Marika Frangakis: Un piano per ricostruire la Grecia

| 16 gennaio 2015 | Comments (0)

 

 

 

 

Diffondiamo da www.sbilanciamoci del 16 gennaio 2015
1. Marika Frangakis: Un piano per ricostruire  la Grecia
Continente Grecia/Sussidi per l’affitto, trasporti gratis e tredicesima per i pensionati al minimo. Le proposte radicali di Syriza

Il risultato delle elezioni politiche del 2012 in Grecia ha colto di sorpresa la classe politica greca e l’establishment politico europeo. Syriza (acronimo che sta per coalizione della sinistra radicale) un partito di sinistra che fino a quel momento non aveva ottenuto più del 5 percento dei voti, è arrivato secondo con il 26 percento delle schede diventando di fatto il principale partito di opposizione a fronteggiare il governo conservatore di coalizione nato dalle elezioni.

Questo fatto ha colto totalmente di sorpresa politici europei e creditori del paese ellenico che hanno imposto ai cittadini greci pesantissime misure di austerità proprio per salvare le banche creditrici di Atene. Dall’inizio del 2010 la coalizione di Syriza si è opposta con forza al cosiddetto “Programma di aggiustamento economico” sostenendo che esso potesse soltanto peggiorare le condizioni del paese, nonostante rappresentasse un fattore di rassicurazione per la finanza europea. Cinque anni più tardi le previsioni di Syriza si sono tristemente avverate. L’economia greca si è ridotta di più di un quinto, la disoccupazione è più che triplicata, colpendo più duramente le fasce più giovani della popolazione che sono emigrate in gran numero, il welfare state è scomparso, la miseria sociale è esplosa con la scomparsa della classe media e l’impoverimento delle fasce più povere.

Syriza ha proposto un cambiamento radicale della politica economica greca che mira proprio a risollevare l’economia nazionale e a rimettere in piedi la tutta la popolazione piegata dall’austerità. Syriza sostiene che il Piano di aggiustamento economico deve essere sostituito immediatamente con un “Piano di ricostruzione nazionale”. Il piano consiste di quattro elementi fondamentali: (1) affrontare la crisi umanitaria che sta vivendo il paese; (2) rilanciare l’economia e riformare il sistema fiscale promuovendo politiche contributive giuste; (3) aumentare l’occupazione; (4) riformare il sistema politico nazionale in modo tale da promuovere i processi decisionali democratici. Ognuno di questi principi si compone di misure politiche dettagliate il cui costo in termini finanziari è stato già stimato.

In particolare per alleviare l’impatto della crisi sulle fasce più deboli della società sono state già pianificate una serie di politiche di emergenze che includono: elettricità gratis per le famiglie sotto la soglia di povertà, sussidi pasti alle famiglie senza reddito, sussidi per l’affitto, cure mediche gratuite per i disoccupati con assicurazione sanitaria scaduta, trasporti pubblici gratis per i disoccupati da più tempo e per quelli sotto la soglia di povertà, riduzione delle accise sul petrolio da riscaldamento (non per i trasporti) e la reintroduzione della tredicesima mensilità per i pensionati che ricevono meno di 700 euro mensili.

Rilanciare l’economia è un obiettivo di eguale importanza. Uscire dalla spirale deflazionistica nella quale è entrato il paese è uno degli obiettivi politici principali. Per questo motivo sono state pianificate misure che prevedono sia il rilancio della domanda domestica sia misure che correggano le ingiustizie di un sistema di contribuzione fiscale altamente regressivo. A questo fine Syriza propone di alzare di nuovo a 751 il salario minimo mensile ridotto a livello attuale di 516 euro come anche di iniziare un programma biennale di creazione di posti di lavoro. In una prospettiva di lungo periodo le iniziative sulla crescita proposte da Syriza includono anche la fondazione di una banca pubblica per gli investimenti insieme a due istituti di prestito pubblici che eroghino credito a contadini e medio piccoli imprenditori. Sul piano europeo un eventuale governo Syriza si attiverebbe a supporto del quantitative easing e dell’acquisto di titoli governativi da parte della Banca centrale europea come anche ad escludere gli investimenti pubblici dalle restrizioni contenute nel Patto di stabilità e crescita.

Per finire, la trasformazione del sistema politico nazionale include anche l’adozione di misure che rafforzino i meccanismi di democrazia diretta e rappresentativa includendo la riapertura della televisione pubblica (ERT) chiusa nel giugno del 2013 dall’attuale governo, apparentemente per ragioni di spesa.

Riguardo al debito pubblico nazionale, Syriza propone una conferenza sul debito a livello europeo, dove si discutano proprio la questione del sovra-indebitamento e le possibili soluzioni alla luce di quelle che erano state le politiche suggerite nella conferenza di Londa del 1953 per fronteggiare il debito della Germania post-bellica. L’obiettivo del partito è quello di avere gran parte del debito pubblico cancellato e gli interessi sul rimanente indicizzati ai tassi di crescita del paese. Sebbene nel 2013 il congresso del partito abbia deciso che le soluzioni di politica economica per il paese siano da cercare all’interno della moneta unica, questo obiettivo non sarà rispettato ad ogni costo. Più grande sarà il successo ottenuto da Syriza nelle future e difficili negoziazioni con le istituzioni europee, più grande saranno gli aggiustamenti delle politiche europee volte all’esigenza di fronteggiare una crisi di lungo particolarmente nei paesi del sud dell’Europa.

Le prospettive per l’economia greca sono a dir poco difficili. Il paese ha sofferto duramente i danni della crisi economica e delle politiche di austerità che hanno indotto la Grecia a una delle più profonde recessioni tra i paesi OCSE. È stato stimato che dall’inizio della crisi la perdita potenziale di prodotto – il livello normale di produzione considerate le risorse e la capacità tecnologica del paese – ammonta a 30 percento nel 2013, dato che è stimato crescere fino al 35 percento nel 2015. Una tale perdita rende la capacità di ripresa ai livelli di crescita pre-crisi del paese estremamente difficoltosa. Per questa ragione le politiche proposte da Syriza non sono solo necessarie ma essenziali per l’economia, la società e la sopravvivenza politica del paese.

In generale Syriza al governo dovrà affrontare sfide a livello nazionale ed europeo. A casa i grandi gruppi di potere economico, i partiti dell’austerità e i media greci proveranno a resistere al cambiamento. Opposizione arriverà inoltre dalle élite europee che faranno di tutto per provare a corrompere il partito. Un nuovo e significativo periodo della storia del paese sta quindi per cominciare.

(traduzione di Alessandro Bramucci)

 

 

 

2. Yanis Voroufakis: Ecco perché mi candido


Continente Grecia/È giunto il momento di passare dalla teoria all’azione. Ma senza trasformarsi in politici. La critica intellettuale è una forma di prassi. Ma arriva un momento in cui, per continuare ad essere rilevante, il pensiero critico deve trasformarsi in azione politica.

Non ho mai pensato di entrare nel gioco elettorale. Fin dall’inizio della crisi, ho coltivato la speranza di poter mantenere un dialogo aperto con gli esponenti più ragionevoli dei vari partiti politici. Purtroppo i “salvataggi” della troika hanno reso quel dialogo impossibile. Una volta presa la cinica decisione di “risolvere” la crisi scaricando le perdite del settore bancario sulle spalle dei contribuenti più deboli, tutti i politici e i commentatori che avevano deciso di sposare la causa dei memorandum hanno dimostrato di non avere alcun interesse ad intrattenere un dibattito razionale. Invece di affrontare la natura sistemica della crisi dell’euro, le élite greche ed europee hanno scelto di imporre ad un paese piccolo ma fiero l’equivalente fiscale del waterboarding, quella forma di tortura che consiste nell’immobilizzare un individuo e versagli acqua sulla faccia, simulando l’annegamento (o l’insolvenza in questo caso). Ed è così che l’Europa ha cominciato a perdere la sua integrità e la sua anima, e ad assomigliare sempre più ad una prigione per debitori. Dal punto di vista economico, il rifiuto di guardare in faccia la realtà ha finito per scatenare il panico sui mercati dei titoli sovrani, a partire dalla Grecia, il primo paese ad essere sottoposto a quella cura brutale a base di austerità e debito che è poi stata esportata al resto dell’eurozona. Come era perfettamente prevedibile, il panico ha rapidamente contagiato altri paesi, colpendo in modo particolarmente virulento l’Italia, nell’estate del 2012, costringendo la Bce ad intervenire e Draghi a pronunciare il suo famoso “whatever it takes”.

Ma la crisi non è stata risolta: è stata semplicemente trasferita dai mercati sovrani all’economia reale, dove ha dato il via ad una spirale deflazionistica che oggi fa sì che paesi come la Spagna, l’Italia e la Francia siano di fatto insolventi. Dal punto di vista sociale, la logica dell’austerità e dei memorandum ha provocato una vera e propria crisi umanitaria di cui l’Europa dovrebbe vergognarsi. Il risultato è stato quello di alimentare le fiamme della misantropia, del nazionalismo, del razzismo e di tutte quelle forze oscure che stanno mettendo a repentaglio la democrazia e aprendo la strada all’autoritarismo.

Anche questo era perfettamente prevedibile. I risultati delle ultime elezioni al Parlamento europeo hanno confermato questa triste verità. Ma neanche questo è servito ha convincere l’establishment europeo della natura profondamente distruttiva e reazionaria di queste politiche, e della necessità di cambiare radicalmente rotta. Questa storia drammatica ha avuto inizio in Grecia. E dunque è giusto che il cambiamento abbia inizio da qui. Chi mi conosce sa che sono anni che mi sforzo, come tanti altri, di elaborare proposte realistiche e ragionevoli per risolvere la crisi dell’euro. Ma ormai ho capito che queste proposte non hanno alcuna speranza di essere ascoltate se non vengano portate al tavolo dell’Eurogruppo e dell’Ecofin.

Questo è il motivo per cui, quando Alexis Tsipras mi ha onorato con la proposta di candidarmi alle prossime elezioni con il suo partito, offrendomi la chance di poter giocare un ruolo nei futuri negoziati della Grecia con Berlino, Francoforte e Bruxelles, non potevo non accettare. La mia paura più grande, ora che ho accettato di buttarmi nella mischia, è che mi possa trasformare in un politico. Come antidoto a questo virus ho intenzione di scrivere la mia lettera di dimissioni e di tenerla sempre in tasca con me, così da poterla consegnare non appena sento che la mia determinazione sta vacillando.

 

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Category: Osservatorio Europa, Politica

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