Nello Rubattu: Renzi a Sassari

| 1 Agosto 2016 | Comments (0)

 

 

Matteo Renzi, nei giorni scorsi, il 29 luglio per la precisione, era a Sassari a firmare il “Patto per la Sardegna”. In arrivo quasi tre miliardi per la nostra isola. Molti o pochi sono moneta sonante.

L’università, dove si è svolto l’incontro, era presidiata fin dal mattino, insieme all’antistante piazzale. Già dalle cinque del pomeriggio, i residenti, non potevano entrare se non seguendo alcuni percorsi. Giusto, si può dire: la paura degli attentati in questo periodo è altissima. Anche se poi, in posti come la nostra isola sono da considerare altamente improbabili: la nostra economia sarda è già profondamente islamizzata grazie agli investimenti del Qatar e degli altri stati arabi che ultimamente in Sardegna hanno fatto shopping: dalla sanità ai trasporti e al turismo. Quelli dell’Is, perciò, dovrebbero mettere bombe a casa dei loro finanziatori e non so se questo a loro convenga. Saranno degli esaltati ma mica tanto coglioni.

Ma Renzi, quel piazzale dell’università che ogni giorno è un rifugio a pagamento di macchine, lo ha voluto sgombro e presidiato da carabinieri, poliziotti e vigili urbani in assetto di allerta. Avrà paura il nostro Renzi ed è umano averne. Come secondo molti aveva soprattutto paura di beccarsi la solita e cafona salva di fischi… E questo per la nostra Giunta di sinistra che governa in questo momento sia la regione che la città, non sembrava troppo indicata all’evento. Forse una parte di ragione l’avevano anche loro. Forse.

Il problema è che il nostro capo di Governo, all’appuntamento sardo è venuto per portarci dei soldi e tutti ovviamente, soprattutto i nostri rappresentanti politici, erano d’accordo.

Così a questo gioioso appuntamento con il loro capo, i nostri leader locali, si sono presentati ben vestiti e profumatini come si conviene per matrimoni e cresime.

C’era anche quel viso infelice del nostro presidente regionale. Con il suo sorriso triste e i suoi occhialoni che sembrano scelti fra quelli con una taglia in più… Ma le mie, probabilmente, sono fesserie di un anzianotto che la sinistra se l’è sempre immaginata diversa. Che ha sempre pensato che “stare a sinistra” dovesse dire avere “visione del futuro e azione sul presente”. Probabilmente sbaglio e forse, l’unica cosa che mi rimane da fare è di andarmene in giro per la mia città a cercare un pockemon di consolazione.


Di una cosa però sono certo che quei soldi che ci ha portato Renzi non sono niente e sono solo una piccola parte di quelli che dovrebbero essere restituiti alla Sardegna e ai suoi abitanti in termini di debiti contratti dallo stato italiano con il mio popolo.

Perché esiste una questioncina che a suo tempo e mica da tanto, veniva chiamata “Vertenza  entrate” che non è davvero cosa da poco in termini finanziari.

“Con l’espressione vertenza entrate si indicano la scoperta, la discussione e i tentativi di soluzione del mancato versamento di una larga parte delle entrate tributarie dovute dallo stato italiano alla Regione Autonoma della Sardegna, nel corso degli anni tra il 1991 e oggi. È del 2004 la scoperta e la denuncia che lo Stato italiano ha contratto un debito con la Sardegna, tuttora in crescita, superiore a una decina di miliardi di euro. Tale dato risultava dagli studi della Fondazione Agnelli e da altre fonti ministeriali. In pratica lo Stato italiano non restituisce alla regione i sette decimi dell’ IRPEF riscossa sull’Isola insieme a quote analoghe di altre imposte e IVA. Recenti calcoli mettono in evidenza che in media 2 euro al secondo vanno dalla Sardegna allo Stato italiano senza fare ritorno.”

Bene, il nostro attuale presidente regionale che cosa ha fatto nel 2015 appena eletto? Una cosa semplice semplice: si è messo d’accordo con lo Stato italiano, cioè con Renzi, e ha cancellato il debito nei nostri confronti, accordandosi per questo  bellissimo “patto con la Sardegna”.

Insomma, e scusate la maleducazione, ma questo personaggio che è Francesco Pigliaru e tutta la sua Giunta di sinistri alla savansandire, hanno preferito che il prode Matteo: dopo aver “aggiustato” il buco delle banche popolari controllate dai suoi amichetti di merenda e parenti stretti di una sua ministra, dopo essersi sbattuto per non far fallire il Monte dei Paschi di Siena (anche quella controllata da questa cosa che continuano a chiamare sinistra), dopo essersi alleato con un oscuro personaggio come un tal Verdini, mettesse un intero popolo a novanta gradi e senza mutande. Va da se che se è una cosa piacevole per il nostro presidente non avrei nulla da dire, ma costringere tutti  i sardi alle insane voglie di un primo ministro italiano forse è davvero troppo.

Comunque, nel caso che alcuni di voi non avessero capito leggendo queste poche righe, ma l’attuale Giunta della Sardegna, ha regalato allo stato italiano, sette mila miliardi di euro per portarsene a casa neanche tremila.

Incredibile!

Inoltre, siccome alle stronzate non c’è mai fine, quando Renzi si è presentato a Sassari a siglare questo “Patto per la Sardegna”, le nostre autorità, lo hanno persino ringraziato!

Da rimanere senza parole!

Perciò, la domanda che mi pongo è sempre la stessa che mi tormenta da decine di anni: siamo davvero una terra povera o una terra che questo Stato italiano non fa altro che impoverire?

Io sono uno molto lento, una specie di bradipo, ma di questo busillis qualcuno mi deve aiutare a trovarne soluzione.
Io, comunque, l’unica cosa che so è che lo Stato italiano, della mia terra, ha fatto carne di porco e mica da oggi. Basta ricordare il disastro che ha combinato negli anni sessanta e proprio a  due passi da Sassari, a Porto Torres, dove per ogni operaio che Rovelli, il padrone della Sir, assumeva a lui elargiva settanta milioni di vecchie lire all’anno. Inutile che quei soldi se li sono spartiti e dalle mie parti non ne è rimasto neanche il profumo; come so che l’Eni, a Porto Torres, doveva fare le bonifiche di quel disastro ambientale che è risultata la Sir, ma è anni che rimanda questo suo obbligo contrattuale. Obbligo per il quale è stato in precedenza già abbondantemente pagato; come so che i poligoni interforze presenti sulla nostra isola, vengono affittati per ogni giornata di utilizzo a 50 mila euro e che questi soldi se li prende ancora una volta lo stato italiano e sono attivi praticamente tutto l’anno; come so che il 70% delle basi militari stanno da noi e che lo Stato non paga nessun affitto; come so che mentre in Danimarca e nel resto d’Europa mettere su un impianto solare o eolico per lo sfruttamento energetico, garantisce ai territori interessati dall’impianto introiti pari al 20% dei guadagni, in Sardegna le diverse società non sborsano più del 2%!; come so che l’energia elettrica che noi stessi produciamo la paghiamo diversi punti di più di quanto la pagano in Lombardia; e come so, infine, che i trasporti sia interni che esterni sono carenti e che l’Unione europea da una parte e lo Stato italiano dall’altra, fanno di tutto per aumentare la nostra insularità.


Ovviamente si potrebbe continuare e alla fine si arriverebbe alla conclusione che questo “Patto per la Sardegna” beh, è un cazzo di nulla in termini di pareggio dei conti.

Ma quei tre miliardi sono moneta (se arrivano, ovviamente) e con la moneta si compra cammello, dice un vecchio adagio.
Solo che avere della moneta in Sardegna è ogni giorno più difficile. Perché la nostra isola in questo momento è la terra con le condizioni più critiche in termini di occupazione… e non per colpa dei sardi.

Ecco come l’Inps vede le nostre condizioni sociali nel suo ultimo rapporto appena pubblicato: “Troppo alto il tasso di disoccupazione: 17,35% contro l’11,90 del Paese. Addirittura «drammatica», per usare le parole del direttore generale dell’Inps, Maurizio Emanuele Pizzicaroli, quella giovanile (al 56,42%, in Italia “solo” al 40,32%), in particolare femminile (59%). I numeri riguardano il 2015 e sono riportati nel bilancio sociale Inps presentato ieri dal dg e dalla presidente del Comitato regionale Inps Elisabetta Perrier.

Capite allora, se anche voi non vi siete portati da soli la testa all’ammasso, che quei tre miliardi servono solo per tamponare le falle più grandi del nostro sistema economico. Per il resto lasciamo perdere.

La domanda è sempre la stessa: ci conviene di stare in questa famiglia italiana a fare la parte dei miserabili che non hanno i soldi neanche per le sigarette, oppure non sarebbe meglio che i nostri soldi ce li gestissimo una volta per tutti, direttamente noi?
Lo so, voi potreste sempre dirmi che di questi sardi che ci governano non ci si può fidare e si rischia di cadere dalla padella nella brace. Vi capisco: quando vedo questi nostri politici in eterna seriosa grisaglia, mi vengono i sudori freddi, quando poi vedo il loro leccaculismo patologico rimango allibito. Però – forse sono un ingenuo – penso sempre che si possano cambiare! Nessuno ci obbliga a tenerceli vita natural durante… e poi, scusate per caso quelli italiani sono migliori? Meglio non fare paragoni. Dovremo in silenzio ricordare che molte madri che concepirono simili figli quel “fatal giorno” potevano starsene a letto da sole. Avrebbero fatto meno danno.

Però, mi giunge dirlo, in questi giorni mi tormenta una stranissima coincidenza storica: Mussolini, quando lui era lui, per convincere i sardi ad accettare il fascismo promise “Un miliardo di lire!”. Vedetevi per questo il reale decreto del 6 novembre 1924. In quel tempo la moneta italiana aveva un suo valore e oggi risulterebbero molte decine di miliardi di euro. Lo strano per me è che in Sardegna le armi dei dittatori che si sono succeduti a comandarci sono sempre le stesse: regalarci un po’ di moneta, così noi da buoni sfigatoni ci mettiamo a cuccia e a novanta gradi contenti.

Renzi sarà anche un democratico, ma il suo modo di trattarci, ricorda quello del suo predecessore di ottanta anni fa..

Ora però chiudiamola qui. Sta a noi scegliere: o vedere la realtà per quella che è o accontentarci dei sogni

 

Category: Osservatorio Sardegna, Politica

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About Nello Rubattu: Nello Rubattu è nato a Sassari. Dopo gli studi a Bologna ha lavorato come addetto stampa per importanti organizzazioni e aziende italiane. Ha vissuto buona parte della sua vita all'estero ed è presidente di Su Disterru-Onlus che sta dando vita ad Asuni, un piccolo centro della Sardegna, ad un centro di documentazione sulle culture migranti. Ha scritto alcuni romanzi e un libro sul mondo delle cooperative agricole europee. Attualmente vive a Bologna

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