Anna Munaretto e Wanda Tommasi : Luce Irigaray e il pensiero della differenza

| 25 Marzo 2015 | Comments (0)

1. Anna Munaretto: Luce Irigaray e la differenza sessuale

bibliografia ragionata diffusa il 25 marzo 2015 su www.iaphitalia.org

 

Luce Irigaray ha dedicato tutta la sua ricerca all’elaborazione e creazione di un pensiero della differenza sessuale. Ciò che la distingue dalle altre femministe è che la differenza sessuale è per lei la forza della nostra società, che è costituita da una molteplicità di differenze: linguistiche, religione, culturali. Tutte si basano sulla differenza sessuale, la differenza basilare da considerare cioè, per poi poter considerare tutte le altre, è la differenza tra uomo e donna. Solo rispettando questa base tutte le altre differenze, soprattutto in una cultura come quella di oggi in cui le differenze sono l’identità degli individui, potranno essere rispettate a loro volta. Per Luce Irigaray la differenza sessuale è il conoscersi, l’appropriarsi delle proprie caratteristiche e nel rispetto di esse, delle nostre e di quelle degli altri. Rispettare la propria differenza e le differenze altrui è la chiave per una convivenza pacifica e rispettosa.

Speculum. L’altro in quanto donna
Feltrinelli, Milano 1975

È il suo primo testo in cui critica la teoria freudiana e quella lacaniana sul tema della donna, in particolare sulla sessualità femminile. In questo testo inizia a rivisitare la filosofia classica (in particolare è famosa la rivisitazione del mito della caverna di Platone) leggendola da un punto di vista propriamente femminile. È il testo più famoso dell’autrice belga, che le valse l’espulsione dalla scuola freudienne a causa delle sue idee in contrasto con quelle psicoanalitiche dominanti di Lacan che era il direttore.

Questo sesso che non è un sesso
Feltrinelli, Milano 1977

Questo testo è ancora legato al primo periodo, quello di critica alle tematiche psicoanalitiche della donna. Potrebbe essere considerato la continuazione di Speculum, e dell’analisi di Freud e di Lacan. Secondo l’autrice la psicoanalisi e la filosofia occidentali hanno portato a una cultura apparentemente valida per tutti, ma in realtà portatrice di valori maschili. Questo testo, insieme a Speculum, propone una rifondazione della teoria della differenza sessuale attraverso una rivisitazione della psicoanalisi e della filosofia occidentali.

Amante marina di Friedrich Nietzsche
Luca Sossella editore, Roma 1980

I grandi temi del pensiero di Nietzsche vengono rivisitati attraverso un labirinto di un altro linguaggio, in un modo a metà tra la poesia e la filosofia, e riascoltati senza la maschera dell’abitudine, a partire da un altro punto di vista, quello femminile.

Passioni elementari
Feltrinelli, Milano 1983

È un testo scritto in aforismi usando un linguaggio poetico. Numerose saranno le sue opere in poesia in quanto è la parola che può maggiormente accedere all’essere profondo, in particolare quello della donna. Luce Irigaray cerca di spiegare il dolore e le difficoltà delle donne nel loro rapporto con gli uomini, in un mondo maschile, le cui leggi sono maschili, inscritte in un mondo maschile.

L’oblio dell’aria in Martin Heidegger
Bollati Boringhieri, Torino 1983

Questo libro è un dialogo con la filosofia di Martin Heidegger. È un omaggio che fa al maestro. Inizia a scrivere qualche giorno dopo la morte del filosofo, e ne affronta le tematiche che l’hanno più influenzata. È un modo per ringraziarlo di averle insegnato a pensare, per averle aperto un percorso. Trattando dell’essere, Irigaray ha scoperto che l’essere non è uno, ma è due, è uomo e donna. Se Heidegger è il filosofo dell’uomo, Irigaray sarà la filosofa della donna?

Etica della differenza sessuale
Feltrinelli, Milano 1984

È il manifesto del suo pensiero. Un’etica e una politica nuove che prendono principio dalla differenza sessuale. Qui inizia maggiormente la sua riflessione sul soggetto donna, i cui singoli argomenti affronterà uno alla volta nei suoi testi successivi. La risposta alla differenza sessuale di Luce Irigaray è affermativa: i sessi sono per natura diversi, e lo sono ontologicamente. Secondo la Irigaray nella filosofia occidentale il pensiero maschile si è imposto come soggetto universale e neutro, che costruisce il mondo a partire da sé e ha sottratto all’essere sessuato femminile l’accesso al simbolico, la capacità di autosignificarsi. È necessario per le donne colmare la mancanza di un pensiero proprio su sé stesse e sul mondo, dotandosi di uno strumento conoscitivo che riconsegni loro questa capacità fondativa. Il punto di partenza, questo strumento conoscitivo, non può che essere il corpo, sede di origine fisica e simbolica: “per le donne -scrive la Irigaray- l’essere sessuate nella differenza è qualche cosa di imprescindibile, è, per ciascuna donna che si trova a nascere donna, un dato inalterabile che si radica nel suo essere non come un che di superfluo o un di più ma come ciò che essa necessariamente è: appunto donna”.

Sessi e genealogie
La Tartaruga, Milano 1987

Luce Irigaray analizza due concetti che non possono essere omessi nel concepire un nuovo modo di pensare: la differenza sessuale e la genealogia. Questi concetti sono correlati tra loro. Il primo è la base della società, delle relazione e di ogni rapporto sociale. Il secondo è il punto di riferimento di ogni persona che deriva da due famiglie e da due storie, una è quella dei propri genitori e progenitori, l’altra è quella del proprio sesso.

Il tempo della differenza. Diritti e doveri civili per i due sessi. Per una rivoluzione pacifica
Editori Riuniti, Roma 1989

È un testo politico. In cui per la prima volta affronta l’argomento della differenza sessuale, e dell’importanza del suo riconoscimento a livello europeo. Infatti proprio in questo testo vi è l’abbozzo del tentativo di una costituzione europea fatta dalla filosofa a quattro mani con il deputato europeo Renzo Imbeni. In essa viene trattata la necessità e l’urgenza di riconoscere attraverso leggi le caratteristiche proprie di ogni sesso, e di identificare il prima possibile un concetto di cittadinanza adottabile in Europa.

Parlare non è mai neutro
Editori Riuniti, Roma 1991

È uno studio che Luce Irigaray ha fatto nel linguaggio. La diversità linguistica, sia nella costruzione delle frasi e nella scelta delle parole, che nei contenuti, secondo due punti di vista: maschile e femminile e psicoanalitico. Sostiene che, se il dialogo è alla base del confronto, è allora importante cambiare il nostro modo di parlare: la parola è necessaria per arrivare all’altro, ed entrare in dialogo. La differenza sessuale ha bisogno di un linguaggio che la determini, attraverso il quale se ne possa parlare, discutere e anche distruggere se è il caso. Le donne hanno bisogno di parole, di un simbolico conforme all’esperienza femminile. Una donna deve poter parlare di sé senza passare necessariamente attraverso l’immaginario maschile.

Io tu noi. Per una cultura della differenza
Bollati Boringhieri, Torino1992

È una raccolta di saggi e articoli che aiutano a comprendere meglio il significato e il ruolo della differenza sessuale.

Amo a te. Verso una felicità nella storia
Bollati Boringhieri, Torino, 1993

Amo a te è un libro incentrato su questo “a”. Esso è un luogo di pensiero, di pensare a te, a me, a noi a ciò che ci unisce e a ciò che ci allontana, alla distanza che allo stesso tempo ci permette di essere singoli e uniti. Rappresenta un tempo e un luogo nuovi, da scoprire. Questo “a te” si deve scoprire attraverso una pratica nuova del respiro che cerca di tradursi in parole.

Essere due
Bollati Boringhieri, Torino 1994

In questo testo si analizza l’”altro”. L’altro è l’altro della differenza sessuale. La nostra cultura ha nascosto e sottratto questo altro, diverso, ma esso è fatto di linguaggio e carne. Pensare questo altro, pensare cioè la differenza e l’alterità sono le possibilità per il pensare stesso, per il vivere e l’amare. Luce Irigaray dialoga in questo testo con Sartre, Merleau-Ponty, Lévinas, Hegel e Heidegger, con l’obiettivo di far emergere nella storia della filosofia occidentale una dialettica dell’intersoggettività fondata sulla differenza sessuale. Da alcuni studi che la Irigaray compie sul linguaggio di ragazzi e ragazze emerge che la nostra società parla sempre di un soggetto unico (che di fatto è maschile) che costruisce una filosofia verticale e supera la natura; se si entra invece nell’ottica dei due soggetti (differenti ma in continua relazione fra loro) questo rapporto cambia e ciascun soggetto è in relazione con la natura, con tutti gli individui e con la cultura. “L’umanità è a due e bisogna divinizzare questa condizione, coltivare il nostro essere in relazione con il prossimo”.

La democrazia comincia a due
Bollati Boringhieri, Torino 1994

È una raccolta di saggi e articoli dal tema decisamente più politico e in particolare sulla democrazia intesa come espressione della cittadinanza, che è a due voci: maschile e femminile.

Tra Oriente e Occidente. Dalla singolarità alla comunità
Manifestolibri, Roma1997
Per costruire una comunità che sia però basata su principi diversi, occorre prendere ispirazione al mondo e al pensiero orientale. È proprio dall’Estremo Oriente che possono giungere a noi insegnamenti per ripensare un’identità singolare più in armonia con il cosmo, meno scissa fra corpo e spirito. In questo testo Luce Irigaray mette in evidenza l’importanza che hanno avuto per lei l’esperienza dello yoga e una pratica conscia del respiro, che possono portarci a ripensare in modo diverso la sessualità e la relazione amorosa, ma anche la relazione con se stessi e con gli altri.

Il respiro delle donne. Credo al femminile
Il Saggiatore, Milano 1997

È un tentativo di formulare un nuovo modo di pensare delle donne, e un nuovo modo di vivere. Esso deve partire dal respiro che non è altro che l’essenza della vita. Questo testo affronta la tematica delicata del simbolico femminile, la sua carenza e la sua dimenticanza e insieme la necessità di fondare un pensiero a partire dalle figure mitologiche e dalle caratteristiche femminili in cui ogni donna può riconoscersi.

La via dell’amore
Bollati Boringhieri, Torino 2002

È l’opera forse più concreta di Luce Irigaray, in cui l’autrice si incammina su una “via dell’amore”, un modo nuovo cioè di pensare e di vivere, che coinvolge il rapporto tra arte, religione e filosofia. Alla base di questo nuovo modo di pensare stanno uomini e donne considerati nella loro globalità e nelle loro differenze. L’attenzione è concentrata sull’intersoggettività e sull’elaborazione di un discorso volto al saper vivere e al condividere la vita, sul dialogo.

Preghiere quotidiane
Heimat edizioni, Salerno 2006

È una raccolta di poesie. Esse dimostrano il differente linguaggio tra la poesia maschile e la poesia femminile. Se la prima tende a  esaltare un sentimento di morte e di staticità, la seconda è un elogio alla vita e alla natura. Il linguaggio poetico è di fondamentale importanza per poter riscoprire un rapporto con la natura e con se stessi che oltrepassi le convenzioni sociali e culturali.

In tutto il mondo siamo sempre in due. Chiavi per una convivenza universale
Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006

La questione dell’essere in due si pone in tutte le culture: corrisponde alla struttura del dialogo. Come rendere possibile relazioni tra un io e un tu rispettati in modo equivalente nella loro dignità e diritto alla parola? Questo, più che una semplice uguaglianza economica, aprirebbe la via per tessere una comunità democratica a livello mondiale. La differenza sessuale qui ha un’importanza decisiva perché è il paradigma universale e basilare della relazione nella differenza. Deve dunque diventare il modello mondiale di dialogo democratico. In tutto il mondo, ci sono soltanto uomini e donne di diverse età, razze, culture, appartenenze socio-economiche ecc. Riuscire a trasformare la relazione uomo-donna in un dialogo fra soggetti che rispettano le mutue differenze conduce alla convivenza con altre differenze che, invece, ostacolano la costituzione di una comunità universale se la relazione uomo-donna non è vissuta in modo colto e democratico. La differenza fra culture comincia con la differenza di identità fra uomo e donna.

Oltre i propri confini
Baldini Castoldi Dalai, Milano 2007

È un libro sul dialogo. Dialogare in ogni momento e in ogni luogo con ogni persona che incontriamo. Così impariamo a uscire dal nostro proprio orizzonte per costruire, a poco a poco, un mondo nuovo che tenga conto delle differenze fra tutte e tutti. La nostra appartenenza sessuata delinea i primi confini che dobbiamo allo stesso tempo rispettare e aprire per incontrare l’altro. Essa corrisponde al più basilare passaporto per andare oltre tutti gli altri confini. Luce Irigaray ha incontrato sia donne sia uomini la cui formazione e il cui impegno erano diversi  e si è confrontata con loro.

Condividere il mondo
Bollati Boringhieri, Torino 2008

Lo sforzo di affrontare le sfide emergenti con il linguaggio del logos, ci chiama a un impegno sempre più operoso sia sul versante della mediazione culturale, sia sul versante della partecipazione pubblica alla vita del territorio e del mondo. Abitare da cristiani questo nostro mondo, infatti, significa impegnarsi per una realtà in cui si inverano i diritti inalienabili della persona e in cui il Bene di tutti è la buona vita dei popoli.

Il mistero di Maria
Paoline editoriale, Milano 2010

È un testo che analizza la figura di Maria, madre di Gesù. Non è un opera rivolta esclusivamente ai credenti, anzi, è un’opera che serve a credenti e non credenti a riscoprire la figura madre di tutte le figure femminili. A essa derivano le concezioni delle donne date nella cultura occidentale. Ma non è solo un insieme di analisi, ma è anche un insieme di riflessioni e di interrogazioni sulla donna, su Maria, e sul simbolico femminile.

 

 

 

2.Wanda Tommasi: Il pensiero della differenza, Luce Irigaray

da www.filosofico.net

Nata a Blaton, in Belgio nel 1930, Luce Irigaray psicanalista e filosofa ha fatto parte della scuola freudiana di Parigi, fondata da Jacques Lacan. Il legame con il movimento delle donne è stato per lei un punto di svolta significativo: vicina al movimento delle donne e talvolta coinvolta in esso, Luce Irigaray ripensa le categorie fondamentali della psicoanalisi e della filosofia a partire dai temi dell’inconscio femminile, del corpo femminile, del legame della donna con la madre.

La rottura con Jacques Lacan e con la sua scuola avviene nel 1974 con la pubblicazione di Speculum: Irigaray non riceve i finanziamenti per pubblicare questo testo e viene sospesa dall’incarico di insegnamento a Vincennes; è accusata di mancare di etica e di mescolare la psicoanalisi con altri discorsi, in particolare con quelli provenienti dal contesto femminista.

Nell’ambito della psicoanalisi ella si avvicina a un pensiero sessuato: il suo essere donna non è indifferente a quello che sta dicendo sulla donna e sull’uomo, sul linguaggio, sul corpo.

Speculum è il testo nel quale la critica di Irigaray alla psicoanalisi di Freud e alla filosofia classica maschile si fa tagliente e dura. Gli uomini, i pensatori hanno prodotto una cultura apparentemente valida per tutti, ma, in realtà segnata dalla differenza maschile: hanno collocato il maschile dalla parte del pensiero e il femminile dalla parte del corpo, hanno cioè presentato la donna come l’immagine allo specchio, come il contrario, come l’opposto simmetrico dell’uomo; la donna è stata definita come mancanza rispetto alla pienezza rappresentata dall’uomo. Contro questa impostazione di pensiero, Irigaray usa l’ironia mostrando che nei discorsi degli uomini la donna non è che l’immagine speculare di ciò che essi mettono in scena di se stessi.

Questa strategia ironica viene usata, in particolare, nei confronti di Freud: Irigaray muove a Freud l’accusa di non aver riconosciuto la specificità e l’autonomia della sessualità femminile, ma di averla ricondotta a quella maschile intendendola come mancanza rispetto a una sessualità maschile assunta come paradigma. Freud non considera la donna come nella sua autonomia, ma la vede come un maschio castrato: tutte le fasi dello sviluppo della sessualità femminile sono ricalcate sulla sessualità maschile; la bambina è concepita come un ometto, con dei genitali più piccoli e risibili e il suo godimento è pensato ad imitazione di quello maschile.

La descrizione freudiana dell’invidia del pene, nella donna, è guidata secondo la Irigaray dallo sguardo maschile: è l’uomo che non vede nella bambina niente di simile a sé e ne resta inorridito, per cui costruisce un parallelismo fra la paura maschile della castrazione e l’invidia femminile del pene; ma è l’uomo a provare la paura della castrazione e a veder rispecchiata tale paura nella donna; se il rassicurante specchio femminile non rimandasse questa immagine , se non ci fosse, da parte femminile invidia del pene la costruzione maschile narcisistica crollerebbe.

Altrettanto discutibile è ritenuto da Irigaray il passaggio dall’amore all’odio per la madre che, secondo Freud, accompagnerebbe, nella donna, il suo divenire adulta: mentre la donna dovrebbe passare dall’amore della madre a quello per il padre, l’uomo potrebbe restare polarizzato sull’amore per la madre; ma si chiede Irigaray, quale funzione può avere una donna, una moglie, se è inconsciamente identificata con la madre dell’uomo? L’amore della figlia per la madre non ha trovato espressione all’interno dell’ordine patriarcale: occorre indagare questo legame dimenticato, non interrogato all’interno della cultura patriarcale.

Come si può intuire da questi pochi cenni, Irigaray evita di proporre a sua volta una immagine del femminile, una sua identità: si limita a criticare le rappresentazioni che l’uomo ha fornito della donna , attraversa l’immaginario maschile per mostrare che c’è qualcosa della donna che va oltre ed eccede queste figure.

Irigaray suggerisce che c’è una rimozione originaria su cui sono stati costituiti i fondamenti della razionalità occidentale e della psicoanalisi: tale rimozione riguarda l’assassinio della donna-madre un evento ancora più arcaico del parricidio che Freud pone all’origine della civiltà.La logica del Medesimo e il predominio dell’Uno rispetto al molteplice, che da sempre predominano il pensiero occidentale, hanno portato a pensare il femminile soltanto come una mancanza, non-luogo, sottrazione rispetto la maschile, all’Uno.

Irigaray passa in rassegna la filosofia di Platone, di cui mette in luce la movenza di appropriazione della materia da parte del logos e l’esclusione del femminile per mirare alle idee eterne, il pensiero di Aristotele, che qualifica la donna come madre-materia a vaso, ricettacolo e quello di Plotino in cui la materia è caratterizzata come non essere.

Irigaray vuole sottolineare che il relegare la donna dalla parte del non essere la riduce al mutismo le toglie ogni possibilità di parola : infatti nelle pagine dedicate a Plotino, lo spazio che l’autrice a salvaguardare per sé cioè una parola di donna è solo quello di alcuni puntini di sospensione intervallati dalla citazione delle Enneadi.

Nell’ordine patriarcale afferma l’Irigaray la donna ammutolisce; oppure, significa il suo desiderio, attraverso il sintomo, la malattia, il corpo come nel caso dell’isterica che nella sua messinscena cerca di aprire un varco alla sua prigionia.

Nella sua ricognizione della filosofia occidentale, volta a denunciare il legame implicito fra ragione e mascolinità, Irigaray prosegue con Cartesio in cui l’io penso paga il prezzo per la conquista della propria certezza dell’eliminazione di ogni realtà oggettiva, con Kant, di cui l’autrice sottolinea la cancellazione dell’empiricità e dell’immediatezza del rapporto con la madre per poter elaborare l’oggetto trascendentale e infine con Hegel in cui il femminile compare come eterna ironia della comunità.

Questo attraversamento della Filosofia Occidentale consente di dimostrare che il di discorso patriarcale ha tolto diritto di cittadinanza a un altro discorso quello del corpo e del linguaggio gestuale: l’obiettivo di Speculum è quello di interrogare l’altro linguaggio, quello censurato,rimosso, per rendere manifesta la differenza sessuale nel pensiero. Il tema  dello specchio, cioè della donna come la vuole l’uomo, viene contrapposto al tema della donna come altro: ma la donna come altro l’uomo,purtroppo, non è capace di vederla: non può scorgere l’autonomia del desiderio femminile, perché vuole vedere nella donna solo l’immagine invertita di sé; si ha così il rispecchiamento di una  sola sessualità quella maschile e fallica, e di un modo di pensare ad essa corrispondente.

In Etica della Differenza Sessuale(1985), Irigaray cerca di delineare le forme simboliche di un linguaggio che sia fedele all’esperienza delle donne: tratta i temi del tempo, del luogo, del divino, del soggetto e dell’altro. Per abitare e per avere una dimora propria, le donne hanno bisogno di parole, di un simbolico conforme all’esperienza femminile. Irigaray chiede come una donna possa amare se stessa senza passare necessariamente attraverso l’uomo:la continua donazione di amore all’altro, all’uomo è come una specie d’emorragia; ostacola il ritorno di una donna a se stessa, la costruzione di un luogo proprio di una dimora.

D’altra parte, l’amore del medesimo, cioè l’amore fusionale e confuso tra donne e della donna con la madre è più d’ostacolo che d’aiuto: è infatti un amore come fusione, senza immagini e senza parole che costringe a identificarsi con il materno a pensarsi tutte sorelle, fuse, unite in una sorta di comunismo primitivo che spesso, di fatto, è notevolmente aggressivo. La cultura maschile ha tratto alimento da questo tipo di rapporti tra donne. Occorre una vera socialità fra donne, che permetta un ritorno a sé come amore di sé. La prima condizione è di avere un linguaggio come luogo dove abitare, in cui vi siano parole che tengano insieme il legame affettivo tra donne e la possibilità di scambio, senza confusione; c’è bisogno di un simbolismo tra donne; il linguaggio è indicato come luogo dove è possibile abitare, come terreno dello scambio.

La seconda condizione affinché vi sia socialità femminile articolata è che i rapporti fra donne si strutturino lungo due assi, l’asse verticale del rapporto madre-figlia e l’asse orizzontale del rapporto fra donne; i due assi si incrociano e il loro incrocio può dar vita ad un ordine simbolico femminile. Il femminile può indicare con il suo percorso anche in direzione della trascendenza: alla trascendenza femminile è legata la figura del trascendentale sensibile, un divino che passa attraverso il corpo e la sensibilità che non separa il corporeo dallo spirituale; Irigaray lo lega all’immagine del mucoso simbolo della prossimità tattile, della soglia sempre dischiusa della sessualità femminile.

È da notare il fatto che, in quest’opera, a differenza che in Speculum si confronta in positivo con alcuni autori della tradizione, instaurando con loro un dialogo; emblematico è da questo punto di vista il riferimento a Cartesio, che in Speculum era visto come esempio di un sogno solipsistico costruito a spese del corpo della donna, della materia e delle radici corporee dell’io, mentre nell’Etica è valorizzato, pur nella sua mancata consapevolezza della differenza sessuale, per la forza propositiva della sua nozione di ammirazione che Irigaray propone di adottare come sentimento di fronte all’altro sesso, come punto di partenza per la ricostruzione di un tessuto simbolico dell’eterosessualità. In Etica compare infatti il tema delle nozze, dell’incontro fra uomo e donna, che sarebbe possibile come vero incontro, senza sopraffazione, una volta che, sul versante femminile si sia costituito un proprio ordine simbolico.

Nei suoi testi più recenti, Irigaray si è concentrata sempre di più sulla figura dei due, il due della coppia donna-uomo: ha interrogato l’amore tra donna e uomo che ha bisogno di trascendenza,silenzio e di invisibile. Ha cercato inoltre di ripensare le forme della politica a partire dall’essere due della differenza sessuale e ha avanzato la proposta di un diritto sessuato.

Resta fermo comunque nei suoi testi, da quelli degli anni settanta agli attuali il riferimento ai movimenti delle donne come luoghi in cui rifiutata la strada dell’emancipazione che porta all’omologazione e ai modi di essere maschili, le donne costruiscono forme teoriche e politiche di espressione e di articolazione delle potenzialità inesplorate del femminile.

Irigaray, nella sua decostruzione del fallologocentrismo , che riduce la donna a vuoto, a niente, indica alcune figure di un altro sistema simbolico, di matrice femminile, come quelle prima ricordate, il trascendentale sensibile e il mucoso, o quella del corpo della donna, delle labbra del suo sesso che si toccano, si distanziano, sono l’una il doppio dell’altra.

Tracce della differenza femminile sono anche, nei testi di Irigaray, un rapporto privilegiato al riso e al gioco piuttosto che al prendere,alla resistenza di ogni codificazione normativa.

Irigaray rende così disponibile uno spazio discorsivo diverso per il femminile. In lei l’opera della decostruzione della metafisica e del dominio fallologocentrico intrapresa anche da altri pensatori,

come DeridaDeleuze, approda non solo alla critica del soggetto sessuato maschile e al primato della ragione, ma alla possibilità di un modo di pensare nuovo, non logocentrico alla filosofia della differenza sessuale:”La differenza sessuale sarebbe l’orizzonte di mondi una fecondità ancora non avvenuta. Almeno in Occidente, e senza ridurre la fecondità alla riproduzione dei corpi e delle carne. Fecondità di nascita e di rigenerazione per i partner amorosi,ma anche di un’epoca nuova di pensiero,arte, poesia,linguaggio….Creazione di una nuova poetica”.

 

Category: Psicologia, psicoanalisi, terapie

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About Luce Irigaray: Luce Irigaray nasce a Blaton (Belgio) nel 1930. Studia filosofia presso l'Università di Lovanio e si laurea nel 1955. Dopo aver insegnato in un liceo di Bruxelles, si trasferisce in Francia. Nel 1961 riceve una laurea in psicologia presso l'Università di Parigi e nel 1962 il Diploma di psicopatologia. Dal 1962 al 1964 lavora per la Fondazione Nazionale della Ricerca Scientifica in Belgio. Dopodiché inizia a lavorare come assistente presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica di Parigi, dove è attualmente direttrice di ricerca. Nel 1968 riceve un Dottorato in Linguistica. Nel 1969 analizza Antoniette Fouque, una leader femminista dell'epoca. Dal 1970 al 1974 insegna presso l'Università di Vincennes. In questo periodo diventa un membro dell'EFP (Ecole Freudienne de Paris, fondata da Jacques Lacan). Nel 1974 pubblica la sua tesi di dottorato Speculum, de l’autre femme dove critica con pungente ironia il pensiero di Freud e di Lacan sulla sessualità femminile. Questo libro, che provoca molte polemiche, segna la sua rottura con Lacan e la porta alla sospensione dall’incarico di insegnante presso l’università di Vincennes. Irigaray riesce a trovare un nuovo pubblico nei circoli femministi a Parigi (viene inoltre coinvolta in manifestazioni per la contraccezione e per il diritto all'aborto). Tiene molti seminari e conferenze in tutta Europa, decine dei quali vengono racconti e pubblicati (Oltre i propri confini, Baldini Castoldi Dalai, 2007). Il lavoro della Irigaray influenzerà i movimenti femministi francesi e italiani per alcuni decenni. Nel 1982 ottiene la cattedra di filosofia all'Università Erasmus di Rotterdam (la sua attività di ricerca in questa facoltà porta alla pubblicazione dell’opera Etica della differenza sessuale). Nel 1991 viene eletta deputata al Parlamento Europeo. Nel 1993 scrive, direttamente in italiano, Amo a te. Nel dicembre 2003 l’Università di Londra le conferisce la laurea honoris causa in letteratura. Dal 2004 al 2006 è stata visiting professor nel dipartimento di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Nottingham. Nel 2007 viene affiliata con l'Università di Liverpool. Nel 2008 le viene assegnata la laurea honoris causa in Letteratura dallo University College di Londra. Tra i sui libri più recenti: Tra Oriente e Occidente. Dalla singolarità alla comunità, Manifestolibri, 1997; Chi sono io? Chi sei tu? La chiave per una convivenza universale. Biblioteca di Casalmaggiore, 1999; Il respiro delle donne. Credo al femminile, Il Saggiatore, 2000; Amante marina di Friedrich Nietzsche, Luca Sossella Editore, 2003; In tutto il mondo siamo sempre in due. Chiavi per una convivenza universale, Baldini Castoldi Dalai, 2006; Preghiere quotidiane, Heimat, 2007; Oltre i propri confini, Baldini Castoldi Dalai, 2007; La via dell'amore, Bollati Boringhieri 2008; Condividere il mondo, Bollati Boringhieri, 2009; Il mistero di Maria, Paoline Editoriale, 2010

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