Cristina Biondi: 30 Nuovo dizionario delle parole italiane. Da “Turismo e Jurassic Park” a “Chiusura al femminile”

| 27 Luglio 2020 | Comments (0)

 

TURISMO E JURASSIC PARK

Il turismo, come la pubblicità, ha un presupposto: la vita offre grandi possibilità, è appagante e divertente. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal lavoro che non sempre offre grandi possibilità, difficilmente è appagante e, con le dovute eccezioni, quasi mai divertente. Nella vita del turista il lavoro è un’alternativa che si declina nel tempo: o lavori o sei in vacanza. Quando sei in vacanza gli operatori turistici, gli albergatori, i camerieri, le donne ai piani, i bigliettai e i bagnini stanno lavorando per te. Per più o meno undici mesi tiri tu la carretta, per un mese all’anno sali sulla carretta che ti porta dove vuoi. Se desideri un tour emozionante potresti correre qualche rischio, tipo precipitare dalla parete nord del Cervino, essere rapito da guerriglieri, morso da un serpente, scomparso in una rapida. Se vuoi una vacanza tranquilla c’è l’Italia, escludendo i picchi delle dolomiti, le scogliere (sempre a picco) e i Campi Flegrei. Il Colosseo è molto bello e il gap temporale ti evita di venir mangiato dai leoni e, se visiti place de la Bastille, puoi constatare che uno dei carceri più famosi della storia è stato raso a zero prima del tuo tour. Ci sembrava che il gap temporale ci proteggesse anche dalle grandi epidemie, invece abbiamo scoperto che non è così. Adesso il turismo ci espone a rischi imprevisti, più o meno come quando venne disattivata l’alta tensione nelle recinzioni di Jurassic park.

 

ICONOCLASTI

Perché sfregiarne la statua: è stato un grande uomo, anche se è stato un uomo del suo tempo. Giaceva con un animaletto! Ma no, non era un animaletto, era una dodicenne! Ma no, non era una dodicenne dei nostri tempi, era una donna, maturata in fretta! Ma no, non era una ragazza delle nostre parti, ma il colore della pelle non c’entra! Ma certo che non l’ha sposata veramente, però l’ha comprata, cioè sposata, cioè comprata. Poi l’ha ceduta, lei è sopravvissuta, ha avuto figli, non suoi, di certo non suoi.

Erano altri tempi, in Europa stavano crescendo torme di lupi che avrebbero picchiato, ucciso, violentato, saccheggiato e milioni di soldati sarebbero precipitati in baratri senza uscita ove il libero arbitrio era stato abolito per ordini superiori: per nessun motivo si poteva fare un passo indietro. Erano altri tempi, vissuti da uomini di altri tempi, non dobbiamo essere ingenerosi. Possiamo benissimo essere di larghe vedute, applaudire quando il pensiero è lucido e dissentire in silenzio, forse non abbiamo il diritto di indignarci con i protagonisti di vicende remote; il vero problema è se i nostri argomenti a loro favore hanno la forza sufficiente per tirarli fuori dall’inferno.

 

CENTRI BENESSERE

La mia generazione ha avuto sogni e utopie, coltivando l’ambizione di raddrizzare il mondo. Nei Centri di Salute Mentale ci abbiamo messo i malati: depressi e schizofrenici, abbiamo organizzato gruppi per alcolisti anonimi e abbiamo appeso il poster di Che Guevara in camera da letto. Pensavamo che sarebbe andato tutto bene se fossimo partiti dal tutto male e ci fossimo impegnati a cambiare, condividendo tristezza e allegria e cantando belle canzoni.

Oggi nei Centri Benessere vanno quelli che già stanno bene, in palestra ci vanno i palestrati, gli attori pubblicitari, nati in un mondo perfetto, bevono in compagnia, ridendo e scherzando. Non sono loro a finire contro un platano alle tre di notte, a venir accoltellati fuori dalla discoteca, nessuno nei paraggi spaccia, si ammala o ha finito i soldi.

Quello che succede nel mondo reale genera indignazione perché esce dagli schemi del tutto bello, del tutto gratuito o per lo meno accessibile. La vecchiaia è uno scandalo a meno che non la si affronti con un sacco di mezzucci per rimanere asciutte anche se incontinenti, sorridenti anche se sciatalgiche. Se la dentiera non balla, se c’è il montascale elettrico, se si usa la crema antirughe e la tintura per capelli, si continua a partecipare a un mondo perfetto. Quasi perfetto e non sempre perfetto, ma il “quasi” genera proteste e indignazione in chi è figlio unico, non ha fatto il militare e ha superato un esame di maturità all’acqua di rose. È stata abbassata l’asticella, ma chi salta potrebbe non atterrare sulla sabbia, ma venir inghiottito dall’abisso delle Marianne. Il covid dovrebbe far riflettere gli appartenenti a tutte le generazioni presenti sulla scena sull’essenza del benessere.

 

PUBBLICITÀ: FAI LE VALIGE E VOLA IN UCRAINA

Fai le valige e vola in Ucraina. Non sono sicura di come si pronunci Ucraina, le valige sono sul soppalco del garage. La pubblicità mi interroga: hai mai voluto sapere qualcosa di più sull’Ucraina? Dopo l’ultima interrogazione a scuola senz’altro no, in geografia me la ero cavata piuttosto bene anche senza andare a verificare di persona dove fossero Kiev, Leopoli e Odessa. Quello che mi piacerebbe ora è riuscire a leggere un libro di Cacciari capendo tutto quello che il sant’uomo ha scritto. A diciott’anni la filosofia non mi suscitava nessun entusiasmo, al liceo il mio professore era valdese, simpatizzante per gli studenti del ’68 e a me sembrava una contraddizione vivente. Grazie a lui associavo la metafisica alla riforma protestante e a quella libertà di pensiero che mi concedeva un visto spirituale per passare dal cattolicesimo all’ateismo. Tornata dopo molti anni all’ovile, cerco di capirci qualcosa dei misteri teologici spiegati da chi cerca una fede che evidentemente non ha ancora trovato e non si affida a nessuna agenzia. Girare il mondo è faticoso e, mentre ai miei tempi mi si chiedeva di imparare i nomi di paesi e città e le pretese degli insegnanti finivano là, oggi gli studenti vanno in Erasmus con le borse di studio e le agenzie di viaggio vogliono mandarti a tue spese ovunque tu non sia già stato. Nessuno rileva una contraddizione tra il fare le valige per volare in Ucraina il più presto possibile e il prepararsi a volare in paradiso il più tardi possibile, nessuno sembra accorgersi della profonda riforma della mentalità dei tour operators.

 

FARE SPETTACOLO

Gli spettatori potranno guardare da remoto, ma gli attori? Ci vuole coraggio per recitare: il bacio di Giulietta potrebbe uccidere Romeo, ogni conflitto, ogni tradimento e ogni effusione rischieranno di venir soffocati sul nascere dalla ricerca della giusta distanza. Violetta continuerà a tossire in scena? Alfredo sarà consapevole di non poter lasciare Parigi, con o senza di lei? Non è più il tempo di romanticismi, per continuare a fare gli attori ci vuole la tempra dei kamikaze, solo gli eroi calcheranno il palcoscenico, determinati a vincere la paura come gladiatori nell’arena.

 

POSTE E TELEGRAFI

Se andate alle poste vi diviene evidente che il distanziamento comporta il rallentamento. Ieri mio marito ha passato parecchie ore nell’attesa che l’impiegato potesse certificare il suo cellulare (burocrazia, burocrazia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una follia). Per far certificare un telefonino basta dichiarare che è vostro, comportandovi come un padre che vada a registrare il figlio all’anagrafe.

L’impiegato, con grande educazione ha esordito con un: “Mi scusi?” Mi scusi, come se, distanziamento permettendo, avesse pestato un piede all’utente che gli stava davanti. I progressi nella comunicazione si sono giovati di una coincidenza: anche il signore allo sportello vicino (vicino si fa per dire, c’era il distanziamento) voleva la certificazione del cellulare, che è indispensabile per mettere in regola la badante straniera, come da regolamento postale.

I due impiegati, che nonostante il distanziamento si sono consultati, non avevano la più pallida idea di cosa fosse una certificazione del cellulare ed era più che evidente che, non pensando “La Posta sono io”, non avevano mai sentito l’esigenza di leggerne il regolamento. Entrambi gli attempati signori, datori di lavoro di una badante, vuoi della madre, vuoi della suocera, ritenevano di non dover sottostare agli arbitri di un impiegato della pubblica amministrazione, tanto meno nel momento che stavano per pagare cinquecento euro perché la loro dipendente, vuoi ucraina, vuoi moldava, potesse continuare a calcare il suolo italico. Ottenuta la certificazione del cellulare avrebbero anche voluto sapere se col pagamento di cinquecento euro stessero liberando una donna dalla schiavitù o la stessero comprando.

 

TUTTO BENE, NIENTE A POSTO

Non si può sperare che tutto torni a posto, tutt’al più possiamo auspicare che tutto vada bene, facendoci poi andar bene tutto quello che succederà. Un aumento dell’entropia comporta l’irreversibilità di alcuni processi, compresa la perdita del nostro potere d’acquisto. Nessuno vuole ammettere una perdita secca: les jeux sont faits, riens ne va plus. C’è la riapertura, ci sono gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione, il reddito di cittadinanza, i bonus di ogni specie ed entità. Ci sarà la detassazione, l’incentivazione, contributi vari e donazioni, elemosine, otto per mille e Onlus provvidenziali, aiuti comunitari, aiuti sotto banco, mazzette ed eredità. Nelle piazze verrà innalzato il palo della cuccagna, si farà festa, Berta filerà lo zucchero, mentre la Gran Berta sparerà cazzate e ogni bambino avrà il suo frittellone. In un racconto ebraico tre studenti vennero sorpresi dal loro insegnante a fumare in solaio: il primo sostenne di aver dimenticato che quel giorno era sabato, il secondo si era dimenticato del divieto di fumare di sabato. Il terzo si era dimenticato di chiudere la porta del solaio: potremmo incaricarlo di stare più attento e di ripristinare il lockdown quando sarà necessario, nonostante il sospetto che la coperta che abbiamo in dotazione per il prossimo inverno si rivelerà troppo corta.

 

SUCCEDERÀ ANCORA?

Succederà ancora che un sacerdote accarezzi la testa di un bambino? Che un anziano produttore si presenti in passerella al fianco di una stellina ventenne? Che il capoufficio chiuda la porta dopo aver chiamato la segretaria nel proprio ufficio? Che l’avvocato assuma una praticante ancor prima della (di lei) laurea? Che il professore fumi la sua pipa o il suo sigaro guardando negli occhi la laureanda che gli ha appena chiesto la tesi?

Succederà ancora che la moglie di un uomo in carriera si rallegri della (di lui) promozione? Che la ex-moglie di un dirigente commenti: potrebbe essere sua figlia? Che l’eterna fidanzata di uno qualsiasi gli dica: “Ti ho dato gli anni migliori della mia vita?” Che la madre di un politico sia orgogliosa del proprio figlio, a prescindere? Che una donna disoccupata si definisca casalinga?

 

CHIUSURA AL FEMMINILE

La porta di casa è chiusa a doppia mandata. Le finestre sono tutte chiuse, per permettere che l’impianto di aria condizionata raffreddi l’ambiente. Idem la porta del frigorifero, la chiusura del freezer viene verificata spesso per prevenire lo scongelamento. La sera controllo che i rubinetti siano chiusi, idem per il gas (da quando igienizzo dieci volte al giorno i fornelli, mi succede di spostare inavvertitamente una o più manopole). Esce di casa troppa spazzatura, faccio attenzione a non rompere nulla, i contenitori in plastica hanno la consistenza delle bolle di sapone, ma non svaniscono. Per far svanire le tracce di acqua sui bicchieri bisogna asciugarli bene; mi rifiuto di far funzionare quel trabiccolo della lavapiatti: ho visto una pubblicità che magnifica pirofile splendenti, ma io non voglio che splendano, c’è senz’altro sotto qualche diavoleria, qualche additivo brillantante.

Il tappeto del salotto perde minuscoli frammenti di lana rossa: che strano, non me ne ero mai accorta, eppure è diventato più corto di mezzo centimetro negli ultimi vent’anni. Da quando sono in pensione lavo a mano i capi delicati e ho perso la fiducia che i detersivi per il nero, per i colorati, per il bianco e per la lana siano differenti tra loro. Ho fede invece nei foglietti acchiappacolori: mi hanno salvato numerosi bucati. La candeggina è impareggiabile, basta usare i guanti. Finisco qui, per porvi la domanda cruciale: adesso avete capito perché le donne non hanno mai messo nero su bianco i loro pensieri? A chi potevano interessare? Forse per uscire nuovamente nel mondo ci vorrebbe una rivoluzione, la guerra al covid, a differenza dei conflitti mondiali, ha avuto effetti controproducenti.

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Category: Libri e librerie, Osservatorio internazionale, Politica, Welfare e Salute

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