Le rappresaglie di Marchionne, la disoccupazione d’Italia, le elezioni di Sicilia e Noi i cittadini

| 2 Novembre 2012 | Comments (0)

 

 

 

Deve essere perchè Mario Monti ha definito la politica del suo governo ““brutale”, che Marchionne con la sindrome del primo della classe (padronale) ha voluto essere ancora più brutale, decidendo così che se diciannove (19) operai iscritti alla FIOM devono essere riassunti per sentenza dei giudici, altri diciannove (19) attualmente occupati devono essere licenziati. Marchionne dalla fabbrica la FIOM l’ha espulsa, chiuse le sue sedi, eliminate le sue bacheche, non riconosciuti i suoi delegati col tacito assenso di sindacati che con tutta la buona volontà è difficile definire “operai” e/o dei “ lavoratori”. Ma Marchionne va oltre, non sopportando di avere in fabbrica nemmeno un operaio della FIOM, se non fosse per il piccolo particolare che questa attitudine del Boss di Fiat si chiama “discriminazione”, e costituisce per il diritto del lavoro un illecito, e infatti un Tribunale della Repubblica Italiana ha ingiunto alla FIAT di riassumerli, entro il 29 novembre questi diciannove, quindi entro 170 giorni gli altri 126 discriminati che hanno fatto ricorso alla legge. Dice Marchionne che gli organici non tollerano 19 operai in più, quindi se 19 entrano altri 19 devono uscire, intanto corre la Cassa Integrazione per 2000 lavoratori, su 2115. Sul piano dei costi 19 (diciannove) operai valgono per un anno meno di quanto guadagna Boss Marchionne in una settimana. Nè la FIAT giace abbattuta sotto una montagna di debiti,  se è vero che ha chiuso il terzo trimestre del 2012 con 575 mlioni di euro di utili (+ 18,5% rispetto l’anno scorso, fonte la Repubblica del 1 novembre 2012). Si tratta di un  gesto che potremmo chiamare ignobile se non fosse che Marchionne nobile non è mai stato, e sarebbe troppo chiedergli. Invece la dizione esatta è “rappresaglia”, nel senso preciso della rappresaglia verso gli “innocenti”, i 19 operai che vuole licenziare. Chissà se li ha scelti col metodo della decimazione di nazifascista memoria, comunque sia col disegno chiaro di mettere operai contro operai, in nome del bisogno: i 19 della FIOM che è obbligato dalla legge a riassumere contro i 19 oggi occupati che sceglie di licenziare, per pretese false necessità di organizzazione del lavoro, e invece reale sprezzo della legge e violenza sugli inermi. Un atto che non scaturisce da un improvviso impazzimento del  Marchionne, ma agito dentro una strategia che ogni giorno calpesta un poco più i diritti costituzionali, in nome del dominio assoluto del profitto e del potere assoluto del Boss sugli uomini e le donne che sotto di lui, sotto e non per, lavorano. Un potere che egli vuole ben oltre i ritmi e gli orari di lavoro, per arrivare a controllare e sottomettere le loro idee, le loro opinioni, la loro volontà, i loro diritti sanciti dalla Costituzione, che Marchionne farebbe bene a ricordare fu conquistata dalla Resistenza in armi, cui gli operai FIAT contribuirono non poco. Questa volta con un salto di qualità, quello della “guerra civile” prospettata tramite rappresaglia contro gli inermi, per “armarli” d’ira e rancore verso i loro compagni /e. Si badi bene non sto esagerando, sprezzo della legge, ovvero rifiuto della legalità costituzionale, e rappresaglia contro gli “innocenti” sono da sempre germi di una possibile “guerra civile”,  germi che infettano rapidamente tutto il corpo, se non interviene alla svelta il sistema immunitario. Da questo punto di vista l’atto gravissimo di Marchionne e della FIAT riguarda ogni cittadino, non soltanto gli operai e ancor meno quelli iscritti alla FIOM, e  colpisce che di fronte a una scelta tanto chiaramente anticostituzionale nonchè pericolosa per la convivenza, il capo dello stato, che della Costituzione dovrebbe essere il supremo garante, abbia finora taciuto.

Tra l’altro prospettare dei licenziamenti oggi in Italia è come parlare di corda in casa dell’impiccato. I dati sono implacabili. Negli ultimi dodici mesi (il tempo del governo Monti) sono state licenziate 554.000 persone, in totale il tasso di disoccupazione sfiora l’11%, mentre per i giovani tra i 15 e i 24 anni va oltre il 35%, una cifra mostruosa. Per inciso i giovani “occupati” sono in gran parte precari, il che aggrava lo squilibrio sociale, e evidenzia l’incapacità delle cosidette classi dirigenti, politiche sociali economiche intellettuali, a dirigere alcunchè con un qualche criterio di giustizia sociale e eguaglianza. Ma l’antidoto alla “guerra civile” simbolica proclamata da Marchionne altro non può essere che la politica (l’arte di dare al nemico una mano perchè cambi, don Milani, foss’anche una mano pesante), e la politica si estrinseca tra l’altro con le elezioni dei rappresentanti del popolo a ogni livello.  Così partiti da Torino, sede centrale per ora della FIAT, rotoliamo in Sicilia dove ha votato meno di un elettore su due. Appare strano che molti osservatori siano stupiti per una astensione tanto estesa, invece del tutto prevedibile. Se per i problemi vitali, essenzialmente definiti da Napolitano come  il debito pubblico e/o la permanenza in Europa,  i partiti e il Parlamento appaiono del tutto incapaci tanto che il Presidente della Repubblica chiama al governo persone che nessuno ha eletto, i “tecnici”, che però fanno eccome politica, perchè dovrei votare. Inoltre quando questo governo di “tecnici” presenta una legge, bene e spesso impone la fiducia, col ricatto sotteso o esplicito della catastrofe finanziaria incombente, riducendo di fatto il Parlamento a puro ente di ratifica delle decisioni prese dall’esecutivo, da cui ancor più non si capisce perchè io cittadino dovrei andare a votare, se i miei rappresentanti, tra l’altro non scelti da me ma imposti dal partito, hanno voci talmente flebili da essere inudibili se non insignificanti. E se per un verso i partiti nulla fanno per i problemi gravissimi del paese, per l’altro non c’è giorno in cui non vengano alla luce malversazioni, corruzioni, accuse, intercettazioni che coinvolgono, chi più chi meno, tutte le forze politiche, da Penati PD rinviato a giudizio per corruzioni varie quando era sindaco di Sesto S.Giovanni a Zambetti PDL arrestato a Milano per voto di scambio con la ‘ndrangheta, da Totò Cuffaro in  Sicilia UDC condannato a sette anni di carcere per aver favorito Cosa Nostra, fino all’ultima arrivata l’IDV, che salpata come vascello degli onesti per antonomasia, è tristemente naufragata in un mare di acquisti immobiliari quantomeno maleodoranti fatti da Di Pietro, antico glorioso PM di “mani pulite”, e famiglia. Ovvero i partiti non servono  il bene comune, ma soltanto riempiono le loro tasche e clientele, da cui di nuovo: perchè dovrei andare a votare. A questo generalizzato discredito non si sottraggono i partiti di estrema sinistra, i comunisti in tutte le loro versioni, che certo lucrare non possono, ma che nessuno distingue come realmente diversi dagli altri. Magari sono ragionevolmente onesti, ma forse, si dicono in molti, è l’onestà della volpe che non può arrivare all’uva,  comunque  apparendo marginali se non parassitari.

Così accade che in Sicilia i partiti della cosidetta seconda repubblica perdano in numeri assoluti centinaia di migliaia di voti, per la precisione il PDL scende da 1.316.896 voti ottenuti alle politiche del 2008 ai circa 280.000 delle ultime regionali, oppure i 650000 voti circa di Crocetta sono 200.000 in meno di quelli  avuti da Anna Finocchiaro nel 2008 (866.000), mentre l’IDV, che pochi mesi fa con Orlando era arrivata al 47,42%, precipita al 5%. In questo sconquasso l’unico vincitore in termini sia relativi che assoluti è il movimento cinque stelle animato da Beppe Grillo, il cui candidato Cancellieri ha ottenuto il 18,1% mentre il movimento arriva al 14.7% (320.539 voti), e vien da dire altroche antipolitica o qualunquismo populista, questa è politica seppure fuori dal coro, anzi è politica seguita e votata proprio perchè fuori dal coro. Per l’intanto in due punti, primo lo stipendio o indennità che dir si voglia, autoridotto a circa 2500 euro mensili netti, con la parte restante che dovrebbe essere restituita all’istituzione oppure usata per progetti sociali. Quindi il secondo, l’ estraneità al circo dei talkshow e al cancan mediatico, nonostante la normale vanità umana e il protagonismo di qualche eletto/a del movimento, che ogni tanto trabordano fino allo schermo televisivo. Se si guarda al movimento cinque stelle senza il paraocchi del pregiudizio, si scopre facilmente che la sua dinamica sociale si basa su persone giovani o mature, raramente anziane, quasi mai con precedenti esperienze politiche, appartenenti in genere al ceto medio delle professioni, dagli avvocati ai geometri, dagli ingegneri agli artisti, dai quadri aziendali ai pubblicitari, molto legati alle loro specifiche competenze, desiderosi di “spenderle” nel panorama della vita associata, e anche di essere rappresentati nelle istituzioni, tentando di inventare una politica delle competenze e del merito, secondo loro capace di andare oltre la partizione tra destra e sinistra. Una partizione considerata obsoleta se non paralizzante, seppure alcuni dei loro temi, per esempio quello ecologico, appartengano in ultima analisi alla storia della sinistra e/o del campo progressista. Un’altra contraddizione  tradizionale che nel movimento in modo più o meno consapevole si cerca di superare è quella tra individuo e collettivo, tra strategie dette selfish (egoistiche, ma senza connotati morali negativi) e strategie cooperative, una strada stretta e delicata che non sarà facile percorrere. Altro punto è l’uso programmato delle nuove tecnologie di comunicazione e informazione, in sintesi la volontà di agire tramite internet, i social network, ecc..con l’ambizione esplicita di costruire una politica “digitale” orizzontale, una politica partecipata dai cittadini, uguali di fronte alla rete, senza però sdegnare i comizi, le traversate a nuoto in puro stile maoista, con parole grosse e grasse  che titolano e nutrono appuntamenti di piazza come il vaffa day.

Intanto Beppe Grillo si è autoinvestito del ruolo di garante, nonchè di megafono la cui voce popolar nazionale arriva al popolo senza mediazioni. Questa posizione di Grillo nel movimento lo rende inattaccabile, sia dall’interno che dall’esterno. Egli non si candida, egli non dirige in senso classico, e neppure è un leader; egli inventa il linguaggio del movimento, la sua grammatica, la sua sintassi, la sua logica e poi la predica, la sua dinamica è quella del predicatore e fustigatore dei pubblici vizi, compresi quelli dei suoi, in specie i cittadini cinque stelle eletti. Si parva licet componere magnis, il suo modello pare essere Savonarola, ma furbo come un politico democristiano d’antan. E i partiti tradizionali non sanno a  che  santo votarsi, per domare questo strano animale che mangia loro voti e credibilità giorno giorno dopo giorno, in un modo che per ora pare tanto misterioso quanto inarrestabile. A differenza dei suoi predecessori giunti come lui alla politica da altri lidi, Berlusconi dalla imprenditoria televisiva, Prodi dal management dell’industria di stato coniugando la tradizione di Mattei e quella di Dossetti, Bossi dalle valli lombarde che non resiste al richiamo di Roma ladrona, o almeno certamente i suoi con palese piacere si adeguano agli ozi dorati del potere, Grillo si mette al riparo dall’omologazione e dalla guardia stretta dei politici di professione, li tiene alla larga, non li vuole nel movimento cinque stelle, almeno per ora. Peraltro in questa sommaria analisi bisogna sottolineare, credo, come il movimento cinque stelle, che un tempo avremmo chiamato piccolo borghese, svolga un ruolo di allargamento della democrazia creando uno spazio di dibattito e partecipazione alla cosa pubblica cui accedono soggetti nuovi, finora passivi. Il che non è proprio scontato in duri tempi di crisi politica sociale economica culturale ecologica, qualcuno dice crisi di civiltà. In passato da noi e nell’intera Europa nacquero dal seno della piccola borghesia in crisi d’identità e d’economia movimenti nazionalisti, razzisti, fascisti, fino al nazismo (non solo ovviamente figlio della piccola borghesia che fornì in parte le truppe, ma non le strategie), e anche oggi in molte nazioni europee dalla Polonia alla Svezia, dall’Olanda al Belgio, fino alla Francia vedono la luce o si rafforzano movimenti xenofobi, nazionalisti, razzisti per non parlare della Grecia percorsa dalle squadracce neonaziste di Alba Dorata. E’ quindi da ringraziare Beppe Grillo che ha avuto l’intuizione di fondare il movimento cinque stelle, al netto di ogni demagogia, su cui ogni tanto indulge, certamente democratico e non violento, altro che lanciargli anatemi e/o scomuniche.

Col che personalmente non credo che il movimento cinque stelle possa essere il motore per avviare a soluzione la crisi italiana. Per esempio non vedo idee forti per la necessaria riconversione ecologica del modello di sviluppo con un nuovo rapporto uomo natura e una nuova dimensione del lavoro umano, oppure per la convivenza tra le popolazioni immigrate e quelle autoctone, o ancora per riscrivere la mappa d’Europa in senso federale e democratico, l’Europa dei popoli e non quella delle oligarchie finanziarie e tecnocratiche, o tornando a noi per il reddito minimo garantito a tutti, come elemento costituente la cittadinanza, poi i diritti sociali e del lavoro, scuola  sanità previdenza statuto dei diritti dei lavoratori, per non dire della ricerca scientifica ormai allo stremo, e altre cose ancora ci sarebbero, scandaloso è l’atteggiamento verso le giovani generazioni, altre cose compresa una nuova politica, il terreno su cui forse il movimento cinque stelle ha più cose da dire,sperando che tra il dire e il fare non ci sia di mezzo il mare. Ma per noi cittadini ho l’impressione ci vorrebbe una boccata d’aria fresca ben più robusta e ampia, una ventata capace di spazzar  via questa cupa melma che par ricoprire ogni poro del corpo sociale, non permettendogli di respirare, restringendone la libertà di movimento e di pensiero, fin quasi alla soffocazione, mentre in questo stesso corpo sociale si aprono ferite e lacerazioni tra individui o gruppi dovute alle diseguaglianze crescenti e ormai insopportabili. Questa ventata d’aria fresca chiamo sussulto democratico di massa, milioni di corpi e di menti in movimento,  con assunzione di responsabilità diretta per ciascuno/a. E’ tempo.

PS  Ma la mafia si sarà astenuta o avrà votato, e se si per chi

 

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Category: Politica

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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