Notizie evangeliche e Vatican News: George Floyd e il razzismo made in USA

| 31 Maggio 2020 | Comments (0)

1. George Floyd e il razzismo negli Stati Uniti

Diffondiamo da www.nev. it l’intervento di Barbara Battaglia del 29 maggio 2020

Dopo la morte del 46enne monta la rivolta, non solo a Minneapolis ma in molte altre città. Anche le chiese dicono la loro, e c’è chi ricorda il “gigante buono” come un uomo di pace e un fervente credente

Roma (NEV), 29 maggio 2020 – “Con la violenza puoi uccidere colui che odi, ma non uccidi l’odio”, diceva Martin Luther King, pastore battista e storico leader per i diritti civili negli Stati Uniti. E anche, in una sua lettera, scritta mentre era detenuto nel carcere di Birmingham, in Alabama: “Ho raggiunto la deplorevole conclusione che il maggior ostacolo dei neri nel loro camminare a passi lunghi verso la libertà non è il White Citizen’s Counciler o il Ku Klux Klanner, ma i bianchi moderati che sono più legati all’ordine che alla giustizia. Chi preferisce una pace negativa che è l’assenza di tensione verso una pace positiva che è la presenza della giustizia; chi dice costantemente: “sono d’accordo con te verso l’obiettivo che stai perseguendo ma non sono d’accordo con te con i tuoi metodi di azione diretta”; chi paternalisticamente crede di poter definire una scala temporale per un’altra libertà degli uomini; chi vive col concetto mitico del tempo e chi costantemente avvisa il Negro di aspettare una “stagione più conveniente”. Una comprensione superficiale della gente di buona volontà è più frustrante della completa incomprensione della gente di cattiva volontà. La tiepida accettazione è molto più sconcertante di un aperto rifiuto”.

L’odio razziale negli Usa, a distanza di anni dalla lezione di MLK, non sembra mai morto. Il caso di George Floyd, il 46enne nero fermato dalla polizia e morto a seguito del fermo – steso a faccia a terra, nonostante fosse disarmato, con il poliziotto che lo tiene immobile con il ginocchio sul collo per circa otto minuti – ha riportato in prima pagina le discriminazioni e le violenze subite dagli afroamericani e sta letteralmente infiammando il Paese. Le proteste dilagano, non solo a Minneapolis, dove si è consumato il fatto, ma anche in altre città.

Intanto si moltiplicano i ricordi della vittima, per la quale non solo la comunità afroamericana ma anche buona parte della società civile nel suo complesso chiede a gran voce verità e giustizia. Floyd, dicono molti conoscenti, era un “gigante buono”, un uomo di pace, un credente, come riporta quest’articolo. E dell’eredità evangelica di “Big Floyd” parla anche un contributo pubblicato proprio oggi dal quotidiano online Riforma, a cura di Marta D’Auria.

Anche le chiese riformate stanno facendo sentire la loro voce – in quest’altro articolo una serie di dichiarazioni di rappresentanti religiosi sui fatti di Minneapolis. E’ il caso, tra gli altri, di William Barber, noto pastore protestante americano e attivista politico, che ha scritto, ieri, 28 maggio: “un uomo nero senza pistola finisce ucciso. Facinorosi bianchi entrano in uffici pubblici armati e non vengono nemmeno arrestati”.

Nel frattempo, secondo quanto riporta l’Ansa, gli ex poliziotti coinvolti nella morte di George Floyd non stanno collaborando con gli investigatori e si sono fino ad ora avvalsi della facoltà di non rispondere. Ancora non sarebbe stato emesso alcun capo di accusa verso i quattro agenti licenziati.

Il presidente Donald Trump, dal canto suo, in due tweet (di cui uno oscurato dal social network perchè non rispetta la policy sull’incitazione alla violenza), ha tuonato contro i “teppisti” che disonorano la memoria di George Floyd ed annunciato la volontà di sedare le proteste manu militari: quando inizia il saccheggio, inizia la sparatoria (when the looping starts, the shooting starts).

 

2. Usa, caso Floyd. La Chiesa: sconfiggere il razzismo

da Vatican news diffondiamo l’intervento di Giancarlo La Vella del 31 maggio 2020

Alta tensione a Minneapolis e altre città negli Stati Uniti, dopo la morte dell’afroamericano George Floyd durante un arresto effettuato da alcuni agenti della polizia. Almeno tre persone ferite da colpi d’arma da fuoco, mentre una è morta nelle proteste a Indianapolis . La Chiesa locale prega per la vittima ed esorta la società americana a lavorare per la pace e la giustizia

La morte di George Floyd, l’uomo afroamericano di 46 anni rimasto ucciso per soffocamento durante un arresto a Minneapolis, sta innescando forti tensioni sociali tra comunità nera e istituzioni. Non accenna infatti a placarsi l’ondata di violenze. Almeno tre persone sono state ferite da colpi d’arma da fuoco e una è morta nelle proteste a Indianapolis. Cortei e manifestazioni, spesso accompagnati da scontri e vandalismi, si sono svolti da New York a Washington Dc, da Los Angeles ad Atlanta, da Boston a Chicago, da Seattle a Columbus. Una decina di stati hanno mobilitato la guardia nazionale, coprifuoco in 25 città. Stato di emergenza nella contea di Losa Angeles, mentre tafferugli si sono registrati intorno alla Casa Bianca dove è stata aggredita una troupe della tv Fox News. Dall’inizio delle proteste sono state arrestate circa 1.400 persone. Il candidato democratico alla presidenza Joe Biden ha condannato la violenza delle proteste scoppiate negli Usa, sottolineando tuttavia che gli americani hanno diritto di manifestare.

La preghiera dei vescovi per la vittima, la pace, la verità e la giustizia

I vescovi americani esprimono ferma condanna per l’ennesimo caso di violenza delle forze dell’ordine contro gli afroamericani. In una dichiarazione firmata dai presidenti di sette commissioni della Conferenza episcopale statunitense, i presuli si dichiarano solidali con le comunità nere del Paese e chiedono un’inchiesta che porti a verità e giustizia. Auspicano poi che le proteste di piazza siano pacifiche. I presuli mettono poi al primo posto il rispetto di ogni vita umana, evidenziando che il razzismo negli Usa “non è una cosa del passato, ma un pericolo reale e attuale che deve essere affrontato con decisione”. Di fronte a questa piaga ribadiscono la ferma condanna del razzismo e della xenofobia, già esposta in una Lettera pastorale del 2018. Infine l’invito a tutti i cattolici, in occasione della Pentecoste a pregare lo Spirito Santo e a lavorare “perché lo Spirito della Verità tocchi tutti i cuori” nel Paese e “per la guarigione” di una società spezzata. E ancora condividono il pensiero di monsignor Bernard Anthony Hebda, arcivescovo metropolita di Saint Paule Minneapolis. In una nota il presule parla di un avvenimento “straziante e profondamente inquietante”. “Soprattutto in questo momento in cui la fragilità umana è stata evidenziata dalla pandemia di Covid-19 – afferma monsignor Hebda – siamo chiamati a rispettare il valore e la dignità di ogni individuo, sia che si tratti di civili bisognosi di protezione, sia che si tratti di agenti delle forze dell’ordine incaricati di fornire tale protezione. Ogni vita umana è sacra – ha aggiunto. Infine l’esortazione a pregare per la vittima e per la sua famiglia, ma anche e soprattutto per la pace di tutta la comunità ferita”, e l’impegno a promuovere verità e giustizia.

Pax Christi: sconfiggere il razzismo

“Esprimiamo indignazione per questa ed altre morti, che mostrano un totale disprezzo per la vita e per la dignità del popolo di colore nella nostra nazione”. Così si legge nel comunicato di Pax Christi Usa, sulla vicenda di George Floyd. Il comunicato ribadisce l’impegno dell’organismo “a lavorare per smantellare il razzismo sistemico in tutte le sue forme e la piaga della brutalità della polizia”. Il comunicato invita, inoltre, a promuovere la vocazione di Pax Christi Usa alla pace e il suo impegno alla non violenza evangelica per affrontare ogni forma di razzismo. Il lutto per la morte di George Floyd – si legge ancora – deve trasformarsi nell’azione necessaria “per guarire il nostro mondo e smantellare il razzismo che sostiene una cultura della morte”.

Una morte causata da problemi irrisolti

Secondo Paolo Mastrolilli, corrispondente negli Usa per il quotidiano “La Stampa” e profondo conoscitore della realtà americana, la morte di George Floyd è avvenuta in un clima di profonda divisione sociale.

La comunità afroamericana, come anche altre minoranze, ad esempio l’ispanica, quella asiatica e quella dei nativi americani, vive una condizione di discriminazione e di impossibilità di accedere alle stesse opportunità economiche, lavorative e sociali del resto della popolazione. Questo genera il malcontento, a volte anche violento, da parte delle minoranze che, in concomitanza con episodi del genere, esplode generando situazioni incontrollabili.

 

 

 

Category: Culture e Religioni, Guerre, torture, attentati, Osservatorio Stati Uniti, Welfare e Salute

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