Afrodite K. : La voce delle lavoratrici autonome con il tumore al seno e la disobbedienza fiscale

| 25 Luglio 2014 | Comments (0)

 

 

 

La rivista “Inchiesta” appoggia la campagna lanciata da Daniela Fregosi in http://tumorealseno.blog.spot

 

 

1. Come da Daniela Fregosi sono diventata Afrodite K.

Video dichiarazione del 15 luglio 2014

 

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=F0q6g6KLLkk[/youtube]

 

 

Mi chiamo Daniela Fregosi, ho 46 anni e vivo nella maremma toscana. Dal 1992 ho la partita iva aperta e sono una consulente che si occupa di formazione aziendale su tutto il territorio nazionale. Nel luglio 2013 la mia vita è letteralmente esplosa in pochi giorni: è arrivato un carcinoma infiltrante al seno, la mia agenda lavorativa è andata in tilt ed anche il mio conto in banca. Ho scoperto così che i lavoratori autonomi non possono ammalarsi. 
Da allora dedico molto del mio tempo ad informare, denunciare e difendere i diritti dei lavoratori autonomi che si ammalano. In che modo? Ho aperto un blog, Afrodite K, che è diventato a tutti gli effetti un piccolo portale informativo. Ho lanciato, con l’appoggio dell’associazione ACTA una petizione intitolata Diritti ed assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalano: ‪https://www.change.org/it/petizioni/p…. E infine ….ho iniziato a sospendere i pagamenti degli acconti e saldi dei contributi INPS.

Da oltre 22 anni lavoro e pago tutte le tasse che mi sono state richieste da brava cittadina e contribuente. E voglio continuare a dare il mio contributo e ad essere una persona ed una lavoratrice onesta. Ma….
Ma ho scelto di curarmi, ho scelto di non indebitarmi con le banche, ho scelto di volermi bene perché un tumore richiede attenzione ed amore. E visto che lo Stato non mi tutela come lavoratrice autonoma ho deciso di proteggermi da sola ed i contributi INPS e chiedo allo Stato di “congelare” le mie tasse fino al momento in cui la gestione della mia malattia mi consentirà di tornare ad una capacità contributiva “normale”. Congelarle senza applicare le more previste perché un cancro mi basta e mi avanza come punizione, non ne voglio dover sopportare altre.

Credo che sia più che evidente che questa battaglia non riguarda solo Daniela Fregosi ma tutti i lavoratori autonomi. Altrettanto evidente è che non si vuole scatenare una guerra tra poveri togliendo diritti ai lavoratori dipendenti per darne a quelli autonomi. Quà l’obiettivo è un altro. Far sì che OGNI cittadino e cittadina possa avere una malattia dignitosa e tutelata QUALSIASI lavoro faccia. Perché se lo Stato fà differenza tra lavoratori, la malattia non ne fà!

Afrodite K
La voce delle lavoratrici autonome con il tumore al seno….ma non solo http://tumoreseno.blogspot.it

 

 

 

 

2. Daniela Fregosi: Prosegue la mia Disobbedienza Fiscale: mentre aspetto uno Stato giusto l’Inps aspetterà i miei contributi

 

Ok, deciso. Afrodite K comunica ufficialmente a istituzioni, associazioni,  media e cittadini la decisione di proseguire la sua disobbedienza fiscale anzi, più correttamente, il suo sciopero contributivo. La mia priorità in questo momento non è fare la cittadina ubbidiente e ligia nonostante leggi anticostituzionali e ingiuste. Questo l’ho fatto per 22 anni, adesso ho una priorità ben più importante che è quella di curare, al meglio, la mia salute fisica e psichica perchè un tumore richiede attenzione ed amore (soprattutto in mancanza di tutele concrete da parte dello Stato).

APPELLANDOMI ai seguenti articoli:

ART.3 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Sono una cittadina che si è ammalata di cancro e voglio essere trattata come gli altri cittadini indipendentemente dal lavoro che faccio. Non voglio essere discriminata in termini di tutele e welfare solo perchè sono una lavoratrice autonoma (non mi risulta sia una colpa da espiare). Svolgo la libera professione con partita iva da 22 e come gli altri lavoratori ho pagato tasse e contributi per decine di migliaia di euro. Il mio lavoro e le mie tasse non valgono meno di quelli degli altri lavoratori ma non ho potuto però usufruire delle stesse tutele quando mi sono ammalata di tumore al seno. Mi aspetto che la Repubblica faccia il suo dovere rimuovendo gli ostacoli che impedisco ad un lavoratore autonomo di avere una malattia dignitosa come gli altri lavoratori dipendenti.

ART.32 della Costituzione: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti………. Sì, certo, sulla carta le cure sono gratuite e l’esenzione come paziente oncologico ce l’ho. Salvo poi che, siccome sono lavoratrice autonoma, trovo moltissime difficoltà a conciliare lavoro e cure/controlli perchè viaggio e devo incastrare l’agenda lavorativa con quella medica. Quindi, spesso sono costretta a pagarmi esami e controlli che altrimenti sarebbero gratuiti.

ART.38 della Costituzione: Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria…….. Sono in una situazione di difficoltà e come gli altri lavoratori, visto tutte le tasse ho pagato per 22 anni e gli oltre 75.000 euro di contributi versati all’INPS, voglio strumenti ed ammortizzatori che mi permettano di superare questo momento. Se come lavoratrice autonoma è quasi impossibile accedere ad aiuti economici, almeno non mi tartassate con le tasse e sospendetemele dandomi tempo di riprendere fiato.

ART.53 della Costituzione: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva……… Ci vuole un giurista o un genio per capire che un paziente oncologico non può avere la stessa capacità di produrre reddito e contribuire alle tasse di un lavoratore sano? L’articolo 53 esiste o non conta un fico secco?. Chiaramente, come paziente oncologica, la mia capacità contributiva è stata fortemente compromessa andando a sommare la perdita di giornate lavorative e la difficoltà di conciliare tempi/energie di lavoro e di cura ad una crisi economica che purtroppo prosegue.

ART.54 del Codice Penale “Stato di necessità”: Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, nè altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. – See more at: http://www.testolegge.com/codice-penale/articolo-54-2#sthash.V8JJe9uP.dpuf

L’avere un cancro, l’essere una lavoratrice autonoma (soggetto più fragile in termini di capacità reddituale soprattutto in tempi di crisi economica) non mi mettono in uno stato di necessità? Devo aspettare che il fiume Bruna che è quà vicino rompa gli argini e mi sommerga per entrare in uno stato di necessità? E’ più importante pagare i contributi Inps per una pensione “ipotizzabile” e per servizi assistenziali semi-inesistenti o vivere e curarsi? Stato di necessità. Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, nè altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. – See more at: http://www.testolegge.com/codice-penale/articolo-54-2#sthash.V8JJe9uP.dpuf
 Voglio essere considerata una lavoratrice in stato di necessità con capacità contributiva ridotta dalla malattia.

HO DECISO DI

non pagare l’acconto Inps a dicembre 2013 nè il saldo 2013 e l’acconto 2014. E’ da luglio 2013, periodo della diagnosi di cancro, che quei soldi vengono investiti nelle innumerevoli spese che un tumore comporta e nell’ammortizzare le giornate di lavoro perse e le difficoltà che anche oggi stò affrontando. Mi spiace, ma l’Inps dovrà aspettare. Sono una paziente oncologica ed il Sistema Sanitario Nazionale mi considera una paziente “sotto controllo ed a rischio” per 5 anni (fino a luglio 2018) dopo i quali inizierò ad entrare (ma ci vorranno altri 5 anni privi di terapie) nella categoria dei pazienti “lungosopravviventi”. Ad oggi stò tenendo sotto controllo l’altro seno per una formazione pseudonodulare da accertare meglio e stò pensando anche ad una mastectomia preventiva, insomma di pensieri e tappe mediche ne avrò ancora e non voglio trovarmi a dover rinunciare a cure ed azioni legate alla mia malattia perchè sono indebitata con le banche per avere, da cittadina ubbidiente, pagato l’Inps.

Tra pagare le tasse e curarmi, scelgo di curarmi.

CHIEDO QUINDI ALLO STATO

di congelare i miei contributi Inps fino al 2018 quando, sperando che le mie condizioni mediche si mantengano stazionarie, potrò riprendere a fare la brava contribuente riprendendo i pagamenti attraverso un sistema di rateizzazione e senza applicazione di alcuna mora (non voglio essere punita per essermi ammalata, il cancro basta e avanza come punizione).

Se poi desse anche una risposta tangibile alla Petizione “Diritti ed assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalatano”, farebbe solo il suo dovere.

 


 

3. Petizione: Diritti ed assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalano

La Petizione lanciata il 10 febbraio 2014 per la difesa e la tutela del popolo delle partite iva in difficoltà per una malattia grave o invalidante per lunghi periodi, è interessante, non solo per il numero delle firme che stà raccogliendo e per la mobilitazione che stà attivando, ma anche per gli interessantissi (e bellissimi) commenti che alcuni firmatari lasciano. Via via nel Blog ve li ho proposti alcuni, ma siccome, sono molti e rappresentano il peso ed il senso reale di questa petizione, ho deciso di mettere a disposizione di tutti un file per scaricarli.

Alcuni di questi commenti sono davvero commoventi, come quello di Donatella Sassi di Parma “Non sono una lavoratrice autonoma, ma non voglio sentirmi privilegiata davanti alla sofferenza di nessuno”. Grazie Donatella.

Perchè sì, molti dei firmatari di questa petizione NON sono lavoratori autonomi, ma dipendenti privati o pubblici che si sono sentiti toccati da questa problematica. magari hanno compagni, figli, parenti o amici autonomi ammalati ed hanno potuto constatare concretamente quanta poca tutela hanno nelle difficoltà che si incontrano durante una malattia seria. Oppure sono stati essi stessi ammalati e lo raccontano “vergognandosi” quasi dei diritti acquisiti che hanno permesso loro di rendere meno pesante la loro malattia. O ancora credono che la tipologia di contratto che si ha non è statica ed eterna, magari oggi si è dipendenti, domani chissà.

Ci sono poi le firme di tantissimi lavoratori autonomi che sono stati o sono ammalati e che denunciano gli effetti devastanti, non solo della malattia in sè, ma delle scarse tutele e della mancata applicazione degli articoli della nostra Costituzione. Professionisti, consulenti, artigiani, commercianti, rappresentanti che sono stati costretti a chiudere le loro attività professionali, a vendersi la casa o ad indebitarsi fino al collo con Equitalia e con le banche perchè non erano più in grado di pagare le tasse (che continuano ad arrivare anche se si è ammalati insieme ai costi fissi che permangono).

Anche i lavoratori autonomi “sani” firmano, firmano eccome. Firmano raccontando di essere terrorizzati all’idea che possa succedere loro qualcosa che impedisca di portare la pagnotta, già magra per la crisi, a casa. Perchè il principio di vulnerabilità sancito dalla Dichiarazione di Barcellona del 1998 è una condizione esistenziale e caratterizza ogni essere umano, non solo i dipendenti.

Poche, troppo poche, le firme “istituzionali”. Anche chi si è speso personalmente, magari non ha neppure firmato. Perchè noi lavoratori autonomi non esistiamo e non esistiamo perchè non siamo lavoratori veri. I veri lavoratori sono altri, i poveracci che non possono evadere, mentre noi, ricchi ed evasori, ce la spassiamo alla grande quindi è chiaro che, in caso di malattia, il minimo è che ci arrangiamo senza rompere troppo le scatole. Ma ormai tutti gli stereotipi che riguardano partite iva e lavoratori autonomi sono vecchi e maceri. Se mai sono stati veri (e in parte dubito perchè il lavoro da 22 anni, ricca non lo sono mai stata ed evadere non l’ho nemmeno mai potuto fare visto che lavoro per le aziende). Il mercato del lavoro si è evoluto e sono nate nuove categorie di professionisti e le vecchie si sono trasformate. E’ ora di considerarci lavoratori a tutti gli effetti perchè siamo ormai davvero “molto carichi” e non più disposti a subire passivamente discriminazioni, tassazioni vessatorie e mancanza di tutele e welfare. La mia disobbedienza contributiva è un segnale da non sottovalutare rispetto a quanto il popolo delle partite iva stia rafforzando la consapevolezza dei propri diritti.

 

 

4. Firmare su Change org.it

 

Caro Presidente del Consiglio, caro Ministro del Lavoro,

Mi chiamo Daniela Fregosi, ho 46 anni, sono una maremmana doc e mi occupo dal ’92 di formazione aziendale come libera professionista con partita iva. Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno, intuendo le difficoltà che mi aspettavano, ho cominciato a mettere in atto una serie di strategie di adattamento: ho iniziato a informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi accaduto).

Ma nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma. Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una dipendente. Ma niente, nessun consiglio mi arrivava dai medici e dal commercialista. E’ iniziato allora per me un viaggio terrificante con i patronati che fanno quello che possono con code interminabili di utenti in cerca di informazioni, call center Inps cui devi spiegare tu l’ultima circolare del maggio 2013 sui lavoratori autonomi e che ti ringraziano pure per l’informazione. Insomma, meno male che sono bella sveglia, che il tumore mi è arrivato alla tetta e non al cervello e che so navigare su internet.

Ma c’è anche la beffa. Mi sono dovuta difendere anche da un mantra ricorrente tuttora “Ma come, non ce l’hai un’assicurazione privata?”. Una cosa così la chiedono solo ai liberi professionisti, tutti convinti che, siccome ce la spassiamo a far quello che ci pare, a non avere padroni, ad evadere di brutto e arricchirci alla faccia degli altri poveri lavoratori, il minimo è che cacciamo i soldi almeno per le assicurazioni private e non rompiamo troppo le scatole all’Inps, anche se abbiamo un tumore. Sì, l’assicurazione malattia ce l’ho ma visto che dal 1997 l’Inps ha reso obbligatori i versamenti e l’aliquota è passata dal 10% all’attuale 27,72%, i soldi doppi per pagare tutto un qualsiasi autonomo non ce l’ha. E’ già grasso che cola se riesce ad avere una piccola assicurazione malattia con premi bassi che non copre quasi nulla (giusto la degenza ospedaliera, non certo mesi e mesi di terapie per un cancro).

Mi sono letta innumerevoli guide e libretti informativi per pazienti oncologici dove venivano descritti i diritti dei lavoratori. Tutte le informazioni riguardano i dipendenti: di noi neppure un cenno. Come se non esistessimo. Come se in Italia non ci fosse il popolo delle P.Iva. Ma un paziente oncologico non è un paziente oncologico e basta? No, esistono malati di cancro di serie A e di serie B.

Noi siamo di serie B e per noi gli articoli 3-32-38-53 della Costituzione sono opzionali. Dato che come lavoratrice autonoma non esisto ho iniziato la mia disobbedienza fiscale rifiutandomi di pagare l’acconto dell’Inps che arriva regolare a dicembre di ogni anno. Questa è la mia storia e la mia Campagna VIDEO

Chiedo a nome mio, di tutti i lavoratori autonomi e di ACTA l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato cui appartengo e che mi sostiene, che venga rispettata la Costituzione Italiana e che sia data anche agli autonomi la possibilità di una malattia dignitosa: diritto ad una indennità di malattia che copra l’intero periodo di inattività, il diritto ad un’indennità di malattia a chi abbia versato all’INPS almeno 3 annualità nel corso della sua intera vita lavorativa, un indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio etc), il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia e la possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa, così come l’esclusione dagli studi di settore.

Daniela Fregosi in arte Afrodite K

 

 

 

Category: Donne, lavoro, femminismi, Movimenti, Welfare e Salute

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