, che si prevede vengano ridotti in futuro a quattro.
  • La disomogeneità etnica. Il russo, dopo la separazione dalle altre repubbliche sovietiche, viene parlato dal 78 % della popolazione, ma il rimanente 22 % si esprime in cento lingue diverse, e non si son fatti passi in avanti tali da disgregare le identità nazionali e culturali di origine; del resto alle comunità non russofone, che ammontano pur sempre a quasi un quinto della popolazione, è sempre stata riconosciuta un’autonomia che vien detta ampia in ventidue repubbliche autonome inserite nel territorio. Dopo il 1989 si son verificati gravi conflitti su base etnica, sia con componenti interne alla federazione (Cecenia e altre realtà del Caucaso del Nord, piccole ma tenaci) sia coi Paesi confinanti (Ucraina, Georgia, Moldavia). Le classi dirigenti russe e molti osservatori occidentali, come dice Lucio Caracciolo di Limes, ritengono che applicare un sistema liberaldemocratico all’occidentale significherebbe scatenare dispute geopolitiche e secessioni armate a catena, all’ombra di diecimila bombe atomiche sparse qua e là: questo non solo in relazione alle etnie, ma anche alle regioni periferiche.
  • L’assenza di esperienze democratiche o liberali.. Ai tempi degli Zar si parlava di “barbarie moscovita”, influenzata dal cesaropapismo bizantino e dal dispotismo delle steppe. Dopo la loro cacciata, la Russia è stata retta, in una situazione di caos rivoluzionario, da un governo con intenzioni in teoria simili a quelle degli stati occidentali soltanto per pochi mesi del 1917: poi la “rivoluzione d’Ottobre” ha comportato il  presso che immediato scioglimento di un parlamento appena eletto e la soppressione delle espressioni sindacali indipendenti dal partito egemone e delle libertà associative, in forme più decise di quelle dell’ultimo zarismo. Nel suo programma, decisamente perseguito e vigorosamente attuato, il bolscevismo prevedeva una lotta totale, con finalità generosamente utopistiche, contro le vecchie classi dirigenti e ogni forma anche minima di economia di mercato e di dissenso, frenata nei tempi e nei mezzi soltanto da criteri di mera opportunità, rimessi alla valutazione realistica del partito che esercitava la dittatura.
  • La struttura economica. La Russia vive sull’esportazione delle sue abbondantissime materie prime e di materiale militare, .mentre non ha sviluppato adeguatamente un sistema industriale moderno. Dopo il 1989 e qualche anno di caotico impoverimento “liberista”, con procedure non aperte ai capitali esteri, gli asset principali dell’economia sono stati trasferiti nelle mani di un ristretto numero di giovani imprenditori rampanti ammanicati col potere, i cosiddetti ”oligarchi”, che nei successivi tempi di crisi li ha poi parzialmente riceduti allo Stato: una situazione evidentemente poco gradita alle multinazionali occidentali. Si calcola che questi oligarchi abbiano esportato dalla Russia 70 miliardi di dollari. La popolazione anziana o proletaria negli anni Novanta ha perso potere di acquisto e garanzie sociali. In questo secolo gli oligarchi più filo-occidentali sono finiti in carcere o in esilio, mentre gli altri sono le colonne di un sistema basato sull’acquisto delle protezioni pubbliche.
  • La mentalità della popolazione. Chi visita la Russia si rende conto presto del fatto che le persone per lo più non aspirano alle libertà occidentali, a parte quella, conquistata, di consumare se si hanno risorse. I sondaggi danno una preferenza del 13 % per la democrazia occidentale, del 16 % per il sistema sovietico e del 55 % per un sistema che, come dice Putin, corrisponda alle “specifiche tradizioni nazionali russe”; si avverte il permanere dell’aspirazione a uno Zar “buono” (nel senso di capace più che di mansueto), supportato dal sentimento nazionale grande-russo. Tale mentalità è alimentata anche da una risorta Chiesa ortodossa che ha recuperato il ruolo di fiancheggiamento dello Stato che aveva al tempo degli Zar. Va anche ricordato che i risultati del governo di Putin vengono considerati più favorevolmente del caos darwiniano e dei drammi sociali del periodo post-Ottantanove di Eltsin, e non manca la nostalgia per la maggiore uguaglianza sociale e il minimo vitale garantito dei tempi di Breznev.
  • Il regime russo odierno viene ancora considerato una “democratura”, cioè un governo improntato al rispetto delle formalità democratiche (elezioni eccetera), ma ispirato da principi di autoritarismo sostanziale (in altro, meno severo contesto, l’ungherese Orban chiama questo modo di governare “democrazia illiberale”); a questo vanno aggiunte le tradizioni locali di potere arbitrario. Le violazioni dei diritti umani segnalate nel Rapporto Amnesty son rese possibili sia dal potere pieno e senza contrappesi delle forze di polizia o dei gruppi da esse protetti, sia da particolari strumenti legislativi. Fra questi il rapporto segnala in particolare:
  1. Il pacchetto di misure antiterrorismo, ,che prevede fra l’altro pene detentive da 5 a 10 anni in caso di “istigazione o coinvolgimento nell’organizzazione di disordini di massa”, con responsabilità penale dai 14 anni in su (vale la pena di ricordare che con Stalin la pena di morte era comminata dai dodici anni in su). E’ previsto anche il carcere per la “mancata informazione” su attività altrui. Va detto per onestà che la Russia ha realmente un grave problema di terrorismo legato al conflitto ceceno o a immigrati islamisti dall’Asia centrale, anche se pare che il Governo lo abbia pesantemente strumentalizzato ai propri fini con un equivalente della nostra strategia della tensione;
  2. la legge sugli “agenti stranieri”, rivolta dapprima contro le organizzazioni governative e poi anche contro i media esteri, che prevede l’obbligo di registrazione per i media “finanziati da società, persone fisiche, fondi e organizzazioni internazionali stranieri o da entità giuridiche russe sponsorizzate da fonti straniere”. Sui criteri di ammissione alla lista l’amministrazione ha piena discrezionalità. I controlli burocratici sono stringentissimi e invadenti e c’è l’obbligo di contrassegnare il proprio materiale divulgativo con la dicitura “agente straniero”, che nel linguaggio sovietico significava spia. Va detto per onestà che la sua adozione è stata presentata come reazione a comportamenti occidentali nella realtà effettivamente espansionistici e poco amichevoli, in quanto non rispettosi dell’aspirazione a costituire uno spazio economico e politico autonomo con le repubbliche che facevano parte dell’URSS mediante quella che ora si chiama Unione euroasiatica.

Le violazioni segnalate nel Rapporto di Amnesty International si riferiscono a quattro grandi ambiti: 1) le libertà personali; 2) le libertà politico-sociali fondamentali; 3) le distorsioni nel sistema della giustizia; 4) le crisi internazionali.

  • Libertà personali. IN FAMIGLIA: nel febbraio 2017 è stata promulgata una legge che depenalizza la violenza domestica effettuata da parenti stretti, se essa provoca dolori ma non ferite o perdita della capacità di lavorare! (Del resto chi ha letto romanzi russi ha un’idea dell’importanza del bastone nella vita russa tradizionale.) PROBLEMATICA LGBTIQ: continua ad essere applicata la legge contro la propaganda omosessuale, che punisce con multe fino a 5.000 rubli le manifestazioni d’affetto, con il carcere fino a 15 giorni il tocco del fondo schiena e con misure che possono giungere alla deportazione il bacio in pubblico; ciò si aggiunge a una forte pressione della Chiesa ortodossa, che in qualche modo legittima le violenze di gruppi di credenti particolarmente ferventi, e la tradizionale considerazione negativa da parte dell’opinione pubblica. Nella Cecenia, repubblica autonoma del Caucaso settentrionale retta attualmente dal dittatorello filorusso Kadirov jr, centinaia di gay sono stati rapiti e torturati segretamente: alcuni sono stati uccisi, altri consegnati alle famiglie perché provvedessero, secondo le antiche tradizioni locali, a lavare il proprio onore col sangue.
  • Liberta’ politico-sociali. DI RIUNIONE: centinaia di manifestazioni pacifiche di protesta, soprattutto contro una corruzione che è endemica anche a livello spicciolo, sono state represse con le violenze poliziesche, l’instaurazione di procedure giudiziarie inique e l’uso massiccio della “detenzione amministrativa”, che viene applicata non solo per una ragionevole presunzione di colpevolezza, ma anche solo per ragioni di sicurezza. In occasione della manifestazione del 12 giugno promossa dal blogger Navalny si sono verificati 1750 arresti in un sol giorno. DI ASSOCIAZIONE: fondamentalmente mediante l’uso della normativa contro gli agenti stranieri, applicata praticamente per impedire qualsiasi attività di critica politica con rapporti internazionali. DI ESPRESSIONE: mediante l’applicazione eccessiva della legge contro l’estremismo, mediante vessazioni burocratiche e poliziesche e mediante la preponderanza statale negli organi di informazione piegata alla salvaguardia dei “valori etico-spirituali russi”, secondo la priorità indicata esplicitamente dalla strategia ufficiale di sviluppo per la società dell’informazione. DI RELIGIONE: cristiani di diverse confessioni, ebrei, buddisti e Islam vengono considerati parte della tradizione russa, ma la legislazione contro l’estremismo è stata applicata per proibire i Testimoni di Geova, i cui aderenti per il combinato disposto rischiano fino a dodici anni di reclusione, e creare difficoltà a sette protestanti come l’Esercito della Salvezza.
  • Sistema giudiziario. La detenzione amministrativa viene generalmente inflitta avendo come unica base probatoria il verbale della polizia. Viene praticato il “trasferimento”, che equivale a una forma di sparizione e di tortura: i detenuti partono per destinazione ignota agli avvocati e ai parenti, che non sono informati di dove essi si trovino, per viaggi che durano anche un mese, in condizioni spesso degradanti. Le commissioni di vigilanza sulle carceri, istituite formalmente, trovano mille ostacoli per svolgere le loro funzioni.
  • Crisi militari. 1) ESTERNE senza entrare nel merito dei comportamenti del corpo di spedizione in Siria, il Rapporto segnala che per cinque volte la Russia ha posto il veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu su risoluzioni che sanzionavano il regime di Assad per i suoi crimini contro la popolazione civile. Va segnalato che di crimini analoghi si sono macchiate anche molte organizzazioni che gli si oppongono. 2) INTERNE – nella Cecenia solo formalmente pacificata, dopo un conflitto ingigantito, come si è detto, per coprire gli scandali di Eltsin e favorire il consolidamento di Putin, continuano le sparizioni, le esecuzioni segrete e le minacce agli operatori dell’informazione. 3) CONFINARIE: a) in Crimea, penisola storicamente ed etnicamente russa ma occupata dalle truppe russe in forme contrarie al diritto internazionale, viene perseguita ogni forma di opposizione all’annessione, peraltro difficilmente reversibile in quanto con ragioni geopolitiche molto forti. In particolare viene perseguitata la forte minoranza dei Tatari, musulmani che avevano il Khanato di Crimea fino al Settecento, e che già erano stati deportati in massa in Asia Centrale dopo la guerra perché Stalin li accusava, come peraltro accusava i Ceceni, di collaborazionismo coi nazisti: i loro attuali leader sono imprigionati con varie causali o costretti all’esilio; b) nei territori dell’Ucraina dell’Est di lingua russa, autoproclamatisi indipendenti col sostegno militare russo, è in corso una guerra civile ucraina col rispetto dei diritti umani che ci si può attendere in queste occasioni; c) in Georgia, dove le armi russe hanno instaurato autoproclamate repubblichette su base etnica in  Abkhazia e in Ossezia del Sud, e dove il Rapporto segnala ostacoli nella transfrontalierità con la Georgia con danno per famiglie e traffici; d) in Moldavia, dove le armi russe sostengono l’autoproclamata repubblichetta della Transnistria, incuneata fra Moldavia e Ucraina e abitata da Russi di immigrazione relativamente recente; il Rapporto non la cita e si può supporre che le necessità economiche abbiano costretto la Transnistria ad accedere a richieste dell’opinione pubblica internazionale, nella misura in cui essa sa che esiste, e dell’Unione Europea.
  • Vale la pena infine di ricordare che il governo russo e il partito del Presidente, “Russia Unita”, sono molto attivi nel sostegno a centrali informative e gruppi politici che potrebbero destabilizzare gli assetti dell’Unione Europea, con una predilezione per i gruppi di destra. In Italia esiste un protocollo d’intesa fra Russia Unita e un partito di governo italiano, la Lega Nord, firmato pubblicamente nel febbraio 2017 e automaticamente rinnovabile.

Category: Osservatorio internazionale

About Massimo Canella: Massimo Canella, laureato in Scienze politiche all'Università di Padova, è stato docente a contratto presso l'Università Ca' Foscari di Venezia: "Strumenti giuridici e ruolo delle istituzioni per i beni culturali" al corso di laurea specialistica interateneo fra Padova e Venezia su "Storia e gestione del patrimonio archivistico e bibliografico". Ha coordinato il Servizio Beni librari e archivistici e Musei della Regione del Veneto con particolare riferimento allo sviluppo di reti informatiche e relazionali, e alla Soprintendenza ai beni librari. Ha realizzato progetti pluriennali sulla valorizzazione del patrimonio culturale e sull'arte contemporanea. Ha partecipato ai Comitati nazionali del Servizio Bibliotecario Nazionale e del Sistema Archivistico Nazionale e al comitato di redazione del Notiziario bibliografico del Veneto. E' autore di numerose pubblicazioni su i beni culturali (vedi elenco nella rete Linkedin a suo nome)

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