Paola Maria Selleri: Ricordo di Vittorio Baravelli

*
*
Ricordiamo Vittorio Baravelli, scomparso il 9 febbraio, amico generoso e ospitale con cui abbiamo condiviso tante belle serate, con le parole di Paola Maria, sua moglie, e ci uniamo al cordoglio della famiglia e degli amici (Amina e Vittorio)
Vittorio Baravelli era nato nel 1942, e si era laureato in giurisprudenza nel 1964. Ha svolto la professione di avvocato civilista e contemporaneamente l’incarico di giudice onorario –attività che ben si adattava al suo carattere e che svolgeva con molta passione. Amava sentirsi super partes piuttosto che scontrarsi con degli avversari. Il suo vero lavoro fu però fare l’avvocato, ne aveva la dote e la capacità, dimostrate in molte occasioni. Lo studio della legge era un po’ la cifra famigliare (padre notaio, fratelli e sorelle laureati in legge); il primo dei fratelli aveva però preferito fare il medico. Come tutta la famiglia anche Vittorio faceva parte della “compagnia dei lombardi”, antica associazione di famiglie che risaliva al 1170 (ora tutte le famiglie sono bolognesi ma un tempo venivano dalla Lombardia) e che ha sede presso la chiesa di Santo Stefanoa Bologna.
Quali erano le caratteristiche di Vittorio? Onesto, generoso, altruista, come la famiglia lo aveva educato. Mi piace ricordare la sua generosità anche nella professione. Era contento, infatti, se poteva aiutare quel cliente che non avendone le possibilità non avrebbe potuto essere assistito senza la sua generosità e pazienza. Così una stretta di mano, un grazie erano per Vittorio la vera ricompensa.
Voglio però (e preferisco) ricordare Vittorio come marito, padre e nonno – buono, affettuoso, generoso, altruista, ma anche riservato, schivo e a volte un po’ burbero e un po’ brontolone. Ma il suo brontolare era in fondo un bonario autoritarismo d’antan per farci capire che voleva dire lui l’ultima parola: sugli orari per esempio (non amava mai fare tardi la sera dopo cena) o sulle scelte in genere, anche se poi alla fine eravamo sempre tutti d’accordo.
Anche gli amici lo ricordano con affetto e simpatia. A loro amava raccontare storie legate alla sua giovinezza o episodi del suo lavoro. Molto spesso i racconti si ripetevano. Noi facevamo finta di non conoscere le storie che raccontava, sapevamo invece come andavano a finire. Ma non ci si annoiava mai perché c’era sempre un particolare nuovo, o ritornato alla memoria o frutto della sua fantasia, chissà…?
Sì Vittorio, la tua vita è stata una vita d’amore per tutti noi: moglie, figli, nipoti, amici, 54 anni vissuti insieme che non potremo scordare mai.
Category: Editoriali, Epidemia coronavirus

