I doni di Carlo Ginzburg – I , di Paolo Giacomoni

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Carlo Ginzburg alla biblioteca dell’Archiginnasio a Bologna nel 2023: fotogramma tratto da Le biblioteche e la città: conoscere per essere liberi, un documentario di Dario Zanasi e Francesca Zerbetto, prodotto da Maxman Coop (2023) – 1’25″ – https://vimeo.com/1050213198
I doni di Carlo Ginzburg – I
di Paolo Giacomoni
L’iter dei seminari di Carlo Ginzburg, almeno di quegli anni (1974 e seguenti) consisteva nel proporre un argomento da parte sua in alcune lezioni. Da queste e dalle letture contemporaneamente proposte scaturivano aspetti degni di interesse, confronto ed approfondimento che, a gruppi, tentavamo di illustrare, chiarire, chiarirci attraverso nostre indagini e letture che andavamo poi a riportare a tutti gli altri.
Il gruppo di cui feci parte il primo anno mi fece scoprire luoghi, procedure e difficoltà delle ricerche in biblioteca, ma il secondo anno, il particolare affiatamento dei nostri tre componenti mi fece scoprire a quali sinergie possa arrivare un lavoro collettivo ben condotto, la copiosità dei frutti, l’intensità delle relazioni, il senso di uno studio che in parte sì è assimilazione di contenuti, ma in altra parte è anche assemblatore, generatore di contenuti nuovi a cui fa seguito la ricaduta su tutti gli altri. Questo metodo e le sinergie che possono nascere dai gruppi sono stati stimoli preziosi per la mia successiva attività di insegnante, e di insegnante che non rifiuta, ma circoscrive tempi e spazi della lezione frontale affidando poi ai gruppi la prosecuzione del lavoro.
In questo, tra l’altro, Carlo mi è stato maestro, uno dei pochi tra i molti che pure ne avevano il titolo.
Carlo mi prestò il quaderno dove aveva copiato i processi di Menocchio. Io gliel’avevo chiesto perché mi era venuto in mente di farne un copione da recitare, ma è straordinario che un grande studioso presti materiale ancora da pubblicare e comunque privato, ad uno studente del primo anno che gli chiede, senza alcuna base né tanto meno una compagnia, di farne del teatro. Io me lo feci dettare tutto da un amico, e lo trascrissi in braille. L’ho tenuto per tanto tempo, ma poi non ne ho fatto niente.
Quando negli anni ’80 cominciarono ad arrivare notizie sulla possibilità di tradurre testi in vocale, non so perché, ma trovandomi nel suo studio gliene parlai e lui mi disse subito che avrebbe potuto aiutarmi volentieri nell’acquisto di queste nuove tecnologie.
Poi succede che i maestri, anche quelli grandi, li perdiamo per via, non per scelta ma solo perché la vita ci trascina altrove e non è sempre l’intenzione a indicarne il tragitto.
Anni dopo partecipai ad una sua conferenza su Piero della Francesca, ma non riuscii a salutarlo.
La stessa cosa mi capitò all’Archiginnasio nel 2019 per una conferenza per i vent’anni dalla pubblicazione del libro Q di Wu Ming, con un suo intervento.
Lo incontrai invece, e mi riconobbe salutandomi, ad una delle manifestazioni di “Non Una di Meno”! Ma già fin dal tempo dell’università ci eravamo sempre passati la voce della sua presenza alle manifestazioni a cui anche noi andavamo.
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Paolo Giacomoni, nato ad Argenta (FE) il 28/08/53, è residente a Bologna.
Si è laureato in filosofia nel 1978 con una tesi fuori facoltà in etnomusicologia.
Ha insegnato italiano e storia negli istituti tecnici fino al 2014, prevalentemente all’ITC Salvemini di Casalecchio di Reno (BO).
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