Maurizio Scarpari: Il mito dell’unità nel nome di Confucio (e Taiwan trema)

| 26 Ottobre 2021 | Comments (0)

 

 

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Il mito dell’unità nel nome di Confucio (e Taiwan trema)

Diffondiamo da La lettura del Corriere della sera di Domenica 24 ottobre 2021

L’idea di “una sola Cina”, continentale e insulare, è da sempre uno dei capisaldi della politica estera e militare cinese. Per il presidente Xi Jinping la riunificazione – annessione per i taiwanesi – della “isola ribelle” è inevitabile, parte di un processo storico ineludibile. A nulla potranno servire né la determinazione con cui la presidente Tsai Ing-wen intende difendere l’autonomia dell’isola, né le ingerenze della comunità internazionale, interpretate come palesi violazioni della sovranità nazionale.

Per Xi Jinping il momento della (ri-)unificazione è prossimo. Dopo aver decretato, nel 2012, la fine del “secolo della umiliazione nazionale”, intende ora suturare una ferita mai rimarginata, lascito della guerra civile iniziata ai tempi di Mao. Sarebbe un successo che il “presidente di tutto” vorrebbe intestarsi e che gli conferirà a perpetua memoria il titolo di Grande unificatore. Per i cinesi tale figura evoca i mitici sovrani dell’antichità, ma anche personaggi che hanno plasmato la storia, primo fra tutti colui che fondò l’impero, nel 221 a.C. Interessanti sono le analogie con il presente.

Grazie a una serie di riforme innovative in ambito economico, sociale e militare Ying Zheng, potente e visionario re di Qin vissuto nel III secolo a.C., si trovò a capo di un’imponente macchina da guerra, in grado di realizzare l’ambizione più grande: unificare “tutto ciò che è sotto il cielo” e diventarne il monarca assoluto. Nel giro di pochi decenni di scaltre attività diplomatiche e di cruenti combattimenti raggiunse l’obiettivo, e al cospetto delle massime divinità, degli spiriti ancestrali e delle popolazioni sottomesse si autoproclamò Primo Augusto Imperatore, titolo altisonante che nessuno prima di lui aveva osato assumere. L’impero, grandioso per estensione e per concezione, durò 2132 anni, fino al 1911. Ogni divisione e frammentazione trovò sempre la sua ricomposizione grazie a un ideale che, filo sottile ma indistruttibile, ha percorso l’intera storia della Cina, e che sembra percorrerla ancor oggi.

Il principio che ha dominato la cultura politica cinese per oltre due millenni, apparentemente semplice ma in realtà di difficile attuazione, fu enunciato dai confuciani nel IV secolo a.C.: “la stabilità politica e sociale sta nell’unità”. Unità, pace e stabilità: per realizzarle non bastava però l’illuminata gestione di un sovrano virtuoso, come postulavano i confuciani, era necessario esercitare un controllo assoluto dell’organizzazione politica, militare, economica, amministrativa e sociale dell’impero, come sostennero, più pragmaticamente, i fautori di modelli di stampo statalista. La dottrina dello stato unitario, autoritario e disciplinatamente confuciano quale elemento essenziale per la pace e la stabilità ha caratterizzato l’intera storia cinese ed è, di fatto, ancor oggi lo strumento teorico più potente che sostiene e giustifica l’azione di governo nella difesa della propria sovranità territoriale e nella volontà di riannessione di Taiwan.

Category: Osservatorio Cina

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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