Roberto Alvisi: Quando le imprese utilizzano l’innovazione tecnologica dal basso

| 3 Agosto 2016 | Comments (0)

 

A metà degli anni 90 sono riuscito a far tradurre, come Uildm e con l’aiuto fondamentale di uno staff di medici dell’Ortopedia del Sant’Orsola,  uno straordinario volume di David Werner Niente per noi senza di noi (Nothing About Us Without Us), https://en.wikipedia.org/wiki/David_Werner , dedicato alla realizzazione di ausili per le persone disabili dei paesi poveri in diverse parti del terzo mondo in particolare nel Messico. Il volume l’avevamo trovato in una libreria specializzata a Londra e la versione in italiano è ormai da tempo esaurita. In alto c’è uno dei disegni di David Wener per il suo  libro Disabled Village Children (il libro non accora tradotto in italiano  è stato pubblicato nel 1987 dalla Hespeian Foundation ed è disponibile in rete nel sito giapponese www.dinf.ne.jp)

Con lo stesso spirito e la medesima curiosità segnalo in questo intervento anche altre strategie imprenditoriali che hanno inserito la solidarietà nel mondo della tecnologia. Ho utilizzato le informazioni partendo dalla iniziativa   de La Repubblica che ha iniziato, a partire dal 13 giugno 2016, a pubblicare esempi di innovazioni dal basso (a cura di Pulsemedia Group) e proseguendo poi su internet .  Lette tutte insieme queste iniziative di successo mostrano che esiste un mondo di tecnologie (o tecniche) solidali che deve farci riflettere perché anche se solo “una su mille ce la fa..” ne vale sempre la pena.
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1.  Plantalàmpara, la lampada che fa luce grazie alle piante
Un team dell’università di ingegneria e tecnologia di Lima (in alto nella foto) ha sviluppato un dispositivo alimentato grazie alla fotosintesi clorofilliana. Si chiama Plantalàmpara ed è una lampada a led che ricava da terra e piante energia pulita e rinnovabile. Il flusso di corrente generato fornisce due ore di luce. L’invenzione è stata usata nel villaggio di Nuevo Saposoa, in Perù, rimasto al buio per mesi dopo un violento uragano.
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2. La valigia solare che salva mamme e bimbe in Africa

 

Ogni due minuti muore una donna per complicazioni legate al parto, il 99% nei paesi in via si sviluppo. L’ostetrica Laura Stachel con l’aiuto del marito, ha inventato una “valigia solare” di facile trasporto e installazione che consente di fornire facilmente elettricità negli ospedali in villaggi senza infrastrutture, dove si partorisce anche a lume di candela. Sono stati forniti già 1.300 kit a ospedali in 27 paesi.

La storia di questa invenzione è importante sia raccontata per esteso. Durante un viaggio di ricerca in Nigeria, alla dottoressa Laura Stachel  (nella foto) capita di assistere a un parto cesareo d’emergenza, durante il quale succede una cosa che la lascia a bocca aperta: l’elettricità se ne va e i dottori si ritrovano a dover operare al buio. “Ero l’unica ad essere sorpresa, era ovvio che gli altri erano abituati a lavorare in quelle condizioni, non ci fu alcuna reazione da parte loro” dice alla CNN.

Per fortuna, Stachel ha con sé una torcia e i dottori riescono portare a termine l’operazione senza problemi. Ma nel corso di quel viaggio di 2 settimane nel 2008, la dottoressa americana testimonia molte (troppe) altre volte in cui la vita delle mamme e dei neonati venivano messe a serio rischio semplicemente per la mancanza di elettricità. Le levatrici si arrangiavano come possibile per avere un po’ di luce: lanterne a cherosene, candele, perfino telefoni cellulari. “Ma non sono strumenti adeguati… se qualcuno ha un’emorragia, se un bambino ha bisogno della rianimazione, è necessario avere luce diretta”.

La World Health Organization e le Nazioni Unite stimano che nel 2010 circa 40mila donne nigeriane hanno perso la vita durante il parto, pari al 14% delle morti di questo tipo a livello mondiale. Anche le statistiche che riguardano la mortalità dei neonati sono tra le peggiori al mondo: ogni anno, circa il 4% dei bimbi nati in Nigeria muoiono prima di arrivare ai 28 giorni di vita (in paragone, negli Stati Uniti sono lo 0,4%).

Con l’aiuto del marito Hal Aronson, esperto in energia solare, la dottoressa si impegna a trovare un modo per aiutare le strutture ospedaliere nigeriane. Progettano un sistema elettrico solare capace di produrre gratuitamente l’energia per l’ospedale statale nel nord del Paese africano, dove la Stachel aveva condotto la ricerca.Mentre cerca di raccogliere fondi per il progetto, Laura Stachel ritorna in Nigeria con un piccolo kit dimostrativo per dare un’idea di come funzionerebbe il sistema energetico solare. Si tratta di una valigetta con paio di pannelli solari all’interno, alcune luci e dei walkie-talkie per migliorare la comunicazione.

Ma per i dottori nigeriani si tratta molto di più di un modello dimostrativo in miniatura. “Questo è incredibile, ce lo devi lasciare… può aiutarci a salvare delle vite già da adesso” dicono alla Stachel. Da allora, ogni volta che torna in Africa, la dottoressa porta con se delle nuove “valigette solari” assemblate dal marito.

I nuovi modelli sono composti da due pannelli solari che si montano sul tetto della clinica e che sono collegati a delle luci LED di alta qualità. Il kit include anche dei fari, un monitor fetale Doppler per monitorare il battito cardiaco dei bebè, e un carica cellulare/batterie. L’autonomia è di 20 ore.

Con il successo del dispositivo, Stachel e Aronson hanno lanciato un’organizzazione no profit chiamata 5, che dal 2009 fornisce le valigie a energia solare (formazione e installazione comprese) gratuitamente ad ospedali e cliniche non solo in Nigeria ma in tutta l’Africa, in Asia e nell’America Centrale. Ogni kit costa 1500 dollari, che la ONG raccoglie grazie alle donazioni e ai fondi raccolti da sponsor e partner.

We Care Solar ha anche portato a termine l’installazione del sistema elettrico solare progettato da Aronson. Secondo l’ospedale statale nel nord della Nigeria, dopo solo un anno dall’introduzione dei pannelli il tasso di mortalità delle donne è diminuito del 70%!

Qui sotto potete vedere la valigia delle meraviglie in un breve reportage della CNN, che ha nominato Laura Stachel come una dei CNN Heroes, ovvero persone che si distinguono per il loro lavoro e la loro dedicazione per migliorare le condizioni di vita nel mondo.

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3. Una spia nei boschi contro le motoseghe, l’invenzione che salva le foreste

Contro il disboscamento e la caccia a specie protette l’ingegnere californiano Tropher White ha ideato un sistema di rilevamento a energia solare a basso costo, che capta le attività illecite e allerta i guardaboschi in tempo reale. Il software è formato da scarti di pannelli solari disposti a raggiera, posti in cima agli alberi, e percepisce i rumori nel raggio di 1 km. Quando capta i rumori causati dal taglio degli alberi invia un segnale al personale che deve intervenire. La sperimentazione è cominciata a Sumatra, è proseguita in Camerun e nell’Amazzonia brasiliana. Le prossime tappe saranno in Ecuador e Perù.
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4. Off-Grid box , il container dei miracoli: il ‘genio’ italiano salva emergenze

L’8 novembre 2013 il tifone Hayan si è abbattuto sulle Filippine, distruggendo tutto e lasciando 16 milioni di persone senza servizi fondamentali. Il fisico toscano Emiliano Cecchini, con la Fabbrica del Sole, ha ideato Off-Grid, un container a impatto zero che genera acqua potabile ed energia pulita durante le emergenze. Insieme ad Oxfam ha installato tre impianti nella regione di Cebu.Con l’Associazione Progetto Rwanda, sono in fase di allestimento due sistemi: nella scuola di Kibaya che ospita 1300 bambini vulnerabili e in un centro di primo soccorso medico. Ecco una descrizione dell’off-Grid box presa dal sito www.qualeenergia.it:

 

 

 

 

Iniziamo con lo spiegare cos’è Off grid Box: è un sacco di cose. Nel senso che è modulare e customizzabile e offre diversi servizi a seconda delle esigenze: nelle diverse configurazioni può fornire elettricità, riscaldamento e acqua calda sanitaria, ma anche la raccolta di acqua piovana e la  potabilizzazione della stessa.

È plug and play, cioè la scatola può essere installata e disinstallata in maniera molto veloce ed è facilmente trasportabile: “si riesce a trasportare con semplici furgoncini per i quali non è necessaria una patente di tipo C e stiamo pensando ad elaborareservizi di buy back proprio come un’automobile nel caso il proprietario volesse rivendercelo dopo anni di utilizzo”, ci spiega il produttore, Davide Bonsignore di La Fabbrica del Sole.

A seconda delle configurazioni, Off Grid Box – un cubo di circa 2 metri di lato – integra diverse tecnologie, rigorosamente pulite e alimentate da fonti locali: dal fotovoltaico con batterie, al solare termico, alle pompe di calore, al micro-eolico, alla caldaia a biomasse.

 

 

 

 

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5. Africa, la borsa che può salvare 4 milioni di persone

I fumi densi dei focolari accesi in casa per cucinare uccidono ogni anno 4 milioni di persone. Sarah Collins, imprenditrice sudafricana, ha inventato Wonderbag, una borsa ecologica che cucina trattenendo il calore senza fiamma o elettricità. Come funziona? Si lascia la pentola in ebollizione sul fornello per cinque minuti, poi si ripone nella sacca chiusa con un coperchio. Il contenuto continuerà a cuocere lentamente mantenendo il grado di cottura, senza l’aggiunta di acqua, risparmiando combustibile e denaro. La “borsa delle meraviglie” sta migliorando la vita nell’Africa rurale e la condizione femminile. La lavorazione della sacca, inoltre, dà lavoro a 2mila persone in Kenya e Turchia. Ecco una descrizione di questa “borsa delle meraviglie” fatta da Marina Ebrahim per il  corriere sociale de Il corriere della sera:
New York. Non farà miracoli come quella di Mary Poppins, ma la “borsa delle meraviglie” inventata dall’imprenditrice sudafricana Sarah Collins è una soluzione a un bel po’ di problemi. Cosa fa? Cuoce gli alimenti a fuoco spento. Basta portare il cibo ad ebollizione, rimuoverlo dai fornelli e infine infornarlo, con tanto di pentola, nella  bag, anzi la wonder bag com’è stata soprannominata. L’isotermia fa il suo lavoro, il cuoco risparmia energie e denaro. E mentre aspetta di servire, forse non lo sa, aiuta a risolvere i problemi dell’Africa.

 

 

 

 

In realtà, la pratica di interrare o fasciare un piatto caldo per sfruttarne al massimo l’energia termica è stata usata per secoli dai popoli africani. Riscoperta dalla Collins in salsa eco-friendly, sta spopolando online con la formula del buy-one-give-one: ne compri una e una viene donata a una famiglia africana a basso reddito. Il progetto è pensato per i Paesi in via di sviluppo: la wonderbag consente alle famiglie che la utilizzano di risparmiare combustibile e legna da ardere; crea lavoro (le borse sono prodotte artigianalmente, 100% made in Africa); protegge l’ambiente e la salute, diminuendo il fumo prodotto dalla combustione e il rischio di incidenti domestici. Per finire, “non solo le famiglie risparmiano denaro – spiega Collins – ma possono mandare più volentieri a scuola i figli che prima erano impegnati tutto il giorno alla ricerca di legna”. Resterà, certo, il problema di cosa cuocere nella borsa, e come procurarselo. Ma una cosa alla volta.

 

 

 

 

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6. L’albero della luce: un’idea italiana illumina le notti dei villaggi africani

‘Foroba Yelen’ è un lampione led a energia solare, trasportabile, ideato da Matteo Ferroni.  Viene costruito in Africa da personale locale con materiali di riciclo e fornisce luce a scuole, alle donne che si recano ai pozzi, a chi deve svolgere un lavoro nelle ore serali. Ma svolge anche una funzione sociale: nel Sahel il punto d’incontro non è la piazza ma l’albero di Balazan, dove il lampione diventa un punto di riferimento. È un’alternativa all’illuminazione pubblica in aree senza infrastrutture: 4 lampioni mobili ne sostituiscono 4 fissi. In 5 anni ne sono stati impiantati più di 100 in 15 villaggi e tre centri medici. Ora grazie a un manuale si potrà liberamente costruire una versione ‘open source’ in tutto il mondo.
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7. “Nave da terra”, la casa fatta di pneumatici. Riciclata e a impatto zero
Questa è una delle creazioni dell’architetto americano Michael Raynolds che danno un importante contributo all’ecosistema. “La nave da terra” è un edificio fabbricato riciclando i rifiuti. Dagli pneumatici che costituiscono la struttura portante, alle bottiglie di plastica e alle lattine usate per i tramezzi. La casa è autosufficiente: genera elettricità grazie al fotovoltaico, raccoglie l’acqua piovana, ricicla le acque di scarico per alimentare una serra che consente di coltivare cibi biologici. Finora ne sono stati costruiti 5mila
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8. Warka Water, l’albero della vita. Trasforma l’umidità in acqua potabile

 

E’ una struttura in bambù alta 12 metri. Non raccoglie solo acqua piovana, ma cattura le particelle d’acqua nell’atmosfera, trasformando nebbia, rugiada e umidità in acqua potabile. Warka Water è stata costruita dallo studio italiano “Architecture and vision” per dare acqua potabile ai Paesi dove le fonti d’acqua disponibile sono malsane e distano chilometri. Inizialmente pensata per l’Etiopia – dove solo il 34% della popolazione ha accesso a acqua sicura – arriverà anche in India e in Colombia. L’obiettivo è di arrivare a produrre fino a 100 litri di acqua al giorno. Si allega un profilo dell’architetto italiano Arturo Vittori  (tratto da wikipedia) che è uno dei cofondatori dello studio “Architecture and vision” che ha progettato  Warka Water.

Arturo Vittori è un architetto e designer italiano (nato a Viterbo nel 1971 , è il cofondatore del gruppo di progettazione ‘Architecture and Vision’. Dopo una esperienza biennale alla Technische Hochschule (Scuola politecnica) di Darmstadt (Germania) – si è laureato nel 1996 presso la Facoltà di Architettura dell’ Università degli studi di Firenze con un progetto dal titolo “International Space Station – Travelling Network” (Premio Giovanni Neri Serneri). Dopo avere conseguito un master in Diagnostica architettonica (Modena), ha maturato varie esperienze, collaborando fra l’altro con progettisti quali Françoise-hélène Jourda Architects nel 1997, Duepiù France nel 1998, Santiago Calatrava nel 2000 e Jean Nouvel nel 2001. Dal 2002 al 2004 è stato Manager of Cabin Design presso Airbus, a Tolosa (Francia), partecipando alla progettazione degli interni delle cabine per varie compagnie aeree e in particolare per il primo A380 . Nel 2005 ha lavorato con Future Systems, collaborando con  Anish Kapoor alla progettazione della stazione di Monte Sant’Angelo per la metropolitana di Napoli (linea 7), mentre nel 2006 si è occupato di yacht design presso lo studio londinese Francis Design.

Dal 2002 ha avviato una collaborazione con l’architetto svizzero Andreas Vogler , con cui ha costituito nel 2003 Architecture and Vision, un team di architettura e design, anche con applicazioni aerospaziali e terrestri. Nel 2006 il prototipo della tenda per ambienti estremi DesertSeal (2004) è stato inserito nella collezione permanente del Museum of Modern Art  New York, dopo essere stato esposto nella mostra SAFE: Design Takes on Risk (2005), curata da Paola Antonelli. Nello stesso anno Vittori e Vogler  sono stati selezionati come “Modern-day Leonardos” (Moderni Leonardo) dal Museum of Science and Industry di Chicago  per l’esposizione Leonardo da Vinci: Man, Inventor, Genius. Nel 2007 un modello della stazione gonfiabile MoonBaseTwo (2007) – ideata per l’esplorazione della Luna – è stato incluso nella collezione del Museum of Science and Industry di Chicago, mentre MarsCruiserOne (2007), il progetto di veicolo-laboratorio pressurizzato per l’esplorazione di Marte, è stato esposto al Centro Georges Pompidou, Parigi, durante la mostra Airs de Paris.

Relatore in numerosi convegni e conferenze internazionali sui temi della progettazione, dell’architettura spaziale, del trasferimento tecnologico e dell’eco sostenibilità, ha tenuto workshop e lezioni in vari atenei. Nel 2007 ha coperto la carica di professore a contratto di Industrial Design presso il Corso di laurea in Disegno industriale della Prima Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni” dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Dal 2008 insegna Design interattivo all’università dello IUAV di Venezia, dal 2009 è ricercatore presso l’IIT (Illinois Institute of Technology) di Chicago. È membro dell’American Institute of Aeronautics and Astronautics (AIAA, Associazione americana di aeronautica e astronautica).

 


Category: Ricerca e Innovazione, Welfare e Salute

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About Roberto Alvisi: Riportiamo la Biografia di Roberto Alvisi (nato a Bologna nel 1938) per la lista "La rosa per Bologna". Per le elezioni 2016 Roberto Alvisi si è candidato sempre per "La rosa per Bologna" con la Lista Bologna viva. "Ho fatto il sindacalista per una vita. Dai picchetti davanti alla Sasib di Bologna, alla militanza nella Fiom-Cgil, poi l'esperienza unitaria con la Flm. Era il '68 quando ho compreso che la lotta o era dentro il sindacato, o non era per niente. Parole d'ordine come militanza, solidarietà, equità, eguaglianza, contrattazione divennero allora il mio pane quotidiano. Le stesse parole - poi - che vent'anni dopo ho messo in campo come presidente di una combattiva associazione, la Uildm di Bologna: la Unione per la lotta alla distrofia muscolare. Un altro “padrone” da combattere, una nuova problematica da affrontare, una dura esperienza nel settore socio-sanitario-assistenziale con uno strumento diverso : il volontariato. Per me la politica e l'impegno civile si mescolano sempre: una parola, una sola: solidarietà. Se dovessi riassumere i miei ultimi vent'anni da presidente della Uildm, non trovo altri termini. Solidarietà era la stessa parola che usavo spesso quando facevo il sindacalista, e che non ho smesso di usarla anche in una piccola ma ascoltata associazione che si occupa di disabilità”. Mio figlio Bruno ha di recente concluso la sua esperienza di vita di persona distrofica; anche nel suo ricordo continuerò ad operare nel volontariato, nel privato sociale e nella ampia rete delle strutture istituzionali che la città possiede per migliorare la qualità della vita delle persone".

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