Emilio Rebecchi: Una rivoluzione gentile. Lettera al presidente del Consiglio

| 15 ottobre 2018 | Comments (0)

Diffondiamo da “Inchiesta” 2001, luglio-settembre 2018, questo articolo dello psichiatra bolognese Emilio Rebecchi: Una rivoluzione gentile. Lettera al presidente del consiglio

Prendo sempre sul serio le parole che vengono pronunciate. Tutte le parole.
Sono la vita stessa che corre, che ci accompagna avendo preso la forma del pensiero. Le parole sono importanti e sono sempre vere, anche quando pensiamo di mentire. Anche quando ci sbagliamo nel dirle o pensiamo di scherzare.
Cosi mi ha molto colpito l’attuale presidente del consiglio, Giuseppe Conte, quando ha detto che il governo sarebbe durato 5 anni e che avrebbe realizzato una rivoluzione gentile. Proprio cosi, una rivoluzione gentile!
Mi ha fatto subito tornare in mente la rivoluzione dei garofani. Avvenne in Portogallo molti anni fa. Esiste un bellissimo manifesto in cui si vede una bimba che mette un garofano nella canna di un fucile. Poi ho pensato ad altre rivoluzioni, a quella francese, a quella russa. Che proprio gentili non furono. Ho sperato che il presidente avesse ragione. Forse di una rivoluzione c’é bisogno. Se poi sarà gentile sarà veramente una buona cosa. Perché fare del male quando lo si può evitare?

In altra occasione il presidente ha poi ricordato l’8 settembre come una data fausta per l’Italia. Spero si sia trattato di un lapsus e che egli intendesse un’altra data. Forse il 25 aprile? E cioè il giorno della liberazione dall’occupazione nazifascista? E della vittoria della Resistenza? Perché l’8 di settembre non fu giorno fausto, ma grandemente infausto.
Il re e Badoglio (nominato presidente al posto di Mussolini) fuggirono a Brindisi lasciando l’Italia senza guida, dopo aver annunciato un ribaltamento delle alleanze; l’Italia fu invasa dagli ex alleati tedeschi (da alleati a nemici ); l’esercito si sbandò, una parte dei soldati vennero fatti prigionieri ed inviati nei campi tedeschi, una parte aderì alla resistenza che si stava organizzando. Gli angloamericani cominciarono ad effettuare grandi bombardamenti sulle città del nord e la popolazione civile a pagare un terribile prezzo.

Si intensificò una guerra per nulla gentile!

Fra i miei primi ricordi c’è proprio l’arrivo dei carri armati tedeschi. Un campo vicino a Dozza in cui i carri armati vennero schierati ordinatamente, la bocca del cannone orientata verso sud. Cominciavano il viaggio per fermare l’avanzata degli alleati che risalivano il nostro stivale partendo dalla Sicilia.
Tra i miei ricordi di bambino ci sono anche i bombardamenti continui, la paura che li accompagnava, i danni che venivano prodotti. La casa dove abitavo fu colpita; intorno alla casa al termine della guerra furono contati un centinaio di crateri prodotti dalle bombe. Le bombe dovevano colpire un ponte sulla via Emilia. Questo rimase intatto ma le case circostanti no. Ricordo i bombardamenti notturni, coi bengala che incendiavano il cielo , ricordo le battaglie fra aerei alleati e nazifascisti. Ricordo il passaggio delle formazioni di fortezze volanti, che volavano molto alte. E andavano a colpire Bologna e Milano.

Ricordi di guerra di quel periodo che andò dall’8 settembre del 1943 al 25 aprile del 1945, un periodo tragico, che segnò tutti. Un periodo che produsse in me un effetto indelebile. Il rifiuto della guerra. Di ogni guerra.
La necessità di lottare, sempre e ovunque, contro ogni guerra.

Ritornando al nostro governo, e al desiderio del suo presidente di realizzare una rivoluzione gentile, riconfermo il mio interesse per il concetto. Il nostro paese ha bisogno di una rivoluzione gentile ? Ritengo di si. Per essere gentile deve allora avere alcune caratteristiche e finalità, a suo fondamento, e rispondere ad alcuni bisogni.

Il fondamento lo possiamo trovare nel 25 aprile del 1945 e non , ovviamente , nell’8 settembre del 1943. Nella fine della guerra, nei valori di pace e di giustizia che vengono affermati , nella costituzione che verrà di seguito redatta ed approvata, e che e’ celebrata il 2 giugno, giorno della festa della repubblica.
Sono questi i valori che debbono rappresentare la base della rivoluzione gentile di cui il nostro paese necessita, e cioè la pace, la libertà e la democrazia.
Abbiamo infatti un grande bisogno di democrazia, sia diretta che rappresentativa, abbiamo bisogno di realizzarla compiutamente nelle città , nelle scuole, nei luoghi di lavoro, di percorrere ovunque e sempre , con molta pazienza, la strada della democrazia.

Ma la democrazia può esistere solo se vi è libertà, e libertà vuol dire riconoscere i diritti di tutti , e garantire che i diritti degli uni non servano ad opprimere quelli di altri.

Ma democrazia e libertà abbisognano della pace , come l’uomo necessita di ossigeno per respirare, e di acqua per dissetarsi. Così pace , democrazia e libertà costituiscono il tessuto di base della vita sociale, la condizione irrinunciabile per una vita di qualunque cittadino degna di questo nome.
Cosiì, analizzando le condizioni reali e non immaginate o desiderate della vita nel nostro paese, possiamo dire che oggi queste condizioni sono spesso carenti, possiamo dire che effettivamente occorre realizzare una rivoluzione gentile per affermarle compiutamente.

Che contenuti deve realizzare questa rivoluzione? Nella pace , nella libertà, con i livelli piu’ alti possibili di democrazia dato il momento storico in cui viviamo, vi sono dei problemi cardinali da affrontare. Il primo fra tutti , non vi e’ bisogno nemmeno di dirlo, quello di consentire a tutti di lavorare. A fronte infatti di un bisogno di lavoro immenso, ostacoli di tutti i tipi impediscono di soddisfarlo.
Si preferisce nascondere il bisogno di lavoro, e offrire continue proposte di assistenza. E’ forse preferibile un cittadino assistito invece che un cittadino lavoratore? Forse il cittadino assistito è più manipolabile?
Il secondo problema cardinale che una rivoluzione gentile deve affrontare e’ quello della scuola. Non si puo’ consentire che il diritto allo studio rimanga negato , come oggi sostanzialmente avviene!

Vuoi per motivi politici, religiosi, ed anche economici, oggi purtroppo in Italia la formazione di secondo e terzo livello e’ sovente risolta a livello privato. Essa e’ quantitativamente insufficiente e qualitativamente discutibile.
Un esempio per tutti: per ottenere un diploma che mi abilita alla futura professione , e che lo stato spesso definisce obbligatorio, debbo di necessità frequentare scuole private. E’ ciò che accade se voglio acquisire il titolo di psicoterapeuta , esperto in computer, disegnatore specialista, specialista in settori sanitari ed economici, e via dicendo.

Category: Politica, Psicologia, psicoanalisi, terapie, Welfare e Salute

About Emilio Rebecchi: 
Specilalista in clinica delle malattie nervose e mentali - psicoterapeuta Da dopo la laurea, conseguita a Bologna nel 1965, ha svolto attività clinica e di ricerca presso la clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell’Università di Bologna. Dal 1965 al 2000 ha lavorato presso i Servizi Psichiatrici del Servizio Sanitario Nazionale, in Ospedale e nel territorio. Dal 1983 al 2000 è stato Primario del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ospedale S. Orsola Malpighi. Dal 1993 al 1998 ha diretto il Dipartimento di Psichiatria dell’Azienda USL città di Bologna. Dal 2000 svolge l’attività clinica presso l’ambulatorio di Via S. VITTORE 13 a Bologna e attività di consulenza presso la Casa di Cura “Ai Colli”, Villa Bellombra e “Santa Viola”. Ha svolto insegnamenti di Psichiatria Sociale e Psicoterapia presso le Scuole di varie Università: Bologna, Chieti, Ferrara e presso la struttura del Servizio Sanitario Nazionale.
Attualmente ha incarichi presso scuole di specializzazione di Bologna e Teramo.

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