Sabrina Ardizzoni: Una fortezza della cultura: arte e Cina a Marghera

| 9 Agosto 2021 | Comments (0)

 

 

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Non so se sarà l’arte a ricucire le ferite nei rapporti tra italiani e cinesi, ma sicuramente il linguaggio degli artisti è un idioma universale, che tocca le corde di tutti, senza barriere.

Abbiamo visitato il Parco di Forte Marghera, a Mestre, costruito dentro allo storico forte militare di Venezia, “waterfront” della laguna. In questo contesto abbiamo trovato una situazione civile che vale la pena indagare, con gli occhi dell’inchiesta.

Vecchi edifici abbandonati che un tempo fornivano i servizi alle compagini militari sono stati trasformati in spazi di ricerca, sperimentazione e formazione, laboratori, gioco, dove vengono ospitate iniziative culturali di vario tipo. Attività a servizio dei cittadini, con area ristoro, passeggiate, anche a bordo d’acqua, e una colonia felina che mantiene col volontariato oltre 150 gatti in colorate casette.

Il contesto è piacevole, regna la calma, sei in mezzo alla natura, a due passi dalla città più bella del mondo, Venezia, ma sei su un’isola, l’isola dell’isola, sulla quale, a sorpresa, trovi due mostre bellissime di artisti cinesi contemporanei.

La prima è una collettiva di 12 artisti che indagano, ciascuno con il proprio linguaggio, le trasformazioni dei Weiwu, abitazioni rurali tradizionali degli Hakka, del Sud della Cina.

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La mostra Hakka Earthen Houses on variation-Co-operative Living, Art and Migration Architecture in China è stata allestita nel Padiglione 30, a cui si arriva dopo aver attraversato un ponte sul fossato, e poi le spesse mura del forte e aver passeggiato verso il bacino da cui un tempo partivano le barche per i rifornimenti. Il Padiglione 30 è una costruzione in mattoni spoglia e possente, protetta da ampi portoni di legno rinforzato. Un contesto che richiama direttamente i villaggi di Weiwu – che letteralmente significa “Case fortificate.” Illuminate dalla luce che entra dalle finestre aperte in alto, si dispiegano le opere che interpretano le strategie di sopravvivenza nella migrazione che da secoli gli Hakka, popolo sempre in movimento, prima nelle varie regioni della Cina interna, e poi verso tutti i paesi del mondo, hanno messo in pratica. L’isolamento e la difesa, che tanto li avvicina alla situazione pandemica globale che ci coinvolge tutti, sono strategie che spesso gruppi di migranti mettono in atto per difendersi dagli attacchi di chi si sente invaso. Ma anche la solidarietà, l’accoglienza e il dialogo sono le virtù che si mettono in gioco quando ci sentiamo parte di un genere umano che ha come intento quello di sopravvivere. Il rapporto con la natura, il mantenimento di un equilibrio delicato, fragile, da tenere come “sorvegliato speciale”, proprio in questa epoca, di sorveglianza. Sorveglianza degli equilibri, non degli umani. Sono questi i temi che toccano qui gli artisti di questo popolo unito nella diversità. Sono questi i temi che i curatori, Wang Lin, dell’Accademia di Belle Arti di Chongqing, Angelo Maggi, dello IUAV d Venezia, e il direttore artistico Ying Tianqi, artista già noto per i sui lavori sul rapporto tra i muri dei villaggi e la memoria collettiva, hanno proposto ai visitatori della Biennale Architettura 2021, di cui la mostra è Evento collaterale.

Accanto a questa mostra, ricca di opere e di stimoli, a pochi passi di distanza, nel vecchio edificio della Polveriera francese, troviamo la mostra di un artista cinese, una giovane promessa dell’arte, Liu Xuanzhu. Appassionato di pittura fino da piccolo, dopo aver studiato all’Accademia di Changsha, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti a Venezia e propone qui la sua prima personale: 2020… che non scompare mai. Una raccolta di 18 ritratti iperrealistici di volti, in formato 150×150, che esprimono la fisicità delle persone che il pittore ha incontrato per strada dopo avere seguito con attenzione il primo lockdown.

Dopo aver trascorso molti mesi in casa, nella solitudine dell’isolamento, una volta uscito, a novembre, i volti si sono presentati in tutta la loro imponenza davanti ai suoi occhi. Occhi: quelli da cui comincia a dipingere i volti, quelli che in queste grandi tele sembrano sfuggire al controllo dello stesso pittore. Dove guardano questi occhi? Sembra una sorpresa anche per lui. Occhi che non vorrebbero continuare a vedere questo … 2020 che non scompare mai. (Mostra prorogata almeno fino ad agosto)

Teniamo a mente questo nome perché vorremmo sentirne ancora parlare.

 

 

 

 

Forte Marghera è un laboratorio fuori dall’attenzione dei media, senza l’attenzione dei circuiti potenti, ma potente, della forza di un abbraccio mondiale, che si trasmette tramite l’arte.

http://fondazionefortemarghera.it/

 

Category: Arte e Poesia, Nuovi media, Osservatorio sulle città

About Sabrina Ardizzoni: Docente di cinese in Unibo dal 2005, dopo dieci anni di lavoro come interprete e mediatrice linguistico-culturale, ha iniziato lo studio della lingua cinese presso l'Università di Bologna nel 1986, con un periodo di studio in Cina presso l'Istituto di Lingue e Culture di Pechino e presso l'Università Normale dell'Anhui (1992-1995). Il lavoro di mediazione linguistico-culturale, dal 1998, si è svolto nelle scuole, negli enti locali e ONG. Dal 1995 lavora come interprete e traduttrice in ambito sociale, medico e aziendale. I suoi interessi si concentrano nelle nuove tecniche glottodidattiche, nelle indagini dei cambiamenti sociali in corso nella Cina rurale, con particolare riferimento ai movimenti migratori interni e internazionali e alle questioni di genere. Ha compiuto diverse spedizioni di inchiesta in Cina, soprattutto nelle aree rurali, dove, grazie anche alla collaborazione con istituzioni educative e culturali del Fujian e Jiangxi, sta sviluppando l'ambito di ricerca sulle donne nelle comunità di Hakka, in Cina e nella diaspora.

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