Tommaso Furlan: Il fuoco non arde solo a Crans-Montana

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Tommaso Furlan
Il fuoco non arde solo a Crans-Montana
In questi giorni abbiamo visto spesso un tragico mosaico fatto di piccole foto con i volti dei tanti giovani feriti e deceduti nella assurda strage di Crans-Montana.
Con delicatezza e rispetto mi avvicino per aggiungere una, dieci, cento tessere perché il fuoco non arde solo a Crans-Montana.
Giovanna 16 anni aveva comprato un paio di calze eleganti per la serata di Capodanno. Quando l’incendio è divampato le sue gambe erano vicino alle fiamme e il nylon delle calze si è fuso con la pelle, ora lei sta soffrendo in ospedale. Hadiya 16 anni le calze non ha mai potuto indossarle perché i talebani le hanno imposto il burqa, l’hanno obbligata a non uscire di casa, a non studiare e se si fosse rifiutata l’avrebbero punita con il fuoco.
Anne 17 anni è andata alla festa a Crans-Montana con il suo ragazzo, volevano stringersi nel bacio di mezzanotte ora sono in due letti di ospedale e lui è grave. Zahra 10 anni invece non sa come sarebbe potuto essere il suo ragazzo perché altri stanno combinando il suo matrimonio, ma soprattutto le hanno già praticato l’infibulazione, la mutilazione genitale.
Stephan 18 anni si trovava al pian terreno del locale quando sono scoppiate le fiamme, è riuscito a farsi largo e a uscire con la forza della disperazione, la sua faccia era diventata incandescente, l’ha affondata nella neve che è evaporata. Roman 11 anni è un ragazzino ucraino che ha il volto sfigurato in modo permanente a causa del fuoco scatenato dalla Russia. Qualche settimana fa ha raccontato al Parlamento Europeo la sua storia e la morte di sua madre. Più volte l’interprete ha dovuto interrompersi, per la commozione non riusciva a tradurre.
Daniel 19 anni si è salvato perché è uscito dal locale per andare a far scoppiare qualche petardo.
Nabil 14 anni non si è salvato perché mesi fa i botti non erano quelli di Capodanno, ma quelli dei missili israeliani che lo hanno ucciso.
Elke 17 anni aveva la gola devastata per il fumo inalato a causa dell’incendio, però si è salvata, aveva subito bisogno di acqua, gliela hanno portata con immediatezza. Bushra 16 anni ogni giorno ha la gola arsa dalla sabbia e dal caldo, non ci sono rubinetti e non c’è acqua in certe zone del Sudan. Oggi c’è anche la guerra civile, la carestia e decine di migliaia di profughi che non sanno dove andare.
Maximilien 17 anni voleva tornare dentro per recuperare la giacca, ma viste le fiamme ha desistito ed è stata la sua salvezza. Sadiq 14 anni voleva difendere le sue pecore dall’attacco dei coloni in Cisgiordania, ma quando si è reso conto di quanto fosse pericoloso ha desistito e questa è stata la sua salvezza.
Conrad 25 anni è accorso davanti al locale si è reso conto che suo fratello più piccolo non c’era più, era sotto le macerie del locale prolassato a causa dell’incendio, ora potrà solo piangere sulla sua tomba. Wai 17 anni non ha più trovato il corpo di suo fratello rimasto sotto le macerie del terremoto che mesi fa ha devastato alcune zone della Birmania, quella catastrofe ce la siamo dimenticata, in quelle zone c’è la guerra che impedisce di muoversi e fare qualsiasi cosa, non c’è nemmeno una tomba su cui piangere.
Andrea di 18 anni uscito dal locale ha trovato i soccorsi e il suo amico Luigi dopo l’incendio sta ricevendo cure e assistenza ospedaliera. Ahmed 19 anni ha un fratello malato e anche sua madre non sta bene, sono a Gaza e vanno a curarsi presso il centro di una ONG; adesso quel centro chiuderà poiché il governo israeliano ha negato l’autorizzazione ad agire sul campo a trentasette organizzazioni che fornivano assistenza alla popolazione, compresa la Caritas e Medici senza frontiere. Nemmeno i talebani sono arrivati a tanto, considerato che in Afghanistan sono operative alcune ONG.
Si possono aggiungere tante foto a quelle di Crans-Montana, non solo provenienti dalle situazioni che ho appena descritto, ma anche dalle altre guerre dimenticate in Yemen, in Congo, ad Haiti e in tutti luoghi dove senza fare notizia la violenza e la povertà si sostituiscono al pane quotidiano.
Come se non bastasse c’è qualcosa che ci coinvolge tutti anche se lontani, è qualcosa che stride come le unghie sulla lavagna: un giornalista ha spiegato che a parte le zone limitrofe alla strage in cui la pietà e le lacrime si sono mescolate, a Crans-Montana le vacanze sono continuate fra piste da sci, locali e ristoranti. Un albergatore ha detto: <<Cosa avremmo dovuto fare? Chiudere e mandare tutti a casa?>>
La stessa domanda è rivolta a noi, considerato che fra poco, dopo aver letto queste righe, tutti torneremo alla nostra vita mentre il fuoco e le stragi in giro per il mondo continueranno.
Cosa dovremmo fare? Dovremmo rinunciare alla nostra vita per poi renderci conto che non cambierebbe nulla? Sicuramente in tanti siamo sofferenti e partecipi, ma forse anche impauriti e impotenti. E se un giorno capitasse a noi o ai nostri figli di finire in mezzo a quel fuoco?
Sempre con estrema delicatezza e rispetto proviamo a condividere qualche riflessione che può diventare una pratica.
Si può far finta di niente, girarsi dall’altra parte, ma ci renderemmo complici. Forse non saremmo in grado di incidere nella geopolitica; allora prima di tutto dobbiamo prenderci cura di questo disagio che sentiamo, è un’indignazione giusta, è una partecipazione coerente; possiamo farlo diventare una forma di compassione che abbraccia il nostro cuore e abbraccia tutto ciò che vediamo soffrire. Dobbiamo permetterci di lasciar uscire la sofferenza, la rabbia, il senso di paura, di ingiustizia, di impotenza.
Non è un’azione inutile, è una pratica che ci solleva, generando un’intenzione non distruttiva, capace di consapevolezza per vedere le cose così come sono.
C’è una differenza tra chi appicca il fuoco, lo alimenta, lo causa colpevolmente, non chiama i soccorsi e chi invece ha cura delle situazioni, dei pericoli, chi si impegna per non propagare le fiamme e si prodiga per spegnerle e per assistere le vittime.
Non c’è azione se non c’è intenzione, avere cura delle proprie intenzioni e della propria sofferenza è il primo passo per far trasformare le cose. Il disagio di cui non ti prendi cura è quello che trasmetti; non possiamo aiutare gli altri se non sappiamo rendere equilibrati e morbidi noi stessi.
Se c’è felicità prima o poi ci sarà sofferenza, ma anche solo prendersi cura della sofferenza darà felicità. L’intenzione della compassione ci fa cambiare, la compassione che poi concretamente ascolta e abbraccia può iniziare dalle persone attorno a noi, una compassione che sa essere amorevolezza, benevolenza, generosità, solidarietà, pazienza, coraggio, fiducia. Parole che sembrano la solita utopia? Allora proviamo a toglierle in concreto dalla nostra vita. Cosa accadrebbe? Non ci sarebbe più l’amico che ci è sempre stato vicino, non ci sarebbe più chi amiamo e chi ci vuole bene, non ci sarebbero più i maestri e i grandi uomini e donne che ci hanno dato speranza con il loro esempio di vita.
Cosa resterebbe? Solo macerie, come dopo un incendio, e fra queste un cuore arido e rabbioso, ingordo e avido, un cuore in fiamme che si renderà responsabile di nuovi incendi. Come è adesso il nostro cuore? In che cuore crescono le intenzioni che diventeranno azioni? Se invochiamo libertà siamo stati in grado noi per primi di concederla?
Le rette intenzioni permettono di stare davanti alla Realtà che sembra incomprensibile, si affacciano su un orizzonte Oltre, l’unico che ricomprende il mistero della vita e della morte, un mistero che noi possiamo solo abitare e attraversare. La domanda di senso è umana, la lucertola e la pietra non se la pongono, sono nella autoregolazione della Natura. La natura umana invece aggiunge e toglie qualcosa e spesso si interroga in preda allo smarrimento, illudendosi della propria arroganza o sprofondando nella frustrazione. Aggiunge solidarietà, saggezza, compassione, amore e toglie la vita, distrugge, odia, soffoca persino la speranza.
Papa Leone ha chiuso la porta del Giubileo della Speranza. A volte sentiamo nel nostro cuore chiudersi quella stessa porta; invece la speranza diventa concretezza nella consapevolezza che nel cuore saggezza e compassione sono semi sempre presenti, ma vanno coltivati, devono essere fatti crescere e maturare fino ai frutti da condividere. Se non fosse stato così ci saremmo già estinti, se tutti avessero pensato che vince sempre chi appicca l’incendio non avremmo avuto Gandhi e Madre Teresa, San Francesco e il Buddha, ma senza scomodarli, non avremmo avuto chi ci ha amato, chi ci ha fatto crescere, chi è ancora al nostro fianco.
Mi ha sempre fatto pensare l’ipotesi di uno psicologo mio amico: lui afferma che se per caso qualcuno avesse apprezzato gli acquerelli di un certo Adolf forse non avremmo avuto il nazismo. Ogni dittatore, ogni presidente delirante, ogni santo è stato prima un cuore bambino. Prima o poi qualche fiamma volgerà anche noi o coloro che sono attorno a noi, il fuoco non è solo a Crans-Montana. Se tutto brucia abbi cura prima di tutto del tuo cuore: solo così potrai aiutare gli altri e affrontare l’ingiustizia, ma chiediti sempre se prima di pretendere la giustizia sei stato in grado di offrirla.
Nella incomprensibilità di molte cose, il senso spesso può essere dato proprio dalle nostre azioni e intenzioni. Una parola che è passata di moda è responsabilità, troppo spesso è stata sostituita frettolosamente da altre parole come diritto, soddisfazione, libertà.
Un saluto e un augurio a tutti per un anno di fiducia, coraggio e forza, con una particolare vicinanza e rispetto per chi adesso sta soffrendo.
Per concludere con un sorriso amaro: mi hanno detto di fare attenzione se ti offrono un viaggio a sorpresa, da qualche giorno c’è un nuovo tour operator che fa atterrare i suoi elicotteri sul tetto del condominio, di prima mattina mentre dormi; poi i suoi collaboratori ti prelevano e ti portano da qualche altra parte all’estero per farti felice. Mentre sei fuori sempre loro che sono già ricchi e benestanti ti chiederanno di prendere il tuo frigorifero il divano e la caldaia per il loro miglior benessere. Almeno sono gentili perché te lo stanno chiedendo e se non ti va bene ti faranno un’offerta che non si può rifiutare, Marlon Brando alias il Padrino insegna.

foto dell’Autore
Tommaso Furlan si è laureato all’Università di Padova prima in giurisprudenza
con la ex Presidente del Senato prof.sa M.E. Alberti Casellati e poi in filosofia orientale con i proff. G.Pasqualotto e A. Crisma. É studioso ed esperto di intercultura, pensiero cinese, psicologia buddhista. Ha sviluppato le sue conoscenze e competenze con la pratica e con numerosi viaggi in Oriente a contatto con maestri e monaci. Insegna, tiene corsi, conferenze e seminari per aziende, enti, associazioni e singole persone anche nella forma del coaching sportivo.
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