Amina Crisma: Ricordando Vittorio Capecchi, tre anni dopo
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Amina Crisma
Ricordando Vittorio Capecchi, tre anni dopo
Domani, 29 luglio, saranno trascorsi tre anni dalla morte di Vittorio Capecchi, fondatore e direttore di Inchiesta. Lo ricordiamo agli amici, alle lettrici e ai lettori vecchi e nuovi. Sarà anche commemorato nella messa mattutina della chiesa di San Giovanni in Monte dove tre anni fa, il 2 agosto, ebbe luogo il suo funerale.
Ecco l’elenco delle principali iniziative sin qui attivate in sua memoria e volte a trasmettere il durevole senso della sua fertile, vitale e multiforme esperienza.
Nel marzo 2025 gli ha reso omaggio il convegno in suo onore “Il cristallo e la fiamma” svoltosi al Dipartimento di Scienze dell’Educazione, e con questo copromosso da ParliamoneOra e dal Collegio Superiore dell’Università di Bologna, di cui abbiamo dato conto sulla nostra rivista (“Il cristallo e la fiamma”: giornata in ricordo di Vittorio Capecchi all’Università di Bologna, 26 marzo, www.inchiestaonline.it , 6 aprile 2025; il video della registrazione si trova su YouTube al link https://youtu.be/L964X0bixd8).
L’Alma Mater lo ha inoltre ricordato, per iniziativa promossa da Ira Vannini, direttrice del Dipartimento di Scienze dell’Educazione, e votata all’unanimità dal Senato accademico, dedicandogli un’aula dove lui ha a lungo insegnato, nel cuore della zona universitaria, in via Zamboni 32 (complesso di Via del Guasto). La cerimonia di intitolazione si è svolta il 26 settembre scorso (26 settembre, intitolazione a Vittorio Capecchi di un’aula in via Zamboni, www.Inchiestaonline.it , 23 settembre 2025).
Infine, si preannuncia che vedrà la luce come opera postuma fra fine agosto e inizio di settembre prossimo nella collana “Pensieri d’Oriente” dell’editore Mimesis (di cui ringrazio sentitamente il direttore editoriale Roberto Revello e il direttore di collana Marcello Ghilardi) la ventennale ricerca di Vittorio rimasta incompiuta alla sua morte, ma già ben strutturata e riccamente documentata, sul Classico dei Mutamenti, il celebre grande codice delle tradizioni cinesi, nella curatela della figlia Saveria e con una mia prefazione (“Rispondere ai mutamenti: lo Yijing nel percorso di vita e di pensiero di Vittorio Capecchi”, pp. 15-39). Il volume s’intitola Lo straordinario viaggio dell’Yijing (I Ching). Miti, divinazioni, scienza e sacro nel libro più antico della Cina, e offre un ampio e affascinante panorama delle sue molteplici interpretazioni antiche e moderne, cinesi e occidentali, proponendo una riflessione interculturale nella prospettiva di un rinnovato e inclusivo umanesimo, capace di attingere sia ad antichissime fonti sapienziali sia a risorse ermeneutiche contemporanee.
Fra i tanti strati di questo libro poliedrico che sedici anni fa ha dato occasione al nostro incontro, e che è frutto delle sterminate letture del suo autore, sempre proteso a esplorare nuovi orizzonti, c’è anche la dimensione della nostra quotidiana conversazione, del nostro “essere due”, ossia di una profonda condivisione e di un continuo scambio dialogico fra noi (un tema su cui progettavamo fra l’altro di scrivere insieme un saggio specifico). Il fertile dinamismo che scaturiva dalla nostra costante interazione e dalla nostra intima communio sottende e pervade le pagine di quest’ultima opera che la generosità di Vittorio ci consegna come suo estremo, prezioso regalo.
E ancora, questo suo libro, che è vivida e pregnante espressione del suo speciale modo di pensare, di vivere, di abitare il mondo, è stato (e credo continuerà ad essere nel corso della sua ricezione e divulgazione) un grande collettore di energie collettive, come spesso è avvenuto in passato con le altre iniziative da lui intraprese nel corso della sua esistenza, prima fra tutte la stessa fondazione di Inchiesta. E’ un’operazione intrinsecamente relazionale, che ha al suo centro non la celebrazione egotica e narcisistica dell’io e del mio, ma l’interattività discorsiva che si svolge in rapporto con il tu, con l’altro, con il noi. Nella sua elaborazione e nella sua stesura, fondate su una costitutiva dialogicità, hanno avuto parte innumerevoli amici ai quali va la mia gratitudine, e che sono elencati nel testo seguente. Mi limito qui a citare, per il generoso apporto all’editing finale, mio fratello Marco e le amiche Irene De Pace e Rossella Lama, per i loro validi consigli e puntuali rilievi alla mia prefazione, e mio nipote Luca Crisma (PhD in Filosofia, École pratique des hautes études) per la sua attenta revisione dell’intero volume, del quale egli è stato fra i più assidui interlocutori.
Lo scritto che segue costituisce la versione aggiornata di un mio articolo originariamente apparso sul n. 363/2024 della rivista I Martedì del Centro San Domenico di Bologna (Amina Crisma, “In ricordo di Vittorio Capecchi”, pp. 70-73) che ringrazio di cuore, segnatamente nelle persone di padre Giovanni Bertuzzi e di Domenico Segna, per avermi offerto tale aperto e bello spazio di pubblico confronto.
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Amina Crisma
In ricordo di Vittorio Capecchi
(Pistoia, 28 novembre 1938 – Bologna, 29 luglio 2023)
Nel periodo trascorso dalla morte di Vittorio Capecchi, mio marito, professore emerito di Sociologia e Sociologia matematica dell’Alma Mater, ne sono apparse varie rievocazioni: fra queste, l’ampio saggio di Franca Bimbi sugli orizzonti delle sue ricerche, il bell’articolo di Piero Formica sulla dimensione internazionale della sua attività, il dibattito alla Festa dell’Unità di Bologna dedicato al suo impegno sul versante della disabilità, l’articolato contributo di Sergio Caserta sul suo intenso rapporto con il sindacato e il mondo del lavoro, la limpida considerazione di Franco Massimo Spiezia sulla sua passione per la matematica, la stimolante riflessione di Giulio Laroni sul suo lungimirante umanismo transculturale, l’acuta testimonianza di Gianni Tognoni sulla sua peculiare capacità di intrecciare creatività e rigore, il penetrante ritratto della sua personalità e delle sue esperienze offerto da Mario Agostinelli, e molte altre ancora, fra cui le affettuose, commosse e commoventi poesie che gli hanno dedicato gli amici Stefano Bonaga, Roberto Dall’Olio, Maria Beatrice Scipione (per una rassegna di queste testimonianze, rinvio alla versione online di Inchiesta, la rivista fondata da Vittorio e da lui diretta dal 1971).[1]
Come compagna di vita e di letture di Vittorio nei suoi ultimi tredici anni, ho accolto volentieri l’invito a ricordarlo degli amici de I Martedì del Centro San Domenico, a cui eravamo legati entrambi da una cordiale frequentazione (insieme partecipavamo agli incontri di Scienza e fede, e insieme abbiamo fra l’altro contribuito, con un articolo cofirmato, “Diritti, quale futuro? Dimensioni sociali e interculturali”, al dossier L’uomo e i suoi diritti del n. 354 del 2022).[2]
Non ho certo qui l’ambizione di descrivere la vastità del suo percorso intellettuale, o la rilevanza dei suoi contributi teorici: questo lo fanno, e lo faranno, coloro che sono stati, ben più a lungo di me, suoi autorevoli interlocutori. Il mio intento è delineare, dal mio punto di vista inevitabilmente circoscritto alla particolare fase della sua esistenza che ho avuto il privilegio di condividere con lui, qualche elemento per ricostruirne il profilo, nella convinzione che una riflessione condivisa sulla sua esperienza sia un “guardare indietro per guardare avanti”, come recita significativamente il titolo di una sezione di Inchiesta. Parlare di lui, insomma, credo possa essere un incentivo al nostro pensare, progettare, agire insieme, attuali e futuri: un atto di memoria e di testimonianza rivolto all’oggi e al domani, da condividere con coloro che l’hanno incontrato, e da affidare soprattutto ai giovani con cui Vittorio ha dialogato e interagito per la sua intera vita, e fino ai suoi giorni estremi, affascinandoli con la sua impareggiabile arte di raccontare.
Un riferimento che mi sembra importante per narrare sinteticamente la storia di Vittorio lo ha offerto lui stesso, con l’editoriale “Mezzo secolo di due riviste: Quality and Quantity e Inchiesta”, apparso sull’ultimo numero di Inchiesta cartacea (ottobre-dicembre 2020, visibile anche sulla versione online) in cui egli ha tracciato la propria autobiografia attraverso la vicenda delle due riviste da lui fondate, e dirette per cinquant’anni: la prima, in inglese (il cui nome ben riflette l’originale metodologia di tutto il suo lavoro, trasversale a tutti i campi da lui esplorati, e fondata sulla costante integrazione/interazione dialettica di questi due aspetti) si proponeva di diffondere in Europa i modelli matematici applicati alle scienze sociali (e oggi è più che mai fiorente, e diffusa soprattutto in Asia); la seconda si configura programmaticamente come “trimestrale di ricerca e di pratica sociale” che si propone di legare conoscenza e prassi trasformatrice, in base all’assunto (mi avvalgo qui dell’efficace sintesi che me ne ha offerto l’amico Gianni Tognoni) che “una produzione di conoscenza deve essere sempre un dialogo reciproco di verifica-dialettica tra una immaginazione/teoria e una ‘inchiesta’, fatta di più sguardi, sul campo”. In questa prospettiva, sin dall’inizio la rivista ha una precisa connotazione militante, e assume a riferimento privilegiato la Federazione Lavoratori Metalmeccanici (fra i suoi numeri più notevoli e di maggiore impatto degli anni Settanta mi limito a rievocare quello, indimenticabile, dedicato alle 150 ore). [3] E inoltre, per impulso di Adele Pesce, compagna di Vittorio per oltre trent’anni, si apre al femminismo, avvalendosi fra l’altro della significativa collaborazione di Luce Irigaray.[4]
Per mezzo secolo Inchiesta è stata un’attiva promotrice di riflessioni e dibattiti su una molteplicità di temi, in conformità all’atteggiamento annettivo e inclusivo del suo fondatore e direttore, distante da ogni chiusura settaria e settoriale, e costantemente proteso all’esplorazione trasversale di crinali interdisciplinari e interculturali. Qualche esempio per tutti: il memorabile convegno promosso a Bologna negli anni Ottanta che ebbe per protagonista Fernand Braudel, la riflessione su “la città della comunicazione” all’inizio degli anni Duemila, il dibattito sul “ritorno a Confucio nella Cina d’oggi” avviato nello scorso decennio da Maurizio Scarpari. Inchiesta è stata, insomma, “una fabbrica di cultura” – così la definiva uno dei suoi più attivi contributori degli anni recenti, il compianto amico Bruno Giorgini: uno spazio aperto, pluralistico, di libero confronto, a cui hanno contribuito, accanto ai sociologi, economisti, psicologi, storici, giuristi, filosofi, teologi, e quant’altro….[5] Fra i tanti, voglio citare in particolare il compianto amico e maestro Pier Cesare Bori, che ci ha fatti incontrare, e l’esperto in reti neurali artificiali Paolo Massimo Buscema, che Vittorio ha intervistato sul tema dell’intelligenza artificiale nel libro L’arte della previsione (Mimesis 2020).
Fin dall’inizio, il percorso di Vittorio ha avuto una dimensione internazionale: la Columbia University di Paul Lazarsfeld (e della marcia per la pace in Vietnam del 1967 con Martin Luther King), la Cina visitata nei primi anni Settanta (e la cui presenza su Inchiesta si è ulteriormente accresciuta negli anni recenti, con il cospicuo apporto di sinologi quali Antonella Ceccagno e Maurizio Scarpari), il Vietnam, l’Irlanda, il Brasile, la prediletta Parigi, il Giappone a cui lo aveva introdotto Ronald Dore, e dal quale gli era arrivato nel 2022 un prestigioso riconoscimento dei suoi meriti interculturali, il conferimento dell’Ordine del Sol Levante. Ma al contempo vi sono paesaggi italiani che in lui hanno avuto speciale e duratura incidenza: la Pistoia della sua infanzia e delle sue prime esperienze di onnivoro lettore, la Milano della sua formazione alla Bocconi (e del confronto, insieme a Gianni Tognoni, con la Chiesa di sant’Ambrogio),[6] la Olivetti di Ivrea dove ha trovato un padre spirituale in Cesare Musatti, e dei fratelli maggiori in Renato Rozzi e Franco Novara, la Trento dell’avventurosa nascita della facoltà di Sociologia. E infine c’è Bologna, dove si è svolta la maggior parte della sua esistenza, luogo di innumerevoli fertili incontri: solo per citarne alcuni, Claudio Sabattini, Roberto Alvisi, Angiolo Tavanti, Luigi Pedrazzi, Giovanni Evangelisti, Umberto Romagnoli, Paolo Prodi, monsignor Giovanni Catti, Dino Buzzetti, Maurizio Matteuzzi, Gianni Sofri, Bruno Giorgini, Sergio Caserta, Carla Caprioli, padre Giovanni Bertuzzi, Rossella Lama…e la cara Flavia Franzoni, al cui ricordo Vittorio ha dedicato l’ultima sua intensa testimonianza.
Alla sua sempre viva curiosità per orizzonti diversi si accompagnava una strenua fedeltà ad alcuni temi essenziali. Non credo sia un caso che il suo penultimo scritto sia un dialogo su Don Milani con Riccardo Cesari (che a Vittorio ha poi dedicato un commosso ricordo), così come su Don Milani quasi sessant’anni fa era stato uno dei suoi primi saggi, visibile anche su Inchiestaonline, apparso sulla rivista Il Mulino che l’ha di recente ripubblicato. C’era un saldo nucleo di valori fondamentali a cui faceva riferimento. L’uguaglianza per lui non era un’ideologia, ma innanzitutto e soprattutto un’etica, appresa dai suoi maestri della Bocconi, come Francesco Brambilla, che erano stati nella Resistenza, che gli avevano insegnato a coltivare l’amore per la matematica,[7] e che gli leggevano Keynes. In proposito, Vittorio amava citare un icastico motto di Giorgio La Pira, che dichiarava quali propri riferimenti essenziali “il Vangelo e Keynes” (e a La Pira abbiamo reso insieme omaggio, visitando con emozione la sua celletta nel convento di San Marco a Firenze qualche anno fa).
C’era in lui un robusto impianto razionale, fra i cui riferimenti privilegiati svettavano Marx, Weber, Freud (e a Freud l’aveva iniziato Cesare Musatti, incontrato, come s’è detto, in quella straordinaria fucina intellettuale che è stata la Olivetti di Ivrea); accanto a questo, e con questo non in contraddizione, c’era una forte istanza spirituale, una sensibilità profonda per il mistero al cuore delle cose – e in quest’ambito si inscrivevano riferimenti molteplici, da Carl Gustav Jung a Dietrich Bonhoeffer, dal François Cheng delle meditazioni sul male, sulla bellezza, sulla morte al Charles Péguy cantore, in una famosa poesia, di quella bambina irriducibile che si chiama speranza. Fra i suoi ultimi appunti, ho trovato una pagina del Wenzi, testo taoista che parla il linguaggio paradossale del Laozi, il cui titolo nella traduzione di Jean Levi è reso come l’obscure clarté.
A questa duplice prospettiva si riconduce anche il suo grande interesse per lo Yijing, il Classico dei Mutamenti, che ha fra l’altro offerto occasione nel 2010 al nostro incontro e che da allora è diventato oggetto della nostra quotidiana conversazione, a cui Vittorio ha dedicato una ventennale, sistematica ricerca confluita in un volume rimasto incompiuto alla sua morte, ma in larga misura già ben strutturato e riccamente documentato, che vedrà la luce come opera postuma a settembre prossimo nella curatela della figlia Saveria e con una mia prefazione nella collana Pensieri d’Oriente di Mimesis, con il titolo Lo straordinario viaggio dell’Yijing (I Ching). Miti, divinazioni, scienza e sacro nel libro più antico della Cina.
Tale suo approfondito impegno è in parte riflesso anche nella prefazione, che abbiamo scritto insieme, al libro di Matteo Sgorbati L’I Ching a Eranos. Wilhelm, Jung e la ricezione del Classico dei mutamenti (Orientexpress 2021).
Vittorio rappresentava questa duplice propensione che lo accomunava all’amico Pier Cesare Bori, e per certi versi anche a un altro significativo interlocutore incontrato in anni più recenti, Amos Luzzatto, facendo riferimento all’immagine del cristallo e della fiamma delle Lezioni americane di Calvino, o alla Discesa nel Maelström del suo prediletto Edgar Allan Poe. In Vittorio, mi pare, non diversamente che in Pier Cesare, e in Amos, laicità e spiritualità, rigore e apertura, esprit de géométrie ed esprit de finesse, illuminismo e illuminazione (riprendo qui una bella formula di un altro grande compianto amico, Giangiorgio Pasqualotto), capacità di scrutare e di interpretare la dialettica complessità del reale e limpida essenzialità di scelta etica, lucida intelligenza critica e umanità generosa e dolce convergevano e si integravano, oltre che nei loro pensieri e discorsi, nella tacita esemplarità del loro modo di essere e di vivere.
Mi piace immaginare che stiano continuando altrove, non troppo distanti da noi, la loro amichevole conversazione, nella fiducia condivisa nella potenzialità di luce insita in ogni essere umano: una fiducia oggi forse più che mai ardua da serbare e da coltivare, e forse proprio per questo oggi ancor più necessaria.
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[1] Cfr. www.inchiestaonline.it, da luglio 2023 a tutt’oggi. Oltre alle testimonianze citate, vi si veda Luca Crisma, “Vittorio Capecchi e la disabilità”, cronaca del dibattito animato da Roberto Alvisi (UILDM), Angelo Gabriele Aiello, Andrea De Maria e Simona Lopapa (autrice di Vissuti di qualità, Pendragon 2012, di cui Vittorio ha scritto una significativa introduzione). Cfr. inoltre Vittorio Capecchi, Sergio Caserta, Angiolo Tavanti, Tra storia e futuro. Politiche per una regione smart, Il Mulino 2015.
[2] Vittorio Capecchi, Amina Crisma, “Diritti, quale futuro? Dimensioni sociali e interculturali”, I Martedì, 1, 45, 354/2022, pp. 35-39.
[3] La bandiera rossa della FLM era sulla bara di Vittorio, insieme alla toga e al tocco accademici, al suo funerale, il 2 agosto, nella chiesa di San Giovanni in Monte.
[4] Cfr. Vittorio Capecchi, Donata Meneghelli (a cura di), Adele Pesce, Fare cose con le parole. Lavoro, sindacato, politica, femminismo, Dedalo 2012.
[5] Una peculiarità della redazione di Inchiesta rievocata nell’editoriale già sopra citato è la presenza al suo interno di una significativa componente valdese: Giovanni Mottura, Giovanni Jervis, Mario Miegge, Giorgio Rochat….
[6] Cfr. La Chiesa di Sant’Ambrogio, lettera a un vescovo, a cura di comunità ecclesiali milanesi, Laterza 1970, a cui Vittorio ha contribuito.
[7] Alla “bellezza della matematica” era dedicato un progetto didattico di Vittorio rimasto purtroppo inattuato. Su questo tema cfr. l’intervento di Franco Massimo Spiezia, che vi ha partecipato e collaborato, su Inchiestaonline ( Franco Massimo Spiezia: “La bellezza della matematica” con Vittorio Capecchi 28 Novembre 2025, www.inchiestaonline.it )
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