Viva il manifesto

| 17 Febbraio 2012 | Comments (0)

 

DIBATTITO SULLA STAMPA A SINISTRA : “INCHIESTA”, “IL MANIFESTO” ecc..

 

La rivista «Inchiesta» è strettamente legata a «il manifesto» non solo per sintonia politica ma anche per eredità editoriali.

«il manifesto» nasce come rivista mensile edita da Dedalo il 23 giugno 1969 e diventa quotidiano il 28 aprile 1971. Quando Capecchi decide di fondare «Inchiesta» incontra a Milano Raimondo Coga, il direttore delle Edizioni Dedalo, che gli dice che è d’accordo nel pubblicare «Inchiesta» perché la rivista potrebbe prendere il posto della rivista «Il manifesto» che sta per diventare quotidiano.

L’unica indicazione che Capecchi riceve è quella di disegnare una copertina che invece che per linee orizzontali (come il mensile «Il manifesto») sia per linee verticali ed è così che nei primi mesi del 1971 esce l’ultimo numero del mensile «il manifesto» (il numero gennaio/febbraio 1971) e il primo numero di «Inchiesta» (gennaio/marzo 1971).

Per augurare ancora tanta vita a «il manifesto» pubblichiamo un testo scritto da Bruno Giorgini a nome di tutta la redazione di «Inchiesta».

 

 

 

 

 

Il ministero dello Sviluppo economico ha avviato la liquidazione coatta amministrativa della cooperativa. Oggi abbiamo avuto notizia che è stato firmato il decreto”. Così annunciava il comunicato del collettivo del Manifesto. Ovvero rischia il giornale dall’antica dicitura “ quotidiano comunista”, di scomparire dalle edicole. Il che è triste, tristissimo per molte persone che gli vogliono bene.

Assurdo, per la politica e la democrazia. Ma congruente con il mercato, se i mercanti affamano la Grecia, che vuoi che gliene importi se chiude «il manifesto». Che tra l’altro è un organo d’informazione nell’ultimo anno fortemente impegnato sul fronte dell’alternativa proprio alla società tecno-liberista.

Dalla battaglia per il referendum sull’acqua pubblica, straordinario risultato e vittoria limpida dei beni comuni sul profitto privato, fino all’assemblea di Napoli, e andando più indietro è ovvio, dalla dissidenza con l’invasione della Cecoslovacchia (che oggi non c’è più), alla prima grande manifestazione in Milano contro Berlusconi, eccetera eccetera. Ma si dice, anche qualcuno del nostro campo dice, sì magari tante buone intenzioni e lodevoli, però poca informazione, piuttosto ideologica. Come se tutti fossero diventati dei compassati ascoltatori della BBC, che poi se la si guarda si scopre che compassata non è. Invece «il manifesto» è proprio fondamentale dal punto di vista dell’informazione, e della verità. Prendiamo l’economia che oggi va parecchio, soltanto leggendo Galapagos o Viale abbiamo non solo le idee, bensì i numeri di una economia politica liberista micidiale per i popoli, per i lavoratori, per i diritti sociali. Oppure possiamo capire quel che succede a Scampia. O leggere quel che succede in FIAT, oltre Marchionne.

Insomma se «il manifesto» dovesse cessare di stare in edicola, sarebbe un pezzo di verità a essere amputato. Un pezzo di verità attinente il Movimento Operaio, i movimenti in generale, ma anche il debito pubblico, la riconversione ecologica, l’Europa sociale, la strage dei migranti che affogano nel mare, la pace e la guerra, l’Irak e la Palestina. Tanto per dirne qualcuna. Comunque direi cominciamo a comperarne due copie per ciascuno ogni giorno. Una lasciamola al caffè, sul treno, in bus. L’altra teniamocela cara, finché c’è.

 

L’articolo di Bruno Giorgini è stato pubblicato su «E-Il Mensile online» il 9 febbraio 2012

Category: Dibattiti, Politica

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