Maria Pace Nemola: Efficienza tedesca e bavarica liberalitas

| 23 Gennaio 2020 | Comments (0)

 

 

Leggendo la pacata scrittura non priva però di pathos di Aulo Crisma, che racconta le sue avventure e disavventure ospedaliere e … para-ospedaliere, mi è venuto in mente di raccontarne una di mia avventura ospedaliera, finita anche questa bene come quella di Aulo Crisma.

Il significato del titolo un po’ sibillino sarà svelato man mano dalle parole, che scriverò per narrare appunto la mia avventura.

Correva l’Anno Domini 1994 e questo pomposo inizio è d’obbligo dato lo scenario in cui si svolse la mia avventura: le stanze e un’ala della Facoltà di Medicina della Ludwig-Maximilian-Universität München.

Era dunque il 23 dicembre 1994 e cadeva nel giorno di venerdì (anche se questo mio scritto non è un romanzo giallo, comunque questo particolare non è insignificante).

Dunque, quella mattina mi recai in Pettenkoferstraße per stabilire con il chirurgo, che mi avrebbe dovuto operare un po’ più in là nel tempo di una “operazioncina” non certo di grave entità, ma che comunque richiedeva di essere fatta.

Il chirurgo, di cui ometto il nome per ovvi motivi di privacy, mi accolse molto gentilmente con quel modo di fare molto amichevole, che contraddistingue la maggior parte degli abitanti della capitale dello Stato di Baviera, di solito affabili e in parte molto differenti dai loro confratelli prussiani.

Dopo aver visionato le “carte” della collega, che mi aveva inviato da lui, con un sorriso molto rassicurante mi chiese, che tipo di colazione avessi fatto e quando gli risposi, che avevo fatto una colazione “all’italiana” (cappuccino e brioche) con voce altrettanto calma mi disse di sapere bene in che giorno fossimo, aggiungendo che anche lui avrebbe desiderato correre a casa da sua moglie e dai suoi bambini (sic!), ma che, pur essendo “eine Bagatelle”, preferiva procedere subito al piccolo intervento, se io avessi acconsentito.

Cosa volete mai che facessi?! Pensando, che avevo davanti un discepolo di Ippocrate che con scienza coscienza aveva espresso il suo parere medico, non potei fare altro che acconsentire, “spedendo” il mio coniuge a casa a recuperare vestaglia, camicia da notte eccetera eccetera.

Nel frattempo, il chirurgo fece aprire una sala operatoria e predispose per me gli esami preliminari per procedere all’intervento, che iniziò davvero poco dopo che mio marito era arrivato di nuovo in Pettenkoferstraße con i miei indumenti.

E fin qui ecco l’EFFICIENZA TEDESCA!

Ma dov’è la BAVARICA LIBERALITAS, si chiederanno dunque i miei lettori?!

Eccola qui: fra un esame e l’altro prima dell’atto operatorio chiacchierai amabilmente con il chirurgo, che, quando venne a sapere che essendo “Doktor der Philosophie” con dissertazione di laurea su un filosofo tedesco, avevo anche studiato negli anni belli della mia giovinezza in università tedesche, mi fece assegnare una camera proprio al confine di un corridoio, al di là del quale c’erano le aule di lezione e fu così che mi ritrovai nella parte più antica e più bella con decorazioni di marmo sopra le porte e atmosfera degna dei “Carmina Burana”!

Ecco un pochino di “bavarica liberalitas”, ma non à finita qui.

Prima dell’operazione “confessai” al chirurgo, che il mio pensiero andava anche alla mia cagnolina, la mia carissima Bellasissi rimasta da sola a casa.

Al risveglio dall’anestesia il chirurgo mi partecipò di essere nipote di Konrad Lorenz e di avere simpatia e compartecipazione per il pensiero rivolto alla mia cagnolina.

Naturalmente, anche se l’atto operatorio era stato davvero minimo, fui trattenuta lì secondo la rigida efficienza tedesca per alcuni giorni, passando quindi i giorni di Natale in quegli ambienti pur così sontuosi e carichi di cultura.

Ma la “bavarica liberalitas” doveva regalarmi ancora qualche bel momento: in un corridoio lì vicino, ma un poco discosto dalla mia camera, c’era la zona della  “Intensivstation” in lingua italica “Reparto di terapia intensiva”, che scoprì vagando la sera del 24 dicembre per i corridoi silenziosi.

Sorpresa: per grazia del Cielo in quella notte non c’era nessun ricoverato e il personale paramedico comunque di stazione lì festeggiava la Notte Santa con dolci e anche con brindisi, ai quali, essendo stata appena operata, non potei unirmi, ma ai quali partecipai in piena allegrezza, accolta da loro con molta simpatia.

Insomma, fu un Natale diverso dai soliti, ma il cui ricordo, come spero si capisca dalle mie parole, rimane pieno di dolcezza.

Dunque, la mia avventura, anche se in modo diverso da quella raccontata da Aulo Crisma, si concluse in modo positivo, grazie ALL’EFFICIENZA TEDESCA E ALLA BAVARICA LIBERALITAS!

 

P.S.: Sì, ma il mio consiglio ai miei lettori è che, se dovessero capitare davanti a un chirurgo tedesco, non gli dicano mai di essere più o meno a digiuno, perché poi quello t’acchiappa e ti opera subito, anche se la “bavarica liberalitas” tinge di rosa l’efficienza tedesca!

Category: Osservatorio Europa, Welfare e Salute

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About Maria Pace Nemola: Nata a Torino nel 1949, dopo gli studi classici laurea in Filosofia con lode discutendo una tesi di filosofia teoretica sulla "Disputa dell'ateismo" di J.G. Fichte con il professor Luigi Pareyson, dopo soggiorni di studio in Germania. Insegnante di ruolo, si è occupata di orientamento scolastico come consulente della Fondazione Agnelli. Trasferitasi a Monaco di Baviera per il lavoro del marito, vi ha svolto attività politica nel Partito Cristiano-Sociale (CSU), culminata nell'elezione nel consiglio di circoscrizione di München-Bogenhausen. Dopo il rientro a Torino, attività politica nei Popolari-UDEUR, come consulente in alcune Commissioni del Consiglio Comunale, candidata nel 2005 per il Consiglio Regionale, nel 2006 per il Senato e per il Consiglio Comunale. Ha collaborato all’associazione “Altera – Generatore di pensieri in movimento”, (soci fondatori anche i professori Vattimo e Tranfaglia dell'Università di Torino). Fa parte del Centro Studi Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson" di Torino, partecipandone alle attività. A Torino ha partecipato alle attività culturali della Comunità Ebraica e ora a Biella, a quelle della Comunità Ebraica di Vercelli; ha studiato anche i primi elementi dell’yddish. Master biennale in Bioetica presso la Facoltà Teologica di Torino discutendo due tesi: "L'uomo, corda tesa tra finito e infinito" e “Bioetica Animale. 3001, l’Arca di Noè nello spazio” valutate “magna cum laude”. Successivamente Master biennale “Scienza e Fede” e quattro Master di Bioetica Avanzata. Oltre che di filosofia, si interessa di psicologia, etologia e musica. Coltiva il suo amore per il cane inteso proprio come lo “dipinge” Omero in Argo, anche come allevatrice di Schnauzer con l’affisso “vom Silbernen Strahl”. Trasferitasi a Biella, è attiva nell' Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, di cui il marito è socio, e nell'associazione Voci Di Donne, e fa ancora parte dell'associazione Donne Per La Difesa Della Società Civile di Torino.

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