Maurizio Matteuzzi: La “puzza di libertà” e il profumo del manganello

| 22 Maggio 2015 | Comments (0)

 

 

Il giorno 20, in cronaca, il Resto del Carlino dà ampio spazio a una manifestazione/conferenza stampa tenuta presso il tribunale, in occasione del riesame di alcuni provvedimenti restrittivi nei confronti di studenti del collettivo Hobo.

Devo dire che non ho nulla da eccepire sui vari servizi, aderenti alla realtà e alle dichiarazioni fatte. Anche la decisione di affiancarvi posizioni sostanzialmente contrarie, come l’intervista al prof. Marmo, è del tutto pertinente. Ma c’è una cosa che viceversa non mi va già. L’articolo di fondo, a firma Egeria di Nallo. E’ che, con tutta la mia buona volontà, non sono riuscito a capire un gran che.

Io ci ho provato, Volevo capirlo, in tutta sincerità. Ho anche avuto il dubbio, ma sarò io che non funziono? Però però… Non sarà come capire Kant, ma ho appena superato un test di  intelligenza della settimana enigmistica. Capisco  che non si può presentare all’ANVUR, serve per me. Alla mia età, il dubbio serpeggia: ma non sarai rincoglionito? Poi fai il test, e un minimo ti consoli…

Il punto è: “c’è puzza di libertà”?

Uno dice, puoi rispondere.

Ma il problema è come. Nel senso che a una posizione chiaramente espressa, come, per fare un riferimento allo stesso giornale, alla stessa pagina, non c’è difficoltà a rispondere. Ad esempio, a quanto scrive Marmo: ha un senso, ha una consequenzialità logica; poi io posso non essere d’accordo, oppure sì. Facile rispondere.

Ma, sinceramente, che dire se la libertà fa puzza, se io sono invitato  a meditare sulle parole di papa Francesco: «“Se qualcheduno insulta mia madre io gli do uno schiaffo” –  Ed è su queste poche parole che i nostri firmatari potrebbero meditare, ma forse Papa Francesco non è abbastanza radical chic»? Così dice l’illustre editorialista. E qui, altro che settimana enigmistica. Quanti  problemi. Che ne so io della madre di papa Francesco? Ma, soprattutto, cosa me ne frega? Perché dovrei meditarci?  Qui mi autocensuro sui molti esempi (ipotetici) che mi vengono in mente (anche a voi?).

Ma il bello viene dopo. Perché “mentre i dotti bizantini stavano disputando su quanti angeli stavano sula punto di un ago, i turchi ottomani scavavano gallerie e assediarono Costantinopoli e la presero in due mesi”.

Aiuto: non capisco più. Non mi intendo di angeli, non saprei. Ma tutto ciò mi ricorda qualcosa, un tunnel di 700 chilometri tra il Gran Sasso e il Cern. Il club dei patiti dei tunnel si allarga…

Comunque la lettura e l’analisi non sono state inutili. Nell’insegnamento si è sempre alla ricerca di esempi adeguati per illustrare i concetti. Ecco, alla prossima lezione di logica in cui dovrò spiegare che cos’è il non sequitur, avrò un esempio perfetto. Uomo corre campanile: dunque…

Da fine aprile a Bologna è successo questo:

 

– 2 divieti di dimora a Hobo

– 5 arresti domiciliari a Hobo

– sequestro aula C

– 7 avvisi di misure disciplinari per il Cua

– sgombero Eat the Rich dopo due ore di occupazione

– cariche al presidio contro Renzi (una donna con una frattura scomposta)

– richiesta sequestro dell’ex Telecom, dove vivono 200 persone, per lo più famiglie migranti.

 

L’olfatto è, come è noto, assai soggettivo. Qualcuno adora l’aroma del tartufo, altri lo detesta. Io trovo certi profumi, di cui a volte sento la scia nei luoghi chiusi, detestabili (non tutti, ovviamente: certi). Malgrado si chiamino “profumi”, sono incomparabilmente più deludenti dell’odore del fieno appena tagliato. Ma capisco bene quanto vi sia di arbitrario nelle preferenze. L’olfatto è, darwinianamente, un meccanismo di difesa, ancorché molto approssimativo, e per questo le narici sono a pochi centimetri dalla bocca: fiuta il boccone, prima di ingoiare, potrebbe essere velenoso. Ecco, a volte uno sente puzza di libertà; mentre altri sente profumo di manganello. De gustibus

Ma ecco, quando mi ero messo il cuore in pace, anche perché un illustre e paziente collega mi aveva riassunto il brano, fornendomene un’ermeneutica e mettendolo in forma consequenziale, leggo il giornale di oggi, venerdì 22 maggio. E vi scorgo due cose notevoli: un titoletto, a pagina 3, senza chiose né corpo; LISEI (FORZA ITALIA): «Licenziare i docenti dell’università che solidarizzano con i collettivi estremisti attivi in città». Cosa dicevo dei “profumi”? A quando l’olio di ricino? E i làbari, e i fasci? Viva la libertà di opinione, e di espressione! Ma qui non vale la pena di commentare, mi sento cattolico ecumenico per una volta; parafrasando: “Signore, perdona loro, perché non sanno quello che dicono”.

Più preoccupante il titolo che campeggia in prima: “Il PD: «Sbaglia chi firma per Hobo». Ecco, consolidato il Job Acts, con la precarizzazione tanto cara al neoliberismo, mentre giunge in Senato una legge che segna il de profundis della scuola pubblica, ed è invisa all’80% degli insegnanti, e dopo avere quasi finito il lavoro distruttivo così bene impostato da Tremonti e da Gelmini sull’Università e la ricerca, il PD dice che sbaglia chi firma per Hobo. Due cose: se il PD sapesse leggere, vedrebbe che l’appello in questione non è affatto un firmare per Hobo; secondo: sbaglierà chi firma per libertadidimora; ma anche chi firma per il PD non fa mica una bella cosa…

 

 

 

 

 

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Category: Osservatorio sulle città, Scuola e Università

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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