Una “cittadinanza attiva” per cambiare Milano

| 15 Giugno 2011 | Comments (0)

Ripubblichiamo l’intervista a Giuliano Pisapia fatta da Radio Popolare a Milano nel mese precedente le primarie [intervista pubblicata in Inchiesta 170, 2010] perchè permette di capire i motivi della sua vittoria a sindaco di Milano.

Pisapia: L’obiettivo comune e quello di vincere le elezioni per il Sindaco di Milano ed è importante che ci siano in campo persone che hanno non solo lo stesso obiettivo ma che intendono fare delle primarie non uno scontro ma un confronto non solo sulla persona ma soprattutto sulle idee. Io credo che le primarie saranno a Milano, come è stato detto, delle primarie vere, delle primarie in cui veramente gli elettori del centro-sinistra potranno decidere chi sarà il candidato migliore. Queste primarie saranno un momento importante di mobilitazione da parte di chi ancora crede nella politica di riconoscimento da parte di chi è disilluso dalla politica e dalla possibilità di cambiare. E’ quindi un momento di maggiore partecipazione. Credo che questo sia già un obiettivo importante così come importante è l’impegno che tutti e tre abbiamo preso di fatto, ma prenderemo anche formalmente, di collaborare poi, dopo le primarie, per arrivare a quello che è il punto finale del nostro programma e cioè gestire Milano. Importante è che cambi la gestione di Milano e che la Moratti se ne vada.

D si è in effetti di fronte a un  dream team anche se  il programma non tutti i candidati l’hanno ancora messo nero su bianco. Lei  si è mosso in anticipo e quindi abbiamo già qualche elemento in più. Il rischio però è che si trovino dei programmi molto simili: più mezzi pubblici e meno inquinanti, affitti calmierati, più attenzione al verde e servizi sociali, contro le privatizzazioni e le statalizzazioni che vengono fatte cioè il rischio ecc..  Si tratta di programmi realmente molto simili oppure ci sono dei punti differenti? Visto che lei afferma giustamente che alle primarie si va a discutere di programmi e non di persone come può rispondere a questa domanda?

Pisapia:  è giusto che il programma finale complessivo sia molto simile perché tutti vogliamo una città completamente diversa da quella gestita dal centro-destra in questi ormai quasi vent’anni. E’ però vero  che ci sono delle differenze e queste differenze saranno evidenziate nel corso della campagna elettorale per le primarie. Le differenze principali le vedo a partire dalla diversa presenza sul territorio in questi dieci, quindici, venti anni  e dai temi affrontati.  Dal punto di vista della presenza credo di essere  stato molto presente sul territorio nelle battaglie per i diritti civili e sociali a Milano e non solo a Milano. A Milano perché in questa città  sono nato,  ho vissuto, ho lavorato. In quanto ai temi affrontati  sono temi che ritengo fondamentali per creare una grande unità a sinistra e col centro-sinistra. Una coalizione ampia per riconquistare il voto dei disillusi e  per dare un segnale di cambiamento a livello nazionale. Ad esempio vorrei sentire  cosa  pensano delle unioni civili non i miei avversari ma i miei contraddittori, coloro che con me hanno accettato questa sfida e si son messi in gioco dal punto di vista personale e politico. Credo che il registro delle  unioni civili possa essere  un punto discriminante tra noi candidati. Perché è vero che la legge sulle unioni civili è una legge nazionale ma il registro delle unioni civili è , come stabilito dalla cassazione alla corte costituzionale,   un diritto di ogni cittadino e su questo diritto può incidere sia  il Comune che il sindaco. Penso, ad esempio, al subentro nell’affitto da parte del convivente o da parte di chi è in un rapporto affettivo o d’altro tipo che non è stato  formalizzato  con un matrimonio perché non si poteva o non si voleva. Penso, altro esempio, alla scelta della riduzione del danno rispetto alla tossicodipendenza. Anche questo è un tema che può dividere anche se spero di no,  perché non credo che nessuno di noi pensi che si possa risolvere il problema della tossicodipendenza con il diritto penale, con la repressione. Su questi temi ho dato risposte precise e le ho inserite nella proposta di programma che ho diffuso e  che  discuterò nel corso delle primarie con chi mi appoggia e anche con chi non mi appoggia e spero di convincere ad appoggiarmi. Il tema  della tossicodipendenza e della tossicomania a Milano è ancora purtroppo un problema grave e non è stata data in venti anni una risposta seria se non quella della repressione. Un ulteriore argomento che potrebbe dividerci e  su cui i miei sfidanti alle primarie non si sono ancora pronunciati è quello del come fare la mediazione sociale. Siamo tutti contro le ordinanze del sindaco Moratti e siamo tutti convinti che il problema delle periferie, il problema della coesione sociale, sia un problema fondamentale su cui intervenire. Ma come intervenire? Credo molto nella mediazione sociale. Credo molto in un rapporto di solidarietà tra coloro che si occupano di ordine pubblico e i cittadini di quartiere. Credo molto, e questo è importante, nel dare una parte del potere, non solo di protesta, di proposta, ma anche di verifiche e controllo, ai comitati dei cittadini quando rappresentano realmente una realtà e non sono semplicemente una sigla.

D  Dai tre temi indicati  si capisce l’orientamento; quello che noi giornalisti definiremmo  prevalentemente sociale. Le faccio  una domanda che ho fatto anche  a Boeri. Gli ho chiesto che idea potesse dare della Milano che gli piacerebbe avere davanti e che fosse lontana dalle parole di Fossati e De Andrè che descrivevano Milano ‘livida e sprofondata per sua stessa mano’. Lei come si immagina una Milano diversa ? La sensazione è che in tutti questi anni ci sia stato non solo un deficit di programmi ma anche di immagine, di visione,  di cosa Milano avrebbe potuto essere. Boeri ieri diceva che Milano in fondo è una città piccola, non stiamo parlando di una megalopoli, ma di una città piccola che va gestita bene perché è possibile farlo. La sua visione di Milano qual è?

Pisapia: vorrei che Milano ritorni ad essere la capitale morale d’Italia e la capitale politica del nostro Paese. Un punto di riferimento europeo ma anche, e soprattutto, che ritorni ad essere come è stata in passato un laboratorio per il cambiamento della politica e di chi dirigerà la politica al livello nazionale. A Milano ci sono state importanti esperienze politiche. Ricordiamoci che il primo sindaco di Milano è stato Greppi, un partigiano, un socialista di quelli che credevano effettivamente nel socialismo. Milano ha avuto sindaci come Caldara, Aniasi, Tognoli, soprattutto il primo Tognoli, che hanno dato molta attenzione ai rapporti di assistenza ai cittadini e, pur con errori, hanno dato ugualmente molta attenzione al problema della casa e al problema del lavoro, che invece è stato del tutto ignorato in questi venti anni.

D la  domanda è perché non c’è più questo riformismo meneghino? Perché non c’è stato più in questi ultimi  venti anni e ci oggi  segnali che  stia invece riprendendo?

Pisapia: Non c’è più perché purtroppo quel livello di partecipazione che c’era stato in quegli anni è prima diminuito e poi si è completamente spento per la corruzione che è stata parte integrante anche della sinistra. Credo che questo problema gravissimo sia ormai ampiamente superato e credo  che la disillusione che c’è stata abbia portato a non partecipare alla vita politica di Milano da parte di tanti che credevano nella possibilità di cambiare questa città come io, direi noi. Oggi  la situazione è diversa. Vogliamo cambiare e la disillusione è definitivamente scomparsa. Un piccolo merito di questo cambiamento me lo voglio prendere. Il fatto di essermi candidato, aver messo la mia faccia, la mia storia, la mia persona, insieme a una squadra che è composta di ragazzi di venti anni, di persone che hanno sempre lavorato nel sociale e si sono sempre occupati di volontariato di associazionismo, è stato un segnale, e ne sono veramente felice, che è stato ripreso dagli altri candidati. Quel percorso interrotto può essere ricostruito e spero che questo nuovo percorso non solo ci possa portare alla, vittoria a Milano, ma soprattutto possa ricostruire la volontà di fare politica nel senso nobile della politica.

D vent’anni di berlusconismo hanno fatto dire a molti lo slogan ‘ be’ se li votate ve li meritate!’ Si era in effetti di fronte alla sensazione di inviolabilità di quel blocco politico e culturale. Lei davvero pensa che Milano stia spostando invece silenziosamente il baricentro verso altri orizzonti?

Pisapia: Sicuramente e questo anche per i candidati di queste primarie. I candidati  che a Milano concorrono alle primarie dell’area di centro sinistra  sono persone che non hanno nessun interesse nel fare carriera politica anzi lasciano una professione, una situazione professionale o universitaria o politica di immagine che sono la dimostrazione concreta che si vuole intervenire nella sfida per il governo della città per finalità nobili e non per finalità di carattere personale. Si spinti ad agire nell’interesse generale e non nell’interesse di pochi e questo secondo me è già un cambiamento fondamentale.  Questa partecipazione di più candidati a primarie vere, le primarie delle idee, hanno risvegliato  quella che io chiamo cittadinanza attiva, un termine che preferisco a quello di società civile, che indica tutte quelle persone, giovani e anziani,  donne, soprattutto donne che veramente vogliono cambiare quello schema che ha governato Milano in questi anni. Ci credo e posso dire di averlo verificato  concretamente perché da quando a metà luglio  mi sono candidato nel giro di poche settimane ho avuto tanti  momenti di confronto e discussione, tante richieste di contatti e tante persone che si sono dichiarate disponibili a lavorare per Milano. Quando invece c’erano candidati  che nulla avevano a che vedere con la politica ma erano solo persone scelte dagli apparati tutto questo non avveniva e spesso le persone non andavano neppure  a votare.

D vorrei tornare  su quest’ultimo aspetto perché è vero che alla fine vanno a votare le singole persone e sono quindi le singole persone che possono indicare  quanto questa città voglia cambiare o meno. Ora  personalità come Giuliano Pisapia, Stefano Boeri, Valerio Onida, fanno parte di una borghesia agiata ma progressista, e ci sono segnali che, nei salotti che contano, i poteri forti stanno abbandonando l’idea morattian-berlusconiana-bossiana questi segnali ci sono nei, anche qui termine orribile, nei salotti che contano. E’ vero che alla fine a votare non ci vanno solo i salotti ma ci vanno anche quelli che non entrano mai nei salotti però in questi salotti di Milano che cosa si sta dicendo?

Pisapia: non  so. Non frequento i salotti e chi mi conosce sa perfettamente che   frequento le periferie e i Centri di identificazione  e di espulsione (CIE) e ho frequentato le carceri, i quartieri,  le manifestazioni di protesta contro chi violava i diritti individuali e collettivi. Posso fare questa affermazione: a me dei poteri forti non interessa nulla. Io li combatto i poteri forti, li combatto da tanti anni, li ho sempre combattuti. Per questo credo che, malgrado ci sia stato molto impegno perché l’Expo porta soldi, l’Expo porti sviluppo per pochi e disastro per tanti altri così come è stata  organizzata, programmata e voluta dal centro-destra. A me interessa  il voto dei tanti cittadini che non sono andati a votare e che torneranno a votare per il centro-sinistra ed anche i delusi della Moratti perché solo così possiamo vincere. Ciò che voglio dire è che i poteri forti li avremo sempre contro. Il centro-sinistra quello vero, quello che crede negli ideali, nei valori e anche nella capacità di fare opere concrete a favore dei soggetti più deboli ed emarginati, non troverà mai dalla sua parte i poteri forti, li troverà sempre contro. E’ allora inutile puntare su di loro. Bisogna puntare a non disperdere nessun voto. Tutti i voti possibili devono andare ai  candidati di centro-sinistra.

D trovo importante che abbia nominato l’Expo. Moratti ne ha fatto il suo cavallo di battaglia e adesso rischia di essere forse il suo cavallo di Troia perché in questi giorni si trova con un Expo traballante che sembra uno scivolare addirittura verso Smirne.  Se l’Expo non dovesse rimanere a Milano per lei sarebbe un disastro?

Pisapia: ormai credo di sì. L’Expo era una grande occasione, una grande opportunità e può diventare una Caporetto per il centro-destra. Credo che  dobbiamo  utilizzare l’Expo, quello che è stato fatto, quindi praticamente nulla,  per avere degli strumenti, per restituire Milano ai cittadini. L’Expo dura sei mesi neanche un anno, però nell’Expo vi sarà la possibilità di numerosi livelli di investimento per cui bisogna che questi investimenti rimangano lasciando delle strutture e infrastrutture culturali, economiche, sociali ed ecologiche per i milanesi e per Milano. Credo che il candidato vincente del centro-sinistra avrà un obiettivo fondamentale: il piano per il Pianeta che era uno dei punti fondamentali dell’Expo, alimentazione ed energia, non decolla. Milano si era impegnata a fare 485 progetti per i Paesi del Terzo Mondo ma ne sono partiti meno di 16 e su questo non è concepibile che non si faccia una battaglia, Se poi vincerà Milano, l’Expo sarà vista sia come manifestazione mondiale ma anche, se non soprattutto, come  strumento per dare ai cittadini una Milano più vivibile e anche per dare un segnale che Milano è ritornata ad essere quella città generosa che guarda all’esterno del proprio recinto, guarda anche alle povertà del mondo.

D faccio una domanda sull’immigrazione e la preciso: continueranno gli sgomberi nel caso della vittoria di Pisapia a sindaco? Aggiungo anche una domanda sulle donne.

Pisapia: credo che bisogna declinare la città al femminile. Le donne sono i soggetti che più hanno avuto gli effetti negativi della crisi. Si pensi solo che una donna su quattro deve lasciare il lavoro nel momento in cui ha un figlio perché non vi sono servizi sociali che le possono dare la possibilità di continuare a lavorare senza avere qualcheduno che accudisca i figli.

I: scusi l’interruzione ma il Welfare cittadino in questo caso deve metter mano al portafogli? Perché le leggi nazionali  aiutano poco.

Pisapia: aiutano poco ma ad esempio pochi sanno che c’è questo fondo da oltre due anni a disposizione della città e quindi dell’attuale sindaco, in cui i sindacati hanno messo due milioni di euro e in cui vari privati ed enti pubblici hanno messo somme significative. Questo fondo avrebbe potuto essere utilizzato  per dare un aiuto ai tanti milanesi e alle tante famiglie milanesi che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Non se ne è fatto nulla per colpa della giunta, per colpa della  Moratti, che non solo non ha utilizzato i soldi destinati a questo fondo  ma evidentemente li sta conservando per la sua campagna elettorale riservandosi la possibilità di elargirli a chi vuole anche se,  ripeto,  questi fondi in gran parte sono dei lavoratori che li avevano consegnati ai sindacati tanti anni fa in un momento di crisi particolare per solidarietà nei confronti dei disoccupati e dei cassintegrati. Sul problema delle donne sono convinto che, per ricreare dei quartieri periferici condizioni di maggiore vivibilità, ci devono essere non solo luoghi di aggregazione ma anche servizi sociali. Inoltre i centri anti violenza non devono essere un numero telefonico e basta ma devono essere dei presidi in ogni zona, in ogni quartiere, dove sia presente un supporto psicologico ed economico a favore di  chi ha subito violenza. Tengo poi a sottolineare un’ultima cosa. Quando parlo di declinare la città al femminile voglio dire non solo che ci devono essere pari opportunità e che le donne devono avere ruoli fondamentali nella gestione della città.  Bisogna anche uscire dalla logica per cui alle donne vengono assegnati solo assessorati considerati femminili come l’assistenza sociale. Alle donne potrebbero invece essere affidati assessorati  fondamentali come quello del bilancio, perché ci sono tante donne  manager in grado di gestire il bilancio di una  città avendo  una capacità professionale, dal punto di vista dell’economia, che possono darla a bere a tanti maschi. Sugli immigrati non c’è dubbio che non vi dovrà mai essere una scelta di emarginazione. Sono convinto che gli immigrati e i migranti siano una ricchezza per l’economia, per la cultura e per la crescita del Paese. Milano è sempre stata nel passato la città dell’accoglienza. Ora non lo è più; ritornerà ad esserlo.

affrontiamo  il capitolo della politica. La sua provenienza è quella di   Rifondazione Comunista ma in una trasmissione radiofonica, durante l’estate, ha parlato  di una possibile alleanza  on l’UDC . Come la mettiamo ?

Pisapia: era una trasmissione radiofonica nel mese di agosto e a una domanda su quali erano le forze politiche a cui mi rivolgevo ho risposto testualmente con queste parole: mi rivolgo a tutta la sinistra, a tutto il centro-sinistra, a quel centro moderato che è rappresentato dalla borghesia illuminata milanese che in questi anni non si è molto impegnata per cambiare Milano, ma che in passato è stata molto attiva per creare una città solidale, viva sotto ogni profilo. Voglio anche conquistare il voto dei tanti di sinistra che non sono andati a votare e degli scontenti della Moratti. A domanda ”ma con l’UDC cosa pensa di fare?” ho risposto: questo sarà un problema di secondo turno, nel senso che in queste elezioni sicuramente noi arriveremo al secondo turno e al secondo turno dovremo trovare delle alleanze ma con degli steccati molto precisi, gli steccati sono che chi ha partecipato alla gestione della città negli ultimi venti anni non può essere un alleato del centro-sinistra perché abbiamo bisogno di una gestione della città esattamente opposta.

D quindi la discriminante è l’avere o non avere partecipato alla gestione di Milano negli ultimi  vent’anni….

Pisapia: .. abbiamo visto girare anche ipotesi di alleanza con Albertini. Credo che un amministratore di condominio della città come Albertini, che dopo Formentini ha fatto partire la corsa alla Moratti al disastro che oggi viviamo quotidianamente, non può essere un nostro alleato. E’ un nostro avversario, rispettabile dal punto di vista personale, ma  politicamente molto contrario alla nostra concezione della città di Milano  e anche contrario ai nostri valori.

D ..un’ultima domanda. Almeno una metà di questa città vota ancora destra. Perché dovrebbe essere attratta da un programma che da quello che abbiamo ascoltato è veramente agli antipodi. Alla fine bisogna però fare i conti con questa destra per arrivare al 51% ?

Pisapia: l’obiettivo è quello di arrivare e superare il 51%  e penso che quei tanti che hanno votato centro-destra a livello comunale non sono più disposti ad accettare una gestione della città da parte di un sindaco che non ha partecipato ai consigli comunali e quindi al luogo dove si gestisce la politica e dove si fanno le scelte per Milano.  Questo è uno dei motivi per cui io ho continuato a chiedere che  entrassero in campo altri contendenti per vincere la battaglia. Penso che si possano  conquistare molti di quei voti anche perché  ci sono molte cose che ci uniscono ad esempio col mondo cattolico che ha votato a destra. C’è una comunanza di valori rispetto alla solidarietà nei confronti dei soggetti più deboli, rispetto a come deve essere il nostro rapporto con i migranti, rispetto anche alla libertà religiosa che peraltro è un principio costituzionale. E’ significativo l’episodio della Moschea in relazione al quale il cardinale Tettamanzi ha detto parole molto forti. Credo perciò  che i cattolici, che pure hanno votato UDC, in un secondo turno tra  chi non vuole permettere a ciascuno di professare liberamente la propria religione e chi invece si impegna a far sì che ognuno possa professare liberamente la propria religione, sceglierà chi non solo garantisce il rispetto della Costituzione, ma garantisce anche un principio che per chiunque è cattolico è un principio fondante.

Category: Osservatorio Milano, Politica

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About Danilo De Biasio: Direttore di Radio Popolare di Milano

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