Bruno Giorgini: Il diritto violato

| 9 Aprile 2013 | Comments (0)

 

 


Nella valanga di numeri che danno conto del disastro economico sociale dell’Italia, disoccupati che crescono a vista d’occhio, redditi che calano come l’acqua durante la siccità, poveri che si moltiplicano come funghi in un bosco dopo una grande pioggia, e i suicidi come protesta estrema sempre più frequenti, uno è rimasto ai bordi quasi inavvertito: nello scorso anno accademico 57mila studenti sono stati dichiarati “idonei non beneficiari”  della borsa di studio che avevano chiesto.

Non hanno potuto cioè  usufruire dell’aiuto finanziario per i loro studi, sebbene giudicati “capaci e meritevoli”,  violando così lo Stato un preciso diritto costituzionale: “ I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo (sottolineatura mia, ndr) questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze” (art. 34 della Carta). Non mi sembra sia contemplata nel dettato costituzionale la figura dell’”idoneo non benficiario”. Siamo quindi  nel caso di una  palese violazione di un diritto costituzionale, il diritto allo studio. E questo è già di per sè scandaloso, un atto di violenza sociale, in linea di principio e di fatto, intollerabile.

Se poi ci avventuriamo nelle previsioni, con questo trend il taglio, parola maledetta e ormai oscena, sull’arco dei prossimi tre anni sarà del 92% (fonte La Stampa), sì avete letto bene novantadue per cento, in altri termini il diritto allo studio sarà annichilito, scomparso , desaparecido.

A questo punto alcune domande si impongono. Prima di tutto perché gli studenti e  tutti i giovani non insorgono contro la distruzione di un loro fondamentale diritto con ogni mezzo, e tutta l’energia, la forza, la fantasia dei loro verdi anni, e la furia anche.  Poi perchè docenti e lavoratori dell’università non fanno sentire alta la loro voce contro, con grida azioni lotte occupazioni scioperi cortei e tutto quanto si può inventare,  sapendo  che l’università pubblica senza diritto allo studio semplicemente non è, non esiste, diventa un luogo di privilegio, un luogo di casta, popolato dai pierini figli del dottore, che però nel mezzo di una crisi come quella in corso, e sarà ancor lunga, diminuiranno assai essendo ormai precario  pure quel che fu l’agiato ceto medio. Alla fin fine rimaranno solo i ricchi parecchio, ma loro preferiscono le università private nazionali e estere, diventando l’università pubblica filiforme, se non pleonastica nell’assetto e sviluppo della società italica.

Quindi, altra domanda, come accade che da almeno diecianni a questa parte le classi dirigenti del nostro paese, dai politici di ogni sponda agli industriali tutti, operino in modo pervicace e a volte brutale, vedi controriforma Gelmini, per svuotare l’università di ogni rilevanza e valore sociale  e politico, nonchè per tagliare, ancora l’oscena maledizione,  drasticamente la ricerca scientifica fino a confinarla in una nicchia separata dalla vita sociale e economica, confinandola tuttal’ più a un fatto estetico. Forse l’unico tentativo controcorrente fu portato avanti da Bersani ministro al tempo di Prodi con il programma Industria 2015, tentando di mettere in sinergia le imprese con la ricerca universitaria. Idea che nasceva dalla consapevolezza di quanto la bassa produttività delle industrie italiane fosse dovuta in larga misura alla loro miseria tecnologica e al loro basso tasso di innovazione.  Ma il tentativo Bersani è rimasto del tutto isolato, non riuscendo a invertire la tendenza alla distruzione del patrimonio intellettuale, che anzi diventò dispiegata e senza più ostacoli neppur minimi coi governi Berlusconi.

Tutto questa devastazione dell’intelligenza collettiva e del general intellect mentre altrove nasce e si estende addirittura la citizens science, la scienza dei cittadini (vedi il libro Reinventing Discovery per esempio), o nella Cina sempre citata l’istruzione e l’invenzione diventano uno dei parametri assunti dai giudici per la riduzione delle pene ai condannati e ai detenuti. Ma  senza pretesa di rispondere alle domande di cui sopra, quando molti sanno e dicono a parole come la conoscenza e la ricerca siano decisive sia per la stessa democrazia- si ha democrazia là dove nessun sapere viene disperso diceva l’antico legislatore ateniese- che per lo sviluppo economico sociale, possiamo arrischiare una ipotesi. Si tratta di una azione voluta e mirata a distruggere l’intelligenza collettiva in quanto fonte di emancipazione e liberazione degli individui, in specie appartenenti alle classi sfruttate e povere. In altri termini la classe dirigente vuole così diventare dominante, riducendo gli altri, gli esclusi dal potere, a classe subalterna. Perchè le classi a detta di alcuni non ci sono più, ma la guerra di classe c’è eccome, brutale come ebbe a dire lo stesso Monti e come si vede nell’intera Europa,  e tranciare l’università di massa facendo di converso dilagare l’imbecillità è uno degli strumenti principali per l’oppressione, per evitare che gli oppressi siano in grado di ribellarsi, fondando una strategia di liberazione.

Stupisce  a fronte di questo la pochezza  su scuola università e ricerca dei programmi sia del PD che di SEL fino al M5S, la loro viltà mi vien da dire, nonchè cecità. E termino con una citazione.

Scrive Marta C. Nussbaum “L’istruzione volta esclusivamente al tornaconto del mercato globale esalta la scarsa capacità di ragionamento, il provincialismo, la fretta, l’inerzia, l’egoismo e la povertà di spirito, producendo un’ottusa grettezza e una docilità che minacciano la vita stessa della democrazia e che di sicuro impediscono la creazione di una degna cultura mondiale”.

Non a caso Margareth Tatcher ebbe in vita due nemici giurati contro cui esercitò il massimo di violenza, le Trade Unions in particolare i minatori guidati da Scargill il rosso, e i campus di Oxford e Cambridge che tentò di ridurre al lumicino, additandoli persino come covi comunisti, o giù di lì. Tachter è spirata ma la sua politica è ancora in campo,  se possibile al peggio. Ora senza ballare sulla sua lapide, come cantano i giovani rapper di Brixton, bisogna dire che la lady conservatrice aprì le porte, esaltandoli, a sentimenti come l’avidità, l’egoismo, la sopraffazione dei deboli, una sorta di darwinismo sociale che diventò sciagurata politica. Come qualcuno verrebbe in Italia, e in parte sta già evvenendo. Fare a brandelli l’università e la scuola pubblica va esattamente in questo senso.

 

 

I disegni inseriti in questo intervento sono la pubblicità di www.ciao-tschau.it per informare sulle borse  e scambi di studio tra giovani italo tedeschi

 

 

 

 

 

 

 

Category: Scuola e Università

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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