Amina Crisma: Aulo Crisma, mio padre

| 22 Dicembre 2022 | Comments (0)

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Nel secondo anniversario della morte di mio padre, scomparso alla vigilia di Natale, la notte del 24 dicembre 2020, pubblico il discorso che ho tenuto il 1 ottobre scorso a Selva di Progno, in occasione dell’intitolazione alla sua memoria di un’area del paese in cui lui ha trascorso la maggior parte della sua vita (sono già apparsi sulla nostra rivista i discorsi commemorativi di quel giorno di Aldo Ridolfi e di Antonia Stringher, alla quale devo anche la foto, scattata sulla Lobbia, che chiude quest’articolo).

Mio padre è stato, fra molte altre cose, collaboratore di Inchiesta, che ha raccolto in un’apposita rubrica gli scritti suoi e su di lui (“Aulo Crisma e la rivista Inchiesta”, www.inchiestaonline.it ).

 Assieme a papà voglio oggi ricordare l’amico carissimo, suo e nostro, di una vita intera, Dante Zanor, di Illasi, che anche lui, secondo il detto alpino che tutti e due conoscevano e citavano, “l’è andà avanti”, ossia ci ha lasciati ai primi di dicembre: un abbraccio ad Adelaide, a Francesca, a Paola, a Francesco.

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Mio padre

(Selva 1 ottobre 2022)

Caro sindaco, cari amici ed amiche, cari compaesani, è una grande emozione essere qui oggi con voi, a ricordare tutti insieme mio padre, e il suo profondo legame con questo paese dove ha vissuto la maggior parte della sua esistenza, e dove tornava tutte le estati, anche l’ultima della sua vita. “El maestro”, qui sempre si è chiamato, così come “la maestra” si è sempre chiamata mia madre (anzi, addirittura per certi era, ancora a novant’anni, la maestrina…).  Come sapete, i miei genitori sono stati anche i nostri primi maestri, i nostri insegnanti delle elementari, miei e di mio fratello Marco. Così, mi sembra significativo che questo nostro incontro si svolga il primo ottobre, che una volta, come ben ricordano i diversamente giovani, era il primo giorno di scuola (e, altra coincidenza significativa, proprio in questi giorni sei anni fa, a fine settembre, eravamo ad accompagnare mia mamma al cimitero di Giazza).

Innanzitutto voglio dirvi la nostra profonda e commossa riconoscenza – mia e di tutta la nostra famiglia – Marco, Maristella, Irene, Luca, Davide, mio marito Vittorio – per aver deliberato la “Intitolazione dell’area sportiva circostante la scuola elementare di Selva di Progno alla memoria dell’insegnante Aulo Crisma”. Siamo profondamente riconoscenti al sindaco, alla giunta e al consiglio comunale che l’hanno deliberata, al presidente dell’associazione sportiva Pietro Luigi Cappelletti che ha promosso la delibera, insieme con Beniamino Gaiga che ne ha curato la redazione, ad Antonia Stringher, a Vito Massalongo del Curatorium, e a tutti voi presenti che l’avete sostenuta, e che avete reso possibile questo nostro incontro di oggi.

Colgo l’occasione anche per ringraziarvi sentitamente, oltre che di questa bellissima occasione, di tutte le manifestazioni di attenzione e di affetto per mio padre che ci avete dato, sia come singoli sia come comunità, nel corso di questi anni, dall’attribuzione già vari anni fa del titolo di Gran Massaro dei Cimbri all’attribuzione della cittadinanza onoraria a lui e a mamma (grazie al primo cittadino di allora, Aldo Gugole, e alla vicesindaco e assessora di allora Elisabetta Peloso), alla presentazione qui in questa sala, in una serata memorabile, del libro Dieci anni con i cimbri (e ancora grazie Aldo, Elisabetta, infaticabile Antonia, Vito (a cui si deve anche il ricordo di papà sul n. 62 della rivista del Curatorium Cimbri/Tzimbar). C’è stata anche una Festa dei Cimbri nel 2019 a cui mio padre doveva intervenire, da festeggiato, ma purtroppo glielo impedì un episodio di malattia poi superato.

E ancora, voglio ricordare la commovente partecipazione al suo funerale a dicembre dell’altr’anno (di straordinaria intensità, nonostante la pandemia, come già era stata intensa a quello di mamma, nel settembre 2016), e grazie per questo, allora come oggi, a Monica Furlani e al coro (un amico vicentino presente al funerale di mamma mi ha detto: “voria anca mi sentirme cantar cussì “Dio del cielo, Signore delle cime”…),  e fra le tante espressioni di affetto, ricordo una foto online a lui dedicata della nevicata di quei giorni a Giazza.

Non mi è facile parlare di mio padre. Come potete immaginare la sua presenza – e oggi la sua assenza – sono così strettamente e intimamente legate al mio vissuto da stare al di qua, o al di là, delle parole: sono fatte di vita quotidiana, di condivisione di tanti momenti (come le nostre camminate insieme in montagna, ricordi Antonia?). Lo faranno benissimo, come già hanno fatto benissimo altre volte, i cari amici e bravissimi relatori e organizzatori della giornata di oggi, Antonia Stringher, Vito Massalongo, Aldo Ridolfi, e mio nipote Luca (mi pare bello che la giovane generazione raccolga simbolicamente l’eredità spirituale del nonno) – e dunque a loro voglio lasciare soprattutto, com’è giusto, spazio.

Io mi limito dunque solo a un paio di brevissime considerazioni che voglio condividere con voi  -brevissime, cercando per parte mia di attenermi al noto detto che ben conoscete, che papà spesso mi ripeteva, e che aveva sentito da don Bepo, ossia monsignor Giuseppe Cappelletti, prozio di mamma: “prediche curte, e paparele longhe”.

Tante cose ha fatto, e sapeva fare, papà, come ben sapete e come oggi qui si ricorda: insegnante, studioso di storia locale, sportivo (qui c’è il campo da tennis da lui promosso, ma sapeva anche nuotare, e stare al timone di una barca a vela, come aveva imparato nella sua Parenzo, e qui aveva anche imparato a sciare da autodidatta, su sci che aveva comprato da un reduce della guerra di Russia, e nelle cronache di famiglia si ricorda una sua temeraria, spericolata discesa verso el Gioas, la contrada Paradiso, per far colpo su quella bella ragazza, la maestrina, che era allora la sua morosa, e sarebbe diventata sua moglie), giudice conciliatore di grande pazienza, instancabile animatore culturale (doposcuola, centro di lettura, teatro, giornalini, cineforum), giornalista (corrispondente dell’Arena per molti anni), fotografo, pittore, ceramista, falegname…era fra l’altro anche un bravo ballerino (si racconta di una volta, con mia mamma, grande ballo fino a notte, alla sagra di sant’Andrea), e un ottimo cuoco (ha fra l’altro trasmesso, Paola lo sa, qualche sua ricetta qui in paese).

Amava la convivialità, la condivisione. E dietro a questo c’è una storia familiare che credo valga la pena di rievocare: il mio nonno paterno, soldato austroungarico durante la prima guerra mondiale fatto prigioniero sul fronte orientale, si trovò allo scoppio della rivoluzione a errare a lungo ramingo per la Russia, cercando la via del ritorno verso casa, che lui infine trovò imbarcandosi da Odessa. In questa peripezia lo salvò la generosità delle donne russe che sempre lo sfamarono, e lui a sua volta – era un fornaio – per tutta la vita accolse a cuocere il loro pane nel suo forno le contadine slave dell’interno dell’Istria.

E ancora, mio padre era uno straordinario, attentissimo revisore di bozze: lo ha sempre fatto, per vent’anni e fino alla fine, dei miei libri: ed è proprio in ricordo di questo suo lavoro attento e paziente che ne lascio qualche copia alla biblioteca di Selva. In particolare, ha curato gli indici (un lavoro enorme, difficilissimo) della mia traduzione della Storia del pensiero cinese di Anne Cheng, e le redattrici professioniste di case editrici come Einaudi e Garzanti avrebbero voluto assumerlo. Non ha fatto a tempo a vedere l’uscita, a fine dicembre scorso, dell’ultimo libro mio da lui rivisto, Meditazione taoista (RCS 2020).

Era anche uno scrittore, un narratore originale, con una cifra, un suo stile speciale, interessato a quelle figure e vicende che non trovano posto nelle Grandi Narrazioni, nella Storia monumentale, interessato insomma ai microcosmi (di Parenzo e di Giazza) e alle microstorie (dalle figure di gente comune della Parenzo della sua infanzia anni Trenta in Istria ai contrabbandieri della Lessinia ricostruiti negli studi con Remo Pozzerle alla gente di Giazza raccontata in Dieci anni con i Cimbri. Di questo si dirà di più dopo, ne parleranno Luca e Aldo. Voglio anche ricordare i suoi numerosi contributi, in particolare nella sezione “Osservatorio sulle comunità montane”, l’ultimo scritto  pochi giorni prima di morire, alla rivista a cui collaboro, Inchiesta, diretta da mio marito Vittorio Capecchi, dove c’è ora un’intera sezione a lui dedicata, “Aulo Crisma e la rivista Inchiesta”, di oltre 50 scritti suoi  e su di lui, che raccoglie anche i discorsi in sua memoria (www.inchiestaonline.it ).

Dietro a tutte le molte e varie attività e abilità di mio padre c’era, sì, un talento poliedrico e versatile, ma c’era soprattutto un certo atteggiamento verso la vita, un certo modo di stare al mondo, non molto facile da definire: insomma, era uno “star basso”, ossia un parlar sottovoce, con un tono sempre pacato; non l’ho mai sentito parlar male, o con risentimento, di nessuno, anche quando, secondo me, ne avrebbe avuto motivo; il detto “beati i miti” lo rappresenta molto bene. La sua era una socievolezza aperta, cordiale e disponibile verso tutti, era un tranquillo, spontaneo e naturale “prendersi cura” degli altri, sempre, che si trattasse di nipoti da far giocare, di amici, di compaesani, di scolari, di colleghi, di persone da riconciliare, di ragazzi del centro di lettura, o di familiari da assistere: penso alla sua totale dedizione a mia madre nell’ultima fase della sua vita, o anche, molti anni prima, alla mia prozia Albina, che abitava qui con noi, durante la sua malattia, o ancor prima, a mio nonno Antonio, el Togneto, detto el Putela. Sapeva scherzare, e sapeva trasmettere serenità anche nei momenti difficili e avversi (“fede e speranza”, mi diceva sempre), il suo atteggiamento di fondo, anche se aveva una profonda e tacita esperienza di quanto potesse essere forte il male, era un’incrollabile fiducia nel bene: una convinzione coraggiosa e profonda, che, mi sembra, non sono in tanti ad aver la forza di mantenere, e che si trova in certe persone semplici, gente comune, come in certi grandi maestri, d’oriente e d’occidente. Mi diceva scherzando, adoperando un termine confuciano, “Ma c’è il Tianming!” ossia il Mandato celeste, su cui si può fare affidamento…

Mio marito Vittorio lo definisce “un grande artigiano”: uno che amava costruire, e aggiustare, con attenzione, con cura paziente per le cose, e per le persone e i loro rapporti. Che era ospitale, e  capace di costruire e coltivare le relazioni fra/con le persone, di incontrarle, di ascoltarle. Fino alla fine, è stato accogliente, disponibile e ospitale con tutti, curioso di nuovi incontri (inclusi quelli con i miei lettori e le mie lettrici cinesi dell’Università di Venezia che gli ho portato a Selva), ed è riuscito sempre a farsi nuovi amici: e spesso erano persone molto più giovani di lui, che mi dicono che non avvertivano la differenza di età, che lo sentivano come un coetaneo. Lo rimpiangono delle mie amiche che lo hanno visto una volta sola, il tempo di un aperitivo e quattro chiacchiere.  Fino alla fine, è stato disponibile ad andare, e ad acclimatarsi, in posti nuovi (come Tencarola dove ha abitato gli ultimi 20 anni, vicino a mio fratello e agli adorati nipoti), ma ha lasciato una bella scia di ricordi anche nei posti dove io ho abitato, a Venezia, a Mestre e a Bologna, dove mi è venuto più volte a trovare. E’ stato sempre curioso e aperto a imparare cose nuove (il suo computer fino alla fine è stato sempre in azione), e pronto a mettersi in rapporto con gli altri anche tramite le nuove tecnologie: mi hanno scritto persone che lo hanno incontrato soltanto per email, dove aveva centinaia di indirizzi, come mi dice mio nipote Luca, che si è occupato sistematicamente degli archivi del nonno, e teneva corrispondenza ancora nei suoi ultimi giorni. Ha lasciato una vivida impressione, mi dicono, anche in interlocutori del tutto occasionali.

Ecco, credo sia questo spirito d’amicizia, questa costruzione di legami solidali, questa relazionalità che lui ci lascia, che ci consegna, e che in qualche modo continua, e si proietta fra noi, qui riuniti per farne memoria, oltre la fine della sua esistenza.

E mi consola della sua assenza il fatto che sia sepolto qui, in questo piccolo gioiello raccolto e intimo che è il cimitero di Giazza – così distante dall’anonimato burocratico, freddo e terribile dei cimiteri cittadini -, accanto a mia madre, ai miei nonni, ai prozii Ambrogio e Albina, e a Toni, che è stato il compagno di vita e di letture della mia gioventù.

La sera quando ho nostalgia “della mia aria”, come diceva mamma, guardo la webcam del rifugio Boschetto della Leonella, e dell’osteria Ljetzan di Giorgio, per sapere che tempo fa a Giazza e a Revolto, e poi dal mio balcone di Bologna cerco la costellazione che lui mi aveva insegnato, quand’ero bambina, a distinguere: nelle sere più limpide, quando non c’è troppo inquinamento luminoso, riconosco il timone dell’Orsa, come facevo allora con lui.

E mi piace pensare che l’atteggiamento di apertura e di disponibilità, la freschezza di sguardo che mio padre ha saputo conservare fino alla fine sia, in fondo, simile a quello del suo pronipotino, Bruno, che ora ha poco più di un anno, e che lui non ha fatto a tempo a vedere: che ha imparato a sguazzare allegramente nelle pozzanghere, e che va incontro con fiducia, sorridendo, alle cose nuove, e alle persone, che trova sul suo cammino.

Ancora grazie a tutti. E ora, com’è giusto, la parola alla giovane generazione, a Luca.

Category: Aulo Crisma e la rivista "inchiesta"

About Amina Crisma: Amina Crisma ha studiato all’Università di Venezia conseguendovi le lauree in Filosofia, in Lingua e Letteratura Cinese, e il PhD in Studi sull’Asia Orientale. Insegna Filosofie dell’Asia Orientale all’Università di Bologna; ha insegnato Sinologia e Storia delle religioni della Cina alle Università di Padova e di Urbino. Fa parte dell’Associazione Italiana Studi Cinesi (AISC) e, come socia aggregata, del Coordinamento Teologhe Italiane (CTI). Ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale a professore di seconda fascia per l’insegnamento di Culture dell’Asia. Tra le sue pubblicazioni: Il Cielo, gli uomini (Venezia 2000); Conflitto e armonia nel pensiero cinese (Padova 2004); Neiye, Il Tao dell'armonia interiore (Garzanti, Milano 2015), Confucianesimo e taoismo (EMI, Bologna 2016), Meditazione taoista (RCS Milano 2020). Ha contribuito a varie opere collettanee quali La Cina (Torino 2009), Per una filosofia interculturale (Milano 2008), Réformes (Berlin 2007), In the Image of God (Berlin 2010), Dizionario del sapere storico-religioso del Novecento (Bologna 2010), Confucio re senza corona (Milano 2011), Le graphie della cicogna: la scrittura delle donne come ri-velazione (Padova 2012), Pensare il Sé a Oriente e a Occidente (Milano 2012), La diversità feconda, dialogo etico fra religioni (Bologna 2021). Fra le riviste a cui collabora, oltre a Inchiesta, vi sono Asiatica Venetiana, Cosmopolis, Giornale Critico di Storia delle Idee, Ėtudes interculturelles, Mediterranean Journal of Human Rights, Prometeo, Paradoxa, Parolechiave, Sinosfere. Fra le sue traduzioni e curatele, la Storia del pensiero cinese di A. Cheng (Torino 2000), La via della bellezza di Li Zehou (Torino 2004), Grecia e Cina di G.E.R. Lloyd (Milano 2008). Tra i suoi saggi: Il confucianesimo: essenza della sinità o costruzione interculturale?(Prometeo 119, 2012), Attualità di Mencio (Inchiesta online 2013), Passato e presente nella Cina d’oggi (Inchiesta 181, 2013), Taoismo, confucianesimo e questione di genere nelle ricerche e nei dibattiti contemporanei (2014), La Cina su Inchiesta (Inchiesta 210/2020), Quale ruolo per la Cina nello spazio pubblico? fragore di silenzi e clamore di grandi narrazioni (Sinosfere 14 marzo 2021). I suoi ambiti di ricerca sono: il confucianesimo classico e contemporaneo, le fonti taoiste, le relazioni interculturali Cina/Occidente, il rapporto passato/presente, tradizione/modernità nella Cina d’oggi, i diritti umani e le minoranze in Cina, le culture della diaspora cinese, le questioni di genere nelle tradizioni del pensiero cinese. Ha partecipato a vari convegni internazionali sul dialogo interculturale e interreligioso promossi dalle Chaires UNESCO for Religious Pluralism and Peace di Bologna, di Tunisi, di Lione, dalla Konrad Adenauer Stiftung di Amman, da Religions for Peace, dalla Fondazione Scienze Religiose di Bologna. Coordina l’Osservatorio Cina di Inchiesta e di valorelavoro ( www.valorelavoro.com ). Cv dettagliato con elenco completo delle pubblicazioni: al sito web docente www.unibo.it

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