Vittorio Capecchi: A favore di Francesco Ubertini Rettore dell’Università di Bologna

| 27 Giugno 2015 | Comments (0)

 

 

 

 

Lo scontro per il nome del futuro Rettore mi porta a questa dichiarazione di voto a favore di Francesco Ubertini il cui modo di proporsi vedo in continuità con quello del mio caro amico Pier Ugo Calzolari. Riproduco la  lettera di Ubertini con cui spiega i motivi della sua candidatura a Rettore dell’Alma mater

 

Lettera di candidatura del prof. Francesco Ubertini

Carissime e Carissimi,

ho deciso di candidarmi a Rettore dell’Alma Mater per contribuire alla crescita del nostro Ateneo con passione, responsabilità e dedizione.

Usciamo da una fase che è stata caratterizzata da una profonda riorganizzazione dell’assetto istituzionale interno e che ci consegna un Ateneo complessivamente in buona salute, ma che deve smaltire molti effetti collaterali della riforma e concentrarsi su ciò che davvero è caratterizzante per l’Università. Come ha avuto modo di dire recentemente il Magnifico Rettore, il nostro Ateneo è in piedi e cammina, ora può e deve correre. Questo sarà il compito del futuro Rettore, che dovrà guidare con coraggio e visione a lungo termine la nostra comunità. Il mondo sta cambiando velocemente, la crisi mette a dura prova la nostra società e il tessuto produttivo, il sistema Paese arranca, le politiche in tema di Università degli ultimi governi sono state decisamente inadeguate e il numero complessivo dei laureati è drammaticamente basso. Il mondo è più piccolo, i nuovi studenti sono nativi dell’era digitale, il modo di comunicare delle giovani generazioni è cambiato. La competizione è globale sia nella ricerca sia nella formazione.

Per vincere le sfide che ci attendono dovremo investire con coraggio sul futuro. Il nuovo Rettore dovrà essere interprete del rinnovamento, ascoltare e curare la sintesi, essere sempre disponibile al dialogo e al confronto, tempestivo nelle decisioni, inclusivo e indipendente, capace di motivare e lavorare con spirito di squadra, di promuovere e rappresentare l’Alma Mater nel mondo, sia in sedi istituzionali sia con investitori pubblici e privati.

Nella mia visione di Ateneo pubblicointernazionalemulti-campus, al centro dell’azione di governo vi sono gli studenti e i ricercatori (nel senso di tutti coloro che fanno ricerca). Con il coinvolgimento di tutto il personale, il nostro sforzo deve essere mirato a sviluppare servizi di qualità e offrire un ambiente accogliente, stimolante e ricco di opportunità. Studenti e ricercatori, con i loro talenti e le loro aspirazioni, sono i nostri ambasciatori nel mondo e attraverso di loro passa il nostro futuro. Formazione e ricerca sono funzioni vitali, intimamente connesse in un ciclo virtuoso e devono crescere in modo armonico, superando definitivamente la dicotomia tra research university e teaching university, che non appartiene alla nostra storia ed è il risultato di una semplificazione concettuale. Pur consapevoli del ruolo che dobbiamo esercitare sia a livello locale che nazionale, l’orizzonte della nostra azione e il contesto nel quale confrontarci è per nostra natura quello internazionale.

In questa visione è necessario restituire tempo ai docenti per svolgere attività di didattica e ricerca di qualità, liberare le energie presenti nel nostro Ateneo, investire con generosità su chi merita. Dobbiamo non solo riconoscere, ma valorizzare le differenze, in ogni ambito, da quello disciplinare a quello geografico, dalla valutazione al sostegno alla ricerca, rifuggendo dalla tentazione dell’algoritmo unico, dell’uniformità, dell’omogeneizzazione. L’Alma Mater è uno studio generale quasi millenario, è una realtà complessa e distribuita geograficamente, ed è proprio questa la ricchezza che deve essere valorizzata. La complementarietà e la contaminazione tra sapere umanistico e scientifico sono un punto di forza fondamentale della nostra università.

Se vorrete accordarmi la vostra fiducia, sarà una mia precisa responsabilità, affiancato dagli Organi Accademici e dal nuovo Direttore Generale, affrontare con decisione quella che è avvertita da tutte le componenti della nostra comunità come una vera e propria oppressione burocratica, che va contrastata con forza a livello nazionale e locale, con una forte azione di semplificazione e una maggiore partecipazione nella fase d’indirizzo. Il rapporto tra Amministrazione e Strutture va rafforzato in termini d’integrazione e coordinamento, investendo nella valorizzazione delle figure professionali presenti e nella formazione continua del personale. Responsabilitàchiarezza dei ruolirispetto per le autonomie e la collegialità degli Organiprogrammazionetrasparenzapari opportunità saranno le parole chiave dell’azione di governo.

Sarà mia priorità aprire l’Alma Mater al mondo esterno, con un atteggiamento attivo e promuovendo una crescente integrazione con la società e il territorio, per incrementare la nostra capacità di attrazione di risorse, di studenti e di ricercatori di qualità. Il nostro Ateneo deve porsi come interlocutore di rilievo a livello internazionale e come guida a livello nazionale, con l’obiettivo di orientare il futuro, di guidare le decisioni anziché rincorrerle, con uno spirito propositivo e costruttivo. Le leve sulle quali agire sono la nostra capacità di creare reti, di promuovere la cultura e accrescere la responsabilità sociale, di ridurre la distanza tra Accademia e mondo del lavoro, di generare nuove idee per favorire l’innovazione in tutti i settori della società, di promuovere partenariati strategici con soggetti pubblici e privati di elevata qualificazione, di rafforzare il legame con le città, gli enti locali, la Regione, le fondazioni, le imprese. L’assetto multi-campus del nostro Ateneo è una grande opportunità di crescita sulla quale investire e va rilanciato con un disegno chiaro, coerente con la vocazione del territorio, consapevole dei diversi ruoli delle strutture e dei docenti e selettivo rispetto alle iniziative che funzionano.

Tutto ciò sarà possibile solo con un ampio coinvolgimento di tutta la nostra comunità di studenti, ricercatori, docenti e personale tecnico e amministrativo, in un clima positivo e con spirito solidale, accomunati da un forte senso di appartenenza.

Sostenuto e incoraggiato dalla fiducia di Colleghe e Colleghi, da oltre sette anni dirigo un grande dipartimento, che in tale periodo è notevolmente cresciuto e si è profondamente trasformato, evidenziando la mia capacità di programmare, gestire, innovare e di raggiungere obiettivi ambiziosi nella concretezza e nella condivisione delle decisioni quotidiane. Da tre anni siedo in Senato Accademico, dove ho potuto conoscere a fondo le specificità e le problematiche delle varie Strutture e i meccanismi di funzionamento del nostro Ateneo. Forte di queste esperienze, sento di avere la necessaria consapevolezza per propormi alla guida del processo di rinnovamento che ci attende. Come ho sempre fatto sarò affiancato da un gruppo di persone competenti e dinamiche, rappresentativo della varietà disciplinare del nostro Ateneo. Non sarà sufficiente amministrare il quotidiano, servirà un deciso cambio di passo.

Vorrei adesso arricchire queste mie prime riflessioni con il contributo di tutti voi per costruire insieme i dettagli del programma. Al di là degli incontri ufficiali nelle varie strutture e realtà del nostro Ateneo, sono a vostra disposizione per incontrare singoli o gruppi, per visitare i luoghi dove lavorate, fate ricerca e studiate, gli uffici, le biblioteche, i laboratori e le cliniche, per conoscervi, ascoltare il vostro punto di vista e discutere i temi che più vi stanno a cuore.

A presto e un caro saluto, Francesco Ubertini

 

Category: Scuola e Università

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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