Mario Agostinelli: Un ricordo di Tiziano Rinaldini

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Mario Agostinelli ricorda con questo articolo Tiziano Rinaldini, che ci ha lasciati il 20 maggio, all’età di 79 anni. Nato a Reggio Emilia nel 1947, Tiziano è stato uno storico dirigente della FIOM e della CGIL, e uno storico collaboratore di Inchiesta, della cui redazione faceva parte e al cui fondatore e direttore, Vittorio Capecchi, era legato da un’antica amicizia.
Un ricordo di Tiziano Rinaldini
Tiziano Rinaldini è stato segretario della FIOM di Varese dal 1974 al 1976. Sono quegli anni in cui l’ho conosciuto da vicino e in cui, grazie a lui, maturò il mio ingresso nel sindacato. Tre anni straordinari per il movimento operaio e per la sinistra varesina, che trovò nella sua lucida passione e nella sua instancabile iniziativa il terreno per una stagione indimenticabile di lotte, elaborazione e partecipazione. Tre anni in cui una crescita culturale e civile, inserita nell’applicazione della Costituzione, si estese anche nei nostri territori prealpini.
Tiziano veniva da Reggio Emilia e portava nella provincia lombarda un impulso di innovazione che sollecitò la militanza tradizionale e scosse l’onda dell’esperienza sessantottina che aveva appassionato le generazioni più giovani. Entra nel sindacato di Varese con grande autorevolezza e capisce subito che anche nelle province industriali del Nord era in corso una profonda revisione dei rapporti sociali, pubblici e privati, e una ricerca determinata di valori universali. Si rende così disponibile e attivo per l’incontro con l’eccezionale esperienza del movimento operaio, offrendo tutta la sua intelligenza oltre i confini della sola FIOM.
Quell’esperienza ci ha affascinato per la sua maturità e originalità, soprattutto per l’analisi dell’alienazione e dell’organizzazione del lavoro, e per la sua proposta di unificare scienze sociali, umanistiche e tecniche, mettendo in relazione umanesimo e scienza: una relazione che è sempre stata al centro della sua elaborazione. La stessa collaborazione ad Inchiesta di Vittorio Capecchi sarà nel segno di una feconda intuizione: partire dalla fabbrica e dal lavoro per lanciare un compito di pratica sociale virtuosa attraverso uno dei principali strumenti di analisi della società italiana. Nascevano le 150 ore e l’esperienza emiliana si trasportava nelle scuole prealpine con un protagonismo pacato e fecondo di una FLM che marciava in grande sintonia con il movimento degli studenti. Tiziano annunciava, nelle vertenze aziendali, a partire dalle grandi fabbriche come Ire, Agusta e Bassani, la sfida di superare la divisione del lavoro, ricomporre lavoro manuale e intellettuale, democratizzare la fabbrica, umanizzare la prestazione e cambiare la destinazione sociale della produzione attraverso l’azione dei Consigli di Fabbrica.
È il periodo dell’autoriduzione delle bollette della luce e delle conferenze di produzione, segni di un’autonomia del sindacato e del quadro politico difficilmente replicabile. Ricordo l’entusiasmo dei delegati di CGIL, CISL e UIL per una convergenza unitaria di cui lui era fautore, che avrebbe avuto seguito per molti anni, spostandosi dalle fabbriche alla scuola, al commercio e al pubblico impiego. A Varese si aprì anche un formidabile ciclo di rapporti tra intellettuali, scienziati, insegnanti, studenti e operai, che mise in stretta relazione l’organizzazione del lavoro e l’organizzazione degli studi, il diritto al lavoro e il diritto allo studio.
Io lavoravo al centro ricerche di Ispra quando una sera Tiziano Rinaldini entrò nella mia casa di Cadrezzate. Dalla sua inflessione reggiana disse che tra un ricercatore democratico e un possibile dirigente sindacale che comprende il linguaggio delle scienze e ama i processi produttivi non c’è scelta. Il consenso era già maturo, nato da una grande sintonia e dall’entusiasmo che Tiziano aveva saputo instillare per una finalizzazione sociale del mio lavoro in una prospettiva che lui aveva reso convincente.
Tiziano, con te perdiamo una delle voci più lucide e autorevoli dell’intero movimento sindacale italiano, ma in questa ora triste sono molti gli amici e i compagni che ricordano il tuo contributo alla crescita civile di una provincia che hai saputo amare.
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