Luigi Manconi: Omissione di soccorso, potere di dare la morte

| 17 Luglio 2018 | Comments (0)

 

 

 

Diffondiamo da Il manifesto del 17 luglio 2018

Migranti. Sulle navi delle Ong, in realtà, i corpi di donne e uomini di buona volontà già si muovono da tempo. Sono quelli dei componenti degli equipaggi, dei soccorritori e dei volontari, ma anche quelli di coloro che hanno deciso di testimoniare quanto accade loro di vedere.

Nella giornata di oggi le navi Astral e Open Arms della Ong spagnola Proactiva saranno nella zona Sar auto assegnatasi dall’attuale e traballante regime libico. Ed è probabile che saranno le sole due imbarcazioni.

Le sole che per l’intera estate potranno garantire un presidio di vigilanza e salvataggio nel Mediterraneo. In altre parole, sembra vicino a realizzarsi quel disegno, prima non dichiarato, poi fieramente rivendicato, di «liberare il Mediterraneo dalle Ong». Ciò avviene parallelamente al ripiegare della Guardia costiera italiana verso le nostre coste. E all’inevitabile sottrarsi dei mercantili e delle navi militari dalle aree di maggior rischio per le imbarcazioni di profughi. E, soprattutto, alla delega del soccorso alla Guardia costiera libica, oscillante tra fallimentare imperizia e complicità criminale. Tutto ciò non può che incrementare il numero dei morti.

È questa una delle ragioni per cui non ho trovato nulla di retorico nella lettera aperta inviata da Sandro Veronesi a Roberto Saviano, e nella risposta di quest’ultimo. E nemmeno di letterario, se non per il fatto che a dialogare sono due valenti scrittori. Sulle navi delle Ong, in realtà, i corpi di donne e uomini di buona volontà già si muovono da tempo. Sono quelli dei componenti degli equipaggi, dei soccorritori e dei volontari, ma anche quelli di coloro che hanno deciso di testimoniare quanto accade loro di vedere. Nella missione attualmente in corso, un deputato di Liberi e Uguali, una giornalista di Internazionale e uno di Reuters, un noto cuoco. Veronesi, nella sua lettera, chiama quello presente il «tempo del corpo». E il corpo è da sempre al centro della politica, ne costituisce la posta in gioco e il fine ultimo, l’oggetto di cura dei governi e la vittima del potere dispotico. E ancora, il corpo è la sede profonda dell’identità umana e dei diritti fondamentali che ne discendono. In alcune circostanze dittatura, guerra, conflitto mortale la tutela del corpo vivo, o la sua soppressione, assumono l’intero senso della politica nella sua forma massima e ultima.

Un passo indietro nel tempo: nell’antica Roma il pater familias poteva disporre del destino dei propri figli fino a sopprimerli. Disponeva, cioè, del potere di vita e di morte nei confronti di chi lo avesse disonorato o avesse violato leggi fondamentali. Qui, oggi, l’arcaico potere di dare la morte torna ad agitare i pensieri collettivi e la nostra vita sociale, trovando due pretesti alla propria volontà di imporsi. Il primo rimanda all’antico fondarsi del potere sull’interesse dello stato. Dare la morte o la vita come conseguenza del soccorrere o del non soccorrere si collega alla necessità della sicurezza statuale (difendere i confini, respingere l’invasione, proteggere i cittadini dal nemico). Il secondo motivo risiede nella riduzione di tutto ciò che è universale alla misura del particolare. Interessi generali e valori comuni devono sottomettersi a provvedimenti locali e a vantaggi prossimi. Ne discende inevitabilmente una spirale di chiusura ed esclusione: il soccorso non riguarda tutti e non tutti sono meritevoli di soccorso.

È il rovesciamento radicale del principio di uguaglianza e dell’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti». Il potere di dare la morte come altro chiamare il rifiuto di soccorso? torna nelle mani dell’autorità che vendica una violazione (dei confini, delle competenze territoriali, delle leggi nazionali). Ma che cosa davvero violano quei fuggiaschi che vogliono raggiungere le nostre terre? Dietro tutto ciò c’è la negazione di quel principio naturale che è la pulsione dell’essere umano ad aggregarsi ad altri esseri umani. Tra i tanti motivi che tengono insieme una comunità dalla cooperazione economica alla difesa comune contro insidie esterne e interne il legame primo è quello che nasce dal bisogno dell’altro. Della protezione da parte dell’altro. La società organizzata nasce proprio per rispondere in maniera efficace, attraverso un’attività di reciproco soccorso e vicendevole tutela, alla rivelazione della debolezza di chi si trovi solo e in stato di pericolo. È il mutuo soccorso. È per questa ragione che negare o indebolire il diritto/dovere al salvataggio corrisponde a erodere la stessa identità umana e quel passaggio essenziale da individuo isolato a comunità associata.

E credo che questo sia il compito che ci spetta oggi: creare una rete di sostegno reciproco contro le violazioni dei diritti fondamentali. Una rete di mutuo soccorso, appunto: civile, culturale, politico e legale. Su tale questione, negli ultimi giorni, abbiamo verificato la disponibilità di persone come Giovanni Maria Flick, Liliana Segre, Alessandro Bergonzoni, Valerio Onida, Luigi Ferrajoli, Emma Bonino, Paolo Virzì, Valentina Calderone, Vladimiro Zagrebelsky, Costanza Quatriglio, Giuliano Pisapia, Alessandro Gamberini, Alessandra Ballerini, Antonella Soldo, Gad Lerner, Pierfrancesco Majorino, Andrea Pugiotto, Riccardo Magi, e molti altri ancora. Un sodalizio, una lobby virtuosa, che inalberi quel nome: «Mutuo Soccorso», e sia capace di far sentire la propria voce, più alta del silenzio complice come dello strepito interessato.

Nella consapevolezza che il diritto/dovere al soccorso è un principio assoluto. Che precede le Costituzioni dei singoli stati, gli ordinamenti giuridici e i codici nazionali, e che prevale su tutto. Assoluto, appunto. Se ne sono mostrati ben consapevoli i membri del Consiglio costituzionale francese che, valutando negativamente la legge istitutiva di una sorta di reato di solidarietà, hanno scritto: «Va protetta la libertà di aiutare gli altri per spirito umanitario, regolare o irregolare che sia il loro soggiorno sul territorio nazionale».

 

Category: Migrazioni, Politica

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About Luigi Manconi: Luigi Manconi è nato a Sassari nel 1948 . Si è laureato in Scienze politiche presso l'Università Statale di Milano,dedicandosi all'insegnamento universitario, prima presso l'Università di Palermo e, successivamente, nella Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove è professore associato di Sociologia dei fenomeni politici .Tra il 1969 e il 1975 ha militato in Lotta Continua. Negli stessi anni e fino al 1980 ha scritto sulla rivista Ombre rosse, diretta da Goffredo Fofi, come critico cinematografico e letterario, diventandone poi condirettore. Nella seconda metà degli anni settanta, con lo pseudonimo di Simone Dessì, ha collaborato a riviste musicali come Muzak e partecipò alla stesura di articoli e volumi sulla musica popolare e sulla musica leggera. Nel 1980, pubblicò per Mondadori il romanzo poliziesco, Lavoro ai Fianchi, scritto con Marco Lombardo Radice. Negli anni ottanta ha fondato e diretto, con Massimo Cacciari e Rossana Rossanda, la rivista Antigone. È stato editorialista e commentatore delle più importanti testate italiane, come Il Messaggero, il Corriere della Sera, La Stampa e La Repubblica; attualmente è editorialista de Il Messaggero.Negli anni novanta è stato consulente delle trasmissioni televisive di Rai 3 "Profondo Nord" e Milano, Italia, ideate e condotte da Gad Lerner. E' stato senatore nei Verdi (1994-2001) e loro portavoce.Nel 1994, da indipendente, è stato eletto senatore nelle liste dei Verdi, e nuovamente eletto nella successiva legislatura (1996–2001). Dal novembre del 1996 al giugno del 1999 è stato portavoce nazionale dei Verdi e nel 2003 è stato nominato dal sindaco Walter Veltroni "garante dei diritti delle persone private della libertà" presso l'amministrazione comunale di Roma. Iscrizione ai DS e Sottosegretario nel secondo governo Prodi (2006-2008) e nel 2005 si è iscritto ai Democratici di Sinistra, per i quali è stato responsabile del dipartimento nazionale Diritti Civili e membro della direzione nazionale. È stato sottosegretario di Stato alla Giustizia, nel secondo governo Prodi, dal 2006 al 2008. E' stato eletto senatore della Repubblica tra le file del Partito Democratico in Sardegna. È iscritto ad Amnesty International e alla International Antiprohibitionist League. Con Laura Balbo ha promosso l'associazione “Italia-razzismo”. È presidente di "A buon diritto Onlus". Dal 2008 dirige i siti abuondiritto.it, innocentievasioni.net dedicato ai luoghi e alle procedure di privazione della libertà, e italiarazzismo.it, dedicato al rapporto tra immigrazione straniera e società italiana. È padre di tre figli: Davide, Giacomo e Giulia. Vive con la giornalista Bianca Berlinguer e dal 2007 è affetto da una grave forma di ipovisione. Tra i suoi libri più recenti: I razzismi possibili,(con Laura Balbo), Feltrinelli, Milano 1990; Solidarietà, egoismo : buone azioni, movimenti incerti, nuovi conflitti, Il Mulino, Bologna, 1990;Il nemico assoluto. Antifascismo e contropotere nella fase aurorale del terrorismo di sinistra, (con Raimondo Catanzaro), Il Mulino, Bologna, 1990; Legalizzare la droga : una ragionevole proposta di sperimentazione, (con Giancarlo Arnao), Feltrinelli, Milano, 1991; I razzismi reali, (con Laura Balbo), Feltrinelli, Milano, 1992; Razzismi. Un vocabolario, (con Laura Balbo), Feltrinelli, Milano, 1993; Storie di lotta armata, (con Raimondo Catanzaro), Il Mulino, Bologna, 1995; Dignità nel morire, (con Roberta Dameno), Guerini Associati, Milano, 2003; Terroristi Italiani. Le Brigate Rosse e la guerra totale 1970-2008, Rizzoli, Milano 2008; Un'anima per il Pd. La sinistra e le passioni tristi, Nutrimenti, Roma, 2009; con Marco Lombardo Radice, Lavoro ai fianchi. Alcuni giorni nella vita del commissario Luigi Longo, Il Maestrale, 2010, ristampa; con Valentina Calderone, Quando hanno aperto la cella. Stefano Cucchi e gli altri, Il Saggiatore, 2011; con Stefano Anastasia, Valentina Calderone, Federico Resta, Abolire il carcere, Chiarelettere, 2015

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