Alberto Cini: Un educatore in azienda. Pensieri onirici di una sfida progettuale

| 8 Febbraio 2021 | Comments (0)

 

 

 

 

UN EDUCATORE IN AZIENDA. Pensieri onirici di una sfida progettuale

Un giorno un educatore si sveglia dal suo scomodo letto del terzo settore e per distrarsi, dato che è a casa con qualche linea di febbre, decide di ascoltare su You Tube qualche conferenza sulla meccanica quantistica e le nuove frontiere delle neuro-scienze. Si!! Forse è un po’ folle. Poi la Tachipirina fa il suo effetto. Sente che queste attuali visioni sulla realtà delle cose e dell’essere umano convergono su un punto essenziale:il grande valore e soprattutto il logos delle interconnessioni e non solo il totale (o il tutto) è superiore alla somma delle parti, ma si supera il concetto di parti in se stesse. Quale modello, quale dinamica, quale significazione esiste nell’essenza di questo dialogo tra i frammenti? Il fenomeno dell’interconnessione non è più un accessorio al funzionamento, ma la vera intelligenza che produce la realtà.

L’educatore si appisola sul suo guanciale di identità professionale ancora un po’ incerta, pensando che in fondo è anche lui, nel suo lavoro, un connettore delle parti e anzi che sua questa specialità è l’essenza del suo lavoro, altrimenti sarebbe un mero esecutore passivo di progetti, un buon artigiano di un prodotto educativo e a volte didattico. Sogna un altro mondo, sogna di essere assunto in una grande azienda come consulente educativo, anzi in sogno gli danno un cartellino all’entrata, lui passa il badge e legge sopra in caratteri Times New Romans dimensione 14, Educatore Aziendale.

Il mattino dopo, l’educatore si alza dal letto, si sente in buone forze e dopo colazione, preso da un impulso irrefrenabile scrive un’idea progettuale, un’intenzione sognata.

 

Bozza di progetto, premessa, pensieri e idee…

Il progetto vuole affrontare la sfida di costruire una realtà integrativa in ambito lavorativo, tra diverse aree dello sviluppo sociale delle persone, cioè le aree dello sviluppo umano, degli aspetti formativi e della produzione di beni.

Queste dimensioni sono strutturalmente distribuite linearmente e funzionalmente nel corso del tempo, quel tempo che tutti abbiamo sperimentato. L’area dello sviluppo educativo coinvolge prevalentemente l’infanzia e l’adolescenza, periodo che si innesta in quello formativo, generando nella maturità quello dedicato alla formazione specialistica e successivamente l’entrata nel mondo del lavoro e della produzione. Questa consueta modalità sociale che caratterizza il nostro modello culturale organizzativo, consta di tante variabili; variabili che si differenziano nella progressione di questa linea del tempo, ma che veramente, essendo la tendenza dominante di sviluppo, caratterizza la nostra società e quindi i rapporti umani.

Evidenziamo quindi l’importanza di mantenere queste tre aree di azione e di interesse per l’individuo, come aspetti costantemente equivalenti e non, come accade sovente, ad uso strumentale e progressivo verso il traguardo finale, quel traguardo che è la capacità di utilità e adattamento di un individuo all’interno di un sistema di produzione, di merci e di mercato.

Le tre sezioni definite come: l’area Educativa, l’area Formativa e l’area Lavorativa (intesa come professione, produzione, commercializzazione ecc. ecc.) possono integrarsi e convergere all’interno dello stesso ambiente, come piano d’impresa educativo socio-economico. Integrarsi in modo sincronico, dove gli aspetti educativi, formativi e professionali si implementino contemporaneamente a vicenda,dando risposta a tutti gli aspetti dei bisogni della persona.

Diciamo che gli aspetti umani dell’evolvere, del conoscere e del fare, comuni a tutti gli individui devono in età adulta continuare, coesistere ed espandersi per una crescita armonica della personalità, della professione e del sistema sociale che si va a co-costruire, con l’insieme delle nostre esistenze e con le relative scelte di sviluppo socioeconomico.

L’aspetto di organizzazione di questa tipologia d’impresa, sta nel trattare le aree sopracitate creando un ambiente tendente alla produzione, capace di integrare diverse capacità e talenti individuali in un sistema collettivo e produttivo. Tendenzialmente sono gli individui che nel corso del tempo, sia educativo sia formativo e professionale vengono selezionati in base alla loro capacità di adattamento agli ambiti dove vengono inseriti. Questa è la realtà che nel proseguo del percorso evolutivo della persona produce le forbici sociali, indirizzi esistenziali, divisioni e stratificazioni varie tra le persone. Divisioni che non seguono la dimensione socio- esistenziale delle relazione scelte, bensì obbediscono alla mancanza di rete e collaborazione di queste tre aree, selezionando individui in favore al solo sistema economico di produzione.

Si creano, quindi, nella nostra organizzazione sociale, ambiti di risposta ai bisogni emergenti, luoghi dove queste aree esistono, ma come contenitori di bisogni isolati. L’esempio più evidente si evince se si segue il progressivo sviluppo di un individuo che si ritrovi nei settori e condizioni della fragilità esistenziale, sia che questa sia caratterizzata da una disabilità o da una personalità con difficoltà psicologiche o solamente sociali come povertà, isolamento, immigrazione, ecc. ecc. solo per fare un esempio. Evidenziando che oltre a questo dichiarato, esiste molto disagio sommerso, non catalogabile in tipologie già strutturate e definite.

Questa è la ragione per la quale la selezione, in termini di capacità produttive o basata sulla prevalenza dei bisogni come la stima, porta alla costruzione di luoghi per persone dove i bisogni educativi e assistenziali siano dominanti, altri luoghi dove dominante è la scelta formativa, oppure dove il contenitore è solo quello lavorativo/professionale.

La criticità alla quale si vuole rispondere non è quella di svalutare l’esistente, ma attivare un sistema d’impresa che superi la necessità di contenitori tendenzialmente chiusi tra loro, non in dialogo, dove non siano le differenze a richiedere spazi speciali.

Si pensa ad un sistema dove vengono rispettati i bisogni e le potenzialità della persona e del gruppo, dando la possibilità nello stesso luogo di usufruire del sostegno e stimolo delle tre aree definite.

All’oggi tantissimi formatori utilizzano le loro competenze per migliorare la formazione manageriale, sviluppare la coesione e la capacità del lavoro d’equipe, stimolare la creatività e il problema solving. Questi metodi sono stati presi

direttamente dalle esperienze e metodologie dell’ambito dell’educazione e riadattate e tradotte ad hoc. Mentre questo avviene nella grande impresa, difficilmente vediamo utilizzare queste metodologie, e ovviamente, questi investimenti, come una base per tutti, con la conseguente fatica nell’inserimento e trattamento delle persone con fragilità. In questo progetto si vuole proprio democratizzare, come metodologia di lavoro, l’approccio esistenziale di rispondere ai vari livelli di bisogno, e ciò in base ad uno studio attento delle necessità personali, struttura caratteriale, come nel gioco del tangram, quella gestalt dove lo spostamento di elementi geometrici definiti, produce sempre forme complete differenti, col guadagno relazionale di sentirsi parte importante e contemporanente rappresentanti dell’insieme globale.

Le tre aree definite, si sostengono e stimolano reciprocamente, partendo dallo stesso luogo fisico e con finalità di adattamento, sviluppo, ed espansione delle capacità individuali e di gruppo, fino a raggiungere con gli oneri e i benefici la propria capacità produttiva.

In termini pedagogici è avviare una pedagogia d’impresa organizzativa che metta l’azienda come “sfondo integratore” delle vite delle persone, sia internamente che esternamente al luogo di lavoro. Immaginiamo uno spazio comune dove luoghi educativi si integrano nei luoghi formativi e circolarmente in quelli produttivi, con scambi costanti e reciproci.

La metodologia prevederà piani personalizzati basati sui differenti aspetti della personalità. Vi saranno persone che esprimeranno nei propri bisogni di adattamento la necessità di attivare l’area educativa per il 50% e l’area formativa per il resto 50%, ma possano ancora raggiungere quella produttiva. Viceversa possono esserci esperti e tecnici nell’impresa che sono completamente formati, ed estremamente competenti, quindi l’area educativa si dedicherà alla qualità della relazione dell’equipe, nel gestirne gli eventuali conflitti, suggerire modelli decisionali e di collaborazione, ecc ecc. Pensando che nulla sarà statico e tutto un “work in progress” per aumentare l’empowerment sia individuale che d’impresa, tanto per utilizzare anglismi oggi molto in voga.

Chiunque e qualsiasi sistema organizzativo ha bisogno di una visione dell’attività aziendale che attinga all’area educativa (bisogni di relazioni, gestione delle emozioni, metodologie di pensiero), all’area formativa ( apprendimenti trasversali e specifici, tecnici e formazione permanente), Professionali (capacità d’impresa, produzione e mercato).

Questa descrizione, è un approccio concettuale generale, poiché se si entrasse in dettaglio, rispetto all’integrazione di queste tre aree, si formerebbero alcune sotto-aree specifiche, dove i confini tra Educazione e Formazione sono labili e sovrapponibili, così come per la Formazione e l’attività professionale, ma lasciamo questa descrittiva ad un parte del progetto più calato nella metodologia rispetto alla visione generale della premessa.

Infine l’educatore… vorrei dire “posò la penna”, ma in realtà… semplicemente, salva il file di word sul desktop, fa il solito backup e prima di mandare in stop il suo pc, fa un upload per una email del suo scritto al suo amico Vittorio.

Poi una passeggiata ci sta bene..

Category: Psicologia, psicoanalisi, terapie, Ricerca e Innovazione, Welfare e Salute

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About Alberto Cini: Alberto Cini nasce a Bologna nel 1960, lavora come Educatore Professionale e Formatore, presso la cooperativa C.S.A.P.S.A in servizi rivolti all’handicap e all’adolescenza. Specializzato in Psicodramma con i terapeuti argentini Prof. Roberto Losso e Prof.ssa Ana Packciarz de Losso, è conduttore di laboratori espressivo teatrali, di scrittura creativa e grafico pittorici. Diplomato in massaggio tradizionale, shiatzu e massaggio aiurvedico, si specializza sull’approccio solistico alla persona. Ha pubblicato due raccolte di poesie, “Il fiore d’acqua” e “Le tre sfere”, stralci delle sue opere inedite si trovano sulla rivista di poesia “Versante Ripido”, per la quale disegna vignette satiriche e opere di contatto tra poesia e disegno grafico. Artisticamente viene educato all’arte dalla pittrice Bianca Arcangeli, sua insegnante e con la quale ha mantenuto un costante rapporto di condivisione e di confronto. Questo primo approccio lo influenza particolarmente sul rapporto tra parola e segno, tra la poesia e la pittura. Sensibile agli aspetti formativi e pedagogici dell’espressione artistica approfondisce il simbolismo della forma e del colore, l’arte terapia, terapie non convenzionali e tecniche di sviluppo della persona con il filosofo indiano Baba Bedi che frequenta per vari anni nella sua casa milanese. Non percorrendo formazioni accademiche approda alla scuola dello scultore Alcide Fontanesi, col quale comincia un lungo apprendistato formativo sull’espressionismo astratto. Le sue opere sono presso la galleria d'arte Terre Rare di Bologna

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