Loris Campetti: 12 dicembre 2014. Lo sciopero generale e la dignità dei lavoratori

| 8 Dicembre 2014 | Comments (0)

Pubblichiamo insieme a Il manifestobologna 8 dicembre 2014. In fondo in fondo è vero: Renzi fa i miracoli. Riportare insieme nelle piazze e sui palchi la Fiom e la Cgil non è forse un miracolo? E che dire della svolta nella Uil che riscopre lo sciopero generale? Il terzo miracolo il presidente del consiglio non è ancora riuscito a farlo, ma se continua lungo il cammino intrapreso non è escluso che persino la Cisl sia costretta a rivedere il suo ruolo di sindacato di riferimento – millantato credito, perché la sola parola sindacato fa venire l’orticaria al nuovo uomo della provvidenza – del governo di centro-destra-sinstra.

Perché il 12 dicembre – una data quanto mai evocativa – l’Italia si fermerà per lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil? Per difendere la dignità dei lavoratori, da cui dipende tra le altre cose la democrazia nel lavoro e siccome il lavoro è il fondamento costituzionale su cui si regge il nostro paese, si sciopera e si manifesta per difendere la democrazia tout court. Questo mi è venuto spontaneo di rispondere nel corso di un’intervista a una radio di Zurigo. La seconda domanda dell’emittente elvetica era: ma Renzi non è un presidente di sinistra? Dipende da quel che si intende per sinistra.

Se sinistra vuol dire almeno solidarietà ed eguaglianza, difficile definire di sinistra chi gioca a contrapporre presunti garantiti che garantiti non sono più grazie alla crisi e alle politiche liberiste, agli ancor meno garantiti, scatenando così la guerra tra lavoratori dipendenti e precari, tra pubblici e privati, tra giovani e anziani, e via dividendo. Chi sostiene che solo togliendo un chilo di dignità a qualcuno se ne possa dare mezzo chilo a qualche altro, difficilmente può sperare di essere collocato a sinistra.

Idem se a questo fine si contrappone l’art.18 a un reddito di cittadinanza, operazione culturalmente indecente; tanto più che l’art.18 – una scelta di civiltà – si cancella, mentre il reddito di cittadinanza non è previsto. I diritti come la cultura come la marmellata, roba da spalmare. È forse di sinistra cancellare anche l’art.4 dello Statuto per consentire al padrone grande fratello di controllare a distanza con ogni tecnologia audiovisiva il lavoratore, retrocesso al rango di schiavo potenzialmente delinquente? “Vogliamo” tutto è ora il padrone a gridarlo, e tutto gli viene dato, anche il demansionamento, cioè la perdita dei diritti acquisiti in caso di crisi o ristrutturazione, praticamente sempre.

A differenza di Renzi e della sua segreteria, mi è sembrato che l’emittente svizzera abbia compreso le ragioni dello sciopero generale del 12 dicembre. Compreso lo scandalo dei tagli agli ammortizzatori sociali che non riusciranno più a garantire quei contratti di solidarietà – tipo quello conquistato alla Electrolux – di cui Renzi si fa vanto. Non c’è un progetto di società, e neanche di sviluppo. Non c’è un piano del lavoro ma solo i piani del capitale nella politica economica del governo che continua a picchiare sui più deboli (l’81% del gettito Irpef è sangue dei lavoratori dipendenti). Quale politica energetica, che non siano le trivellazioni garantite dallo Sblocca Italia? Quale progetto di mobilità, con le fabbriche di pullman che chiudono e volano all’estero, come quelle dell’auto? Che ne vogliamo fare della cantieristica navale, e dell’acciaio italiano? Il presidente del consiglio italiano nonché dell’Europa non ce lo dice, e se i progetti non li fa o non li orienta lo Stato, ci pensano i padroni a farli in proprio.

Ecco perché si sciopera il 12 dicembre, ecco perché i lavoratori pubblici e privati raccoglieranno l’appello di Cgil e Uil, e con loro i pensionati sterilizzati e i tanti precari e studenti che con ci stanno a individuare nei loro padri e nelle loro madri il nemico da combattere. Buon 12 dicembre.


Category: Lavoro e Sindacato

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About Loris Campetti: Nato a Macerata nel 1948, ha conseguito la laurea in Chimica nel 1972 e ha insegnato per anni nella scuola media. Entra nel mondo del giornalismo sul finire degli anni '70, dirigendo per circa dieci anni la redazione torinese de il Manifesto. Negli anni successivi per lo stesso quotidiano è inviato per le questioni europee, caposervizio dell'economia e caporedattore. Ha fatto parte del comitato di gestione de il Manifesto. Esperto di relazioni industriali i suoi articoli e libri sono dedicati a questioni sindacali.Ha pubblicato il libro Non Fiat (Cooper , Castevecchi 2002) e Ilva connection. Inchiesta sulla ragnatela di corruzioni, omissioni, colpevole negligenza, sui Riva e le istituzioni (Editore Manni 2013)

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