Presentazione di Scritti cremonesi di Renato Rozzi, 17 gennaio

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Sabato 17 gennaio alle ore 17 nella sede della Società Filodrammatica Cremonese, Sala Convegni, Piazza Filodrammatici 2, Cremona, avrà luogo la presentazione della ristampa degli Scritti cremonesi di Renato Rozzi (Edizioni Cremonabook).
Intervengono il nipote Carlo Andrea Rozzi, Luigi Ferrari (Università Milano-Bicocca, Accademia Scienze Lettere e Arti di Modena), l’editore Fausto Cacciatori.
Il volume raccoglie gli scritti I cremonesi e Farinacci, Una comunità sotto il fascismo, Pensando a Cremona, Nato a, e rappresenta una limpida e articolata riflessione, che intreccia dimensione autobiografica personale e dimensione di memoria collettiva, sui mutamenti sociali, culturali e di costume intervenuti a Cremona dall’epoca del fascismo al boom economico agli anni Settanta. Sottolineando l’importanza di guardare indietro per guardare avanti, ossia di non eludere e di non rimuovere i nodi problematici che le vicende del secolo scorso affidano alla coscienza locale e nazionale, l’autore invita a ricostruirne criticamente il senso, con vigile attenzione alla loro complessità e alle contraddizioni che vi si possono individuare.
In questi scritti Renato Rozzi, scomparso il 9 novembre 2024 nella sua Cremona dov’era nato nel 1929, e dove più volte gli abbiamo fatto visita nella sua bella casa di fronte al duomo, conferma la profonda capacità di analisi, la sensibilità, la leggerezza e l’ironia che lo hanno sempre caratterizzato, e che abbiamo tentato di rievocare nel ricordo a lui dedicato apparso su Inchiesta il giorno della sua morte (Amina Crisma: Addio a Renato Rozzi, 9 Novembre 2024 www.inchiestaonline.it ).
Ricordiamo la fraterna amicizia che lo ha legato per tutta la vita al fondatore e direttore di Inchiesta, Vittorio Capecchi, iniziata negli anni Sessanta, come questi ha raccontato in una nota autobiografica (Vittorio Capecchi, “Mezzo secolo di due riviste”, Inchiesta 210/2020, 2-9, www.inchiestaonline.it), al Centro di Psicologia della Olivetti di Ivrea diretto da Cesare Musatti: un’esperienza fondamentale che insegnò a Vittorio “come si poteva fare un’inchiesta operaia”, e che Renato riassunse in Psicologi e operai (1975).
Come nel memorabile viaggio nella Cina della Rivoluzione culturale condiviso nel 1971 con Vittorio e con la nascente redazione di Inchiesta, anche negli Scritti cremonesi Renato conferma il suo rifiuto di ogni riduzionismo, la sua concezione dello spazio irriducibile (e imprevedibile) della soggettività, la sua attenzione ai vissuti e ai contesti relazionali, che connotano significativamente ogni sua elaborazione.
Possiamo forse ipotizzare che questa sua prospettiva ispirasse anche il libro sul ’68 che negli ultimi anni Renato ci diceva di avere in mente, e del cui progetto ci è rimasta traccia, nelle nostre conversazioni.

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