Maurizio Matteuzzi: A proposito di “i”ntercettazioni

| 25 Ottobre 2013 | Comments (0)

 


 

A dar retta ad Aristotele, è proprio dell’uomo cogliere l’uno nella molteplicità (An. Post., II, 19). In ossequio, vorrei provare a trovare un collegamento tra due fatti, apparentemente distanti.

E’ di questi giorni la scoperta delle intercettazioni sistematiche portate avanti dagli Americani nei confronti persino dei capi di stato Europei. Ne sono pieni i giornali in queste ore. La cosa ha destato notevole scalpore, naturalmente, e grande meraviglia in alcuni, malgrado dei mega sistemi di spionaggio provenienti da quella sponda, e un po’ anche da questa nostra, se nell’Europa ricomprendiamo le isole, si sapesse e si parlasse da molti anni. Forse è stato un errore scaricare i cugini omofoni, che evidentemente non hanno gradito, e hanno scoperchiato la pentola.

Le autorità accademiche del politecnico di Milano hanno deciso di svolgere i corsi universitari in inglese. Decisione, anche questa, degna di non poco stupore, e soltanto parzialmente mitigata da una sentenza del TAR.

Ora uno dice: be’ ma che c’entra? Ecco, qui vien bene quella supposta attitudine del cogliere l’uno nel molteplice. Il sottile filo rosso che collega le cose c’è sempre, a saperlo cogliere. Se uno Stato si fa colonia, in specie nella sua istruzione, nelle sue università, nella sua cultura, che cosa c’è di sorprendente nel fatto che poi venga trattato come colonia? Se si copiano i modelli, anche i più beceri e quelli di maggiore insuccesso, vedi ad esempio il mitico prestito d’onore che qualche illustre economista nostrano sta tentando di venderci a tutti i costi, se si rinnega una cultura plurimillenaria a favore di un pragmatismo di mercato, se non si difendono i propri valori tradizionali, colonia si è già: nelle teste, nel sentire, nel modo di ragionare. Dice un vecchio adagio: chi pecora si fa, il lupo se lo mangia. Un mio saggio amico cinese, di nome Lao, mi ha detto una volta: se vuoi difendere la tua verginità, conviene non ti cali i pantaloni: faresti il gioco del nemico.

Qualche tempo fa i nostri dotti politici berlusconiani ci hanno riempito la testa con le celebri tre “i”; tra cui ovviamente “inglese”. Verrebbe da dire, alla luce delle “i”ntercettazioni, che il ministro Gelmini potrebbe essere accusata di “i”ntelligenza con il nemico… Se ci devono spiare, che almeno facciano la fatica di tradurre, no? Accusare di intelligenza la Gelmini? Mah…

Magari, a ripensarci con un po’ più di acume, tra tutte queste “i”, anche “i”taliano non ci starebbe poi così male...

Ci sono tante “i”; è facile fare il contrapposto antitetico: “ignoranza”, “inettitudine”, e perché no, “idiozia”. Quante “i” abbiamo raccolto con una sola riforma, ancorché “epocale”. Don’t you think so?

 

 

Category: Scuola e Università

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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