Una poesia per ricordare Maria Dal Bosco

| 26 Settembre 2016 | Comments (0)


 

Alle cinque di questa mattina ci ha lasciati, a 95 anni, Maria Dal Bosco moglie di Aulo Crisma e madre di Amina Crisma collaboratori di “Inchiesta”.  La storia di Maria Dal Bosco è stata raccontata da Aulo Crisma in “Dieci anni con i Cimbri ”  (www.inchiestaonline.it “Osservatorio delle comunità montane” 8 aprile 2016) e da quella monografia è tratta l’immagine  di Maria Dal Bosco giovane maestrina di Giazza in bicicletta con i pensieri e i capelli al vento. La poesia scelta per ricordare Maria è quella di Wislawa Szymborska “La morte senza esagerare”. La poesia è stata scelta perché tutte le volte che la morte interviene lo fa nel modo maldestro ricordato dalla Szymborska ma soprattutto perché nella poesia si parla degli “attimi di immortalità” che Maria ha vissuto e fatto vivere a chi le stava vicino sempre con grande intensità. I funerali saranno tenuti nel piccolo e accogliente cimitero di Giazza nel pomeriggio di mercoledì 28 settembre 2016.

 

 

Wislawa Szymborska, Sulla morte senza esagerare

 

Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.

Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d’un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo ingrato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.

Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia stata immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.

Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

 

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)


 

 

 

 

Category: Arte e Poesia, Editoriali, Osservatorio comunità montane

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