Maurizio Matteuzzi: Se al Rettore di Bologna gli prendono i cinque minuti ma dimentica quelli spesi ad obbedir tacendo

| 11 Novembre 2013 | Comments (0)

 

 

 

Maurizio Matteuzzi risponde al Rettore di Bologna Ivano Dionigi che ha chiesto ai docenti di dedicare cinque minuti per spiegare i tagli effettuati dal governo all’Università [vedi articolo di Ilaria Ventura su Repubblica del 5 novembre 2013 riprodotto qui sotto]. Per ricordare le speranze per una diversa università ripubblichiamo l’Appello per l’Università del 29 dicembre 2012 del COMPASS

 

Leggo su La Repubblica una notizia preoccupante: al Magnifico Rettore “sono venuti i cinque minuti”, E nello stesso periodo ricevo dallo stesso invito di spiegare a lezione, agli studenti, l’ingiustizia subita. Per deformazione professionale, prima di ogni lezione mi devo preparare, quanto meno “rileggere il contesto e la sua storia”, non posso non ricostruire.

Tre anni fa veniva definitivamente approvata una legge fascista, verticistica, palesemente in contrasto con l’autonomia delle università garantita dalla costituzione, e dunque, in effetti, anticostituzionale (anche se il Presidente Napolitano ideò per l’occasione il sinonimo “punto di criticità”, pur di firmarla). Già da prima, ma sicuramente tre anni fa, chiedemmo in diversi colleghi (de quorum ego) al Rettore Magnifico di opporsi con tutte le sue forze, di fare le barricate. Gli preannunciammo chiaramente: per questa via vai a sbattere. I tagli di Tremonti, la legge Gelmini, l’eliminazione di ogni dignità, di ogni autonomia, di ogni democraticità dalla nostra accademia dove può portare?

Ma Bologna è virtuosa, ci fu risposto, e poi Tremonti ci ridarrà i tagli, e Tremonti è un uomo d’onore; e poi Napolitano ha detto che “questo è il momento del fare”. Dunque, corsa ad essere i primi della classe, a sommare i dipartimenti, più che obbedienti (altro che 45, noi che siamo Bologna facciamo dipartimenti di cinquanta docenti, noblesse oblige).

Sordità totale a quello che la stragrande maggioranza reclamava: il 90% vuole un CdA elettivo, cosa comprovata da un referendum aperto a tutti i dipendenti? Dilettanti allo sbaraglio. Ma questo è solo un esempio.

Come ampiamente previsto e dichiarato, ora si va a sbattere. Addio fondo premiale, addio eccellenza, miseria per tutti. E allora vengono i cinque minuti al Magnifico Rettore.

Ma qui vengono anche in mente dei numeri. Freddi, impietosi, drastici come le mediane e gli h-indexes. Da allora, da quando tre anni fa dicemmo “si va a sbattere, si distrugge l’università pubblica, questo è il vero intento politico”, sono passati tre anni. Cioè unmilionecinquecentosettantaseimilaottocento minuti. Cinque di essi ora sono stati spesi per prendere le distanze.

Ma è legittimo chiedersi: e gli altri unmilionecinquecentosettantaseimilasettecentonovantacinque minuti, Rettore Magnifico, come sono stati spesi, se non per applicare la volontà suprema del Ministro? Oltre ai cinque minuti di protesta, ci sono stati altri tempi spesi ad obbedir tacendo; vogliamo contarli? Trecentoquindicimilatrecentocinquantacinque /  cinque-minuti.

Non sono un po’ pochi, Magnifico, questi cinque minuti, quanto meno rispetto agli altri?

La maggioranza dei colleghi fu muta all’origine, e muta è ora. Quanto alla nutrita schiera di figuranti, che hanno condiviso tutto del primo periodo, e ora lodano obbedienti il mutato spirar del vento, diciamoci la verità, non meritano neanche un commento, amebe che rincorrono una bandiera che non c’è: l’unica cosa che testimoniano è il loro servilismo, che li costringe proni nell’attesa di qualche probabilmente misera prebenda.

 

 

1. Se a Dionigi gli prendono i 5 minuti

[Ilaria Ventura, La Repubblica, 5 novembre 2011]

CINQUE minuti appena. Per dire agli studenti che arriveranno meno soldi alle università migliori come Bologna.E che questo è «inspiegabile e inaccettabile». Lezioni contro i tagli. E’ l’ invito rivolto ai suoi professori da Ivano Dionigi. «Parlate oggi, in tutte le aule». E’ la prima vera rivolta del Rettore, nel suo stile, contro la sforbiciata ai finanziamenti.

Stavolta, sotto la mannaia del governo sono i fondi premiali, ovvero la quota destinata alle università per merito: sono passati, a livello nazionale, da 910 a 818 milioni. A QUESTI si dovevano aggiungere 41 milioni (tre destinati a Bologna): spariti, cancellati. Il rettore non ci sta, è troppo. E se solo due settimane fa era ottimista, ieri ha scritto ai suoi docenti per invitarli a dedicare almeno cinque minuti della lezione, oggi, in concomitanza con la discussione in Senato della legge di Stabilità, per stigmatizzare il sottofinanziamento cronico degli atenei e «l’ ennesimo affossamento del principio del merito».

Alla Camera è caduto per «motivi tecnici» l’ emendamento che assegnava la quota premiale, informa il rettore nella lettera. «Ho l’ impressione che il ministero all’ università sia sotto tutela di quello dell’ economia. E non voglio più sentirmi dire da un politico che dobbiamo essere competitivi, come si fa in questa condizioni? Harvard ha 15mila studenti e la metà di tutto il finanziamento ordinario che ricevono gli atenei italiani. Aumenteranno le risorse? Vorrei anche vedere, dopo 4 anni di tagli. Intanto per il 2013 cosa devo prevedere?».

Lo sfogo, poi l’ invito. Il pressing sulla politica. «A questo punto il nostro ateneo, dopo aver subito un taglio di 18 milioni (a causa della decurtazione complessiva di 300 milioni del fondo di finanziamento ordinario), si vede ora privato di ulteriori milioni derivanti dall’ attesa e meritata quota premiale». Una quota su cui Dionigi contava, per la «reputazione» dell’ Alma Mater a livello internazionale, per i risultati conseguiti nella ricerca. «Cosa conta ora tutto questo sbotta -? Non arrivano i soldi, ma solo vincoli. Questa doppia politica non la posso accettare. Così come non è possibile mettere tutti gli atenei sullo stesso livello: non voglio che si costringano università a chiudere, le risorse premiali devono essere additive. Ma devono esserci».

 

 

2.  COMPASS (Coordinamento Nazionale Professori Associati): Appello per l’università.

Salviamo l’università pubblica, costruiamo l’università bene comune.

[29 dicembre 2012 testo scritto da Alessandro Arienzo, Piero Bevilacqua, Alberto Lucarelli, Ugo M. Olivieri]


Il malato è terminale, la cura per uccidere l’Università pubblica sta riuscendo. La Legge di Stabilità mette in discussione la sopravvivenza stessa del sistema universitario nel momento in cui fissa la quota di incremento del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università a soli 100 ml di euro a fronte di 400ml di euro di tagli già preventivati. I finanziamenti necessari per il pagamento degli stipendi al personale sono di 6,62 miliardi di euro mentre lo stato quest’anno trasferisce alle Università 6,6 miliardi. La differenza è minima ma significativa poiché l’ F.F.O. questa volta basta a coprire gli stipendi e le spese fisse.

La Conferenza dei Rettori aveva chiesto al governo uno stanziamento di 500 milioni di euro come reintegro dei tagli precedenti in modo da ipotizzare un sia pur irrisorio incremento per le spese di funzionamento. Ne sono stati assegnati all’Università solo 100 con un taglio effettivo di risorse del -4,3%, un taglio superiore a quello del 2011 (-3,8%). Se c’era bisogno di una prova che il governo Monti, il governo dei professori, aveva un obiettivo preciso – la destrutturazione dell’università pubblica- la legge di stabilità l’ha definitivamente svelato.

Con queste cifre rischiano il default e il commissariamento almeno 20 università, in maggioranza meridionali. Noi riteniamo che prima che ciò avvenga sia necessario promuovere una mobilitazione a difesa della sopravvivenza dell’università pubblica.

Noi chiediamo al futuro governo una ridefinizione delle priorità economiche e politiche delineate nella legge di stabilità e riteniamo che sia possibile rifinanziare il sistema universitario come mostrano alcune delle voci di spesa: i 750 ml di euro nel prossimo triennio per il sistema Mose di Venezia; la spesa di 840 ml di euro per il prossimo triennio e 150 ml per ciascuno degli anni dal 2016 al 2029 per la TAV Torino-Lione; i circa 300 ml di euro per la società Stretto di Messina Spa; il contributo straordinario di 0,8 milioni di euro annui a favore della Fondazione EBRI; i 600.000 euro per l’Investment and Technology Promotion Office (ITPO/UNIDO) di Roma e sono state pienamente rifinanziate le spese militari.

A fronte di tutto questo non si sono trovati 400 ml di euro per l’intero sistema universitario nazionale! Noi lanciamo un appello alle organizzazioni studentesche, alle organizzazioni sindacali universitarie, ai colleghi che credono nella difesa dell’università pubblica, agli stessi Rettori perché firmino e appoggino questa richiesta di rientro dai tagli previsti dalla legge di stabilità. Noi, come proponenti dell’appello e primi firmatari, riteniamo condizione minima e necessaria per ripartire nella discussione su una vera riforma democratica dell’Università, la garanzia di una sopravvivenza ordinaria delle strutture. Non siamo certo per una difesa dell’esistente ma per un rilancio dell’Università come bene pubblico. Come singoli siamo già intervenuti in altre occasioni per denunciare la logica privatistica e verticistica della legge Gelmini, ultimo atto di un processo ventennale di trasformazione dell’Università da bene pubblico in agenzia educativa al servizio di interessi baronali e confindustriali.

Convinti, come siamo, che sia necessario un processo di revisione delle regole del sistema ma che questo processo debba avvenire attraverso una consultazione dal basso di tutte le componenti che nell’Università operano e vivono, chiediamo al futuro Ministro la convocazione degli Stati Generali dell’Università. A questo processo intendiamo offrire alcuni spunti di discussione. In merito al diritto allo studio e alla ricerca, al funzionamento democratico delle strutture, e al reclutamento e all’avanzamento nella carriera riteniamo che sia importante:

1) Realizzare un vero diritto allo studio, assicurando a tutti gli studenti idonei la borsa di studio, aumentando e migliorando i servizi (biblioteche, aule, laboratori, ecc.) e le condizioni di vita degli studenti (residenze, mense, ecc.).

2) In alternativa ai poteri estesi e antidemocratici del rettore e del CdA, rafforzare il Senato Accademico, direttamente eletto da tutte le componenti, con responsabilità della programmazione, del coordinamento e del controllo.

3) Introdurre meccanismi di reclutamento in ruolo che impediscano la cooptazione personale; garantire un avanzamento di carriera basato esclusivamente su valutazioni individuali, all’interno di un ruolo unico della docenza, senza distinzioni di funzioni e di diritti e doveri, nel quale comprendere gli attuali ordinari, associati e ricercatori.

4) Azzerare l’operato e le strutture dell’ANVUR per ripartire con un diverso sistema di valutazione, trasparente nelle nomine come nei processi di valutazione, volti a recuperare le criticità del sistema e non a penalizzarne le strutture. Noi chiediamo a quanti sottoscrivono anche questa parte dell’appello al futuro Governo di condividere con noi non necessariamente tutti i contenuti, ma la richiesta di un metodo di consultazione e di formazione delle leggi di riforma, che tenga conto della voce e dei saperi di chi nell’università vive ed opera.

Hanno firmato: Maurizio Matteuzzi, Alberto Burgio, Angelo d’Orsi, Tonino Perna, Giorgio Tassinari, Saverio Luzzi, Mario Lavagetto, Elena Pulcini, Adriano Prosperi, Raffaele Perrelli Preside Facoltà di Lettere e Filosofia università della Calabria, Alberto Asor Rosa, Giuliano Volpe Rettore di Foggia, Alberto Maria Banti, Gisèle Vanhese, Antonio Pioletti, Piero Di Girolamo, Giorgio Inglese, Enzo Scandurra, Pasquale Colella, Ugo Leone, Domenico Pantaleo, segrenario nazionale FLC.

 

Category: Scuola e Università

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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