Alessandro Sansone: I dottorati di ricerca in Italia. Uno studio di caso per “pensare al futuro”

| 4 Febbraio 2013 | Comments (0)

 

 

 

 

 

 

1. Premessa

Questo saggio si propone di studiare l’evoluzione dei dottorati di ricerca in Italia interrogandosi sulla effettiva spendibilità del titolo alla luce delle attuali condizioni di precarietà presenti anche nel sistema universitario e del mancato raccordo con il mercato del lavoro esterno.

L’analisi è condotta sulla base dei dati dell’offerta post-laurea dei dottorati ed i relativi sbocchi occupazionali con un attenzione particolare alla differenze territoriali tra il Nord ed il Mezzogiorno e all’ambito disciplinare della sociologia. E’ stato poi condotto un approfondimento sulla base dei risultati di uno studio di caso relativo al dottorato Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Napoli Federico II”1.

 

2. La spendibilità del titolo di dottore di ricerca

L’esperienza dei dottorati in Italia è partita in ritardo rispetto agli altri paesi industriali avanzati con le finalità di preparare soprattutto alla ricerca all’interno dell’università (Art. 72 D.P.R. 382/80). Sin dai primi cicli, dunque, non vi è stata un’esplicita formalizzazione della spendibilità del titolo in altri settori. Questa tendenza è rimasta negli anni. Infatti con i successivi provvedimenti, pur prevedendo l’ampliamento del numero dei posti anche senza borsa (art. 4, comma 4 L. 210/98), la valutazione dei titoli per i concorsi di ricerca non universitaria è stata affidata solamente ai Decreti ministeriali. In ultima analisi, nello Schema di Regolamento del Dottorato del 2007- che definisce il dottorato terzo livello di formazione, istituendone le Scuole e regolamentando gli aspetti riguardanti l’accreditamento, la valutazione e la didattica- non sono stati introdotti effettivi chiarimenti in merito.

Nonostante queste difficoltà, negli ultimi anni vi è stato sempre un maggior numero di posti messi a concorso e dunque di persone che hanno avuto accesso al dottorato, ritenendo evidentemente utile acquisire il titolo. Concentrandoci proprio sugli ultimi anni può essere interessante riprendere l’ultimo rapporto annuale sullo stato dell’università del CNVSU (Comitato Nazionale Valutazione Sistema di Valutazione) in cui un intero capitolo è stato dedicato ai dottorati. Per ragioni di sintesi si farà riferimento soltanto a due aspetti:

  1. l’offerta formativa e la domanda di formazione terziaria (corsi attivati e numero di iscritti) i cui dati si riferiscono all’Anagrafe dottorati per l’anno accademico 2009/10

  2. le caratteristiche dei dottorandi (età di iscrizione ai corsi e numero di anni di accesso al dottorato dopo la laurea) i cui dati si riferiscono all’Anagrafe dei dottorandi per l’anno 2008 (dunque iscritti al primo anno per i corsi banditi nel 2008)

Per quanto riguarda il numero dei corsi attivati nel 2009/10 vi è stato un forte decremento del numero dei corsi rispetto all’anno precedente – da 2.145 a 1881 – ma il CNVSU ha evidenziato comunque un’eccessiva frammentazione che ha caratterizzato gli ultimi anni2.

Il numero di iscritti per l’anno accademico 2009/10 è stato pari a 12.006: dunque quasi 1.000 iscritti in meno rispetto al 2008/09, calo che annulla quasi del tutto l’incremento di iscritti che si era verificato negli anni precedenti. Al contrario, cresce costantemente il numero di iscritti stranieri che arriva quasi a triplicarsi dal 2003 ad oggi.

 

Tabella 1 : Nuovi iscritti e iscritti stranieri ai corsi dottorato, aa .aa. 2003/04-2009/10

Anno Accademico

Iscritti ai nuovi cicli

Media nuovi iscritti ai cicli di dottorato

Di cui stranieri

% stranieri su iscritti

2003/04

12.079

5,7

387

3,2

2004/05

12.738

5,9

531

4,2

2005/06

12.700

5,6

627

4,9

2006/07

13.147

6

779

5,9

2007/08

12.862

5,9

829

6,4

2008/09

12.949

6

951

7,3

2009/10

12.006

6,4

963

8,0

Fonte: CNVSU 2011

 

In merito alle caratteristiche dei dottorandi la tabella 2 mostra che quasi la metà degli accessi avviene nella classe d’età tra i 26 ed i 30, con una quota comunque rilevante che accede anche oltre i 36 anni:


Tabella 2: Dottorandi per classi d’età (distribuzione percentuale)

Classi d’età

%

Fino a 25

29,6

Da 26 a 30

43,7

Da 31 a 35

15,7

Da 36 in poi

11,0

Totale

100,00

Semplificazione su Dati CNVSU

 

Un altro dato interessante, utile a capire la scelta di “investire in formazione”, è quello relativo al numero di anni trascorsi tra il conseguimento della laurea e l’ingresso nel dottorato. In questo caso sono stati considerati solamente i laureati del vecchio ordinamento:


Tabella 3: Dottorandi in ritardo per numero di anni dalla laurea

Area geografica

Fino a 2 anni

Da 3 a 5 anni

Da 6 a 10 anni

Oltre i 10 anni

Totale

Nord-Ovest

32,6

33,8

20,8

12,8

100,00

Nord-Est

34,9

31,1

18,9

15,2

100,00

Centro

35,5

27,1

21,0

16,4

100,00

Sud

42,4

28,3

17,4

11,9

100,00

Isole

35,8

30,7

22,3

11,2

100,00

Totale

36,5

29,7

20,0

13,8

100,00

Fonte: CNVSU 2011

 

Al di la di una sostanziale, e per certi aspetti, scontata diminuzione di accessi al crescere dell’età: (dal 36,5% dei casi entro i due anni al 13,8% oltre i dieci anni), l’andamento riscontrato consente di affermare che tra le classi più giovani si investe nel dottorato a causa di maggiori difficoltà nel trovare lavoro dopo la laurea (e, non a caso, al Sud la percentuale sale al 42%). Dall’altro lato il fatto che circa il 20% accede al dottorato a distanza di tempo dalla laurea può indicare la tendenza ad investire nel dottorato per aspirazioni non propriamente di carriera accademico, ma quale titolo utile a consolidare carriere intraprese in altri settori.

Il maggior numero di accessi ha portato ad un maggior numero di titoli rilasciati nel tempo. Infatti tra il 1998 ed il 2006 il numero dei titoli rilasciati è quasi quadruplicato, passando da 2.803 a 10.057, dunque complessivamente tra il 1998 ed il 2006 sono stati rilasciati 52.472 titoli.

Nell’analisi delle ultime quattro rilevazioni si è registrata una dimunizione più rilevante solo nell’ultimo anno:

 

Tabella 4: Numero titoli rilasciati per anno solare e genere

Anno

Maschi

Femmine

Totale

2007

4.970

5.469

10.439

2008

5.873

6.491

12.364

2009

5.671

6.431

12.102

2010

5.401

5.933

11.334

Totale

21915

24.324

46.239

Fonte: Ufficio Statistica-MIUR, ns elaborazione

 

Sulla base di questi dati è lecito domandarsi quali siano le prospettive occupazionali dei dottori di ricerca tenendo conto sia della riduzione del reclutamento all’interno dell’università, sia della scarsità di risorse finanziarie presenti nel settore della ricerca pubblica e privata. Infatti, come ha evidenziato Roberto Moscati, nel caso italiano il mis-match è acuito dalla scarsa e ridotta rilevanza attribuita alla ricerca scientifica e dalla mancanza di una chiara politica nazionale sia per l’università che per gli istituti di ricerca (2011, 145).

 

3. Le ricerche sui dottorati in Italia

L’interesse sul tema degli sbocchi professionali dei dottori di ricerca in Italia è emerso soprattutto negli ultimi anni; infatti singoli Atenei, consorzi interuniversitari e l’ADI hanno svolto alcune ricerche sui dottori di ricerca. Tra quelle di maggior rilevanza si possono citare:

  1. Indagine professionale dei dottori di ricerca degli Atenei Pavia, Pisa, Siena, Salerno condotta nel 2006 dal CNVSU e dal MIUR;

  2. Gli esiti occupazionali dei dottori di ricerca negli atenei di Milano, Milano Bicocca e Trento realizzata nel 2006 da Antonio Schizzerotto e dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale di Trento;

  3. Condizioni di lavoro e aspirazioni professionali dei dottorandi di ricerca condotta dall’ADI e dal CNVSU nel 2007;

  4. L’indagine del Consorzio interuniversitario STELLA sui dottori di ricerca negli anni 2005-2007 di sette Atenei (Bergamo, Brescia, Milano Statale, Milano Bicocca, Palermo, Pisa, Scuola Sant’Anna di Pisa) condotta nel 2009 da Maria Francesca Romano della Scuola Superiore Sant’Anna;

  5. Indagine sulla soddisfazione e gli sbocchi professionali dei Dottori di ricerca dell’Ateneo di Pavia che hanno discusso la tesi per il 2007, condotta da Stefano Campostrini (Università di Venezia) e Simone Gerzelli (Università di Pavia).

L’insieme di queste ricerche giunge ad alcuni risultati simili quali la scarsa mobilità nell’accedere ad un dottorato attivato in un Ateneo diverso da quello in cui si è conseguita la laurea; la difficoltà di inserimento nel settore privato; la prevalenza di occupati nel settore universitario con varietà di contratti a progetto; la presenza di aspirazioni a rimanere nella Università e/o nel settore della ricerca pubblica privata ma con consapevolezza delle difficoltà che si possono incontrare.

In aggiunta a ciò l’ISTAT ha effettuato il primo censimento dei dottori di ricerca nel quale sono stati coinvolti i dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo nel 2004 e nel 20063. Dall’indagine, che rappresenta una importante novità nell’ambito degli studi sui percorsi transizione istruzione-lavoro, sono emersi risultati interessanti e per certi aspetti in tendenza con le rilevazione dei singoli Atenei. Dei molteplici aspetti rilevati può essere interessante riprendere i dati sulla percentuali di occupati, le tipologie contrattuali e il settore di occupazione.

La quasi totalità dei rispondenti svolge un’attività lavorativa: la percentuale è del 92,4% tra quelli che hanno concluso il dottorato da 3 anni e del 94,8% tra quelli che hanno concluso da 3 anni. Un dato rilevante è quello relativo all’incidenza di coloro che lavoravano già prima del dottorato: 29,7% per i dottori che hanno conseguito il titolo nel 2006 e il 24,7% per i dottori del 2004. Nel settore delle scienze politiche e sociali la percentuali di occupati è di 92,5% per i dottori del 2004 e del 89,5% per i dottori del 2006. La quota di chi lavorava già da prima del dottorato sé invece pari rispettivamente al 19,3% e al 32,4%.

Anche in questo caso si conferma la prevalenza di forme contrattuali flessibili come gli assegni di ricerca ed altri tipi di lavoro a termine come mostra la seguente tabella:

Tabella 5: Dottori che hanno conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006 occupati per posizione professionale

 

Borsa post dottorato

Assegno di ricerca

Lavoratore a progetto di prestazione d’opera occasionale

Autonomo

Dipendente a tempo determinato

Dipendente a tempo indeterminato

Totale

Dottori del 2006

6,6

16,2

10,3

13,9

15,0

38,0

100,00

Dottori del 2004

4,2

8,4

8,7

12,8

13,8

52,0

100,00

Fonte: ISTAT (sintesi personale)

 

Per coloro che hanno conseguito il titolo nel 2006 la percentuale di occupati a tempo indeterminato è pari al 38%, ai quali si aggiungono gli assegnisti di ricerca (16%). Nella coorte del 2004 ovviamente la percentuali di occupati a tempo indeterminato sale al 52%; invece si dimezza quella relativa agli assegnisti (8,4%). Questo dato può dunque confermare la tendenza ad uscire dall’Università per coloro che alla lunga non trovano un ruolo stabile.

Pur con diverse forme contrattuali il dottorato si conferma un percorso finalizzato alla ricerca. Per entrambe le coorti la percentuale di chi dichiara di svolgere attività di ricerca in maniera prevalente, è di poco superiore al 48% ed anche le percentuale di chi svolge solo in parte o per nulla attività di ricerca sono molto simili, rispettivamente intorno al 27% e al 24%.

Ecco un quadro di sintesi in cui si mettono in evidenza le percentuali del settore delle scienze politiche e sociali rispetto a quelle generali:

 

Tabella 6: Dottori del 2004 e del 2006 che svolgono attività di ricerca e sviluppo nell’ambito dell’attività lavorativa: confronto media generale e settore delle scienze politiche e sociali.

 

In modo prevalente

Solo in parte

Per nulla

Dottori 2004: Media totale

48,4

27,0

24,6

Dottori 2004 Scienze politiche e sociali

54,8

29,2

16,0

Dottori 2006: Media totale

48,6

27,4

24,0

Dottori 2006: Scienze politiche e sociali

49,5

27,9

22,6

ISTAT, anno vari, nostra elaborazione

 

4. Il caso del dottorato in Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Napoli Federico II

Dopo aver tratteggiato questo quadro di sfondo, entriamo nel merito dei principali risultati della ricerca che ha avuto come oggetto gli sbocchi occupazionali, le scelte di carriera e i rischi di precarietà dei dottori di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Napoli Federico II4. Lo studio ha focalizzato l’attenzione sui percorsi di carriera dei dottori di ricerca dal VI al XX ciclo coinvolgendo 59 persone di cui la maggior parte appartenenti agli ultimi 4 cicli. (Cfr. tabella 7)

 

Tabella 7: popolazione di riferimento dello studio di caso: ammessi, titoli rilasciati e genere

Ciclo

Ammessi

Ritirati

Bocciati

Dottori di ricerca

Di cui donne

VI

4

1

1

2

1

VII

3

 

 

3

3

VIII

3

 

 

3

1

IX

3

 

 

3

2

X

3

 

 

3

1

XI

 

 

XII

3

 

 

3

XIII

2

 

 

2

XIV

1

 

 

1

XV

4

1

 

3

1

XVVI

3

 

 

3

2

XVVII

10

 

 

10

7

XVIII

9

 

 

9

7

XIX

6

 

 

6

1

XX

9

 

 

9

3

Totale

59

2

1

59

29

 

Le informazioni sono state rilevate attraverso un questionario, contenente sia domande chiuse che domande aperte, diviso in sei sezioni: informazioni sul dottorato, caratteristiche socio-demografiche del dottore di ricerca, formazione e attività di ricerca, lavoro/i attualmente svolto/i, lavori precedenti a quello attuale; valutazione complessiva dell’esperienza di dottorato. I risultati maggiormente rilevanti hanno riguardato le caratteristiche dei dottori di ricerca, la parte relativa ai lavori svolti e a alla valutazione complessiva dell’esperienza di dottorato.

Al questionario hanno risposto 40 persone: 15 appartenenti al dottorato con precedente denominazione (Sociologia dei Processi di Innovazione del Mezzogiorno) e 25 appartenenti al dottorato in Sociologia e Ricerca Sociale. Lievemente maggiore è stato il tasso di risposta maschile: 23 su 40. In questa sezione è emersa una certa omogeneità dei profili dei dottori di ricerca soprattutto per la scarsa mobilità: ben tre quarti hanno dichiarato di aver svolto il dottorato nello stesso Ateneo della laurea e la stessa proporzione riguarda coloro che attualmente risiedono nello stesso luogo degli studi di dottorato

Le differenze trai due gruppi di denominazione del dottorato, attribuibili più che altro al fatto che il dottorato è partito solamente dal VI ciclo, riguardano:

  1. l’età media di discussione della tesi: 32,2 per il dottorato con precedente denominazione e di 27,7 per il dottorato in Sociologia e Ricerca Sociale

  2. La maggior proporzione 8 su 10 per il dottorato con vecchia denominazione rispetto a 10 su 25 di ingresso nel dottorato ad oltre due anni dal conseguimento della laurea

 

 

5 L’attività lavorativa dei dottori di ricerca

Per quanto riguarda l’attività lavorativa si è registrata una certa omogeneità dei percorsi dei percorsi dei singoli dottori, caratterizzati però da diverse condizioni di stabilità per ruoli ricoperti in singoli o più settori. da attribuire alle diversa anzianità di ciclo.

 

L’attività lavorativa all’Università

La quasi totalità dei rispondenti (36 su 40) ha dichiarato di collaborare nel settore dell’Università in cui si è confermata la scarsa mobilità: infatti 20 su 36 hanno dichiarato di collaborare solo con l’Ateneo dove hanno svolto il dottorato ed altri 10 pur collaborando con altri Atenei collaborano anche con l’Ateneo d’appartenenza del dottorato. Dei 36 che collaborano con l’Università, 1/3 sono risultati strutturati ed i restanti 2/3 non strutturati. Degli strutturati: 8 sono risultati ricercatori, 2 associati ed 1 svolge attività di funzionario amministrativo nel ruolo di manager didattico

Dai contenuti a risposta aperta relative al giudizio complessivo sull’attività svolta all’interno dell’università è emerso un buon grado di soddisfazione personale per l’attività didattica, e per le opportunità che offre; ma allo stesso tempo è emersa una certa delusione per il funzionamento del sistema, caratterizzato da scarsità di risorse finanziarie, che non consente di fare adeguatamente ricerca. Sono state inoltre evidenziate le problematiche di sovraccarichi didattici che sono da sempre evidenziate nel sistema italiano.

Un dato interessante rilevato è il ritardo con cui i membri dei cicli più recenti hanno raggiunto la posizione di strutturato all’interno dell’Università:

 

Tabella 8: Progressione di carriera degli strutturati in base all’appartenenza di ciclo

Numero ciclo

A 2 anni

A 5 anni

A 8 anni

Oggi

VI

ricercatore

ricercatore

associato

associato

VII

ricercatore

ricercatore

ricercatore

ricercatore

X

ricercatore

ricercatore

ricercatore

ricercatore

X

assegnista

ricercatore

associato

associato

X

docente a contratto

ricercatore

ricercatore

ricercatore

XII

collaborazioni occasionali

ricercatore

ricercatore

ricercatore

XII

assegnista

ricercatore

ricercatore

ricercatore

XIII

ricercatore

ricercatore

ricercatore

ricercatore

XV

ricercatore

ricercatore

ricercatore

XVII

Collaborazioni occasionali

ricercatore

ricercatore

 

Dalla tabella si può notare che ben 5 membri del dottorato con precedente denominazione hanno vinto il concorso per ricercatore a soli due anni dal conseguimento del titolo. Invece nel caso del dottorato in Sociologia e Ricerca Sociale l’unico strutturato con il ruolo di ricercatore, presente al momento dell’indagine, ne ha impiegati cinque a conferma dunque di un rallentamento delle carriere che caratterizza il sistema universitario italiano negli ultimi anni5.

Per i 25 non strutturati è emersa una situazione maggiormente articolata, dovuta ad un minor grado di formalizzazione da uno o più ruoli ricoperti. Nel considerare le tipologie di rapporti lavorativi si è andati dal livello meno formalizzato delle semplici collaborazioni occasionali e/o gruppi di ricerca, alla fruizione di un assegno di ricerca, fino alle docenze a contratto (il questionario prevedeva la possibilità di dare due risposte).


Tabella 9: Distribuzione in valori assoluti dei ruoli ricoperti dai non strutturati nel settore università

Ruolo svolto nell’Università

N

Collaborazioni occasionali (partecipazioni a ricerche e/o attività didattiche)

11

Assegnista di ricerca, altra borsa post-doc

4

Docente a contratto

14

Altro (incarichi docenze master)

1

Totale

30

 

Anche in questo caso, dal contenuto delle risposte aperte sulla valutazione dell’esperienza interna all’Università sono emersi giudizi sia positivi sia negativi. Infatti in alcuni casi l’esperienza è stata giudicata “interessante, positiva, piacevole. In altri casi è stata definita: “frustante”, “sporadica instabile non riconosciuta”, “frammentata, caotica ed emergenziale”. Non sono emersi grandi differenze a livello di ruolo tra chi ha dato risposte positive e negative: gli stessi Docenti a contratto si sono espressi in modo discordante.

Le risposte lievemente più ricche di contenuto hanno focalizzato l’attenzione sugli aspetti relativi alla didattica e alla difficoltà strutturali del sistema sia dal punto di vista delle risorse che non consente di fare adeguatamente ricerca, sia al mancato raccordo con il mercato del lavoro. à soprattutto per la carenza di reddito e la progettualità rispetto agli strutturati. i non strutturati hanno maggiori difficolInevitabilmente è emerso che i non strutturati hanno maggiori difficoltà soprattutto per la carenza di reddito e la progettualità rispetto agli strutturati in quanto l’attività lavorativa e di ricerca è spesso discontinua.

 

Attività al di fuori dell’università

In 28 hanno dichiarato di collaborare in settori diversi dall’università. Riguardo ai settori lavorativo si è notata una certa dispersione: infatti 12 hanno dichiarato di lavorare nel settore della ricerca sia pubblica che privata (ruoli di ricercatori e consulenti), 10 nel settore della Pubblica amministrazione, 8 nella formazione non universitaria compresa quella in azienda (con ruoli di formatori e insegnanti), 6 nel settore cooperativo ed altri sporadici nel settore del sindacato, società di consulenza. Come mostra la tabella n. 3 che distingue tra strutturati e non strutturati nell’università sono proprio questi ultimi a ricoprire più ruoli anche in altri settori:

Tabella 10 : settori di attività in base alla posizione nell’università

 

Enti di Ricerca pubblico privati

Istruzione formazione non universitaria

Pubblica Amministrazione

Terzo settore

(cooperative, associazioni)

Altro

Strutturati

3

1

2

2

1

Non strutturati

7

6

5

4

3

Nessuna collaborazione

2

1

3

Totale

12

8

10

6

4

 

Le tipologie contrattuali si articolano in un ampio ventaglio che va da contratti a tempo indeterminato per gli appartenenti dei primi cicli che non hanno un rapporto strutturato nell’Università, a quelli a tempo determinato (contratti a progetto, occasionali) per gli appartenenti agli ultimi cicli.

Relativamente al commento libero sul giudizio dell’attività lavorativa, anche per gli altri settori, la maggior parte delle risposte sono state commentate solo da aggettivi quali “positiva”, “stimolante”, “ottima”, ma anche negativi: “precaria”, “instabile”.

Nei contenuti un po’ più articolati è emersa la difficoltà dei più giovani nel lavorare in più settori, la scarsità di fondi per la ricerca anche nei settori al di fuori dell’università in cui emergono i tratti tipici delle condizioni di precarietà: contratti atipici e basse retribuzioni. Inoltre è emersa la delusione di chi non riesce ad avere un rapporto regolare o non ha per nulla un rapporto con l’università.

 

Tempi di lavoro e tempo libero

Un tema al quale è stato fatto un accenno nel questionario è quello della difficoltà nella conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. In 18 su 40 hanno dichiarato di riuscire poco o per nulla a gestire il tempo. Dai contenuti delle risposte aperte è stato possibile individuare vari tipi di difficoltà riguardanti:

  1. la carenza di reddito che costringe dunque ad impegnarsi su più lavori con scadenze vicine;

  2. mancanza di tempo da dedicare alla ricerca dovuta ai sovraccarichi didattici

  3. la distanza tra luogo di residenza e i più luoghi di lavoro

  4. difficoltà nella gestione dei carichi familiari a causa dell’assenza di servizi (questa dimensione, come c’era da aspettarsi, ha riguardato soprattutto le donne).

 

6 La valutazione complessiva dell’esperienza di dottorato

Per quanto riguarda la valutazione complessiva dell’esperienza di dottorato, solo 4 hanno dichiarato che non rifarebbero l’esperienza del dottorato. Leggermente più articolate sono state le risposte sul consiglio ad un amico di frequentare un dottorato di ricerca: infatti in 17 hanno risposto si, 11 solo se vi è interesse nella carriera accademica, 9 no ed altri 3 non si sono espressi.

Al fine di valutare complessivamente il dottorato è stata inserita una batteria di domande relative al grado di utilità del dottorato, con scala da del tutto inutile a indispensabile sugli aspetti della possibilità di migliorare la formazione, del “reperimento prima occupazione”, “occupazione attuale”, “progressione di carriera” e capacità di creare una rete virtuosa di relazioni”.

La possibilità di migliorare la formazione è stata valutata positivamente da 33 persone, gli altri aspetti sono stati valutati positivamente da 24 persone ad eccezione della dimensione “del reperimento dell’occupazione attuale che ha ricevuto un giudizio positivo da 27 persone.

Ecco un quadro di sintesi:

Tabella 11: Utilità del dottorato per gli aspetti della formazione e reperimento occupazione

 

Grado di giudizio sugli aspetti del dottorato

Aspetti valutati

Del tutto inutile

Poco utile

Abbastanza utile

Indispensabile

Non valutabile

Totale

La possibilità di migliorare la formazione

7

21

12

40

Il reperimento della prima occupazione dopo il dottorato

8

9

13

9

1

40

Il reperimento dell’attuale occupazione

8

4

10

17

1

40

La progressione di carriera dell’attuale occupazione

8

7

18

6

1

40

La capacità di costruire una rete virtuosa di relazioni

8

7

18

6

1

40

 

L’ultima domanda ha riguardato un commento libero sulla valutazione complessiva dell’esperienza di dottorato. Dai contenuti delle risposte, in alcuni casi molto estese, sono emerse tre tematiche rilevanti:

  1. critiche rispetto alla formazione ricevuta a causa di carenze organizzative ed in cui sono risultate però fondamentali le opportunità di esperienze all’estero;

  2. proposte di valorizzazione del titolo, attraverso nuovi percorsi formativi e di ricerca al fine di una sua maggior spendibilità anche al fuori dell’Università;

  3. le considerevoli opportunità in termini accrescimento di capitale sociale e culturale offerte; infatti più intervistati hanno evidenziato come il dottorato abbia consentito di conoscere persone e colleghi con i quali è stato possibile fare ricerca e consolidare gli interessi per i quali ci si è formati.

 

 

Osservazioni conclusive

L’esperienza dei dottorati in Italia è dunque partita relativamente in ritardo rispetto ai paesi euroepi più avanzati e con la visione di un dottorato per lo più volto agli sbocchi in ambito accademico o nel sistema pubblico di ricerca, senza specifiche indicazioni per la spendibilità del titolo in altri settori. Il ritardo dell’Italia rispetto al resto d’Europa deve essere colmato. A tal fine sono di fondamentale importanza gli Obiettivi della Strategia di Lisbona che intende fare dell’Europa l’economia più competitiva del mondo attraverso l’investimento in Conoscenza adattandosi all’evoluzione della società e dell’informazione e incoraggiando le iniziative in termini di ricerca e sviluppo. In questa stessa direzione vanno i dieci Princìpi di Salisburgo sul dottorato del 20066. La Missione del dottorato è stata infatti identificata con l’avanzamento della conoscenza attraverso la ricerca ed il trasferimento della conoscenza. Per quanto riguarda la Diversità, che ha a che fare con i programmi dottorali e la varietà di modelli (Scuole di dottorato, consorzi di dottorato, graduate schools, dottorati internazionali congiunti, dottorati professionali) l’Italia mostra un notevole ritardo anche se sono in atto alcune interessanti esperienze7.

Oltre alle esperienze di co-tutele e alla maggiore internazionalizzazione ciò che andrebbe incentivato è l’interesse per il settore da parte della pubblica amministrazione. Come ha evidenziato Moscati una parte della spiegazione del ritardo risiede nella mancanza di attenzione – nella società e nell’università – alla formazione della classe dirigente cui il dottorato potrebbe dedicarsi (2011, 152).

Al di la delle difficoltà evidenziate, il dottorato resta comunque un’importante esperienza da intraprendere. Infatti, come ha mostrato lo studio di caso, essa accresce la competitività sul mercato del lavoro più in generale favorita oltre che dalla conoscenze acquisite, anche dalla maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti della società e dalla formazione di capitale sociale.

 


Bibliografia

Aa. Vv. (2006), Rapporto di Ricerca CNVSU 1/2006 Progetto per la ricognizione, raccolta e analisi dei dati esistenti sul dottorato di ricerca e per l’indagine sull’inserimento professionale dei dottori di ricerca; settembre 2006

ADI (2007) (a cura di Vincenzo Pischedda), Una visita panoramica sul Dottorato di ricerca: previsioni, aspettative, realtà e prospettive in www.dottorato.it.

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1 La ricerca è stata condotta nell’estate del 2010 come parte della mia tesi di dottorato dal titolo “Sbocchi occupazionali, scelte di carriere e rischi di precarietà dei dottori di ricerca: il caso del dottorato in sociologia e ricerca sociale dell’Università di Napoli Federico II”. La tesi è disponibile on line all’indirizzo: http://www.fedoa.unina.it/8303/

2 Tra il 2003/04 ed il 2008/09 i corsi si sono sempre attestati sopra le 2.100 unità con punte superiore ai 2.200 per gli anni 2005/06 e 2006/07 rispettivamente 2.249 e 2.207

3 La ricerca è stata condotta tra dicembre 2009 e febbraio 2010. L’indagine ha rilevato la condizione occupazionale a circa tre e cinque anni da titolo, e diversamente dalle altre rilevazioni che sono campionarie, ha riguardato tutti i 18.568 dottori di ricerca delle due coorti.

4 Il Dottorato è stato attivato nel 1991 a partire dal VI ciclo , con denominazione Sociologia e Processi di Innovazione del Mezzogiorno. A partire dal 2001/02 (XVII ciclo) ha assunto l’attuale denominazione Sociologia e Ricerca Sociale e dal 2006/07, seguendo l’offerta formativa dei corsi di laurea specialistico/magistrale della Facoltà di Sociologia ha assunto l’attuale configurazione in due indirizzi.: Teorie e metodi per l’analisi delle politiche sociali e “Sociologia della comunicazione e dei media.

Attualmente il Dottorato afferisce alla Scuola di Dottorato in Scienze Sociali di cui fanno parte anche il Dottorato in Scienze della Politica (con sede amministrativa all’Università di Firenze) e il Dottorato di Ricerca in Storia internazionale in Storia delle Donne e dell’identità di genere con sede amministrativa all’Università Orientale di Napoli.

5 Questa ricostruzione è stata possibile grazie alle sessione “lavori precedenti a quello attuale” in cui è stato chiesto agli intervistati di indicare le posizioni lavorativa a due anni dal conseguimento del titolo, a cinque anni fino al XVII ciclo ed anche ad otto anni ma solo per i cicli dal VI al XIII.

6 Tali principi sono: Missione, Responsabilità istituzionale, Diversità, Status dei dottorandi, Super visione e valutazione, Massa critica, Durata, Multi-disciplinarità e competenze trasferibili, Mobilità, Risorse.

7 Un progetto importante è l’Executive avviato da circa tre anni dal Politecnico di Milano e dall’ Assalombarda, rivolto a dipendenti di impresa già in organico o assunti con l’avvio di dottorato. L’attività è a tempo parziale, la durata di quattro anni e il costo (1.500 euro anni) a carico dell’azienda

 

Category: Ricerca e Innovazione, Scuola e Università

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