Vittorio Capecchi: La strage nella redazione di Charlie Hebdo. Perché i loro disegni avvicinano a Dio

| 8 Gennaio 2015 | Comments (0)

 

 

Ho quattro nipoti. Una nipotina Camilla e un nipotino Filippo e poi due nipoti più grandi Marcello e Tommaso e di fronte alla strage nella redazione di Charlie Hebdo ho avvertito l’importanza di andare oltre la giustissima affermazione laica che bisogna difendere la libertà di espressione. Io penso che da un punto di vista religioso il disegno satirico (come la matematica) avvicina a Dio e mi propongo di spiegare questa affermazione ai miei nipoti. Il disegno della matita spezzata che diventa due matite è di Banksy.

 

1. Un po di storia personale e non

Ho una formazione culturale francofona iniziata con una cotta adolescenziale per Sartre proseguita poi, da adulto, per Moebius che mi ha accompagnato fino alle sue ultime tavole. Quando è nata Inchiesta nel 1971 i miei punti di riferimento in Francia erano Le Cahiers de Mai, nata nel 1968 e pubblicata fino al 1974 e poi  tra i giornali satirici Hara Kiri, Journal bête et méchant, mensile fondato nel 1960 da Georges Barnier e François Cavanna che nel 1969 sotto la guida di Cavanna diventa settimanale Hara kiri hebdo. Vi contribuivano Melvin Van Peebles, Reiser, Roland Topor, Moebius, Wolinski, Gébé, Cabu, Delfeil de Ton, Jean-Pierre Bouyxou e Bernard Willem Holtrop. Nel novembre 1970 Charles De Gaulle muore e  dieci giorni prima un incendio in una discoteca aveva causato 146 morti. In quell’occasione l’Hebdo titolò in copertina “Bal tragique à Colombey – un mort” (Colombey era la residenza di De Gaulle). A causa di ciò la pubblicazione dell’Hara kiri hebdo venne bloccata dal Ministro dell’Interno perché la frase che parlava di De Gaulle venne ritenuta offensiva. Senza considerare l’interdizione, il gruppo decise che le pubblicazioni sarebbero continuate, aggirando il divieto cambiando il nome del giornale in Charlie Hebdo nome che ricordava De Gaulle ma che derivava derivava anche dal mensile Charlie che Bernier e Delfeil de Ton avevano lanciato nel 1968. Charlie Hebdo ha questa genesi con i grandi disegnatori prima ricordati tra i quali il mio amatissimo Moebius che iniziai subito a seguire su Metal Hurlant.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. Il tema della religione trattato da  Charlie Hebdo

Ho visitato nei suoi primi anni di vita la redazione di Metal Hurlant e posso immaginare la redazione di Charlie Hebdo prima della strage. Il clima è quello di un insieme di persone creative, dall’ottantenne Wolinski al direttore Charb che ne ha 47  ma non c’è solo il piacere della libertà di espressione. Il tema della religione trattato da Charlie Hebdo favorisce l’incontro con Dio. In quella redazione che immagino piena di scherzi, battute, sberleffi ecc.. ci sono anche valori religiosi che circolano e avvicinano a Dio. Quali sono? E’ facilissimo identificarli:  a) non vi devono essere preferenze religiose assolute, non ci deve essere il totalitarismo religioso. La fede per un  Dio deve convergere con la fede che un altra persona può avere per una altro Dio. Non portare ad una sanguinosa guerra di religione. Charlie Hebdo considera le tre grandi religioni, islamica, ebraica e cattolica tutte sullo stesso piano e ironizza senza discriminazioni   (c’è Maometto che ripete la famosa frase di Brigitte Bardot ma c’è anche la copertina con l’amore del papa emerito per la guardia svizzera). Questa idea delle convergenze tra religioni (come spiegherebbe Pier Cesare Bori) è fondamentale e Charlie Hebdo lo affronta alla sua maniera con molto affetto per tutte le religioni; b) Viene fatta da Charlie Hebdo una grande differenza  tra i profeti  e i disgraziati che in loro nome agiscono in modo intollerante (Maometto afferma “E’ duro essere amato da dei cons” e in un’altra copertina Maometto che torna sulla terra viene trucidato da un terrorista. C’è poi la bellissima vignetta di Tignous in cui Dio  interviene direttamente contro i terroristi dicendo: “Allah è abbastanza grande da difendere Maometto da solo”). C’è quindi un grande rispetto per Allah e Maometto e le  immagini  ricordano il  colloquio tra Cristo e l’Inquisitore nei Fratelli Karamazov ; c) Il futuro è pieno di incognite ma affrontarlo con un sorriso vuol dire non perdere la speranza (l’ultima vignetta del direttore è profetica: anche in Francia possono arrivare degli attentati e poi c’è l’ultimo numero di Charlie Hebdo su Houellebecq che nel suo ultimo romanzo Soumission prevede un vittoria complessiva dell’islamismo in Francia). Anche questa è un’idea religiosa. Come ha spiegato Peguy la speranza è una bambina irruiducibile; d) Infine Charlie Hebdo predica  l’amore (copertina “L’amore vince l’odio”) e su questo punto c’è poco da dire. Solo l’amore avvicina a Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2.  Come il mondo dei disegnatori  ha visto la strage nella redazione di Charlie Hebdo

Che cosa significa allora l’incontro tra i terroristi e la redazione di Charlie Hebdo? Da una parte abbiamo un gruppo di disegnatori credenti che hanno valori religiosi non totalitaristici, di speranza, di ironia, di curiosità, di amore, di umanità e dall’altra due  terroristi  che sono riusciti, con grande sforzo immagino, ad eliminare ogni apertura, ogni libertà di pensiero, ogni gesto di amore ed hanno costruito uno spazio molto angusto in cui c’è il Profeta indignato e loro due (proprio loro due) che sono stati incaricati dal loro Dio di uccidere i miscredenti che, secondo loro,  hanno offeso il Profeta. Penso che il mondo dei disegnatori abbia tutte le carte in regola per spiegare quanto avvenuto  e utilizzo due fonti: L’hommage des dessinateurs a Charlie nel sito di Liberation e il sito di mia figlia Simonetta Capecchi su face book (basta cliccare su Simo Capecchi face book). Simo fa disegni ad acquarello e fa parte della associazione mondiale degli urban sketchers come è visibile dal suo  sito  www.inviaggioconiltaccuino.it e mi ha telefonato subito turbatissima perché nella strage nella redazione di Charlie Hebdo  tra gli uccisi c’era anche Michel Renaud che organizza la biennale di Clermont- Ferrand  a cui lei partecipa.  Come il mondo dei disegnatori ha valutato la strage? Innanzi tutto viene disegnato lo squilibrio tra le armi del commando e le matite (in questa direzione è bellissimo il disegno di David Hope in cui il terrorista  giustifica l’uccisione del disegnatore dicendo: “lui mi ha disegnato per primo”. Poi c’è la riflessione importante di Johann Sfar: “Credevano di far fuoco su dei disegnatori. Hanno sparato anche sull’Islam” con la vignetta di Miguel Villalba Sachez in cui la pallottola rimbalza direttamente contro Maometto. Infine il disegno di Ann Telnaes che ricorda il messaggio di amore di Charlie Hebdo e questa piccola antologia termina con un disegno di Zep in cui Dio accoglie affettuosamente Cabu, Wolinski, Tignous, Charb dicendo a cabu che “per questa volta sei in anticipo”. Ho scritto queste pagine per i miei nipoti per spiegare che  disegni come quelli di Charlie Hebdo avvicinano a Dio ed è quindi del tutto ragionevole immaginare che questo accada.

3.  Perché ricordare i cinque disegnatori di Charlie Hebdo uccisi

Tra le dodici persone uccise c’erano, oltre a Michel Renaud, prima ricordato due poliziotti incaricati della protezione: Frank Brinsolaro  e Ahmed Merabet. C’era poi l’economista Bernard Maris, il correttore di bozze Mustapha Ourrad e due altri collaboratori della redazione Elsa Cayat e Frederic Boisseau. E poi i cinque disegnatori George WolinskiCharb, Cabu,TignousHonoré. Qualche breve riga per invitare a leggere le loro opere che, nella direzione di questo testo, “avvicinano a Dio”.

 

 

 

 

George Wolinski nasce a Tunisi  nel 1934 da padre polacco e madre italiana. Si trasferisce da ragazzo in Francia e nel 1960 inizia a pubblicare i suoi disegni su “Hara Kiri”. Il miglior Wolinski “nasce” nel 1968, col Maggio francese, quando diventa una specie di eroe fra gli studenti. Insieme a Siné dà vita all'”Enragé” (l’arrabbiato). Alla fine degli anni Sessanta esordisce come commediografo con “Je ne veux pas mourir idiot” (non voglio morire idiota), che tiene cartellone per oltre trecento sere al Théatre des Arts di Parigi ed è uno dei maggiori successi teatrali della stagione, e con “Je ne pense qu’a ça” (non penso che a quello), tutta puntata sul sesso. Continua a collaborare ad “Hara Kiri” e dirige “Charlie” dal 1970 al 1977, quando la sua satira contro tutto e contro tutti ha un’involuzione (o un’evoluzione, secondo i punti di vista) e lui abbandona i vecchi amici per iniziare a collaborare a “L’Umanité”, il quotidiano del partito comunista francese. Dalla metà degli anni Ottanta collabora a “Paris-Match”.  Si consiglia la lettura di almeno una delle avventure di Paulette, personaggio di una ricca borghese comunista creato insieme a George Pichard e tutti i suoi albi “erotici” sono deliziosi da Sexuellement correct a Le meilleur de Wolinski.

 


 

Jean Cabut, detto Cabu è nato a Chalons en Champagne (Marne ) nel 1938 e oltre alla sua collaborazione a Charlie Hebdo e a Le Canard Enchainé ha collaborato a molte trasmissioni televisive francesi sia di dibattito (Droit de Reponse ) sia per bambini (Récré A 2). Il suo personaggio più famoso è Gran Duduche. Sua è vignetta prima ricordata con il profeta che parte dei con che lo amano e il suo attacco ai fanatismi è costante. Le  tematiche che tratta passano dalle scene familiari a quelle di maggior humor nero come i suoi Dessin Cruels.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stéphane Charbonnier, detto  Charb nasce nel 1967 a Coflans-Sainte Honorine e dopo aver collaborato a Charlie Hebdo ne diventa direttore quando Philippe Val lascia la direzione nel 2009. La sua rubrica su Charlie Hebdo aveva come titolo Charb n’aime pax les gens. Tra i suoi personaggi Maurice e Patapon il cane e il gatto anticapitalisti e Marcel Kauf, il poliziotto disegnato su Fluide Glacial. Imperdibile la sua analisi delle avventure di Sarko e Carla e i suoi album (disegnati con Zineb) sulla vita di Maometto. L’ultimo suo album è stato La salle des prof (2012). Per capire la personalità di questo grande disegnatore e direttore si consiglia di leggere in rete l’intervista che gli ha fatto Mark Bihan nel  blog Morbak is back.

 

 

 

 

 

 

Bernard Verlhac detto Tignous nasce a Parigi nel 1957 e dopo aver disegnato fumetti arriva alla redazione de La Grosse Bertha. Oltre che a Charlie Hebdo collabora a Marianne, Fluide Glacial, L’Humanitè ecc.. Si consiglia l’album 5 ans sous Sarkozy (2011) le cui avventure con Carla sono state per i disegnatori una straordinaria opportunità molto importante anche il suo lavoro di illustratore come il suo contributo all’opera Mozart qu’on assassine di Dieudonné (Edition Le Cherche midì).

 

 

 


Philippe Honoré. Il suo nome tra i disegnatori uccisi si è saputo molte ore dopo gli altri . Honoré è nato nel 1941 e collabora a Charlie Hebdo dal 1992. Sua è la vignetta su Al Baghdadi che augura “salute” disegnata poche ore prima di essere ucciso. Honorè è anche un grande illustratore e ha fatto i disegni per Ouvert le jour e la nuit su testi di Rufus  (1995), Le Bestiaire d’Alexandre Vialatte (2002) e la Symphonie animale d’Antonio Fiaschetti (2007)

 

 

 

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Category: Culture e Religioni, Fumetti, racconti ecc.., Guerre, torture, attentati, Osservatorio Europa, Politica

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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