Adriano Sofri : La follia di una società che prende una madre e due bimbi e li butta via, in carcere

| 21 settembre 2018 | Comments (0)
Diffondiamo da Il foglio  del 19 settembre 2o18. La tragedia di Rebibbia e quella della vita. Nessuna autorità era tenuta a temere che la donna infelice commettesse un atto simile. Ma era davvero necessario incarcerare una donna con due bambini?
C’è un compassionevole ascoltatore che chiama la buona radio per dire come l’ha colpito la tragedia – “greca”, la tragedia greca – della madre che ha s…caraventato giù dalle scale della galera i due piccoli. (Li ha mandati in cielo, dirà lei – li ha fatti volare via dal nido, dolce nome regolamentare). L’ascoltatore passa subito ad allargare il suo umido sguardo all’intero orizzonte carcerario e incita con veemenza alla costruzione di nuovi carceri, così che oltretutto finiscano finalmente dentro quelli che – come sappiamo bene, dice – non ci vanno mai, se non hanno almeno una condanna a quattro anni. Di qui prende le mosse la discussione della mattina di mercoledì su una delle più decenti radio italiane. Poche volte sono stato così combattuto. So che bisogna adattarsi a distinguere, entrare nel merito, vincere l’insofferenza – decine di anni di proclami sullo scandalo di tenere i bambini carcerati scavano altro che le rocce – curare i dettagli: infatti niente è importante alla galera quanto le piccole cose.
Dunque modulare la voce, non troppo sdegno, non troppa naturalezza, e chiedere come sia possibile mandare in cella una donna sbandata, alla lettera, di trent’anni, non con un bambino ma con due, piccolissima una piccolo l’altro, due anni in due, per quale colossale pericolosità pubblica e privata? Era così difficile calcolare di quanti punti l’ingresso di quei due cuccioli con la loro madre – la loro tigre, secondo la tragedia, secondo la Colchide e tutto il resto – avrebbe fatto salire la percentuale di bambini sotto i tre anni detenuti in Italia? Quanto fa in percentuale due su 60? Quante sono le madri detenute che debbano prendersi cura non di uno ma di due figli, in quella condizione, che non siano madri ragazze rom, che sanno come si fa, e le statistiche vorrebbero accantonarle in un’altra colonna dello scibile carcerabile, zingare, altra cosa?
Anche quando non denunci “una depressione”, anche quando non sia una tossicomane strappata da poco ai suoi usi, anche quando non sia straniera, come farà la giovane donna a prendersi cura dei cuccioli e di sé? (Come farebbe un uomo, un padre di trent’anni, anche non straniero, anche non tossicomane, anche non depresso? Come faremmo, uomini, con due nostri figlioletti, a chiedere di gridare meno forte: “Voglio morire!” e “Fatti le urine, fottuto bastardo!”, perché sto cercando di addormentarli? Io non sono migliore né peggiore, credo, di altri, però ho una cicatrice in più: sono andato per anni a camminare, a “passeggiare”, si dice, in un cortile dal quale si sentivano a volte risate altre volte, più spesso, pianti di bambini). Nessuna autorità, nessun responsabile era tenuto, era tenuta, a temere che la donna infelice commettesse un atto simile: sarebbe stato disumano figurarselo. Anche ad aver fatto il classico, anche ad aver letto la tragedia o almeno aver visto il film.
Non si doveva né si poteva immaginare questo per sentire che non era quello il posto, il destino, della madre e dei cuccioli. Tutto questo e molto altro si pensa e si discute, finché si sta dentro il cerchio, il recinto stretto e irto del famoso consorzio civile e della sua scorza annerita. Ma ad uscirne per un momento, ad avere ancora un consunto ricordo dell’essere umani, della tragedia che è la vita, allora non c’è da discutere o da distinguere: c’è solo da gridare all’infamia e alla pazzia, c’è solo da sentire quale colpa deliberata, stagionata, incistata sta addosso a una società simile, che prende distrattamente in un giorno qualsiasi di agosto quella madre e quei bambini e li butta via, coloro che lo fanno per mestiere e coloro in nome dei quali viene fatto. Il mondo. Fatti le urine, fottuto bastardo!

Category: Carceri, Donne, lavoro, femminismi, Welfare e Salute

About Adriano Sofri: Adriano Sofri (Trieste, 1942) è un giornalista, scrittore e attivista italiano, ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni di carcere - dopo un lungo e controverso iter giudiziario - quale mandante dell'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, avvenuto nel 1972. Condannato nel 1990 è stato scarcerato nel gennaio 2012, per decorrenza della pena. Sofri si è sempre proclamato innocente. Ha un fratello maggiore, Gianni, storico e saggista, e una sorella, Stella. Fu attivo nella sinistra operaista italiana sin dai primi anni sessanta (collaborò alla rivista Classe operaia), fu tra i fondatori del movimento Il potere operaio pisano, per poi fondare la formazione extraparlamentare comunista Lotta Continua, di cui fu uno dei leader principali fino al suo scioglimento nel 1976. Prima dell'omicidio di Luigi Calabresi, il commissario era stato pubblicamente accusato dagli anarchici e da Sofri, per mezzo di una ampia campagna dalle pagine del giornale Lotta Continua, di essere il responsabile della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della Questura di Milano durante l'interrogatorio relativo alla strage di piazza Fontana.Condannato nel 1990, e nel 1997 in via definitiva, insieme a Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, in seguito alla confessione e testimonianza di Leonardo Marino (ex-militante di Lotta Continua), Sofri si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda e non ha mai presentato richiesta di grazia, che pure è stata invocata da diversi giornalisti e intellettuali. Il 9 gennaio 2009, in una intervista al Corriere della Sera, pur ribadendo la sua innocenza, si è assunto la corresponsabilità morale dell'omicidio. Il 16 gennaio 2012 viene scarcerato per decorrenza della pena. Sposato negli anni '60 con la pisana Alessandra Peretti, da cui nacquero i figli Luca, giornalista, e Nicola. Dal 1972 ha poi avuto per compagna, fino alla scomparsa, la norvegese Randi Krokaa. Adriano Sofri è ateo. Negli anni settanta Sofri fu il leader di Lotta Continua, una delle principali formazioni extraparlamentari marxiste. Lotta Continua si distinse per l'attività politica in aperto contrasto con le forze del Parlamento. Dopo il 1976 appoggiò il Partito Comunista Italiano e, successivamente, presentò proprie liste con altre formazioni di sinistra radicale. Dalle pagine dell'omonimo giornale, sul quale Adriano Sofri scriveva, la formazione attaccò fortemente, tra gli altri, il commissario Luigi Calabresi, da loro accusato di essere il responsabile della morte di Pinelli. La campagna venne sostenuta anche da molti giornali e riviste. Quando Calabresi morì assassinato in un agguato il 17 maggio 1972 il giornale titolò: Ucciso Calabresi, il maggior responsabile dell'assassinio Pinelli. Ancora prima della vicenda giudiziaria, Sofri abbandonò la politica attiva e attualmente è giornalista di Repubblica. È stato iscritto molte volte al Partito Radicale. Oltre che contro la pena di morte, Sofri si è pronunciato contro l'ergastolo, e per l'abolizione dell'ergastolo ostativo dall'ordinamento italiano. Dagli anni ottanta, abbandonata la militanza politica, si è dato all'attività di studio e pubblicistica in campo storico-politico con numerosi articoli e saggi. Tra le sue opere:Memoria , Sellerio Editore, 1990; L'ombra di Moro, Sellerio Editore, 1991; Le prigioni degli altri, Sellerio Editore, 1993; Il nodo e il chiodo, Sellerio Editore, 1995; Lo specchio di Sarajevo, Sellerio Editore, 1997; Piccola posta, Sellerio Editore, 1999; Racconto di Natale, Einaudi, 2002 con illustrazioni di Sergio Staino; Altri Hotel. Il mondo visto da dentro, 1997-2002, Mondadori, 2002; Gli angeli del cortile, Einaudi, 2003 con illustrazioni di Sergio Staino; L'impero delle cicale. Il terzo racconto di Natale, Coconino Press, 2004 con illustrazioni di Sergio Staino; Chi è il mio prossimo, Sellerio Editore, 2007;Contro Giuliano. Noi uomini, le donne e l'aborto, Sellerio Editore, 2008;La notte che Pinelli, Sellerio Editore, 2009 ; Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli, Lindau, 2012 con Gianfranco Ravasi; Doppio rosso. Cina e Cuba. La differenza, la somiglianza, Skira, 2012 con De Benedetti Neige e Visetti Giampaolo; Machiavelli, Tupac e la Principessa, Sellerio Editore, 2013; Reagì Mauro Rostagno sorridendo, Sellerio Editore, 2014

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