Le due Coree e l’Italia

| 13 Aprile 2012 | Comments (0)

Da quel che si capisce dai giornali, la Corea del Nord ha il quarto esercito del mondo. Da quel che so, la Corea del Sud è tra i paesi più avanzati in diversi settori industriali, dalle automobili alla Computer Science.

Ecco il punto. Può la piccola Corea del Nord, Paese tra i più poveri del mondo, avere il quarto esercito del mondo? Pensiamo a mente fredda: spazzerebbe via l’Italia senza troppi problemi, salvo il solito ombrello americano. Può la Corea del Sud fare meglio dei nostri politecnici, della nostra “storica” tecnologia? Nei primi anni cinquanta noi producemmo l’ELEA, uno dei primi computer elettronici, solo poco in ritardo con gli Stati Uniti e l’Inghilterra, pionieri in tutti i sensi.

Qui al filosofo si impone la domanda sull’essere e il dover essere, su ciò che siamo e su ciò che vogliamo diventare. Come fa un Paese tra i più poveri ad avere un esercito così imponente? Semplice, affama la gente e investe una quota di PIL stratosferica per le armi.  Può un Paese sostanzialmente marginale diventare leader nelle nuove tecnologie? Ebbene sì,  investe il 6% del PIL in ricerca. Le controprove empiriche sono sotto gli occhi di tutti, fatta pure la tara alle interpretazioni giornalistiche.

Allora il punto è: che tipo di Corea si attaglia all’Italia? Il nostro futuro è fatto di otto milioni di baionette, e di qualche jet scartato già a priori anche dagli USA per la sua incomparabilità con gli analoghi della concorrenza? Rubando, per averli, i diritti acquisiti dei pensionati?

Che Corea siamo, o vorremmo essere, cosa siamo capaci di fare noi?

Mah,  il Paese di Leonardo e di Galileo forse dovrebbe far altro; per il futuro dei nostri giovani, non certo per noi

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Category: Ricerca e Innovazione

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About Maurizio Matteuzzi: Maurizio Matteuzzi (1947) insegna Filosofia del linguaggio (Teoria e sistemi dell'Intelligenza Artificiale) e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Studioso poliedrico, ha rivolto la propria attenzione alla corrente logicista rappresentata da Leibniz e dagli esponenti della tradizione leibniziana, maturando un profondo interesse per gli autori della scuola di logica polacca (in particolare Lukasiewicz, Lesniewski e Tarski). Lo studio delle categorie semantiche e delle grammatiche categoriali rappresenta uno dei temi centrali della sua attività di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: L'occhio della mosca e il ponte di Brooklyn – Quali regole per gli oggetti del second'ordine? (in «La regola linguistica», Palermo, 2000), Why Artificial Intelligence is not a science (in Stefano Franchi and Güven Güzeldere, eds., Mechanical Bodies, Computational Minds. Artificial Intelligence from Automata to Cyborgs, M.I.T. Press, 2005). Ha svolto il ruolo di coordinatore di numerosi programmi di ricerca di importanza nazionale con le Università di Pisa, Salerno e Palermo. Fra il 1983 e il 1985 ha collaborato con la IBM e, a partire dal 1997, ha diretto diversi progetti di ricerca per conto della società FST (Fabbrica Servizi Telematici, un polo di ricerca avanzata controllato da BNL e Gruppo Moratti) riguardo alle tecniche di sicurezza in informatica, alla firma digitale e alla tecniche di crittografia. È tra i promotori del gruppo «Docenti Preoccupati» e della raccolta firme per abrogare la riforma Gelmini.

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