Roberto Roversi: Ritorneranno quei tempi duri

| 25 Giugno 2019 | Comments (0)

 

Stralci a cura di Bruno Giorgini da Le Descrizioni in Atto (1963 – 1970) di Roberto Roversi, Bologna – Libreria Palma Verde – 1985

Ho tentato una scelta di versi dalle Descrizioni in Atto, cosciente che si tratta di un poema fortemente unitario e coeso, e che quindi ogni spezzatura tradisce in qualche modo la poetica e le intenzioni dell’autore. L’ho fatto comunque per dare ai lettori almeno la percezione della densità, estensione e profondità poetica, nonchè politica, del testo, certamente con le Ceneri di Gramsci (Pasolini 1957), uno dei più significativi e belli del secondo dopoguerra.

 

Ritorneranno quei tempi (duri)

Piangeranno contro i muri le madri

aspettando il ritorno dei figli.

(..)

Non basta (o non serve ancora) aprire Lenin a pag.225 e leggere

l’ordine della rivoluzione

(..)

Struttura, prevalenza della letteratura

sulla cultura, ideologia ma non politica

-“ che è sta’dannata politica” dicono

e chiedono “siate seri vi prego,

se siete poeti scrivete poesie:

per carità, è forse poesia la vostra?”

(..)

E gli antichi poeti

Dove s’incontra sempre la stessa domanda a chi approda:

siete pirati?

(..)

Egli credeva a ciò che diceva.

(..)

“Tra amici riuniti, dopo la cena, davanti a un bel fuoco di legna

Inevitabilmente il discorso cade

Sulla guerra atomica”.

(..)

Il vecchio Marx è un’irsuta cima

Incanutita alla neve di una candela,

il comunista gentile parla adesso di grazia e di santi.

Fin dai tempi di Omero è ovvio

quando le mura di Troia splendevano

e l’uomo era pauroso di dei

muoviti, va. Sogno bugiardo alle celeri navi dei Greci…

Reclinano sempre le ire nel vento delle antiche paure.

(..)

La scienza e la tecnologia dunque

non bastano a pensare per noi,

ancora è l’uomo che deve impedire

alla macchina di rivolgersi contro di lui.

(..)

LE ROVINE DELLA CITTA’
AUTENTICHE ROVINE
NON ARCHEOLOGICHE ROVINE
LA CITTA’ ROVINATA E SU QUESTE ROVINE…

(..)

Era il tempo in cui Lenin scriveva sul come

andavano affissi i giornali.

I giornali non bastavano. Bisognava

dunque affiggerli ai muri perchè potessero essere letti.

(..)

l’omicidio, il temporale che viene

(con tutti i sintomi della catastrofe).

(..)

Vedono gli alberi e non le foreste (Lenin, Opere, vol. 25, pag. 240)

(..)

In una rivoluzione quando è vera

o si vince o si muore.

(..)

la mano sulla spalla

e come tutto passò:

in una rivoluzione ecc.

(..)

Crivellato di colpi il mondo…

I bei discorsi interessano

ma non incantano più.

La domanda è: ma poi?

In questi termini.

(..)

A Torino il fatto che

un letto è affittato

tre volte al giorno a tre immigrati meridionali

è naturale.

(..)

Battiti pietra demente.

Le saette stridono

le saette non inceneriscono.

(..)

Quanto cielo di Tiepolo e anche questi semigelidi venti

erbe che scuotono fischiando

sembrano bruciate

ancora legni molto simili (così eguali)

alle tavole di barche abbandonate fra

dune sterpi nei silenzi dell’Adriatico (o erano)

(..)

Un ragazzo siciliano emigrato

al nord in cerca di lavoro è

stato trovato a Cantù dai ca-

rabinieri, svenuto per la fa-

me in mezzo alla strada.

(..)

Ascoltata

la sua storia, i carabinieri

non hanno potuto fare altro

che rispedirlo a Reggio Cala-

bria, in un istituto di riedu-

cazione dal quale sem-

bra fosse fuggito. A che cosa

poi dovranno rieducarlo

(..)

S’accorge d’essere ancora una volta un povero

seduto sulla paglia egli conta i giorni

mentre vede oltre la finestra le grandi nuvole di giugno

correre verso il mare.

(..)

prima tace ascoltando poi dice Compagni

l’unità nella diversità

Cos’è rimasto? è rimasto ben poco.

(..)

Inchiesta sulle leggi repressive in Europa

la soave natura laggiù con quel filare

di canne (alcune)

(..)

ma soprattutto c’è

nel cielo a perdifiato

(..)

non più con la folla, scegliete chi

più vi piace – poche ore da Genova un’isola speciale

da scoprire.

Sarete voi il mare.

(..)

Una notte a Leningrado

la Neva era gelata ma io

camminavo con Puskin (da riprendere)

Paesaggio dopo un bombardamento

(descrizione a colori).

Sul filo spinato elicotteri bassi

(..)
Se c’è in un angolo (non troppo lontano) della terra

un inverno senza neve, un fiume senza rete.

Un cane che guarda da una porta la pianura che imbianca.

Mi indicano la riviera

dove tutto è esaurito

dove i prezzi sono alle stelle.

La è meglio non andare

E più economico restare e lottare.

(..)

La città chiuse le porte.

Gli uomini si contarono.

(..)

Trenta milioni di italiani emigrati

Negli ultimi cento anni,

i problemi dell’emigrazione saranno discussi

domani

(..)

Non dico le parole che amo

dico solo le parole che ricordo

(..)

Vivere ascoltare imparare

navigare su un fiume

con sette cuori diversi.

E settecento furori.

(..)

Se la parola per molti è indecifrabile

meglio con uno straccio trovato per terra

fare intanto qualche segno essenziale

perchè i tempi sono i neri boschi di Brecht

sono tempi di guerra.

(..)

Oggi non è un altro giorno.

Stringi qualcosa.

La libertà è difficile.

FINEFINEFINEFINEFINEFINEFINEFINEFINEFINEFINEFINEFINE

Category: Arte e Poesia, Guardare indietro per guardare avanti, Roberto Roversi e la rivista "Inchiesta"

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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