Gino Strada: Dopo venti anni di Emergency ci aspettano altre emergenze

| 13 Settembre 2014 | Comments (0)

 

 

Intervista a Gino Strada di Luca de Vito su Repubblica.it del 13 settembre 2014

Il fondatore dell’associazione umanitaria ha aperto il grande evento al Forum di Assago. La testimonianza di Emanuele Nannini dall’Afghanistan: “Da quelle parti la guerra non è ancora finita”. Dall’Afghanistan alla Repubblica Centrafricana, passando per il Kurdistan iracheno. Emergency ha festeggiato i vent’anni dalla fondazione raccontando i progetti, ma anche i drammi e le speranze dei suoi medici e volontari che lavorano nelle aree del mondo in cui è riuscita ad aprire ospedali. Presìdi di cura e pronto soccorso che si trovano nei luoghi più caldi del pianeta, dove la guerra si combatte adesso. Nella grande sala del forum di Assago, alle porte di Milano, l’associazione fondata da Gino Strada ha radunato amici e sostenitori per raccontare le sue attività. E in serata salgono sul palco per augurare “buon compleanno, Emergency” Elisa, Pfm, Fiorella Mannoia, Cristiano De Andrè, Modena City Ramblers, Casa del Vento, Nada e Flavio Oreglio. La conduzione è affidata a Teresa Mannino.

 

La conferenza è cominciata con il saluto del fondatore: “In questi vent’anni abbiamo affrontato emergenze sempre maggiori – ha detto Strada – e sappiamo che ne dovremo ancora affrontare molte. Chiedo ai nostri volontari e ai nostri medici di inviarci testimonianze della guerra, perché abbiamo la necessità di raccontarla”. Poi è stato il momento delle testimonianze. A cominciare dall’Afghanistan, dove la guerra, come raccontano gli operatori umanitari, è tutt’altro che finita. “Tredici anni di combattimenti non hanno portato che ad altra guerra – spiega Emanuele Nannini, coordinatore di Emergency in Afghanistan – E negli ultimi anni sono aumentati anche i morti. Se nel 2010 abbiamo registrato 1.300 vittime di guerra, quest’anno ne abbiamo contate 3.178. Non dimentichiamoci di questo paese, perché l’Afghanistan ha più bisogno oggi di aiuto che ieri”.

Sul palco del Forum si sono alternati, oltre ai volontari e ai responsabili dell’associazione, anche i medici del posto che lavorano sotto la guida di Emergency. “Non ricordo alcun giorno della mia vita senza guerra – ha raccontato il dottor Shukur, chirurgo dell’ospedale di Kabul – ma non ho perso la speranza nel futuro. Tutto quello che sono lo devo ai medici di Emergency e al loro impegno per il mio Paese”. Un impegno riconosciuto in ambito internazionale e che consente ai medici e infermieri di operare in tranquillità. “Il mio Paese apprezza la neutralità di Emergency – ha raccontato Mohammed Salim, responsabile della sicurezza dell’ospedale di Lashkar Gah – per questo viene riconosciuto il valore di quello che facciamo”

 

Emergency in Iraq

Anche in Iraq l’associazione di Gino Strada lavora a pieno ritmo nel campo profughi di Arbat, nel Kurdistan iracheno, dove le strutture raccolgono chi scappa da Siria e Iraq. “La guerra scatenata dall’Isis ha peggiorato la situazione – ha spiegato Hawar, responsabile dell’area – facendo riversare centinaia di migliaia di profughi nel Kurdistan”. Il presidio di Emergency visita circa 50 persone al giorno in media, dando assistenza medica di base e assistenza ostetrica e ginecologica per le donne. “Il dramma di queste persone – racconta Tijana, infermiera – è che fino a ieri vivevano una vita come la nostra, nelle città, andando in ufficio la mattina. E all’improvviso si sono ritrovate nel deserto”.

 

Emergency nella Repubblica Centrafricana

L’impegno di Emergency è attivo anche nella Repubblica Centrafricana, dove si lavora in condizioni difficilissime: “Le poche strade di accesso al paese sono presidiate da gruppi armati – raccontano i volontari – e la situazione è di fortissima insicurezza”. Qui opera il centro pediatrico di Bangui, aperto 24 ore su 24, che offre assistenza ai bambini fino a 14 anni. Dal suo arrivo, nel marzo 2009, Emergency ha curato oltre 141mila persone.

 

Per i malati di ebola a Free Town nella Sierra Leone

Emergency aprirà due centri di trattamento per i malati di Ebola a Freetown, la capitale della Sierra Leone. Ad annunciarlo è stato il fondatore dell’associazione, Gino Strada, in occasione della giornata per i vent’anni dalla nascita dell’associazione. “Quando la macchina di Emergency si mette in moto, è una bella macchina – ha detto Strada – Una di quelle che vincono: abbiamo previsto per il 18 di questo mese l’apertura del primo centro. In questo Paese la situazione è fuori controllo, ci sono morti che rimangono per strada. Dovremo far fronte all’aggravarsi dell’epidemia a Freetown e entro ottobre apriremo il secondo”.

La Sierra Leone sta attraversando uno dei periodi più bui della sua storia a causa del diffondersi di questo virus. Qui il presidente ha proclamato dal 18 al 21 settembre tre giorni di quarantena nazionale e finora sono oltre 1.401 i casi di ebola positivi riscontrati. E qui l’ospedale di Emergency a Freetown, che è praticamente l’unico presidio funzionate in città e parte integrante del sistema sanitario nazionale, ha affrontato l’emergenza dell’epidemia ricevendo inoltre mandato dal governo locale per costruire i nuovi centro di trattamento dei malati. “La prima cosa che è successa – ha aggiunto Strada – è che siamo rimasti l’unico ospedale aperto nel Paese. La prima cosa è essere pronto a isolare i casi sospetti. Fino a poco fa i centri di trattamento che sono abbastanza distanti da Freetown riuscivano a raccogliere e trattare pazienti: adesso non più”.

 

L’ospedale di cardiochirurgia in Sudan

Nella sessione pomeridiana della festa di Emergency si è parlato anche del Sudan, dove Emergency gestisce l’unico ospedale di cardiochirurgia in tutta l’Africa, il centro Salam. Una struttura in cui si riescono a eseguire 1.500 interventi all’anno con pazienti provenienti da 26 Paesi del mondo. Una goccia nel mare rispetto ai 300mila casi che in tutto il continente portano alla morte di persone per problemi cardiaci, ma quello di Khartoum è l’unico presidio di questo tipo che opera gratuitamente.

 

Emergency in Italia

E se il lavoro di Emergency si sviluppa nelle aree più difficili del mondo, non mancano anche le attività in Italia per garantire il diritto alla cura anche nelle situazioni di disagio sociale nel nostro Paese. In particolare per aiutare gli immigrati senza permesso di soggiorno e i migranti che ogni giorno sbarcano sulle coste italiane. Attività che hanno un presidio sul territorio, da Sassari a Siracusa, passando per Marghera e Polistena. E in aprile 2014 è partito un progetto di informazione e prevenzione per le prostitute nel Casertano

 

 


Category: Osservatorio internazionale, Welfare e Salute

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About Gino Strada: Luigi Strada detto Gino (Sesto San Giovanni, 1948) è un chirurgo fondatore, assieme alla moglie Teresa Sarti, dell'ONG italiana Emergency.Viene assunto dal nosocomio di Rho e fa pratica nel campo del trapianto di cuore fino al 1988, quando si indirizza verso la chirurgia traumatologica e la cura delle vittime di guerra. In particolare negli anni Ottanta Strada si specializza in chirurgia cardiopolmonare lavorando negli Stati Uniti, alle università di Stanford e Pittsburgh, all'Harefield Hospital (Regno Unito) ed al Groote Schuur Hospital di Città del Capo (Sudafrica), l'ospedale del primo trapianto di cuore di Christiaan Barnard. Nel periodo 1989-1994 lavora con il Comitato Internazionale della Croce Rossa in varie zone di conflitto: Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia ed Erzegovina. Nel 2014 ha dichiarato di sostenere la lista Tsipras. Ha pubblicato i libri: Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra, Milano, Feltrinelli, 1999; Introduzione a Giulietto Chiesa e Vauro, Afghanistan anno zero, Milano, Guerini, 2001; Buskashì. Viaggio dentro la guerra, Milano, Feltrinelli, 2002.

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